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Accordo Iran e Iaea: ispettori Onu nei siti nucleari iraniani

L'Iran e l'Internatinal atomic energy agency (Iaea) dovrebbero firmare presto un accordo che prevede ispezioni per i siti nucleari iraniani. Lo ha annunciato la televisione di Stato dell'Iran riferendo i colloqui avvenuti tra esponenti della Repubblica islamica e il direttore generale dell'Iaea, il giapponese Yukiya Amano.
«Benché restino delle questioni in sospeso, Teheran non le considera come un ostacolo serio alla firma di un accordo - ha confermato Amano - Le mie discussioni di lunedì a Teheran con il segretario del Consiglio supremo della sicurezza nazionale della Repubblica islamica, Saïd Jalili, sono state molto utili. Abbiamo avuto dei negoziati estesi ed intensi in una buona atmosfera. Quel che è sicuro è che i progressi nel dialogo avranno un impatto positivo sui negoziati Iran-G5+1. Certamente, si tratta di due soggetti diversi, ma si possono intendere».
Il segretario Supremo consiglio di sicurezza nazionale Jalil ha fatto di tutto per togliere ogni incertezza sulla natura civile del programma nucleare iraniano che la stessa Iaea, gli occidentali ed Israele accusano di nascondere la volontà vera di costruire un'arma atomica e ha detto che «Le indicazioni della Guida suprema ayatollah Ali Khamenei forniscono una buona base per il disarmo e la cooperazione della Repubblica islamica con l'Agenzia atomica internazionale. La fatwa del leader della Rivoluzione Islamica getta le basi per la realizzazione del disarmo nucleare», ha spiegato Jalili ricordando il decreto islamico emesso il 22 febbraio dell'Ayatollah Khamenei, secondo il quale «La produzione, il possesso e l'uso di armi nucleari costituiscono un grave peccato dal punto di vista logico, religioso ed etico». Anche Jalili ha definito i colloqui con Amano «molto positivi. A Dio piacendo, la nostra sarà una cooperazione fruttuosa in futuro».
Intanto la delegazione iraniana diretta da Jalili è arrivata a Bagdad proprio per partecipare al round negoziale sul nucleare iraniano con il G5+1 (Cina, Francia, Gran Bretagna, Russia, Usa e Germania) che inizia domani. La delegazione iraniana è stata accolta dal ministro degli Esteri irakeno Hoshyar Zebari, che ha detto a Iraqia: «Tutte le parti contano su questa riunione per risolvere le questioni in sospeso tra l'Iaea e l'Iran». Ma gli iraniani ricordano che « Il falco Benjamin Netanyahu ha chiesto alle sei maggiori potenze mondiali di fare pressione sul'Iran nel prossimo round di negoziati tra la Repubblica islamica e il '5 +1'».
Infatti, parlando ieri a Gerusalemme il premier israeliano ha detto che «I paesi leader del mondo devono dimostrare determinazione e non debolezza» contro l'Iran e ha aggiunto: «Non c'è bisogno di fare alcuna concessione all'Iran, il quale deve sospendere l'arricchimento del suo materiale nucleare»
Gli iraniani ricordano oggi attraverso la radio ufficiale Irib che Israele «Non ha firmato il trattato di non proliferazione, non è membro dell'Iaea e non ha mai permesso agli ispettori internazionali di visitare i suoi siti nucleari. Inoltre è in possesso di almeno 200 testate atomiche».
Generation awake!: “Marino Acquabella” invita a cambiare abitudini sull’uso dell’acqua

E' iniziata oggi a Bruxelles "Green week", la più grande conferenza annuale sulla politica ambientale europea organizzata dalla Commissione europea - DG Ambiente, che andrà avanti fino al 25 maggio. Il tema della dodicesima edizione è l'Acqua come bene comune da usare con attenzione, senza comprometterne la qualità in modo da poter garantire questa importante risorsa a tutti i settori di utilizzo e alle generazioni future. In questo contesto la Commissione europea ha pubblicato oggi un nuovo video all'interno della campagna "Generation awake!" che mette in guardia i cittadini contro i pericoli di un consumo non sostenibile. Il video ha per protagonista "Marino Acquabella", un secchio nevrotico che davanti al suo psicologo affronta il tema dell'uso eccessivo dell'acqua.
"Generation Awake!" è la campagna della Commissione europea sull'efficienza nell'uso delle risorse. L'obiettivo è quello di sensibilizzare l'opinione pubblica ed in particolare i giovani che abitano nelle città, sulle conseguenze ambientali, economiche, sociali e personali dell'uso non sostenibile delle risorse e allo stesso tempo di stimolare cambiamenti nei modelli di consumo e comportamento quotidiani. La campagna video è stata vista da più di un milione di persone e la sua pagina Facebook (www.facebook.com/generationawake) ha richiamato quasi 13 000 sostenitori.
All'interno della campagna quest'anno saranno avviate anche altre attività, inclusa l'apertura sul sito web di una nuova sezione dedicata all'impronta idrica di prodotti quali jeans, hamburger o birra. A settembre 2012 sarà lanciato un concorso video aperto al pubblico, mentre all'inizio dell'autunno saranno organizzati eventi dal vivo in Italia, nei Paesi Bassi, in Romania e Spagna, il cui scopo è attirare l'attenzione dei cittadini e indurli a cambiare le proprie abitudini.
Informazioni esaustive sulla campagna sono disponibili sul sito web multilingue:
International day for biologiocal diversity: tutta la vita del mare

Il 22 maggio è l'International day for biologiocal diversity (Idb), che quest'anno la Convention on biological diversity (Cbd) ha dedicato alla biodiversità marina per aumentare la sensibilizzazione dell'opinione pubblica e favorire soluzioni concrete per gli oceani, mai così gravemente minacciati dalla mano dell'uomo a causa di incidenti petroliferi, inquinamento delle acque, traffico navale, sfruttamento eccessivo delle risorse ittiche.
Secondo gli scienziati tra il 50 e l'80% della vita sulla Terra si trova sotto la superficie del mare: l'oceano costituisce più del 90% dello spazio "vivibile" del nostro pianeta. Una moltitudine di forme viventi, che spesso non conosciamo, dipendono dall'oceano: dalla balena azzurra, l'animale più grande del pianeta, ai microorganismi come il fitoplancton che forniscono il 50% dell'ossigeno della Terra. La biodiversità marina fornisce prodotti di base e servizio eco sistemici indispensabili alla vita umana ed alla riduzione della povertà.
L'Unesco sottolinea che «Nella misura in cui la biodiversità diminuisce, lo fa anche la resilienza dei nostri ecosistemi, che sono stati considerevolmente trasformati dalle attività umane e aggiunge che «Gli scienziati stimano che il 60% dei grandi ecosistemi marini che forniscono i servizi essenziali dai quali dipendiamo sono stati degradati o sono utilizzati in maniera non sostenibile. L'inquinamento proveniente dalle fogne e dagli scarichi agricoli ha provocato una moltiplicazione di zone a basso livello di ossigeno (ipossiche) anche chiamate dead zones, dove la maggior parte della vita marina non può sopravvivere, comportando la distruzione di alcuni ecosistemi. Secondo certe stime, il sovra-sfruttamento commerciale degli stock di pesci mondiali è tale che circa il 13% dei pescatori sono collassati».
Nessuno sa quanta sia la biodiversità nascosta nelle profondità oceanica. Dal 2000 al 2010 si è svolta una collaborazione senza precedenti a livello mondiale tra gli scienziati per tentare di determinare l'ampiezza delle forme di vita nei mari del pianeta: il progetto "Census of Marine Life" che ha coinvolto 2.700 ricercatori di oltre 80 Paesi che hanno partecipato a 540 spedizioni in tutto il mondo. La Cbd spiega che «Hanno studiato la superficie delle acque degli oceani, sondato le profondità oscure degli oceani, navigato sui mari tropicali e esplorato gli oceani opunteggiati di ghiacci nell'Artico e in Antartide». Quando il censimento della vita marina è terminato, si sono aggiunte 1,200 "nuove" specie alla lista degli esseri viventi e gli scienziati stanno continuando a studiare 5,000 animali per determinare se sanio davvero nuove specie. «Il numero stimato di specie marine conosciute, le specie che sono già state identificate così come quelle che sono state documentate ma non ancora classificate, è aumentato fino a 250,000 - sottolinea la Cbd - un risultato diretto degli sforzi condotti nel quadro di questo progetto di censimento» e avverte che «Questo totale non include le forme di vita microbiche quali i virus marini». Nel suo rapporto finale il team di "Census of Marine Life" suggerisce che queste siano circa un milione, mentre altri studi parlano di cifre due volte superiori.
I pericoli per l'immenso oceano, che abbiamo scoperto essere fragile e limitato come il nostro pianeta, sono molti , a cominciare dall'acidificazione prodotta dalle emissioni di CO2 che limita la crescita delle barriere coralline e perturba la riproduzione di diverse specie. Ma soprattutto l'acidità crescente dei mari può avere impatti negativi sulle specie di plancton e di zooplancton che costituiscono la base della catena alimentare marina. Gli altri grandi pericoli vengono dall'evoluzione tecnologica che può permettere l'estrazione di minerali in acque e una pesca industriale ancora più intensa, dalla biogenetica e dalle piattaforme petrolifere e gasiere che spingono le loro trivelle sempre più in profondità e in mari pericolosi, aumentando i rischi in aree che storicamente non erano minacciate. L'insieme degli stoccaggi di carbonio nelle zone costiere, come i boschi di mangrovie, le paludi salate e le praterie sottomarine, possono contenere una quantità di carbonio 5 volte superiori a quelle contenute nelle foreste tropicali.
Se non cambia niente nell'attuale atteggiamento degli uomini verso il mare, entro il 2100 più della metà delle specie marine del mondo potrebbero trovarsi sull'orlo dell'estinzione. Secondo l'Unesco «Le Aree marine protette sono la chiave della conservazione della biodiversità dell'oceano. Oggi, solo l'1% dell'oceano è protetto. I siti marini del Patrimonio mondiale rappresentano, in superficie, un terzo dell'insieme delle aree marine protette». L'Onu evidenzia che «Le barriere coralline sono i vivai degli oceani, costituiscono dei very hot spot della biodiversità. Per esempio, alcune barriere tropicali possono ospitare 1.000 specie per m2».
In Italia Wwf e Coop hanno scelto proprio l'International day for biologiocal diversity per lanciare dall'acquario di Cattolica il progetto "Turtle summer", il giro mediterraneo con le tartarughe, una mostra itinerante tridimensionale dedicata alle tartarughe marine. Il Wwf spiega che «Tutte le specie esistenti di tartarughe marine sono considerate in pericolo di estinzione: dopo decine di milioni di anni gli oceani rischiano di perdere per sempre alcuni dei loro ospiti più affascinanti. Da qui prende avvio l'iniziativa "Turtle Summer" che nasce dopo il successo dell'album dedicato agli animali "Il giro del mondo in 180 figurine" creato e distribuito da Coop in collaborazione con il Wwf Italia. Coop Adriatica supporta il Progetto Tartarughe WWF grazie al contributo derivante dalla vendita degli album negli scorsi mesi». l percorso della mostra, che durerà tutta l'estate, proseguirà per Venezia, toccando poi Trieste e giungendo con varie tappe fino alla Sicilia di Mazara del Vallo e Torre Salsa. Il Progetto Tartarughe Wwf è dedicato in particolare alla Caretta caretta, la specie più presente nei mari italiani e minacciata da varie attività umane.
Un'altra iniziativa italiana per celebrare l'Idb è "Le Balene del mar Tirreno",organizzata a Civitavecchia dall'Accademia del Leviatano, due giorni di incontri durante i quali saranno presentati i risultati di 5 anni di ricerca nel Tirreno centrale, dove negli ultimi anni è stato confermato un aumento degli avvistamenti di balenottera e di altri cetacei, e saranno affrontati diversi temi quali l'ecologia, la presenza di cetacei nel Tirreno e le loro migrazioni, le relazioni con i parametri oceanografici e con il traffico marittimo. Inoltre verranno presentati i risultati del sondaggio Ispra "Sulla scia dei traghetti" un'indagine su conoscenza e consapevolezza nei riguardi dell'ambiente mare e dei cetacei da parte dei passeggeri dei traghetti.
Radiazioni ed armi chimiche sepolte, paura in Scozia vicino ad una base Raf

La base Royal Air Force (Raf) Kinloss a Moray, in Scozia, è al centro di un'indagine su una contaminazione radioattiva e sulla presenza di armi chimiche sepolte nell'area. Secondo quanto scrive "Ecologist", alcuni rapporti dimostrerebbero che «Il ministero della difesa (Mod) potrebbe aver svenduto terreni contaminati con armi chimiche e materiali radioattivi sepolti in una base della Raf nel nord-est della Scozia».
La Scottish environment protection agency (Sepa) sta già indagando sulla contaminazione radioattiva nella base Raf Kinloss, che deriverebbe dalla vernice nera "protettiva", contenente radio che ricopriva gli aerei della Seconda Guerra Mondiale che sono stati sepolti nel sito. Ma ora è emerso che nell'area sono probabilmente sepolte anche armi chimiche che contengono mostarda sulfurea, che possono causare gravi ustioni e cancro. Un rischio scoperto solo di recente, dopo che Bbc Scotland ha ottenuto un "land assessment report" del 2004, dal quale è emerso che alcune di queste aree contaminate potrebbero essere state vendute alle comunità che vivono vicino a Raf Kinloss. Secondo Bbc Scotland i documenti dei quali è venuta in possesso dimostrano che «Le autorità di Raf Kinloss erano a conoscenza che la popolazione poteva essere a rischio per le armi chimiche sepolte nei pressi della base» e ricorda che «La base di Moray è già al centro di un'indagine per contaminazione radioattiva».
Circa 900 militari e le loro famiglie, a partire dal 39 Engineer Regiment basato a Waterbeach, nei pressi di Cambridge, sarebbero dovuti arrivare quest'estate nella base Raf. Kinloss è stata chiusa come base aerea in seguito al programma di taglio di spese della difesa avviato dal governo britannico.
La Bbc denuncia «Un certo numero di anomalie presenti in parti dell'area indagata che non sono state controllate bene». Nello stessi periodo in cui venivano demoliti e "smaltiti" gli aeroplani radioattivi sarebbero state trattate anche le armi chimiche e un "land assessment report" del 2004 avvertiva che agenti ed armi chimiche possono essere «Presenti all'interno delle "tip areas" di discarica dei rifiuti situati all'interno del terreno alienato che è accessibile generalmente al pubblico».
Il rischio di contaminazione è stato individuato da un rapporto preliminare per la costruzione di una nuova tubazione per un progetto di trattamento delle acque e la Bbc afferma che i documenti rivelano che «Le autorità della Raf Kinloss credevano che ci fosse un potenziale che gli agenti delle armi chimiche e la contaminazione radioattiva fossero presenti nel terreno» e lo stesso portavoce del Mod ha ammesso che «Qualsiasi membro del personale coinvolto nell'inchiesta sul terreno può potenzialmente essere a rischio per questi contaminanti». Bbc scotland sottolinea che nessuna traccia di agenti delle armi chimiche è stata trovata durante i controlli che hanno eseguito recentemente i suoi tecnici, ma anche che «Il materiale contaminato con il radio è stato rimosso dal terreno vicino alla base nel 2004 e gli autori del rapporto scrivevano: «... ci sono una serie di anomalie presenti sul territorio che non sono state studiate dalle indagini e in alcune zone non è stato possibile condurre l'indagine geofisica a causa della pesante copertura di ginestrone».
Il ministro dell'Ambiente del governo autonomo scozzese, Richard Lochhead, ha chiesto un'indagine rapida e trasparente in ogni possibile contaminazione, dicendosi «Profondamente preoccupato per le notizie dei media che il ministero della difesa possa aver venduto terreni contaminati da materiale radioattivo alle comunità di tutta la Raf Kinloss. Capisco che il Mod sta conducendo indagini su una possibile contaminazione nel sito. Il Segretario di Stato alla difesa deve garantire che questo lavoro sia completo, trasparente e completato appena ciò sia materialmente possibile. Se la presenza di contaminazione radioattiva sarà confermata, mi preme che il Mod lavori con la Sepa per avviare i lavori di bonifica come una questione di urgenza. Comprensibilmente, tali rapporti causano ansia nelle comunità di tutta Raf Kinloss. E' indispensabile che il ministero della Difesa faccia tutto il possibile per rassicurare l'opinione pubblica di Moray e in tutto il resto della Scozia, comunicando pienamente qualsiasi ulteriore informazione utile».
Al via la settimana verde dell’Ue: "La sfida dell'acqua - ogni goccia conta"

Si è aperta oggi a Bruxelles la Green Week Conference, la 12esima edizione della Settimana verde, la principale conferenza annuale sulla politica ambientale europea, che si chiuderà il 25 maggio. Il motto della settimana verde 2012 è "La sfida dell'acqua - ogni goccia conta": infatti, al centro delle iniziative, che vedranno la partecipazione di 3.000 persone, ci sono le risorse idriche.
A Bruxelles si svolgerà anche la terza Conferenza europea sull'acqua. Nei 52 stand dell'esposizione le organizzazioni e le imprese presenteranno le migliori pratiche nonché un corollario di numerosi eventi, compresa la proiezione dei film "La soif du monde", "Oceans" e "Africa turns green". Il commissario europeo all'Ambiente Janez Potočnik, ha detto che «L'acqua è letteralmente una risorsa vitale su cui le attività umane incidono in modo estremamente rilevante. Nel corso della Settimana verde spero che le centinaia di esperti e di parti interessate qui riunite riusciranno a sviluppare sia le strategie esistenti, sia nuove idee, in modo da tutelare questa risorsa così preziosa per tutti noi».
Associazioni ambientaliste e della società civile rappresentanti di governi, funzionari Ue «Cercheranno soluzioni ai principali problemi esistenti in materia - spiega la Commissione europea - per esempio come tutelare la disponibilità di acqua di buona qualità a fronte di un rapido incremento della popolazione e di un ancora più evidente cambiamento climatico».
Una recente indagine della Commissione Ue ha rivelato che «7 cittadini europei su 10 ritengono che le questioni legate all'acqua rappresentino un'importante fonte di preoccupazione» e l'Ue sottolinea che «L'inquinamento di origine puntuale o diffusa, l'eccessiva estrazione di acqua e l'alterazione di fiumi e laghi mettono a repentaglio gli sforzi compiuti per conseguire entro il 2015 un buono stato delle acque europee. Le catastrofi naturali come la siccità e le inondazioni sono diventate più frequenti e gravi su ampie zone del nostro continente e la loro gravità e frequenza sono destinate ad aumentare in conseguenza dei cambiamenti climatici e della modificazione dell'uso dei suoli».
La Settimana verde presenterà una visione d'insieme delle politiche dell'Ue per l'acqua e valuterà come queste debbano evolvere per far fronte alle sfide che ci attendono. «Gli eventi di questa settimana si inseriscono nel piano per la salvaguardia delle risorse idriche europee previsto dalla Commissione europea per novembre di quest'anno - si legge in una nota - La Settimana verde, in quanto parte del processo preparatorio del piano, ospita anche la 3a conferenza europea sull'acqua, una piattaforma di consulenza e dibattito fra le numerose parti interessate del settore idrico, gli Stati membri e la Commissione. Il sito della conferenza organizzerà la trasmissione in diretta web. Il piano, inteso a garantire una quantità sufficiente di acqua di buona qualità da usare in modo sostenibile ed equo, costituirà la nuova risposta strategica alle sfide che questa risorsa deve affrontare».
L'evento sarà anche l'occasione per assegnare l'"European Business Awards for the Environment", il premio per l'ambiente assegnato alle imprese europee innovative che associano con successo innovazione e competitività a una prestazione ambientale d'eccellenza,
Il programma della conferenza è disponibile al seguente indirizzo: http://waterblueprint2012.eu/programme.
Sì alla Tassa sulle transazioni finanziarie contro la disuguaglianza sociale e i cambiamenti ambientali

Zerozerocinque. La campagna aperta il 15 maggio e che si chiude oggi, 22 maggio, a favore di una Tassa sulle Transazioni Finanziarie (la TTF) dello 0,05% capace di produrre un gettito di 655 miliardi di dollari l'anno è, insieme, una proposta e un movimento. Una proposta globale - la TTF ha senso solo a livello globale o, almeno continentale - avanzata da un movimento globale, formato com'è da un movimento di almeno 500.000 attivisti sparsi per l'intero pianeta. Né la proposta globale né il movimento globale costituiscono una novità assoluta. Ma il loro combinato disposto ha marcati caratteri di originalità.
Intanto perché interviene sulla finanza, la dimensione dell'economia più globalizzata e meno controllata. Poi perché chiede una tassa a scala mondiale. E l'utilizzo della leva fiscale prelude, almeno in prospettiva, alla creazione di un governo mondiale. Infine perché evoca l'intervento di quella che molti definiscono l'unico superpotenza globale superstite: l'opinione pubblica mondiale, preludio di una comunità mondiale di uomini e donne.
Si può discutere se tutti e ciascuno tra questi punti abbiano un carattere di realtà. O se l'evocarli è solo un esercizio di fantapolitica. Ma, intanto, l'operazione è possibile: non fosse altro perché fatta propria da molti dei capi di governo che potrebbero/dovrebbero effettuarla. E individua un "tesoretto" di cui conviene iniziare a discutere la finalità.
Come utilizzare i miliardi di dollari resi eventualmente disponibili dalla Tassa sulle Transizioni Finanziarie? Non c'è dubbio che - se non se ne vuole tradire lo spirito - parte della spesa dovrebbe avere un carattere globale o, almeno, continentale. Contribuire a risolvere, in altri termini, i grandi problemi dell'umanità. Che, in questo momento, sono due: la disuguaglianza sociale e i cambiamenti ambientali. I ricavi delle inedite entrate fiscali dovrebbero finanziare il trasferimento e/o la creazione di nuove tecnologie ecosostenibili nei paesi più poveri. Il che consentirebbe, nel medesimo tempo, di creare lavoro qualificato (e, dunque, di fornire un aiuto strutturale alla lotta contro le disuguaglianze sociali) e di diminuire prevenire i cambiamenti ambientali.
Non c'è dubbio che una quota parte dei proventi della tassa dovrebbe essere spesa a livello nazionale. Come investirla, in Italia? Beh, i criteri dovrebbero restare i medesimi: finanziare la sostenibilità sociale e ambientale della nostra debole economia. È possibile anche individuare i settori di spesa: la ricerca scientifica e lo sviluppo di nuove tecnologie. Da impiegare in tre ambiti strategici per il nostro paese: il risparmio energetico e le nuove fonti rinnovabili di energia; la difesa del territorio, sottoposto al dissesto idrogeologico e all'inquinamento ambientale, e del paesaggio, minacciato dalla tendenza alla cementificazione; la conservazione del patrimonio storico e culturale, minacciato - come dimostra il recente terremoto dell'Emilia - dal tempo e dall'incuria.
Non sarebbe questo un bel programma di governo che aiuterebbe il paese a raggiungere gli obiettivi dello sviluppo e della sua qualità?
Deposito temporaneo di rifiuti: il limite temporale e il limite quantitativo

Il produttore di rifiuti può decidere di conservarli in deposito per tre mesi in qualsiasi quantità, prima di avviarli allo smaltimento o al recupero, oppure può scegliere di conservare i rifiuti in deposito per un anno, purché la quantità non raggiunga i venti metri cubi.
Lo ricorda la Corte di cassazione penale - con sentenza 8 maggio 2012 n. 16988 - pronunciatasi sul sequestro preventivo dei rifiuti provenienti da lavori di demolizione e rifacimento del piazzale aziendale. Un sequestro avvenuto perché la polizia giudiziaria ha rinvenuto nell'area adibita a deposito di rifiuti 1400 mc di rifiuti - dunque oltre il limite consentito - derivanti da attività di demolizioni edilizie.
Il Tribunale di Latina (in funzione di giudice del riesame) ha confermato il decreto di sequestro e ha rigettato i motivi di impugnazione del produttore di rifiuti (il produttore ha chiesto la nullità del decreto di sequestro per carenza di motivazione).
Secondo il Tribunale del riesame il decreto impugnato contiene gli elementi essenziali della motivazione richiesta dalla legge, facendo riferimento alla attività di smaltimento di rifiuti effettuata senza la prescritta autorizzazione, e facendo riferimento al fatto che il deposito temporaneo é consentito fino ad un quantitativo massimo di 20 mc previsto dal testo unico ambientale (articolo 183 del dlgs 152/2006).
Però, la disposizione in questione è stata modificata da un decreto successivo (dlgs n. 205/2010).
La nuova norma non ha sostanzialmente cambiato il contenuto della regolamentazione in materia, ma ha solo modificato parzialmente il limite quantitativo del deposito temporaneo di rifiuti (ossia del raggruppamento dei rifiuti effettuato, prima della raccolta, nel luogo in cui gli stessi sono prodotti, o, per gli imprenditori agricoli presso il sito che sia nella disponibilità giuridica della cooperativa agricola).
La nuova disposizione ha consentito il deposito oltre il termine di tre mesi e fino a un massimo di un anno, elevandolo a complessivi trenta metri cubi di cui al massimo dieci metri cubi di rifiuti pericolosi.
Nella sostanza, nella precedente versione della norma il detentore dei rifiuti speciali era obbligato a provvedere al loro smaltimento entro tre mesi allorché il deposito, trattandosi di rifiuti non pericolosi, raggiungeva i venti metri cubi o i dieci metri cubi se si trattava di rifiuti pericolosi. Attualmente il limite quantitativo è stato elevato fino al massimo di trenta metri cubi, se si tratta solo di rifiuti non pericolosi, ovvero nel caso di rifiuti misti tale limite quantitativo può comprendere rifiuti pericolosi in misura che non superi i dieci metri cubi.
Comunque, resta fermo il disposto secondo il quale il deposito temporaneo è consentito senza limiti quantitativi allorché lo smaltimento venga effettuato con cadenza trimestrale.
Fra l'altro era stato già precisato dalla stessa Corte di Cassazione - a seguito dell'entrata in vigore dei D.Lgs. 3 aprile 2006 n. 152, art. 183 lett. m) - che il produttore può decidere di conservare i rifiuti in deposito per tre mesi in qualsiasi quantità, prima di avviarli allo smaltimento o al recupero, privilegiando così il limite temporale, oppure può scegliere di conservare i rifiuti in deposito per un anno, purché la quantità non raggiunga i venti metri cubi, in applicazione del limite quantitativo.
In questo caso, invece il Tribunale ha ritenuto che fosse sufficiente il superamento del limite quantitativo previsto dalla norma - peraltro nella formulazione precedente alle modifiche introdotte dal D. Lgs n. 205/2010 - per qualificare come irregolare il deposito di rifiuti, senza accertare anche la violazione del limite temporale dei termine di tre mesi entro il quale i rifiuti speciali possono essere depositati senza l'osservanza di detto limite quantitativo.
Fabi (ex Sole24Ore) a greenreport: «Una sorta di Tobin Tax servirebbe sulle High frequency trading»

Grecia al collasso, Spagna con l'acqua alla gola, il Portogallo non sta meglio e l'Italia nonostante i sacrifici chiesti ai cittadini non riesce ad alzare la testa. I mercati non si fidano più dell'Europa, siamo alla fine dell'euro?
«La fine dell'euro è certamente uno scenario possibile, ma per ora non il più probabile. Anche perché i costi di una frantumazione della moneta unica sarebbero molto maggiori di quelli necessari per evitare il tracollo. Il problema è che questi ultimi sono già noti e fanno paura mentre i primi sono solo stimabili perché non ci sono ovviamente esperienze precedenti a cui far riferimento. Non è che i mercati non si fidino dell'Europa, sono gli europei che non si fidano della loro Europa. A provocare la crisi sono stati i governanti greci che hanno costruito sul debito il proprio consenso e ora sono i cittadini greci che, per disperazione verso i politici del recente passato, votano per i partiti massimalisti e portano all'estero i propri capitali».
Se dovesse uscire la Grecia quali sarebbero le conseguenze per loro e per l'Europa?
«L'uscita forzata dall'euro di un solo paese avrebbe due conseguenze entrambe drammatiche: 1) un'enorme confusione giuridica, perché tutti i contratti pubblici e privati stipulati negli ultimi dieci anni prevedono comunque il pagamento in euro; 2) un'enorme costo sociale perché la moneta nazionale, in questo caso la dracma, sarebbe immediatamente svalutata provocando un'inflazione difficilissima da controllare e che avrebbe conseguenze pesantissime sulle fasce più deboli della popolazione, come i lavoratori e i pensionati. L'alternativa possibile potrebbe essere un'uscita pilotata e concordata, un ritorno alla moneta nazionale, ma con il mantenimento delle garanzie di solidarietà europea».
Dopo tre anni la grande crisi o grande recessione non sembra alle spalle, anzi, gli analisti parlano di double dip e il ritorno dei derivati e delle crisi bancarie (JP Morgan) sembrano dimostrare che è cambiato tutto per non cambiare nulla: dove si è principalmente sbagliato?
«Molti hanno creato l'illusione che la crisi fosse una delle tante crisi di natura congiunturale. Invece quella iniziata nel 2009 è stata, e continua ad essere, una crisi strutturale perché agli squilibri finanziari si sono sovrapposti, soprattutto sul fronte europeo, almeno quattro elementi: la scarsa capacità di crescita, la conseguente sempre maggiore difficoltà nel sostenere il debito pubblico, il forte impatto dell'innovazione tecnologica e, last but not least, la stagnazione demografica con l'invecchiamento della popolazione. Tutti elementi che non possono essere affrontati con politiche di breve periodo o di stampo keynesiano.
Che cosa è mancato? Sono mancate una chiara regolamentazione degli strumenti finanziari, la divisione tra banche d'affari e banche commerciali, la volontà di sottomettere la finanza alla politica. Gli Stati Uniti hanno grandi responsabilità nel mancato controllo degli operatori finanziari, ma anche l'Europa (e per la sua parte l'Italia) non hanno dimostrato una grande volontà costruttiva. Per esempio in Europa sono state varate nuove regole sui requisiti patrimoniali delle banche che non fanno differenze nelle valutazione dei rischi tra grandi banche e banche popolari o cooperative: queste ultime sono una grande realtà italiana la cui specificità non viene per nulla valorizzata. E l'Europa non ha saputo o voluto intervenire su di un altro paradosso della realtà finanziaria, quello delle società di trading e dei loro clamorosi ed evidenti conflitti di interesse.
Che cosa ne pensa dunque di una tassa sulle Transazioni finanziarie in stile Tobin Tax?
«Una Tobin Tax ha tantissimi pregi e un solo difetto, un difetto che tuttavia è quello che ne rende praticamente impossibile l'applicazione: per essere efficace dovrebbe essere una tassa globale e non limitata a un paese o a un'area geo-politica. Comunque è un'utopia che dovrebbe meritare più attenzione. Una Tobin Tax, o qualcosa di simile, potrebbe, per esempio, limitare fortemente le HFT(High frequency trading), quelle transazioni ad alta frequenza gestite unicamente dagli elaboratori che sfruttano le minime differenze sui mercati e che amplificano in maniera incontrollabile i movimenti dei valori finanziari».
Che ne pensa del dibattito rigore/austerità vs crescita?
«E' un dibattito spesso fuorviante. Il richiamo alla sobrietà rischia di essere a doppio taglio. Se è più doveroso evitare ogni spreco non si può dimenticare che una riduzione dei consumi non fa che accentuare la crisi, così come una flessione del Pil non porta di per sé una soluzione ai problemi ambientali, anzi rischi di aggravarli. I richiami alla sobrietà nascondono spesso un'incapacità di visione sulle prospettive dell'individuo e della società: se è vero che la crescita non deve essere solo quantitativa è altrettanto vero che lo sviluppo non porta con sé solo la creazione di valore, ma anche una maggiore potenzialità della ricerca scientifica e tecnologica e può quindi creare la soluzione di molti problemi. Aver fiducia nella creatività delle persone è un elemento fondamentale per far crescere la società nel suo complesso: le tentazioni agro-silvo-pastorali è meglio lasciare al novero della letteratura o delle scelte strettamente individuali».
Tutti invocano la crescita ma nessuno la declina, in un'ottica di - pare - condiviso orizzonte di sviluppo sostenibile secondo lei cosa è che deve e può crescere e cosa no?
«Una crescita nella qualità, in un'era altamente tecnologica come quella attuale, presuppone di non perdere di vista l'identità della persona in tutti i suoi aspetti: cittadino, contribuente, consumatore, risparmiatore, lavoratore, soggetto di bisogni e di emozioni. La tecnologia, la finanza, il denaro,il mercato, devono tornare ad essere strumenti al servizio della persona. Valorizzando la libertà di ciascuno e il benessere collettivo. E quindi la responsabilità delle persone e il ruolo di uno stato capace di rendere più efficiente il mercato e più equa la divisione delle risorse».
Assieme alla crisi economica sono in corso quelle - in gran parte conseguenti - sociale e quella ambientale: a 20 anni dalla conferenza di Rio e a pochi mesi della sua nuova edizione che cosa è cambiato e che cosa ancora non sembra essere stato capito?
«La crisi economica complica indubbiamente anche la gestione di strategie di compatibilità ambientale, per la carenza di risorse disponibili da parte della "politica". Ma resta il fatto che comunque non sembra diminuire l'attenzione sociale e la sensibilità verso i temi ambientali».
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