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By Fabio VitilloART. 45 - POPOLAZIONE DI COLUMBA LIVIA Var. domestica
E’
vietato alimentare i colombi in aree pubbliche e private.
Negli edifici, negli impianti delle reti dei servizi pubblici,
nelle aree pubbliche o private, dove si possono verificare
nidificazioni o stabulazioni dei colombi tali da creare
condizioni favorevoli ad una loro rapida proliferazione, in
contrasto con l’equilibrio dell’ecosistema urbano e con la
vivibilità della città, devono essere attuati a cura dei
proprietari o dei responsabili i seguenti interventi:
- pulizia e disinfezione delle superfici, necessari al
ripristino delle condizioni igieniche;
- interventi di tipo meccanico o strutturale atti a mantenere
condizioni sfavorevoli alla nidificazione e allo stanziamento
dei colombi.
Ogni intervento dovrà evitare qualunque maltrattamento degli
animali.
Al fine della tutela del benessere degli animali la Civica Amministrazione potrà provvedere ad attrezzare apposite aree destinate ai colombi liberi urbani, dove gli stessi potranno essere alimentati con apposito becchime medicato e sottoposti a monitoraggio e controllo sanitario da parte del Comune e della ASL. Dopo ogni operazione di alimentazione le aree così attrezzate debbono essere mantenute pulite.
La
Civica Amministrazione potrà elaborare apposite campagne
informative /educative per la corretta convivenza
uomo/colombi.
Potrà essere favorita la collaborazione fra cittadini
volontari e la Civica Amministrazione che provvederà a
pianificare un piano di distribuzione di mangime medicato con
il quale alimentare i colombi presenti in zone soggette a
particolare pressione aviaria, individuate anche in
collaborazione con i Municipi.
ART. 46 - POPOLAZIONI DI MURIDI E/O ARTROPODI E/O ALTRI SPECIE CRITICHE
L’Ufficio comunale preposto attiva programmi di studio e gestione delle popolazioni di muridi presenti nel territorio comunale e delle popolazioni critiche in genere compresi gli artropodi.
Tali programmi sono intesi a formulare concrete proposte di sanificazione e bonifica del tessuto urbano al fine di eliminare fisicamente le nicchie ecologiche di tali popolazioni , sia per diminuire l’inquinamento ambientale dovuto all’utilizzo di biocidi sia per tutelare gli animali non bersaglio, fatti salvi, nel caso di situazioni critiche per la salute e l’igiene pubblica, trattamenti eccezionali e mirati adottati dall’Autorità Sanitaria Locale.
Contestualmente l’Ufficio comunale preposto attiva programmi di informazione rivolti alla cittadinanza per l’attuazione di interventi sinergici intesi alla corretta gestione dell’assetto urbano in rapporto ai siti ecotrofici di tali popolazioni.
E’
fatto assoluto divieto di alimentare qualsiasi tipo di muride
sul territorio.
I privati proprietari di immobili hanno l’obbligo di mettere
in atto accorgimenti meccanici di
rat -
proofing quali:
- posizionamento di reti a maglie fitte sulle aperture di
canne di aspirazione e ventilazione;
- buona tenuta del sistema fognario, cavi elettrici,
telefonici, di telecomunicazione possibilmente inseriti in
canalizzazioni stagne; condutture di scarico uscenti da muri
senza comunicazione con il corpo della muratura;
- pulizia costante degli intercapedini, cavedi e chiostrine e
degli spazi gerbidi e/o giardini e terrazze.
E’ fatto obbligo ai privati di procedere nell’arco di ogni anno solare, ad interventi di derattizzazione dei muridi, avvalendosi esclusivamente di Ditte specializzate con prodotti autorizzati dal Ministero della Salute, relativamente agli immobili di cui gli stessi sono proprietari o di cui sono utilizzatori e/o gestori, procedendo periodicamente al ripristino delle esche poste all’interno degli erogatori. Di tali interventi dovrà essere data comunicazione ai competenti Uffici civici .
Qualora emerga la necessità, a causa di situazioni eccezionali, di eseguire interventi straordinari, verrà emessa una specifica Ordinanza del Sindaco.
Negli interventi edilizi (demolizioni e scavi) compresi quelli di rottura suolo, deve essere verificata con il competente Ufficio Comunale la necessità di derattizzazione dei luoghi preventiva e successiva, attraverso la presentazione di un piano formulato da Ditta del Settore.
Allo scopo di contenere la diffusione della zanzara ed in particolare della zanzara tigre (Aedes albopictus), ogni cittadino è tenuto periodicamente (10-15 giorni) a svuotare e pulire i sottovasi
da fiori, i secchi, le ciotole e i piccoli contenitori di acqua stagnante. E’ obbligatoria altresì la periodica pulizia e disinfestazione di tombini, chiusini e pozzetti di raccolta di acque meteoriche delle grondaie nonché la chiusura dei serbatoi ad uso irriguo e la rimozione di acque stagnanti .
E’ fatto obbligo di effettuare interventi contro la processionaria del pino e della quercia nelle aree in cui la Struttura Regionale ha stabilito che la presenza dell’insetto minaccia seriamente la produzione, la sopravvivenza del popolamento arboreo e la qualità della vita di animali e piante.
E’ fatto obbligo ai soggetti privati di provvedere alla bonifica delle loro proprietà in caso di infestazione da processionaria, calabroni, vespe, blatte e altri infestanti, rivolgendosi a operatori specializzati. [...]
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TUTTA L'ORDINANZA:
Regolamento tutela animali Genova
TOTAL BOX contenitore di sicurezza per esca topicida
By francesco Paolo mangogna
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cartoncino collante per blatte
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- Possibilità di usare all’interno un collante per ratti ( senza
vaschetta)
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Disponibile anche trasparente, in modo da controllare le
eventuali catture senza necessità dei aprire il contenitore.

Risolvi i problemi di topi e ratti con gli ultrasuoni
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Sito: www.scacciatopi.it
2 anni fa accuse alla disinfestazione per moria cani in un Comune in Provincia di Milano
By Marco Gusti
L'articolo da cui parte l'inchiesta lo
trovate su
http://www.lamartesana.it/login.php?artID=1092103
PRESUNTI AVVELENAMENTI, ESPOSTI ALLA PROCURA E
PREGIUDIZI
A cura di Graziano Dassi e Marco Gusti
PREMESSA
Il caso di cui ci occupiamo è emblematico dei rischi connessi con i servizi di Disinfestazione e Derattizzazione. Sempre, come potete leggere nell’articolo riportato, l’imprecisione e i preconcetti la fanno da padrone. E’ nostra convinzione che “tutte le generalizzazioni sono pericolose. Anche questa”! Per cui cercheremo di essere quanto più possibile precisi aggiungendo che entrambi noi autori siamo possessori di cani di cui abbiamo cura ricevendo in cambio incommensurabile affetto.
L’obiettivo é analizzare per capire e quindi porre rimedio.
I FATTI
Nell’articolo a cui facciamo riferimento emergono delle affermazioni che meritano riflessioni affinché sia possibile formulare delle ipotesi razionali.
Punto primo
I fatti si presentano da alcuni anni fra marzo e aprile. La nostra considerazione è che la derattizzazione perdura tutto l’anno, per cui causa ed effetto non sembrano correlate.
La disinfestazione in quel periodo si limita a interventi larvicidi nei tombini, per cui anche in questo caso gli eventi sembrano scollegati.
Punto secondo
Casi di presunti avvelenamenti sono riferiti a lepri, gatti e ricci. Animali con abitudini alimentari assai diverse, per cui trovare collegamenti sembra impossibile e quindi fuorviante, Vale il detto “una volta escluso l’impossibile non resta che l’improbabile.
Punto terzo
I sintomi in molti casi portano a pensare ad avvelenamento dovuto a prodotti chimici (*) come disinfettanti, si noti l’imprecisione veniale, ma siccome ci troviamo di fronte ad un esposto alla Procura….; ma non si escludono topicidi e altre “trappole”. Il sospetto di un atteggiamento acriticamente preconcetto c’è, soprattutto per l’impossibilità di trovare notizie tossicologiche sulle “altre trappole”. Più oltre si dice ”sono presenti in due o tre casi sintomi gastroenterici non riconducibili a malattie virali o batteriche, è una situazione sospetta”. Chi parla è un veterinario, il suo dire è deontologicamente corretto, e a loro ci rivolgiamo per avere suggerimenti e approfondimenti.
|
(*) tanto per ridimensionare gli aspetti negativi correlati alla chimica ricordiamo che se uno beve una soluzione-sospensione di azulene, anetolo, riboflavina, e acido ascorbico oltre a resine e mucillaggini altro non fa che ingerire un infuso di camomilla, mentre se la tazza contiene cinapina e acido formico deve fare attenzione ai dosaggi perché se ben usata la cicuta calma gli spasmi delle vie respiratorie e le contrazioni dolorose dello stomaco, dell’intestino e della vescica; se si esagera l’esito è infausto. (tratto da Oiante medicinali, erbario illustrato. Autore Suor Bernardina – ed Piemme). |
Punto quarto
Viene riportato che in due casi c’è stata l’ingestione di una barretta che, in qualche modo, potrebbe essere riconducibile ai topicidi utilizzati per la derattizzazione. Più avanti si precisa meglio “si tratta di una barretta ossidata di cui era rimasta una polvere bianca che ho fatto analizzare all’Istituto Zoo profilattico di Milano”. Queste affermazioni meritano molta attenzione ma, in attesa dei risultati delle analisi, si possono avanzare delle ipotesi quanto più possibile razionali. I prodotti utilizzati dalla Ditta incaricata del servizio sono posti in mangiatoie di sicurezza, i rodenticidi hanno una colorazione ben evidente che non viene indicata e, oltre a tutto, l’ingestione di una “barretta” di quel topicida non porterebbe a nessuna sintomatologia nei confronti di un cane di 40 kg in buona salute. Cosa aggiungere? Se la causa-effetto (barretta-avvelenamento) lnei due casi citati emergesse l’ipotesi di un boccone avvelenato o di una derattizzazione sconsiderata prenderebbe corpo. Ma le responsabilità e gli interventi da adottare sarebbero diversi da quelli più o meno velatamente indicati nell’articolo che ipotizza improbabile l’azione di uno squilibrato ed emergerebbe anche la possibilità dell’utilizzo di prodotti ormai usciti dalla farmacopea in uso da parte di derattizza tori fai da te (azzardiamo l’utilizzo di fosfuro di zinco, ma è proprio un azzardo fatto per non trascurare nulla).
Punto quinto
Viene anche ipotizzata l’eventualità di una ingestione indiretta (una leccata) causata da una disinfestazione fatta con glifosate (noto diserbante di post-emergenza a destino ambientale noto, degrada totalmente nel terreno in due settimane). Nell’articolo si aggiunge che “il glifosate è dannoso all’uomo e alla natura, ma che può portare malformazioni e tumori”. Premesso che ogni sostanza può portare ad effetti indesiderati, [vedi la citata camomilla, sale da cucina (il diserbante utilizzato da Attila re degli Unni) e valeriana], per cui la prudenza è d’obbligo, pur tuttavia ci sentiamo di affermare che una leccata al glifosate non può portare a morte un cane adulto. Quindi ecco riproposta la necessità di analizzare i fatti attentamente, senza pregiudizi, con l’obiettivo di capire per intervenire in modo mirato, giusta l’affermazione di “vogliamo vederci chiaro”. Giusto anche non volere fare terrorismo, perché voce dal sen fuggita è come freccia che dall’arco scocca, può recare danno sia inducendo ansia all’opinione pubblica sia contribuendo alla disinformazione sia ai professionisti seri del settore. A tal proposito continuiamo riportando uno stralcio della risposta del Direttore tecnico della ditta incaricata dei servizi.
RISPOSTA DEL DISINFESTATORE.(in bozza)
“L’applicazione delle esche avviene con l’ausilio di contenitori di sicurezza (bait box) che non permettono l’accesso al proprio interno se non ai roditori. I contenitori sono vincolati al terreno o alle pareti, hanno una resistenza meccanica capace di non alterarsi neppure con lo schiacciamento da parte di un mezzo di lavoro, hanno una chiusura con chiave a disposizione solo dei tecnici, permettono il consumo dell’esca da parte dei roditori solo all’interno del contenitore stesso, essendo l’esca vincolata.
In pratica il ratto consuma al suo interno l’esca senza possibilità di essere spostata in altri luoghi. Questo ne evidenzia e ne potenzia la sicurezza. L’esca rodendicida registrata al Min. della Salute ha tra i suoi componenti il Denatonium Benzoate una sostanza “amaricante” chiamata Bitrex che ha la particolarità di non permettere agli animali domestici ed ai bambini di ingerire le esche in quanto, estremamente amara, provoca il vomito impedendo l’ingestione dell’esca. Qualcuno potrebbe pensare e chiedersi allora perché i ratti ed i topi la ingeriscono. Presto detto: la conformazione dello stomaco dei ratti è tale da impedire allo stesso di vomitare e quindi, dopo aver ingerito le esche non può più espellerle, cosa che farebbe un cane, un gatto o un uomo”..
Certo l’uso di esche con Dimetoato Benzoate è sintomo di attenzione alla sicurezza, ma il rischio che tale prodotto (che ha superato tutti i test tossicologici doverosamente necessari e richiesti dall’Istituto Superiore della Sanità) non incappi in generiche affermazioni più o meno allarmanti e allarmistiche esiste.
CONCLUSIONI
Ci sentiamo dei detective dell’ambiente e vorremmo avere le capacità analitiche e deduttive di Sherlock Holmes ma, come affermava il suo autore Arthur Conan Doyle, nessuna affermazione è possibile senza avere compiutamente analizzato i fatti.
Ciò detto non ci rimane rimarcare che, gli scongiuri sono d’obbligo, incidenti del genere sono sempre possibili e, oltre a tutto, il lavorare bene non li scongiura affatto, soprattutto nella fase iniziale e a cose chiarite il danno di immagine rimane. Le smentite, quando ci sono, non le legge nessuno.
ESORTAZIONI
L’esortazione è rivolta ai Produttori-distributori di biocidi affinché facciano opera di divulgazione presso i veterinari in modo da dare loro le informazioni necessarie, all’Associazione di categoria, ma non solo, perché inserisca nei sui Corsi il modo corretto di formulare un’offerta corredandola delle necessarie informazioni e dia ai tecnici-operatori il modo di interfacciarsi con eventuali interlocutori e, a tutti gli addetti ai lavori, di impegnarsi per dare spessore professionale al proprio lavoro.
IMPEGNO DEGLI AUTORI E DELLA RIVISTA
Gli eventi saranno seguiti sia a livello dell’esecuzione dei servizi con report, monitoraggi ambientali e documentazioni fotografiche sia sugli sviluppi dell’esposto alla Procura.
Metodiche di derattizzazione
By Istituto BiochimicoTre specie di roditori, il Rattus norvegicus, il Rattus rattus, ed i Mus musculus, viveno in stretta associazione con l'uomo e traggono vantaggio per il loro incremento numerico dalle particolari situazioni degli ambienti antropizzati (disponiblità di cibo sotto forma di derrate alimentari immagazzinate o di rifiuti, disponibilità di rifugi particolarmente sicuri e relativamente climatizzati, come fognature, soffitte, intercapedini, scantinati ecc.) (fig.1).
Le tre specie di roditori menzionate hanno differenti caratteristiche morfologiche, ecologiche ed etologiche che ne permettono una facile identificazione (tab. 1)
La loro identificazione è possibile anche attraverso la forma delle feci lasciate nelle zone infestate (fig.2), dalle tracce lasciate sul terreno (tane, rosicchiamenti, impronte, percorsi, ecc.).
Dimensioni di una popolazione
di roditori
Non esistono metodi validi per valutare la densità di una
popolazione di roditori in un territorio e le cifre che spesso
vengone fornite sul presunto numero di raditori presenti ad
esempio in una città, sono del tutto arbitrarie e di nessuna
attendibilità. La densità delle tracce, l'avvistamento dei
roditori anche durante il giorno,il numero dei reclami dei
cittadini, i danni alle derrate alimentari immagazzinate, ecc.
sono gli elementi che ci informano sulla entità piu o meno grave
di un'infestazione, ma che nulla possono dirci circa la sua
composizione numerica.
Cause che determinano le
dimensioni di una popolazione di roditori
Come è noto i fattori che favoriscono o limitano l'accrescimento
di una popolazione animale si dividono in fattori estrinseci alla
popolazione, o non biologici, (fattori climatici, fattori
amblentati, disponibilità di cibo) e fattori intrinseci o
biologici (competizione, malattie, parassitismo, predazioni, a
cui può essere aggiunta la mortalità da esche avvelenate).

I fattori estrinseci determinano la capacità biologica specifica,
cioè la capacità di un determinato amblente di "sopportare" o
garantire la sopravvivenza di un determinato numero di Individul
di una specie.
Ne deriva che una derattizzazione determina un rapido aumento
della mortalità ed una conseguente rapida diminuzione della
popolazione dei roditori, ma non modifica la capacità biologica
specifica dell'amblente infestato, per cui una volta cessata la
derattizzazione, la popolazione dei ratti tenderà a tornare a
quei valori di densità numerica consentiti dall'ambiente e
preesistenti al trattamento.
Dopo un intervento derattizzante con esche avvelenate, una
popolazione di ratti impiega da sei a dodici mesi per tornare
alla densità originaria.
Al contrario la bonifica ambientale che comporta la corretta
eliminazione dei rifluti, la miglioria delle fognature, il
restauro degli edifici fatiscenti, il corretto immagazzinamento
delle derrate alimentari, ecc, modifica drasticamente i fattori
estrinseci, determina una duratura diminuzione della capacità
biologica specifica e quindi una definitiva riduzione della
popolazione dei ratti.
Ricordiamo ad esempio che l'immagazzinamento delle derrate
alimentari, va effettuato su appositi bancali solevati da terra e
separati fra loro da uno spazio sufficiente per il passaggio
delle persone addette alla lotta, al controllo ed alle
pulizie.
Deve essere eliminato l'immagazzinamento di alimenti sfusi e gli
stock immagazzinati devono essere spostati frequentemente così da
disturbare i roditori, impedendo insediamento stabile, dato che
esso è caratterizzato dalla standardizzazione della dieta
alimentare e dalla delimitazione territoriate, che ostacola il
successo della lotta con esche avvelenate.
LA DERATTIZZAZIONE
Lo studio del territorio e il censimento delle aree
infestate.
Quando si deve operare su un vasto territorio urbano, risulta
indispensabile; suddividerlo in settori operativi e, con l'aiuto
di carte topografiche, individuare per ogni settore gli isolati
presenti. Per ogni isolato risulterà utile raccogliere tutti quei
dati necessari per valutare l'importanza dell'infestazione. Tale
lavoro può essere facilitato dall'uso di schede prestampate. I
dati cosi raccolti, opportunamente tabulati, sono la base per
comprendere e risolvere i problemi delle differenti aree
infestate.
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La distribuzione delle esche
avvelenate
La prima preoccupazione di chi opera una derattizzazione, deve
essere quella di prevenire ogni rischio derivante dall'immissione
di sostanze tossiche nell'ambiente. L'uso di fumiganti, pertanto
non è indicato nella derattizzazione urbana, mentre risulta utile
per la derattizzazione di ambienti isolati ermeticamente chiusi
(derattizzazione delle navi).
In linea generale, fatta eccezione per pochi prodotti, possiamo
dire che sono da preferire i trattamenti con esche a base di
veleni a dose multipla. I veleni acuti per singola ingestione,
sono utili soprattutto ove è necessaria una bonifica immediata ed
in caso di una resistenza diffusa agli anticoagulanti.
Soprattutto nei trattamenti con veleni acuti, spesso si rende
indispensabile effettuare un pre-trattamento con esche non
avvlenate per abituare i ratti a consumare le sostanze alimentari
che poi verranno avvelenate fronteggiando così il fenomeno della
neofobia e della "bait siknes".
Sono comunque da evitare i trattamenti non mirati, effettuati con
distribuzione casuale delle esche in tutta l'area da bonificare.
Le esche devono invece essere deposte in luoghi inaccessibili ai
bambini e agli animali domestici. Il controllo periodico delle
esche, in alcune stazioni fisse, è molto importante per seguire
l'andamento della derattizzazione a per poter ripetere il
trattamento fino a quando cio si renda necessario, reintegrando
le esche consumate. Molto utile può risultare nel trattamento di
ambienti confinati, l'implego di box contenenti esche ed acqua,
da collocare sui percorsi abitudinali dei roditori, (ad esempio
lungo i muri). Tali box sono facilmente ispezionabili e
garantiscono la presenza di un'esca senza pericolo di
dispersione.
Le formulazioni ratticide oggi in commercio (in polvere da
traccia ed in esche, in pellets, in grani, in paraffina, in
bustine), sono composte da adescanti vari che ne determinano
l'appetibilità e da un ratticida. Le polveri da traccia sono
utilizzabili in luoghi ove non esista alcun pericolo di
contaminare alimenti. Esse si attaccano al pelo e vengono
ingerite dai roditori durante le abitudinarie operazioni di
pulizia corporea. Le formulazioni idro-repellenti in paraffina
sono indicate nel trattamento di ambienti molto umidi e risultano
quindi idonee per il controlfo dei ratti nelle fognature. Le
confezioni in bustina, per la rapidità di distribuzione e la
facilità di controllo, risultano pratiche soprattutto nel
controllo dei ratti in ambienti urbani. Le esche in grani e
pellets appetite dai ratti, ma anche da Mus-musculus, risultano
pratiche nel trattamento di amblenti
confinati. Molti principi attivi possono anche essere
solubilizzati in acqua per la preparazione di esche liquide,
particolarmente efficaci in estate e in amblenti privi di acqua.
Piccoli distributori di acqua avvelenata possono essere
confezionati artigianalmente, o possono essere utilizzati
abbeveratoi a sifone per
pulcini. Là dove i roditori sono abituati a diete alimentari
altamente specializzate, le esche commerciali possono venire da
essi riflutate e quindi può risultare molto utile preparate esche
fresche con gli stessi alimenti per solito reperibili dal
roditore sul posto.
È importante ricordare che esche, cibi, trappole, ecc.
contaminate dall'odore umano, al contrario di quanto si crede,
non causano diffidenza nei ratti sinantropi abituati da sempre a
consumare e ad essere in contatto con cibi e manufatti toccati
dall'uomo.
Il controllo dei risultati
raggiunti al termine di una derattizzazione
I risultati di una derattizzazione possono essere valutati
controllando la diminuzione dei segni della presenza dei
roditori, ad esempio la scomparsa di escrementi freschi,
l'abbandono delle tane, (la presenza di ragnatele all'imboccatura
delle tane è indice dell'assenza del roditori), la cessazione del
consumo delle esche.
La stima del consumo di esche non avvetenate, confezionate con
alimenti particolarmente appetiti ai roditori e poste nei luoghi
da questi frequentati abitualmente e la cattura di ratti con
trappole poste negli ambienti infestati, permettono di valutare
in maniera più diretta i risultati di un trattamento ratticida.
L'eliminazione dei cadaveri dei
roditori e dai cattivi odori
La raccotta dei cadaveri dei roditori va sempre fatta con guanti
di gomma e l'aiuto di buste di plastica per preventre la fuga
degli ectoparassiti. Per coprire i cattivi odori dovuti alla
presenza del cadavere di un ratto, ad esempio in un recesso
irraggiungibile, possono essere usati disinfettanti profumati,
come ad esempio il benzalconio cloruro ed il benzetonio cloruro,
oppure olii profumati, come l'olio di pino, l'olio di menta
piperita, ecc.
Vebi Istituto Biochimico s.r.l.
Sede Legale: Via Desman, 43 35010 S. Eufemia di Borgoricco (PD)
Lotta a topi e ratti: Anticoagulanti
By Istituto Biochimico|
Gli anticoagulanti sono stati la svolta fondamentale nella
lotta ai muridi. La ragione del loro successo è legata al ritardo con cui si manifesta la loro azione, all’assenza di particolari sapori, alla bassissima dose d’uso ed alla esistenza di un antidoto specifico. Gli anticoagulanti utilizzati per la produzione di esche rodenticide chimicamente appartengono tutti a 2 categorie: cumarine e indandioni. Il loro meccanismo di azione è comunque simile: agiscono a livello del fegato come antagonisti della vitamina K interferendo con la sintesi dei fattori della coagulazione del sangue Vitamina K- dipendenti. |
La diversa tossicità delle molecole anticoagulanti è legata
soprattutto alla loro diversa capacità di essere degradate
metabolicamente ed allontanate con le feci o le urine. La
loro azione inizia almeno dopo 3 giorni dall’ingestione,
provocando emorragie interne che indeboliscono l’animale.
La debolezza fa’ si che l’animale riduca la sua attività e
rimanga preferibilmente nella sua tana. La vitamina K1 è
l’antidoto specifico di tutti gli anticoagulanti. N.B. La rapidità d’azione degli anticoagulanti è molto variabile da un minimo 2/3 giorni ad un massimo 12/15 giorni. Dipende molto dalle condizioni fi siche del soggetto colpito, dalla quantità ingerita e dalla tossicità del principio attivo. |
Principi attivi:
Tossicità acuta delle esche
Nella tabella viene riportato il valore della tossicità delle esche per singola ingestione. I valori vengono espressi in DL50 che corrispondono alla quantità di esca in grammi, che, somministrata per via orale in una unica ingestione, porta alla morte il 50% di un gruppo di soggetti di peso medio. I valori sono stati calcolati partendo dai dati sperimentali ricavati sui principi attivi puri.
Tossicità cronica delle esche
La tossicità di un principio attivo viene notevolmente aumentata se l’ingestione viene ripetuta per più giorni. La differenza di tossicità tra i diversi anticoagulanti in questo caso è molto meno accentuata, purché non si sia in presenza di resistenze acquisite.
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TAVOLARA: GLI SMISURATI TOPI ...
By Fabio Vitillo
[...]
l'Isola di Taulara nominata per le sue capre selvatiche, si
nomina pure per i suoi smisurati topi. Gente
approdata in quest'isola ne trovò in qualche parte il terreno sì
fattamente smosso, che il credette opera de' porci. Non mi è
potuto finora avere di tali topi dalla Taulara medesima, per
cagione, che con timore vi si approda, è altrimenti che in buona
compagnia e con forze, per ragion de' corsari di Berberìa, li
quali spesso vi si appiattano. Di somiglianti sterminati topi se
ne trovano pure nella isola di san Pietro [...] e due
pelli ne ebbi in seguito; le quali veramente mi parvero grandi:
in una trovai dall'estremità del muso al principio della coda
pollici otto e tre linee[...] Alla dentatura riconobbi,
che l'animale era veramente del genere de' topi [...]
bastevole argomento mi fornirono i piedi [...]
Riconobbi allora, che quelle pelli non erano se non le
spoglie del comun topo di Sardegna [...] che i
naturalisti chiamano: Mus domesticus major [...] e per
questa ragione altro che la comun spezie non saranno i grossi
topi di Taulara , di Molara, e se in altre isole adiacenti se ne
trovano. Saranno avanzi di popolazioni antiche, prosperanti
maggiormente mercé la pace e la solitudine, in cui vivono. In
questi topi pertanto di Taulara, e d'altre isole adiacenti, non
si contiene verun animal nuovo da aggiungere a' quadrupedi
sardi [...]
Così nel 1774 nella "Appendice alla storia naturale dei quadrupedi di Sardegna" Francesco Cetti risolve il problema degli smisurati topi di Tavolara.
Forse le sue conclusioni furono affrettate. C'è ragione di ipotizzarlo perché a Tavolara si rinvengono resti fossili e non ancora fossilizzati di un altro roditore, il Prolagus sardus, che, sopravvivendo a diverse invasioni faunistiche nell'isola, fu una componente fondamentale della dieta dell'uomo in Sardegna nel paleolitico e nel neolitico. Lo testimonia l'abbondanza di resti scheletrici rinvenuti in grotte abitate dall'uomo, come la grotta Corbeddu nei pressi di Oliena.
Il prolago, il cui ceppo originario sembra derivare dalla Mongolia, raggiunse in ondate successive Corsica e Sardegna, sfruttando l'abbassamento del livello marino fin dal periodo miocenico. Era un lagomorfo, della taglia di una cavia e un peso di circa 800 gr. Viveva nutrendosi di vegetali in un ambiente simile a quello oggi presente a Tavolara caratterizzato da bosco, rocce e macchia mediterranea.
Probabilmente si estinse perché entrò in competizione con roditori "moderni", come il ratto e non, come si potrebbe pensare, per la predazione dall'uomo.
Nella foto, Cranio di prolagus
FONTE: http://www.sardiniapoint.it/1462.html
La pipi dei topi e le lattine
By Fabio Vitillo
Ar
ticolo comparso su Caducèe, giornale d’informazione professionale nel settore medico (MESSAGGIO PER LA SALUTE PUBBLICA):
Una persona è morta recentemente in circostanze assurde. Era partita in barca con degli amici, una domenica, e aveva messo delle lattine di bibite nel frigorifero della barca. L’indomani, lunedì, è stata ricoverata d’urgenza allo CHUV (ospedale svizzero di Ginevra) per uscirne mercoledì, morta.
L’autopsia ha constatato che si trattava di una Leptospirosi folgorante causata da una lattina che aveva bevuto, senza bicchiere, sulla barca..
L’esame delle lattine ha confermato che erano infettate di urina di ratti e quindi di Leptospiras. La persona in questione probabilmente non ha pulito la parte superiore della lattina prima di berla e questa era contaminata di urina di ratto seccata, che contiene delle sostanze tossiche e mortali, quindi la leptospiras, che provoca la leptospirosi. Le bibite in lattina e altri alimenti simili sono stoccate in depositi che spesso sono infestati da ratti e simili e subito dopo vengono trasportate nei punti vendita senza che siano disinfettate o pulite.
Ogni volta che comprate una lattina lavate conscienziosamente la parte superiore con dell’acqua e un detergente prima di metterla in frigo. Secondo uno studio realizzato da INMETRO (Spagna), il coperchio delle lattine è più contaminato dei gabinetti pubblici!
Lo studio mostra una quantità di germi e batteri sul coperchio delle lattine tale da rendere indispensabile la pulizia con dell’acqua e un detergente.PER CORTESIA DIFFONDETE QUEST’INFORMAZIONE
Ricevuto dalla Direzione delle risorse umane dell’Ospedale Cantonale di Ginevra.
Perchè è una bufala
Effettivamente i ratti possono veicolare la leptospirosi e
trasmetterla all’uomo. Ma il messaggio parla di un decorso
velocissimo della malattia: è bene
ricordare che la leptospirosi prevede un tempo di incubazione che
varia dai 4 ai 19 giorni, mentre il malcapitato in questione
sarebbe deceduto in meno di 24 ore dal contatto col
virus…..
Ma quando si parla di malattie con nomi strani, la scarsa
conoscenza dell’argomento dei non addetti ai lavori è la leva per
il diffondersi di queste leggende: pochi sanno infatti che la
Leptospirosi ha i suoi antidoti e che si sconfigge con relativa
facilità grazie ai sempiterni antibiotici.
Nel messaggio troviamo inoltre il consiglio a pulire le lattine:
è giusto e igienico, certamente, ma non c’entra niente con la
leptospirosi. La bassa temperatura del frigo non permette la creazione di un
ambiente accogliente per questi batteri nocivi & c. (è per
questo che i frigoriferi producono generalmente freddo….)
Infine le “autorevoli” fonti citate (smentita
ufficiale)
La rivista Caducee.net citata come scopritore del problema ha
prontamente smentito tali addebiti in un comunicato ufficiale sul
proprio sito del 08/10/2001, qui tradotto: “Caducee.net non è
all’origine delle false informazioni sulla leptospirosi che
circolano attualmente (..) si tratta di una leggenda
metropolitana”
Conosci il tuo nemico - VEBI ti aiuta a risolvere i problemi dei muridi infestanti
By Istituto Biochimico
CONOSCI IL TUO NEMICO

Per favore, non chiamateci più "acchiappatopi"
By Fabio Vitillo
sulla base
di una valutazione critica delle attività svolte ed in
particolare dei Corsi di Formazione frequentati
dal personale (Responsabili e Tecnici).
come abbiamo
accennato in precedenza i servizi mirati alla salubrità degli
alimenti od il controllo di specie anche solo fastidiose come le
zanzare.
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fonte: www.ipecos.it |
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Ar
ticolo comparso su Caducèe, giornale
d’informazione professionale nel settore medico (MESSAGGIO PER
LA SALUTE PUBBLICA):







