Spunti su derattizzazione sicura e piani di lavoro
Articolo apparso su
rivista GSA
http://www.gsanews.it/disinfestazione/linea-di-difesa-anti-topo/
Ratti e topi presentano
delle differenze e come tali vanno affrontati seguendo piani di
lavoro e strategie diverse.
Entrambi sono dei mammiferi roditori appartenenti alla famiglia
dei muridi,
entrambi hanno accompagnato l’uomo nel corso della sua evoluzione
ed esistenza, ma hanno luoghi di vita e di gestione degli spazi
diversi. Quello che li accomuna è:
· Distruzione di milioni di tonnellate all’anno di derrate alimentari, sia consumate che rese inservibili dalla contaminazione con feci ed escrementi,
· Trasporto quali vettori di oltre 200 microorganismi nocivi (virus, batteri, ed altri artropodi tra cui le pulci e le zecche)
· Danni ad impianti elettrici, elettronici e strutturali in industrie e abitazioni
Il Mus domesticus - il topolino delle abitazioni – che di per se può sembrare anche simpatico e reso famoso dalle favole e dai cartoni animati, vive nel contesto delle unità abitative, colonizzando tutti i locali, soprattutto quelli con dispensa e depositi di sostanze alimentari. Vive sempre nell’interno ed ha uno spostamento molto limitato. Quando decide di vivere in un luogo si sposta di alcuni metri (10 – 15), ma vive all’interno dello stesso. Le sue dimensioni sono contenute - pesa max 30 gr. Ed è lungo max 20 cm – e consuma dai 3 ai 5 gr di cibo al giorno. Lo fa però in tantissimi pasti (anche 15) cosicché l’avvelenamento con esche deve avvenire con principi attivi particolarmente efficaci ed a dosi elevate.
Il Rattus rattus– ratto dei tetti – è il ratto “italico” presente ora principalmente nelle zone alte, nei fienili, nei granai, negli allevamenti zootecnici . Nelle zone a clima temperato è possibile vederlo scorazzare nei fili elettrici e sugli alberi delle città e da qui fare capolino nei locali e nelle abitazioni, personalmente mi è capitato di vederlo nella zona di Osta . La sua vita avviene normalmente nelle zone alte quali tetti, abitazioni ed aziende agricole. Le dimensioni sono fino a 45 cm e può pesare oltre 300 gr . E’ onnivoro anche se predilige semi e frutti.
Il Rattus norvegicus - ratto delle fogne – alla sua comparsa in Europa (fine 700) è diventato il ratto dominante . Ha una vita sociale molto sviluppata in colonie molto numerose, è estremamente prolifico, vive in tane all’aperto in prossimità di corsi d’acqua e fognature. Compie i suoi raid all’interno sostanzialmente per trovare cibo. Le sue dimensioni possono arrivare ad oltre 500 gr. Di peso con lunghezza di oltre 50 cm. E’ un grande consumatore di cibo, arrivando ad ingerire al giorno il 10 % del suo peso. A lui piace tutto !
I ratti ed i topi hanno in comune la prolificità con un altissimo numero di nati all’anno per coppia, la capacità di adattarsi in tutte le situazioni, anche le più estreme, ed i danni che recano negli ambienti colonizzati, soprattutto nel contesto degli alimenti (food, produzione, commercializzazione, ecc).
Il controllo diventa essenziale per evitare notevoli danni: perdita annua di centinaia tonnellate di derrate, Inquinamenti di derrate con urina e deiezioni, Rosicchiamento di: cavi elettrici, telefonici, libri, travi di sostegno, danni in agricoltura alle derrate.
Sono in grado di
Passare attraverso aperture di 2,5 cm di diametro.
Arrampicarsi lungo i bordi esterni di tubazioni di qualsiasi lunghezza e larghezza purché siano fissati alla parete con una distanza massima di 7 cm.
Arrampicarsi sui muri in mattone o su qualsiasi altro materiale purché abbia una superficie abbastanza ruvida da offrirgli appigli.
Cadere da un altezza di 15 metri senza rimanere ucciso o riportare danni fisici gravi.
Arrampicarsi all’interno di tubi con diametro compreso tra i 4 ed i 10 cm.
Scavare nella terra in verticale per 1 metro di profondità.
Nuotare per 800 metri in acqua aperta e nelle fogne anche controcorrente.
Immergersi nell’acqua passando attraverso i sifoni dei gabinetti.
Le condizioni che possono influenzare la loro diffusione sono legate all’abbandoni di immondizia, alimenti non protetti – anche in scantinati o depositi - resti di cibo di animali domestici (gattare) mangimi sfusi in allevamenti .. A livello di strutture la cattiva gestione di magazzini e depositi, con merce accatastata vicino alle parei ed in zone non consone, muri rotti, porte lasciate aperte o deteriorate, cavità di tubazioni non sigillate,. Lavori stradali, cantieri, scavi comportano un disturbo alle colonie ed uno spostamento che si traduce poi in infestazione agli stabili ed ai fabbricati limitrofi.
Per la lotta è essenziale far coincidere tre elementi : la prevenzione, il monitoraggio ed il controllo che sono poi i principi base della lotta integrata. L’attività del Pest Control deve essere ricolta prevalentemente alla gestione di un servizio che prevenga, non che combatta. E’ essenziale che le operazioni vengano svolte da aziende preparate che abbiano l’obiettivo di far si che il problema ratti e topi non si crei al committente. E’ essenziale partire dalla base – se possibile – quale la progettazione dei locali, dove non ci devono essere “nicchie di annidamento dei roditori”.
Le fasi di una buona disinfestazione sono:
· Colloquio con il personale – sia essa industria alimentare, scuola, abitazioni, ecc – per comprendere il problema
· Avere a disposizione la cartografia dell’ambiente per verificare presenza di tombinature, fognature, cavedi
· Eseguire un’accurata ispezione – con rilievi fotografici se possibile –
· Bonificare e pulire l’area
· Applicare un impianto di derattizzazione che deve comprendere l’utilizzo di particolari bait box di protezione – sia esse in plastica, metallo – a chiusura di sicurezza e vincolate alle pareti o al terreno, che non siano raggiungibili da animali domestici e bambini.
· Fare una verifica periodica a calendario per il monitoraggio e la sostituzione dell’esca.
Essenziale è la progettazione ed il monitoraggio. E’ buona norma presentare al Committente una relazione tecnica insieme all’offerta economica in cui si riportano le fasi della derattizzazione, insieme all’indicazione dei prodotti e le procedure ed i comportamenti da tenersi durante l’esecuzione dei trattamenti. La scelta del tipo di esca diventa importante . Si utilizzano p.a. anticoagulanti che non inducano sospetti nella colonia di roditori (tra l’altro ratti e topi sono molto restii alle novità e per alcuni giorni potrebbero non consumare le esche ed entrare negli appositi contenitori). In base ai luoghi è opportuno orientarsi su tipi di p.a diversi ed in formulazione diversa. Sono preferibili esche in blocchi che restano vincolati al bait box e quindi consumati sul posto. Le esche asportate nelle tane rischiano di rimanere non consumate (riserva).
La protezione è alla base dell’esecuzione del servizio: le nuove disposizioni di legge (ordinanza del 14 gennaio 2010 ) procedure ben precise ------------ PROPONGO DI ALLEGARE I RIFERIMENTI DI LEGGE ) con obblighi specifici per l’azienda di disinfestazione , Questa legge – conosciuta anche come legge Martin, è stata introdotta per evitare la moria di animali domestici a cui si è assistito per molto tempo.
L’ordinanza ha finalità di salvaguardare le persone, gli animali e l’ambiente, contrastando certe“cattive pratiche” di derattizzazione, sia a livello “fai-da-te” che a livello professionale
Per concludere, una volta stabilita la necessità di una disinfestazione, le linee guida devono comprendere:
· Avviso con appositi cartelli segnalatori da mettere 5 giorni prima dell’esecuzione del trattamento
· Gestione dei punti esca su una planimetria (punti esca lungo i perimetri ogni 15-20 mt per ratti – all’interno ogni 10 mt )
· Cartelli semplici e chiari visibili che segnalano il posizionamento del punto esca in bait box
· Controllo e ripristino dei punti esca a calendario
· Fine della derattizzazione – eliminazione dell’impianto -










46 Commenti
Secondo il nuovo decreto si, ma io dichiaro che siamo sempre in lotta !
In questa circostanza, con le esche ben protette in contenitore sicuro e rispettando le aree da trattare _es. no interni alimentari _ continuiamo con la nostra opera.
"Alla fine mi viene sempre da chiedermi: ma quando termin la derattizzazione e "bisogna proprio rimuovere l'impianto ?"
1 intendiamo la fine del contratto??
2 abbattimento totale della popolazione murina?
@fabrizio
"No nn occorre rimuovere l'impianto,anzi,si continuera' il trattamento con esche monitoranti per evitare nuovi focolai d'infestazione.......il decreto parla solo di esche pericolose,per cui nessuno ci vieta di usare esche non tossiche.."
Forse intendo male ma se usiamo esca virtuale continuiamo con i focolai e li rafforziamo pure visto che mangiano e bene.....a meno che l'esca virtuale la usiamo per determinare successivi passaggi a distanza di tempo del roditore. Ovviamente il contratto nbon è cessato ma in tal caso a cosa serve la virtuale?
Le esche virtuali, non contenedo farmaci o biocidi sono rifiuti non pericolosi e assimilabili agli RSU.
Resta un solo problema sul quale è necessario riflettere. Le esche virtuali sono essenzialemente composte da granaglie, ovviamente di scarto; non è remoto il problema di individuare un incremento di triboli, prevalentemente, ma in genere di coleotteri delle derrate, nelle stagioni calde e aventi origine proprio dall esche virtuali.
Si vede che chi ne discute ha competenza ed intenzione a migliorarsi. Francamente in quasi 30 anni di lavoro bel settore - lo diventeranno il prossimo anno ... sig! - ho visto pochissimo utilizzo di esche virtuali. In ogni caso il "decreto Martini" parla chiaro: la derattizzazione deve terminare. Personalmente ritengo che quando esiste un contratto di gestione (industrie - soprattutto alimentari - , esercizi -supermercati-, e soprattutto i condomoni non bisogna mai abbassare la guardia. Finita l'emergenza rientra quello che il " moderno Pest Control " (non ciaparat x dirla alla milanese) dovrebbe fare: monitoraggio per controllare e gestire la (possibile, probabile ??) rinfestazione .
Ricordo che in molte regioni le esche avvelenate non si possono utilizzare negli interni adibiti a lavorazione di alimenti (compresa ristorazione). Come sempre esperienza e buon senso possono aiutare.
.
Le esche virtuali si devono usare in un modo molto semplice:
se il vostro piano di derattizzazione prevede 20 postazioni fisse,e nei controlli che fate riscontrate che nella postazione 1-2-8-11(esempio) non vi e' stato consumo di esca,porrete al loro interno esche virtuali usate quelle con un attrattivo piu' adescante,se nel controllo successivo vedete che l'escha virtuale e' consumata, provvederete ad inserire un veleno con attrattivo simile all'esca virtuale,se cio' non dovesse avvenire significa che dovete cambiare zona alle postazioni,ma terminare la derattizzazione mai..mai..
una piccola informazione di carattere statistico,il 40%(industrie,case,ecc ecc.) degli incendi viene attribuito al rosicchiamento dei cavi elettrici da parte dei ratti,e certo nn vi devo dire io quante tonnellate l'anno vengono consumate e rovinate dai ratti, per cui continuiamo a fare il nostro mestiere e a farlo nel miglior modo possibile,saluti a tutti e vi dico che per me e' un onore discutere con dei professionisti come voi.
:-)
Ricordo che la ditta LEICA che molti di voi conosceranno ora fa parte del gruppo BLUE LINE, produceva veleni su richiesta e aveva un esca fresca alla Patata (non fate commenti fuori luogo grazie) che era eccezzionale non facevi in tempo a metterla nei box che arrivavano ratti a consumarla........saluti a tutti.
1 - esche avvelenate: dove va a morire il toporatto?
2 - esche virtuali: nel tempo che intercorre tra la rilevazione di presenza e l'azione correttiva, come si controlla il toporatto?
3 - le deiezioni ed il sangue possono inquinare le derrate o i macchinari.
4 - parte dell'esca - asportata dal toporatto - può finire nelle derrate o nei macchinari.
Questi "punti critici" sono assolutamente fuori controllo.
Il toporatto - in base agli standard dei più rigidi certificatori - deve essere controllato subito all'ingresso, non dopo 45 giorni o più.
In un'ottica di H.A.C.C.P. e quindi di azzeramento dei punti critici, l'uso di esche virtuali o avvelenate non dovrebbe essere previsto... i "punti critici" vanno eliminati, non creati.
saluti
3) Purtroppo si, il ratto essendo un grosso consumatore di cibo di conseguenza e' anche un grande defecatore per cui il rischio e' molto alto.
Comunque se hai problemi di passaggio sui macchinari, si possono usare metodi di ingombro per evitare il transito del ratto.
4) Anche questo e' possibile anche se non mi e' mai capitato, per questo nelle aziende alimentari si tende sempre di piu' a non usare esche anticoagulanti.
I punti critici sono sempre fuori controllo, anche perche' devi considerare che la nostra e' una lotta impari, certo devi controllare che non entri, ma credimi e' impossibile farlo.
Se predisponi una buona H.A.C.C.P. e credo che tu sia in grado di farlo, puoi vincere qualche battaglia ma non siamo ancora attrezzati a vincere la guerra.
Saluti..
2 - presenza di punti critici fuori controllo
3 - "metodi di ingombro"... cioè?
4 - confermi il punto critico
dici: "i punti critici sono sempre fuori controllo" ti rispondo con una battuta: sono fuori controllo anche se il topo lo prendi per la coda? cattura fisica immediata = azzeramento dei punti critici elencati.
A Bari mercoledì-giovedì-venerdì ci sarà un corso sugli standard BRC, forse fai ancora in tempo ad iscriverti, l'arma per vincere la guerra c'è e si chiama FORMAZIONE.
saluti
qua mi si dice che non si può vincere la guerra, ma solo qualche battaglia...
Pasquale, onestamente: tu ti senti un fante in trincea circondato dai nemici???
io tutta 'sta guerra non la vedo: esistono sistemi di controllo e metodologie di intervento, esistono precise procedure stabilite dai più rigidi certificatori, noi dobbiamo solo applicarle... dov'è la guerra???
i risultati non sono frutto di tentativi o invenzioni estemporanee da campo di battaglia, ma sono subordinati a metodi e sistemi applicati nella maniera corretta.
Le esche - virtuali o meno - all'interno di un'azienda alimentare creano punti critici non controllabili... questo è un dato di fatto.
Il controllo fisico dell'infestante azzera i punti critici di cui sopra... questo è un altro dato di fatto.
Cosa andresti a proporre ad un cliente che basa i suoi standard produttivi sui requisiti BRC??
i contenitori di sicurezza con l'esca virtuale e poi - in caso di presenza - sostituisci il virtuale con il veleno raccontandogli la favola del mago che il topo "tende" a morire fuori???
hai idea di dove ti manderebbe il cliente sentendo una proposta del genere???
esatto... proprio lì!!!
:-)
quanti swarovski ho rotto adesso???
haaaaaaaaaaaaaaahahahahahahahahahahahahahah
Sono d'accrdo con Mirko sul "topo tende a morire fuori"..io la sento da tempo ma non è esattamente così e vi cito cosa dice Capizzi e Santini su:"E’ VERO CHE I TOPI VANNO A MORIRE FUORI DAGLI EDIFICI?
Una delle più diffuse spiegazioni al fatto (o alla speranza?) che, di solito, non si rinvengono tanti roditori morti all’interno degli edifici in seguito ad un intervento di controllo, è che i roditori intossicati si sentirebbero soffocare a causa della rottura dei capillari dei polmoni, e, di conseguenza, tenderebbero ad uscire allo scoperto. Quello che si può dire è che non c’è alcuna prova scientifica a supporto di ciò. Le evidenze empiriche sui roditori intossicati (Cox & Smith, 1992; Santini, 1997) suggeriscono che:
- è vero che alcuni individui vanno effettivamente a morire al di fuori del rifugio ipogeo (sotterraneo);
- è altresì vero che, in molti casi, si ritrovano individui morti in luoghi riparati, dietro i mobili, sotto le pedane e perfino negli erogatori di esca;
- tendono a perdere il consueto ritmo luce/buio, venendo allo scoperto durante le ore del giorno
- non manifestano più il comportamento tigmotattico, ovvero la spiccata tendenza a muoversi a ridosso delle pareti sempre con almeno un fianco protetto
- presentano una certa mancanza di reattività agli stimoli esterni: se disturbati, infatti, tendono a non reagire oppure a fuggire lentamente.
E’ importante osservare come alcuni dei comportamenti descritti rendano più facile la predazione dei roditori intossicati da parte dei loro nemici naturali (Grolleau, 1993).
I fattori che causano tali alterazioni comportamentali non sono affatto chiari: si suppone che possano essere provocate da microemorragie cerebrali oppure dalla mancanza di ossigeno al cervello causata dal diminuito trasporto di globuli rossi.
Qualunque sia la ragione, nessuno può prevedere quanti roditori vadano a morire allo scoperto e quanti restino al chiuso, dal momento che non esistono tecniche in grado di censire con esattezza il numero di roditori presenti in un determinato luogo. E’ ovvio che i roditori che muoiono allo scoperto sono facilmente visibili, mentre non è così per quelli che restano a morire al coperto, e si corre perciò il rischio di sottostimarne il numero." (Da aristotele e la mummia di Similaun)
la mia volontà è stata quella di partire da un dato di fatto: serve o meno proseguire nella derattizzazione ? Quando si può dichiarare cessata? L'ultimo esempio che ho avuto da un Collega PCO è stata in una cantina sociale dove la derattizzazione è stata eseguita con "il fai da te". Gli Inglesi direbbero your self per renderla un po' più altisonante. In ogni caso posizionati solo 5 contenitori dove ne servivano almeno 25, considerando i perimetri della proprietà. Ovviamente le cose non andavano ed è stato necessario intervenire in modo radicale. Lo ha fatto il Collega con un impianto degno di tale nome. Tra l'altro le esche utilizzate hanno subito fatto la loro funzione. Trovati cadaveri nell'interno della proprietà dopo 3 giorni. A riprova della bontà di quanot scritto da Maurizio - che saluto - un bel ratto è stato trovato morto dentro un contenitore ...
Ora i ratti non ci sono più (chi lodice ?? bho!) ed in teoria l'impianto dovrebbe non essere più riempito di esche. Non dico essere tolto ... anche se in effetti se non più utilizzato a lungo dovrebbe (in caso di nuova necessità) essere almeno ripristinato e pulito. Personalmente - almeno nella cintura esterna in prossimità degli ingressi se pur con bussole e porte - giudico un punto critico e continuo a immettere esche (non placebo). Al primo segnale di presenza intervengo poi anche negli interni. Voi che dite ?
Il resto sono solo chiacchiere elencami alcune metodologie d'intervento diversificate, sulla formazione nutro ancora fortissimi dubbi, ne riparleremo quando sara' data l'importanza e la possibilita' di svolgere questo lavoro solo a "Professionisti". Per quello che riguarda gli swarovski in 20 anni di professione credo tu ne abbia rotti tanti...saluti Fabrizio
@ Maurizio, anche se avessimo la certezza che il topo va a morire fuori, come possiamo avere il controllo delle sue attività prima che giunga la morte, urina, escrementi, perdite di sangue ecc., questi sono punti critici ai quali non puoi, almeno io non riesco, dimostrare che ne hai un ragionevole controllo.
@ Fabrizio non farti ingannare dal fatto che Mirko è molto diretto e goliardico, per questo lo ritengo un elefante,( fondamentalmente buono, ma senza nessuna grazia) comunque credo che voglia semplicemente dire che il controllo di un topo lo hai solo se lo tieni per la coda in poche parole la cattura.
@ Fabrizio
La mia non era una sottolineatura a una tua frase ma semplicemente una chiarificazione visto che in Sicilia ancora molti sui topi hanno delle opinioni o danno delle giustificazioni sulla loro bio-etologia errate.
Saluti
ciao
ciao a tutti
l'esigenza della professionalità nasce dall'esigenza del mercato e al momento il mercato chiede di "buttare veleno all'interno di una scatola nera"
Qual'è il problema??? vi dà fastidio che il cliente vi paragoni ad un'impresa di pulizie???
se offrite lo stesso servizio e la stessa preparazione specifica è normale che lo faccia... ho citato gli standard BRC, chi li conosce approfonditamente in merito ad un adeguato piano di controllo per gli infestanti??? ho parlato di CATTURA FISICA dei roditori... mi si risponde che ciò è IMPOSSIBLE...
sono 13 anni che io e Pasquale facciamo parte dell'ANID (lui è uno dei soci fondatori)... non manchiamo mai ai corsi di aggiornamento, ai corsi organizzati presso le università e a quelli che riguardano gli aspetti legali e normativi.
Il problema non è il legislatore che - secondo alcuni di voi - dovrebbe fare leggi restrittive a nostro vantaggio, secondo il mio modestissimo punto di vista (e spero di non risultare offensivo dicendo quello che penso realmente) il problema è opposto, cioè un'intera categoria supponente che "crede" di avere la scienza infusa e che "snobba" la formazione specifica di alto o altissimo livello... gran parte della nostra "categoria" è formata da persone così... purtroppo!
Da quanto ho potuto leggere fino ad ora si fa addirittura fatica a capire che esistono sistemi internazionali approvati a livello mondiale, ma ci si crede superiori persino al British Retail Consortium sbeffeggiando o minimizzando precise metodologie...
non lo so gente... probabilmente per noi la formazione e lo studio sono ciò che ci distingue da un'impresa di pulizie e i nostri clienti lo capiscono bene... alla curiosità di Fabrizio Morigi, cito: "ha fatto tanti anni di studio per poi fare un lavoro, che fa anche la mia azienda di pulizie".... forse la risposta è semplice: se al cliente non si è in grado di offrire NULLA di meglio da ciò che può offrire un'impresa di pulizie... il cliente ha pienamente ragione, perchè dovrebbe spendere di più avendo lo stesso servizio???
il mondo è bello perchè è vario... su questo sono d'accordo con Fabrizio Morigi, ma anche il mercato è bello perchè è vario e se il cliente fa paragoni fiuori luogo... beh... una qualche domandina bisognerebbe anche farsela... oppure no???
saluti
che il cliente deve preferire Fabrizio Morigi???
a quali tutele ti riferisci???
te lo chiedo perchè sono curioso... davvero curioso, cosa dovrebbe fare il legislatore per tutelarci???
se per svolgere l'attività di derattizzazione basta un'iscrizione in camera di commercio subordinata alla presenza di un direttore tecnico in possesso dei necessari requisiti, cosa dovrebbe servire ancora???
il fatto che non si faccia derattizzazioni come primo lavoro non lo vedo come un'aggravante... anzi.
non siamo una casta, tantomeno una lobby... libera impresa in libero mercato... se sono in possesso dei requisiti devo poterlo fare, che differenza sostanziale e dimostrabile c'è fra te e un'impresa di pulizie in possesso dei requisiti per fare derattizzazione o disinfestazione o - addirittura - per usare i gas tossici??? spiegami questo punto perchè proprio non mi entra in testa.
saluti
forse ti sfugge questo PICCOLO particolare... servono I REQUISITI.
un direttore tecnico CON I REQUISITI differenzia un'azienda abilitata da una che non lo è... i presidi sanitari o fitosanitari (per i quali i nostri operatori hanno tutti il patentino) non sono i PMC, stai confondendo il disinfestatore con il contadino.
il fatto che i PMC li possa comprare anche un bambino non cambia di una virgola la sostanza... il bambino non può fare fattura al cliente, tanto meno un'impresa di pulizia senza direttore tecnico... quindi Fabrizio, di cosa stai parlando???
Comunque sempre educatamente saluto......
La formazione è necessaria al di là dei titoli di studio e dei vari patentini che si conseguono nel nostro settore; la formazione deve andare di pari passo con l'esperienza e con il continuo aggiornamento delle normative!
Il problema, talvolta sono coloro che devono formare. Io sono molto sensibile alla formazione del mio personale, ma spesso mi sono ritrovata i ragazzi delusi, perchè non avevano avuto risposte adeguate o magari perchè il contenuto era una teoria banalmente nota agli operatori; e mi dispiace dirlo, ma il coinvolgimento dei docenti, abituati a far ricerca, piuttosto che vivere nel campo quotidianamente le problematiche, talvolta genera un bel pò di confusione. Ecco, è in questo caos che si deve cercare una soluzione, analogamente a come avevo segnalato che l'esca virtuale con tutti i suoi pregi è un CCP aggiunto alla presenza del topo. Sono pienamente d'accordo che il mercato DEVE essere libero ed aperto a tutti, ma mi domando quando i nostri clienti inizieranno a valutare la differenza tra imprese non solo dall'offerta economica più conveniente?
Probabilmente si potrebbe fare di più, o meglio... ma l'importante è FARE e non solo parlare di diritti negati.
mi spiace che consideri "squallida" una conversazione- forse un po' "cruda" - ma sicuramente, per me, molto illuminante.
saluti
@ Monica: una domanda: ma quale categoria non guarda le offerte??? tu - ad esempio - quando compri una gonna, a parità di qualità, la compri dove costa di più???
sulla formazione vedo che la pensiamo allo stesso modo, eccellente.
:-)
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