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La Disinfestazione Professionale

 

Lotta ai roditori nell'industria alimentare: aspetti tecnici e normativi

Published by: Vanessa Patanè on 19th Jul 2010 | View all blogs by Vanessa Patanè

INTRODUZIONE
L’accresciuta consapevolezza dell’opinione pubblica ed il miglioramento delle condizioni igieniche generali hanno prodotto negli ultimi anni un notevole incremento dell’attenzione e del volume d’affari di tutto il settore del controllo dei parassiti all’interno delle attività legate al comparto alimentare. Ratti e topi sono oggi i mammiferi più numerosi e largamente diffusi sulla terra; l’uomo stesso li ha inconsapevolmente favoriti, lasciando che si sviluppassero di pari in passo con la civiltà e in particolare con il processo di antropizzazione. E’ stata proprio l’urbanizzazione, con le immense possibilità di cibo e rifugio, a concedere a queste specie vantaggi non voluti, ma sicuramente determinanti, inoltre la cattiva gestione del rifiuto urbano,il degrado ambientale, le reti fognarie malandate, l’enorme quantità di rifiuto legata alla civiltà dei consumi e l’errata progettazione edilizia (che non tiene conto del “Rat-proofing” cioè a prova di ratto), sono solo alcune delle grandi occasioni di cui essi approfittano. Con l’ uomo il loro rapporto è stato sempre caratterizzato da un bilancio negativo evidenziando perdite economiche dirette e danni igienico sanitari. Quasi impossibile resta una stima esatta dei gravissimi danni causati alle derrate alimentari e agli alimenti immagazzinati, soprattutto se si pensa che devono essere considerate anche le perdite indirette, dovute sia all’insudiciamento degli alimenti che al danneggiamento dei contenitori, spesso in cartoni facilmente attaccabili dall’animale. Nel corso della storia, i Roditori sono stati senza dubbio i vertebrati più nocivi alla salute ed alle attività umane.

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Tra le malattie più importanti citiamo quelle batteriche quali sono Leptospirosi e Salmonellosi.
Ancora oggi numerosi imprenditori che operano nel settore agro-alimentare considerano il controllo degli insetti e degli animali indesiderati come una componente relativamente poco importante della propria attività e trascurano di inserirlo effettivamente tra i loro compiti o addirittura non lo contemplano affatto. Spesso ciò si verifica perché gli operatori, oltre a non conoscere i rischi specifici legati alla eventuale presenza di infestanti, non hanno avuto tempo o modo di apprendere le opportune strategie richieste per implementare programmi di controllo di animali indesiderati che siano efficaci e proficui. Appare quindi inevitabile che la medesima poca attenzione sia rivolta alla adeguata formazione del personale operante, che nella pratica quotidiana è direttamente coinvolto nell’applicazione di tali misure di controllo. Agli occhi dell'opinione pubblica la presenza murina appare giustamente associata alla sporcizia, ai rifiuti abbandonati, all'inquinamento e in definitiva al degrado ambientale. In realtà anche se precise norme igieniche, in particolare relative allo smaltimento dei rifiuti, sono la prima e più valida misura preventiva contro il diffondersi dell'infestazione, occorre dire che molti dei fattori ambientali favorenti il moltiplicarsi di colonie di topi e ratti sono spesso al di fuori delle possibilità di un controllo preventivo da parte degli organismi sanitari preposti (ASL e/o Comuni). Un intervento di derattizzazione correttamente eseguito, oltre che doveroso nei confronti della salute pubblica, va considerato anche come una operazione di equilibrio ecologico per l'ambiente, poiché la nozione stessa di ecologia in un centro urbano o comunque fortemente antropizzato, non può in alcun modo prescindere da un intervento cosciente diretto dall'uomo.
Inoltre bisogna aggiungere che la normativa in materia di igiene dei prodotti alimentari (DECRETO LEGISLATIVO 26 maggio 1997, n.156 Attuazione della direttiva 93/99/CEE concernente misure supplementari in merito al controllo ufficiale dei prodotti alimentari.)non ha del tutto contribuito a chiarire le idee in merito né ai titolari delle attività alimentari né agli operatori del settore del controllo dei parassiti, e neppure agli addetti ai controlli da parte degli enti pubblici, tralasciando un assenza di uniformità per le procedure da seguire con il risultato finale che il piano di controllo dei parassiti, all’interno di un contesto dove si conservano e si manipolano alimenti, è affidato alla professionalità dell’operatore , alla sensibilità del committente e/o alla competenza dei suoi consulenti, in quanto la legge citata non da nessuna direttiva a riguardo, ma si limita ad una disamina dei principi e la messa in pratica è lasciata all’interpretazione delle varie figure coinvolte.

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L’IMPORTANZA ECONOMICA DELLA LOTTA AI RODITORI NELLE INDUSTRIE ALIMENTARI
I roditori trovano all’interno delle aziende agroalimentari condizioni ambientali ottimali, soprattutto in assenza di predatori naturali e in termini di temperatura dove trovano ampie possibilità di rifugio e di spostamento all’interno dell’edificio. La disponibilità di cibo e acqua, è spesso sufficiente per il sostentamento di un intera popolazione ed a seconda delle situazioni specifiche e della stabilità delle condizioni trofiche e dinamiche consente spesso alle popolazioni di presentare un attività riproduttiva ininterrotta( Pocock & all., 2004). Gli stabilimenti industriali sono senza dubbio un forte richiamo alle popolazioni di roditori che vivono nelle vicinanze, e l’intensità di questo richiamo è differente a seconda della tipologia di industria e dipende essenzialmente dalla tipologia di alimenti presenti all’interno e dall’odore che scaturisce durante le fasi di lavorazione .

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E’ importante soffermarsi sulle implicazioni negative connesse con la presenza di Roditori nei contesti alimentari. Infatti i prodotti alimentari sono generalmente soggetti a insidie continue da parte di topi e ratti, che tendono ad aggredirli lungo tutta la filiera produttiva, con inquinamento delle derrate con urina, feci o semplicemente cibandosene, oppure rimanere intrappolati all’interno delle macchine, comportando che i frammenti del loro corpo possano essere rinvenuti nel prodotto finito. Da sottolineare inoltre l’importanza dell’entità del danno d’immagine che può derivare ad un azienda alimentare dal rinvenimento di tracce di roditori in imballaggi o ancor peggio nel prodotto finito proveniente da un proprio stabilimento senza dimenticare le possibili implicazioni di carattere sanitario. Inoltre il rinvenimento di tracce di roditori, quali escrementi, siti di nidificazione, cumuli di residui alimentari od individui morti è un eventualità che può procurare notevoli problemi in occasione di sopralluoghi eseguiti da enti pubblici preposti al controllo.
Tenendo in considerazione gli ambienti urbani e gli allevamenti zootecnici, le specie maggiormente importanti da un punto di vista economico e sanitario sono essenzialmente le tre definite cosmopolite o, più impropriamente, commensali. Si tratta del Topo domestico (Mus domesticus, Schwarz & Schwarz), del Ratto delle chiaviche (Rattus norvegicus, Berkenout, 1769)) e del Ratto nero (Rattus rattus, Linnaeus, 1758), tutte di origine asiatica, ma la cui diffusioni, sebbene con tempi differenti, interessa ormai gran parte delle terre emerse. Le tre specie differiscono notevolmente nei requisiti ambientali, negli aspetti comportamentali e nell’ecologia delle popolazioni. E’ d’ importanza fondamentale conoscere la specie o le specie contro cui va indirizzato il trattamento, per non incorrere in grossolani errori di valutazione che possono pregiudicare il successo degli interventi.

Identificazione dei punti critici
Per mettere a punto una strategia di controllo efficace occorre considerare che i Roditori riescono a penetrare in uno stabilimento se sono soddisfatte precise condizioni in termini di possibilità di ingresso, opportunità di spostamento e ricovero e disponibilità alimentari. Occorre quindi, oltre all’implementazione delle misure di controllo dirette, occorre intervenire affinché la possibilità delle risorse vitali per i Roditori venga drasticamente ridotta, bisogna cioè ridurre la capacità portante dell’ambiente. Il primo passo per il raggiungimento di tale obiettivo è quelli di ottenere un quadro affidabile della situazione dell’ambiente che si è chiamati a gestire tramite un monitoraggio, importante attività spesso trascurata. Il monitoraggio viene solitamente effettuato tramite un ispezione nelle aree esterne ed interne della struttura con l’obbiettivo di raccogliere informazioni sui seguenti aspetti:
 Specie infestanti/e ed entità dell’infestazione;
 Principali vie di accesso alle aree interne;
 Identificazione delle principali risorse alimentari e delle aree di rifugio.

LE PRINCIPALI SPECIE COSMOPOLITE
Nell’ambito dei Mammiferi, l’ordine dei Roditori è quello che racchiude il maggior numero di specie. Il successo dei roditori è dovuto principalmente:
• Rappresentano il 40% delle specie di mammiferi;
• Sono rappresentati da una vasta gamma di dimensioni che vanno da 5g (topo pigmeo) a 50kg (capibara);
• Grande capacità ad adattarsi in qualsiasi habitat;
• Estremo opportunismo per quanto riguarda i requisiti di cibo;
• Hanno un elevato tasso di riproduzione;
• Alcune specie possono trovarsi in qualsiasi parte del mondo;
 • Hanno una vista molto debole ma di contro hanno altri sensi molto sviluppati come olfatto, gusto, tatto ed udito.
Si tratta di un ordine di successo con una distribuzione pressoché cosmopolita, con specie che hanno colonizzato, spontaneamente o grazie all’azione di trasporto operata dall’uomo, la maggior parte delle terre emerse del pianeta ed occupando una grande varietà di nicchie ecologiche, essendo presenti in ambienti più disparati che vanno dal deserto alle foreste tropicali , dalle zone umide alle praterie di alta montagna, dagli ecosistemi agricoli a quelli urbani, presentando nella maggior parte dei casi adattamenti specifici ed abitudini di vita particolari. I Roditori si distinguono dagli altri Mammiferi per la particolare peculiarità della loro dentatura. Posseggono infatti incisivi e molari. Gli incisivi che sono i denti in primo piano nei Mammiferi, nel topo sono 4 rispettivamente posizionati 2 sulla parte superiore e 2 nella parte inferiore.Gli incisivi nei ratti sono altamente specializzate per rosicchiare, infatti sono a radica aperta il ciò si traduce nella continua e ininterotta crescita per tutta la vita dell’animale,e da qui il bisogno continuo di rosicchiare. Tra i roditori le specie che vengono rinvenute frequentemente nei magazzini e nelle industrie alimentari sono tutte appartenenti alla famiglia dei Muridi, classificate sulla base del peso corporeo, le specie presenti sono:
 Mus domesticus
 Rattus Rattus
 Rattus norvegicus

Alcune differenze sostanziali nelle caratteristiche delle 3 specie hanno dato luogo ad insediamenti specifici, spesso nettamente separati ed in molti casi a distribuzioni geografiche distinte. E’ di estrema importanza quindi effettuare una corretta identificazione della specie presente in un territorio, per poter impostare corrette metodiche di controllo.

TECNICHE DI DIFESA 

L’importanza della prevenzione

 Le misure di prevenzione mirano ad ostacolare l’avvicinamento,l’infiltrazione e la proliferazione di topi e ratti. Numerose sono le misure preventive da adottare all’interno del comprensorio aziendale. Un adeguata prevenzione parte a monte nel momento della progettazione dell’edificio e i criteri costruttivi dovrebbero adeguarsi a quella che sarà la destinazione d’uso del progetto. A tal proposito possono risultare utili le pratiche di esclusione dei topi e ratti, definite”rat proofing”, prendono spunto da alcune peculiarità etologiche dei ratti stessi. La lotta, o meglio la prevenzione, prendendo in considerazione questa particolare tecnica costruttiva consiste sostanzialmente nel variare dettagli progettuali, o di manutenzione, della struttura abitativa per impedire l’entrata dei ratti negli edifici ed il loro instaurarsi nelle opere collegate di servizio urbano (acqua potabile, smaltimento fognario, adduzione di utenze come energia elettrica, telefono, gas metano, ecc.), conoscendo alcune caratteristiche bio - etologiche dei roditori stessi. 
I principali metodi di costruzione dovrebbero rispettare le seguenti norme:
 • Le finestre al piano terreno protette da grate metalliche inossidabili con luce di circa 2 cm.2 (1,5 x 1,5 cm.); per Mus domesticus questa dimensione si riduce a 0,5 cm2;
• Le grate dei tombini essere integre e rispettare una luce massima come riportato in precedenza;
• L’ingresso delle utenze deve essere protetto con piastre metalliche o di cemento;
• In presenza di Rattus rattus, tutte queste tecniche dovrebbero essere attuate anche all’interno delle residenze, per la protezione di condotte, fili, intercapedini di pavimenti o contro soffitti, prese d’aria o camini sul tetto.  

L’importanza di una corretta prassi igienica
In ogni ambiente il metodo più efficace di prevenzione è quello di evitare la formazione di fori negli angoli e nelle pareti dei locali , di eliminare i rifiuti e l’accumulo di sacchi utilizzati e riciclati che possono essere da rifugio per femmine ed i loro piccoli. Inoltre altro fattore importante è l’eliminazione dei rifiuti organici di qualsiasi genere, soprattutto la spazzatura che potrebbe essere un invito per l’ospite. Bisogna inoltre evitare, proteggendole con fitte reti metalliche, le comunicazioni con le fognature, otturando se necessario qualsiasi fessura dei pavimenti e delle pareti per impedire comunicazione con i sotterranei(ambienti preferiti dai ratti). Nei magazzini risulta fondamentale l’accatastamento razionale per agevolare l’ispezione di pareti e le merci, per l’accertamento della presenza di infestanti, non dovrebbero essere appoggiate contro le stesse (in questo modo si disturba il normale spostamento dei roditori dai punti di annidamento alle fonti di cibo).
L’importanza del monitoraggio
Il monitoraggio si rende utile per verificare la comprovata assenza di Roditori nelle aree di produzione o di conservazione degli alimenti, ed è certo l’obbiettivo a cui tutti i piani di controllo devono tendere. Differisce dal controllo vero e proprio, dal momento che esso consiste nel mettere in atto dei sistemi che, mediante la cattura di esemplari o il rilevamento delle loro tracce, consentono l’individuazione dei problemi presenti all’interno dell’area da proteggere, senza incidere in maniera sostanziale sulla popolazione presente. Anche se dobbiamo comunque precisare che nella maggior parte dei casi le tecniche di monitoraggio tendono spesso a coincidere con quelle di controllo, esempio ne è la verifica periodica dei consumi a carico delle esche presenti negli erogatori che costituisce un valido sistema di monitoraggio, anche se è comunque uno strumento di controllo diretto. In ogni caso le tecniche da utilizzare per l’implementazione del monitoraggio dovranno essere le più sicure possibili e limitarsi, ad esche virtuali o ultrasuoni che sono 2 metodologie di monitoraggio che assicurano un certa sicurezza perché entrambi i sistemi evitano la morte degli individui che sappiamo bene costituisce un fattore pericoloso di contaminazione, ma è comunque bene che ci sia una certa frequenza di controllo nel caso delle esche virtuali che sia almeno di 7 o 15 giorni, in modo da riscontrare eventuali intrusioni di nuovi individui con una certa tempestività. Sarebbe opportuno che l’operatore periodicamente abbia cura di redigere e consegnare al committente un rapporto di monitoraggio, che comprende il numero delle catture e/o l’entità dei consumi di esca virtuale riscontrati in ogni posizione.

Esche virtuali
Come detto sopra una tecnica molto diffusa nelle industrie alimentari è quella di utilizzare esche virtuali per la lotta dei Roditori nelle aree interne, utilizzando questo strumento come lotta.Ho ritenuto interessante collocare l’utilizzo di questi dispositivi in questa sezione della mia relazione, perché ritengo di estrema importanza in qualsiasi luogo dove si lavorano alimenti e materie prime, avere un panoramica generale sull’eventuale possibilità d’ingresso di topi e ratti. Le esche virtuali sono costituiti da blocchi di sostanze alimentari, simili in tutto alle esche tossiche, ad eccezione del fatto che non contengono il principio attivo. Le esche vanno posizionate nelle stazioni di avvelenamento e devono essere periodicamente controllate. E’ bene precisare che questa tecnica si presta bene per essere utilizzata solamente in quelle aree interne dove, in considerazione delle buone misure di esclusione, non sia probabile l’ingresso di Roditori, ed in cui possano essere eseguiti controlli periodici ravvicinati, allo scopo di intervenire rapidamente in casi di rilevamenti della presenza di Roditori.

LA DERATTIZZAZIONE 

La derattizzazione nell’industria agroalimentare, risulta  di fondamentale importanza, e deve essere impostata in modo del tutto razionale e oculata, per rispondere alle esigenze igienico-sanitarie delle attività alimentari stesse, senza compromettere, con l’utilizzo dei principi attivi normalmente utilizzati per la lotta, la salute e la salubrità degli ambienti di lavorazione.

Accertamento dell’infestazione
 L’ispezione di una struttura industriale dovrebbe cominciare sempre dall’esterno, per individuare da subito i principali punti deboli situati all’esterno della struttura, che riflettono quasi sempre ed in buona parte i problemi localizzati all’interno. Occorre innanzitutto esaminare il perimetro esterno dello stabilimento e le aree circostanti, individuando le situazioni favorevoli alla presenza dei roditori e le possibilità d’ingresso all’interno della struttura.

Ispezione delle aree esterne
 
Le  aree esterne sono la prima fase dell’ispezione completa, per accertare le condizioni ambientali presenti nelle aree al di fuori dello stabilimento. Da annotare la presenza di tracce di attività di roditori, come fori nel terreno, piste superficiali tra la vegetazione, escrementi e residui alimentari cosi come eventuali esemplari rinvenuti morti. Informazioni utili possono essere ricavati dalla documentazione relativa ai controlli delle stazioni di avvelenamento e dall’ispezione di alcuni erogatori di esca precedentemente installati, la cui apertura a campione può risultare indispensabile per trarre utili informazioni Sulla piantina vanno segnalati accumuli di materiali lungo le pareti dell’edificio (sia che si tratti di macchinari in disuso o materiali di scarto di vario genere), che interrompono la continuità della difesa esterna dell’edificio, richiamando roditori in transito ed offrendo zone di rifugio, situazione pericolosa soprattutto in prossimità delle vie d’accesso all’interno dei locali. L’accumulo dei materiali all’esterno ostacola l’azione degli erogatori di esca, il cui richiamo è massimo in presenza di pareti totalmente sgombre, e che decresce in presenza di accumulo di materiali. Importante riportare sulla cartina le zone provviste di vegetazione con erba troppo alta, che possono contribuire al passaggio e al momentaneo rifugio di roditori, nonché offrire loro una maggiore facilità di avvicinamento al perimetro esterno dell’edificio. Ed è per questo che sarebbe preferibile effettuare l’ estirpamento della vegetazione per agevolare e comunque facilitare le operazioni di monitoraggio. Vanno infine segnalati tutti i comportamenti che possono rendere disponibili risorse ai roditori, quali ad esempio le dispersioni alimentari derivanti dall’accumulo degli scarti di produzione nelle zone esterne. Questa situazione, oltre ad offrire sostentamento ai roditori, sono in grado di sollecitare una forte competizione nei riguardi delle esche tossiche, rendendo cosi la loro azione complessiva inefficace.

Ispezione delle aree interne

Nell’ispezione interna va verificata in primo luogo la possibilità d’ingresso dei roditori dall’esterno all’interno dell’edificio. In particolar modo vanno analizzate con cura: le fessure sotto le porte che possono essere punti di accesso per animali di piccola taglia e, qualora siano molto ampie anche per ratti. A tal proposito ricordiamo che un apertura di soli 1,2 cm è sufficiente per l’ingresso di Mus domesticus. Attenzione e manutenzione periodica per porte semimoventi che col passar del tempo possono deformarsi, offrendo ampie possibilità d’accesso. Non dimenticare la possibilità di ingresso quando vi siano alberi con rami che si avvicinano ai cornicioni o piante arrampicanti addossate alle pareti. Nel corso dell’ispezione non vanno dimenticare le zone sopraelevate tra cui le aree del tetto in prossimità degli sbocchi di aeratori e condizionatori, finestre con vetri rotti o non a tenuta, pannelli di rivestimento, giunti di dilatazione. Le infestazioni sulle aree del tetto di specie come ratto nero e Mus domesticus sono sempre collegate alle popolazioni presenti all’interno dello stabilimento, viste le ampie possibilità di accesso che spesso vi sono nelle aree sopraelevate dei fabbricati. Una volta entrati nello stabilimento i roditori necessitano di alcune condizioni favorevoli per il loro insediamento all’interno e riprodursi. Innanzitutto la possibilità di alimentarsi, ed ovviamente le condizioni igienico sanitarie carenti offrono loro nutrimento necessario per sopravvivere. In particolar modo i macchinari se non sottoposte a periodica pulizia possono offrire sostentamento ad un gran numero di individui, mentre l’acqua può essere facilmente reperita nei residui di lavorazione freschi o nelle zone di condensa. Qualora gli scarti di lavorazione siano accumulati nelle aree interne occorre verificare che questi siano stoccati in modo corretto e che non vi siano dispersioni fuori dei contenitori. Come nelle aree esterne dello stabilimento, nelle zone interne è necessaria l’osservazione di alcune tracce importanti per l’accertamento dell’infestazione come perforazione imballaggi, con eventuale dispersioni di prodotti, rosicchiatura di pareti in legno o coibentazioni in polistirolo, l’attacco a cavi elettrici, l’asportazione di cibo, sono indizi utili. Inoltre può essere utile l’individuazione delle impronte sulla polvere del pavimento o su semola o farina, consente di verificare il gradi di infestazione e la specie presente.

Individuazione della specie

Per il riconoscimento della specie già nella fase precedente, cioè in fase di accertamento dell’infestazione, si è in grado di individuare la specie murina. Per il riconoscimento risulta indispensabile conoscere il comportamento e le abitudini di ogni singola specie e alcune differenza tra le specie cosmopolita più importanti possono risultare utili.

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 Applicazione dei metodi di lotta
La lotta ai roditori all’interno delle aree industriali può essere condotta adottando diverse strategie, la cui scelta dipende dalle caratteristiche dell’azienda in questione, della qualità delle misure di esclusione messe in atto, dall’entità e dalla natura del problema, nonché dalle esigenze specifiche del committente.

Metodo delle 3 linee di difesa
Dal punto di vista della disposizione spaziale dei dispositivi di controllo, la strategia più frequentemente utilizzata è quella cosiddetta delle tre linee di difesa, con esche trattate con rodenticidi nelle 2 cinture esterne, mentre nei reparti produttivi, vengono semplicemente utilizzate delle esche per l’intrappolamento Nel controllo esterno eseguito con l’applicazione delle due cinture di protezione,ciascuna composta da una serie di erogatori di esche rodenticida opportunamente distanziati, la prima cintura, quella più esterna, viene riposta a ridosso della recinzione dello stabilimento, ha la funzione di ridurre la pressione degli individui provenienti dalle zone limitrofe.

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La distanza tra gli erogatori deve essere di circa 20 metri, con eventuali accorgimenti nel caso ad esempio di una folta siepe dove essendo potenziale rifugio per roditori questa distanza deve essere opportunamente ridotta, mentre può essere aumentata in zone sgombre da vegetazione e cumuli di materiali. La seconda cintura, quella più interna, va collocata a ridosso delle pareti esterne dell’edificio, ed ha il compito di adescare gli individui che si trovano a circolare in questa zona, cioè quelli che hanno la possibilità di entrare ed uscire dall’edificio. Per quanto riguarda i principi attivi un tempo erano a disposizione 2 categorie:

Rodenticidi acuti o “a dose singola”, dall’effetto pressoché immediato; Erano sostanze che esplicano la loro azione in pochissime ore, ed era sufficiente una sola ingestione per portare a morte l’animale intossicato. E’ importante ricordare però che se l’animale cessava di alimentarsene prima che abbia ingerito la dose letale, questo provocava un malessere che trasmetteva un allarme a tutta la popolazione murina e svaniva la lotta intrapresa. 

Rodenticidi cronici, la cui azione, si manifestava trascorso un certo periodo di tempo. I rodenticidi cronici portavano invece all’avvelenamento dopo alcuni giorni e comprendono quelli che oggi sono i cosiddetti anticoagulanti, che rispetto ai precedenti hanno il vantaggio di non ricorrere all’utilizzo del pre-adescamento, in quanto portano a morte diverso tempo dopo che la dose letale è stata assunta, senza dolori o manifestazioni di anormalità, senza cioè pericolo di allarme.
Gli anticoagulanti sono sostanze i cui capostipiti derivano dalla cumarina. Con il tempo la distinzione tra rodenticidi acuti e cronici è scomparsa unendo per un certo periodo le 2 tipologie. Allo stato attuale, i rodenticidi a disposizione degli applicatori professionisti sono nella quasi totalità dei casi esche tossiche a base di prodotti anticoagulanti(attualmente soprattutto degli anticoagulanti di 2°generazione), in quanto con il passar del tempo è stata registrata una resistenza di topi e ratti ai principi attivi acuti (il ratto in particolar modo associava all’alimento la morte e non mangiava più). L’azione dei vari anticoagulanti è il medesimo (essi agiscono inibendo la biosintesi della vitamina K, essenziale per il verificarsi della coagulazione del sangue, provocando così emorragie interne), assai differenti tuttavia sono le tossicità (espresse come DL50 acuta orale) dei diversi principi attivi. I primi anticoagulanti sono stati introdotti sul mercato negli anni ’50, e col passare degli anni hanno visto potenziare notevolmente la loro azione tossica. Si è passati da anticoagulanti la cui tossicità si manifestava compiutamente solo in seguito a più assunzioni dell’esca, ad altri che si rendono efficaci anche in seguito ad una singola assunzione. Tra i primi, denominati anticoagulanti della prima generazione: warfarin,CLOROPHACINONE, COUMACHLORO, DIPHACINONE, COUMATETRALY.
Gli anticoagulanti della seconda generazione, denominati anche “a dose singola”. Appartengono a questa famiglia cinque principi attivi sintetizzati e posti sul mercato a partire dagli anni ‘70, quali: difenacoum, bromadiolone, brodifacoum.

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L’effetto tossico di un trattamento di derattizzazione si manifesta da 4 giorni dopo il posizionamento delle esche e si esaurisce entro un periodo di tempo di circa 11 giorni, il cui termine è comunque indicato dall’assenza di consumo delle esche per almeno 3/ 4 giorni. Tutti i principi attivi sono posti all’interno di basi alimentari che hanno la funzione di attrarre l’animale a mangiare l’esca.
La somministrazione può avvenire tramite: esca liquida, solida o in polvere.
 Sebbene nessuna legge vieti espressamente l’utilizzo di esche tossiche nelle aree interne degli stabilimenti industriali, negli ultimi anni tale pratica tende ad essere abbandonata a favore di altre che comportano meno rischi di contaminazione. Questa tendenza è avvenuta soprattutto in seguito ad una aggressiva sensibilizzazione dell’opinione pubblica riguardo alle implicazioni negative derivanti da un utilizzo eccessivo e/o scorretto dei prodotti chimici ed inoltre la scarsa professionalità di alcuni operatori ha portato molte aziende alimentari, per evitare qualsiasi rischio, a bandire l’uso delle esche tossiche all’interno degli stabilimenti. Proprio per questi motivi all’interno delle industrie alimentari si punta sull’utilizzo di trappole a cattura multipla e trappole collanti.

 Metodo della derattizzazione ecologica
 Questo sistema mira all’eliminazione di topi e ratti dall’ambiente, con uso di prodotti e attrezzature totalmente ecologiche. Le tecniche di derattizzazione ecologica, possono essere tranquillamente utilizzate anche all’interno di abitazioni private, strutture sanitarie, edifici scolastici e ogni tipo di ambiente privato o pubblico, che presenta necessità di intervenire con attrezzature o prodotti non chimici.

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Il sistema EKOmille è rappresentato da un sistema di cattura continua e multipla, composto da una struttura in materiale plastico, che viene fissato al suolo, e poi racchiusa in una seconda struttura in legno e metallo, ermeticamente chiusa, all’interno della quale si trova formalina (2%) e viene inserita l’esca(solitamente semi di girasole). Nell’ekomille l’animale viene attratto dall’odore di sostanze naturali, in un ambiente ove si sente sicuro ed a proprio agio. Tali premesse, stimolano l’animale a lasciare ai suoi simili dei messaggi positivi, tramite urina, escrementi, saliva, avanzi di semi, questi messaggi positivi lasciati rassicurano gli animali presenti, permettendone la cattura continua ed immediata, infatti l’animale attratto salendo nella parte superiore della struttura (grazie ad un sistema basculante e al peso dell’animale) cade all’interno dove è contenuta una soluzione di acqua e formalina (che ne permette la conservazione). In questo modo i topi ed i ratti vengono intrappolati senza l’uso di alcuna sostanza chimica nociva, e soprattutto senza il fastidio, frequente con i tradizionali sistemi di derattizzazione chimica. I vantaggi che si ottengono con l’uso di questo sistema sono: igiene (assenza totale di sostanze tossiche, assenza totale di trattamento ai semi presenti, disinfezione degli animali catturati, con l’uso di disinfettante ecologico, a base di sali quaternari); ecologicità (rispetto dell’Ambiente con una selezione certa degli animali catturati); prevenzione (cattura degli eventuali nuovi arrivi dalle zone circostanti, non ancora derattizzate). Di contro però i limiti principali nell’utilizzo della struttura EKOMILLE sono:
- Necessita di un controllo costante;
- Deve essere posizionato in un punto di passaggio per il topo;
- Poco adatto nelle grandi aziende, in quanto di piccola capienza.

Principali leggi e normative a regolamentazione delle campagne di derattizzazione
Durante le operazioni di derattizzazione in qualsiasi luogo essa si svolgano, che sia un ambiente domestico, un istituto scolastico o un azienda agroalimentare, occorrono alcuni requisiti normativi, ma soprattutto, è indispensabile, se si vuole procedere in modo opportuno, possedere le conoscenze necessarie sul piano tecnico.
L’ ordinanza del 18 Gennaio 2008
Proroga e modifica dell'ordinanza 18 dicembre 2008, come modificata dall'ordinanza 19 marzo 2009, recante: «Norme sul divieto di utilizzo e di detenzione di esche o di bocconi avvelenati». (10A01779) (GU n. 33 del 10-2-2010), riportiamo qui di seguito i punti di più importanti:
IL MINISTRO DELLA SALUTE
- Visto il testo unico delle leggi sanitarie approvato con regio decreto del 27 luglio 1934, n. 1256 e successive modifiche;
- Visto il regolamento di polizia veterinaria approvato con decreto del Presidente della Repubblica 8 febbraio 1954, n. 320;
 - Vista la legge 11 febbraio 1992, n. 157, art. 21, lettera u);
- Vista la legge 20 luglio 2004, n. 189;
- Visti gli articoli 544-bis, 544-ter, 440, 638, 650 e 674 del codice penale; - Visto il decreto legislativo 17 marzo 1995, n. 194, e successive modifiche; - Visto l'art. 32 della legge 23 dicembre 1978, n. 833;
- Visto l'art. 117 del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112;
 - Visto il decreto del Presidente della Repubblica n. 392, del 6 ottobre 1998; - Visto il decreto legislativo 25 febbraio 2000, n. 174; - Vista l'ordinanza 18 dicembre 2008;
 - Vista l'ordinanza 19 marzo 2009;
- Rilevato il persistere del fenomeno relativo alla uccisione di animali mediante l'utilizzo di esche o bocconi avvelenati sia in ambito urbano, che extraurbano nonché gli episodi sempre più frequenti di mortalità tra la fauna selvatica per ingestione di sostanze tossiche abbandonate volontariamente nell'ambiente, con conseguenti rilevanti danni al patrimonio faunistico selvatico ed in particolare alle specie in via di estinzione;
- Tenuto conto che la presenza di veleni e sostanze tossiche sul territorio, in particolare sotto forma di esche o bocconi, rappresenta un serio rischio per la popolazione umana, in particolare per i bambini, sia direttamente che indirettamente attraverso la contaminazione ambientale, nonché per l'ambiente;
- Ritenuto necessario, per le motivazioni sopra indicate, prorogare e rafforzare le misure previste dalla ordinanza ministeriale del 18 dicembre 2008 come modificata dall'ordinanza 19 marzo 2009;
ORDINA
Art. 1
1. L'ordinanza 18 dicembre 2008, come modificata dall'ordinanza 19 marzo 2009, è così modificata:
a) all'art. 1, comma 2 dopo la parola «metalli» sono aggiunte le parole «o materiale esplodente»;
 b) l'art. 1, comma 3 è così sostituito: «3. Il proprietario o il responsabile dell'animale deceduto a causa di esche o bocconi avvelenati deve segnalare il caso alle autorità competenti tramite il medico veterinario che emette la diagnosi di sospetto di cui all'art. 2, comma 1»;
 c) l'art. 1, comma 4 è così sostituito: «4. Le operazioni di derattizzazione e disinfestazione, eseguite da ditte specializzate, devono essere effettuate con modalità tali da non nuocere in alcun modo alle persone ed alle specie animali non bersaglio e devono essere pubblicizzate dalle stesse ditte, tramite avvisi esposti nelle zone interessate con almeno cinque giorni lavorativi d'anticipo. La tabellazione deve contenere l'indicazione di pericolo per la presenza del veleno, gli elementi identificativi del responsabile del trattamento, la durata del trattamento e l'indicazione delle sostanze utilizzate»;
d) all'art. 1 dopo il comma 4 sono inseriti i seguenti commi:
«5. Al termine delle operazioni il responsabile della ditta specializzata deve provvedere alla bonifica del sito mediante il ritiro delle esche non utilizzate e delle spoglie dei ratti o di altri animali infestanti».
«6. Nelle aree protette per motivi di salvaguardia di specie selvatiche oggetto di misure di protezione a carattere internazionale, ove esse siano particolarmente minacciate dai ratti, è possibile effettuare, previa comunicazione al Ministero della Salute, operazioni di derattizzazione mediante rodenticidi senza l'utilizzo degli appositi contenitori di esche a condizione che:
a. il principio attivo utilizzato come rodenticida sia a bassa persistenza ambientale al fine di evitare la contaminazione della catena alimentare e dell'ambiente;
b. sia stabilita la durata massima di permanenza nell'ambiente delle esche in relazione agli obiettivi da raggiungere, sulla base della letteratura scientifica più aggiornata;
c. al termine dell'operazione le esche non utilizzate siano rimosse dall'ambiente e venga redatto un apposito verbale di chiusura dell'operazione, a cura del responsabile della stessa, nel quale sia indicato il numero di esche immesse nell'ambiente, l'area interessata dall'operazione ed il numero di esche, non utilizzate e rimosse al termine dell'operazione. Il suddetto verbale, inviato in copia al Ministero della Salute, è a disposizione delle autorità competenti per eventuali controlli»;
e) l'ultimo periodo del comma 2 dell'art. 2 è abrogato.
 f) all'art. 3, comma 1 la parola «autopsia» è sostituita con la parola «necroscopia e la parola «autoptica» è sostituita con la parola «necroscopica»;
g) all'art. 3, comma 2 dopo le parole «territorialmente competente» sono aggiunte le parole «, al sindaco»;
 h) all'art. 4, comma 1 dopo le parole «all'art. 2, comma 1» sono aggiunte le parole «o all'art. 3, comma 2»;
 i) all'art. 5, comma 1 dopo la parola «amaricante» sono aggiunte le parole «o repellente» e dopo le parole «solo all'animale bersaglio» sono aggiunte le parole «fatti salvi i casi previsti all'art. 1, comma 6»;
Art. 2
1. Il termine di validità dell'ordinanza del Ministro del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali 18 dicembre 2008, come modificata dall'ordinanza 19 marzo 2009 e dalla presente ordinanza, è prorogato di ulteriori 24 mesi decorrenti dalla data di pubblicazione della presente.
2. La presente ordinanza, inviata alla Corte dei Conti per la registrazione, entra in vigore il giorno della pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana ed ha efficacia di ventiquattro mesi a decorrere dalla predetta pubblicazione.
Roma, 14 gennaio 2010
Il Ministro Fazio Registrato alla Corte dei Conti il 29 gennaio 2010 Ufficio di controllo preventivo sui Ministeri dei Servizi alla Persona e dei Beni Culturali, registro n. 1, foglio n. 247

Commenti

7 Commenti

  • Maurizio Verdone
    by Maurizio Verdone 1 year fa
    Ciao Vanessa.
    Un qual cosa che possa essere utile a chi ancora (e ce ne sono tanti..) ha le idee confuse sui roditori. E' un percorso articolato, benchè in alcuni aspetti superficiale, che permette un'agevole lettura sia agli addetti ai lavori che ai non addetti.
    Maurizio
  • Vanessa Patanè
    by Vanessa Patanè 1 year fa
    Sono a conoscenza che il mio articolo in alcuni punti risulta carente e superficiale ma la mia idea era quella di dare un quadro generale sull operato! infatti lei non sa che ancor prima di inserire questo articolo pensavo a degli articoli successivi o meglio a degli approfondimenti più importanti dei vari punti che in questo mio generico lavoro non sono del tutto approfonfiti in modo opportuno e che per sintesi necessaria ho dovuto accorciare. lei non sa che questo non è l'originale ma solo una sintesi del mio lavoro completo!
  • Maurizio Verdone
    by Maurizio Verdone 1 year fa
    l'importante è iniziare, via via si corregge il tiro.
  • Luca Perera
    by Luca Perera 1 year fa
    Io lavoro in un'azienda che sta realizzando sempre più impianti di derattizzazione nelle aziende alimentari.
    Parliamo di aziende di una certa dimensione inquanto la ns tecnologia ha un certo costo (che poi in realtà alla lunga risulta pure estremamente economico).
    Ma i risultati sono eccellenti e..come dire..si sta spargendo la voce.
    Inizialmente paghiamo la pessima reputazione dei cosiddetti ultrasuoni ai quali tendono spesso ad associarci, nonchè la scarsa conoscenza relativa ad una tecnologia unica in questo settore (onde meccaniche).. ma quando coi metodi "esca e trappola" non riescono a venirne a capo.. arriviamo noi.
  • Vanessa Patanè
    by Vanessa Patanè 1 year fa
    Salve Luca, come ho già detto purtroppo nel mio articolo non ho potuto esprimere al meglio pregi e difetti delle tecnologie da me descritte. Anche se credo che in una relazione bisogna comuque accennare e vagliare quantomeno tutte le tecnologie esistenti.è importante secondo me valutare caso per caso perchè non dobbiamo dimenticare che viviamo una realtà aziendale molto variegata. mi farebbe piacere sapere qualcosa di più sulle sue tecnologie!
  • Maurizio Verdone
    by Maurizio Verdone 1 year fa
    In effetti anche io sarei curioso di sapere quali tecnologie sono legate alla tua azienda anche se credo non abbiano molto in comune con gli ultrasuoni che non servono per derattizzare ma hanno una funzionalità preventiva seppur discutibile. La derattizzazione e' una cosa seria e non esiste un metodo unico che possa risolvere ma solo un'insieme di tecniche che si inseriscono in un sistema di lotta integrata. Saluti
  • Luca Perera
    by Luca Perera 1 year fa
    Scusate se scrivo solo ora con un tempo di reazione osceno...
    Una precisazione: il termine ultrasuono identifica le onde acustiche aventi una certa frequenza (> 20.000 Hz) non udibili dall'uomo ma perfettamente udibili dai roditori;
    la frequenza in se non dice nulla se non che si possono far sentire ai suddetti animali dei "rumori", inducendoli, in prima istanza, a supporre una presenza di attività da parte di animali superiori (uomo incluso)
    dopo un po' però, terminato l'effetto di deterrenza psicologica si ri-impossessano del territorio fregandosene dell’ultrasuono.
    Se però sparassimo un volume talmente assordante che al di sotto di una certa distanza questi animali perdono l’udito (oltre certi livelli di pressione acustica la membrana timpanica si perfora in maniera irreparabile, ed innalzando ulteriormente la pressione si può arrivare ad uccidere non solo i roditori) state tranquilli che se ne stanno ben alla larga.
    Affinchè si possa svolgere tal azione in maniera legale (ovvero osservando pressioni acustiche salubri per l’uomo) si possono garantire fasci d’azione dell’ordine di 10 m, si può però garantire una sorta di sbarramento sugli ingressi, saturare gli spazi chiusi sfruttando le eco, o isolare dei siti creando una sorta di “cerchio di fuoco” disponendo i dispositivi uno di seguito all’altro.
    Con questo concetto, si potrebbero far funzionare anche gli ultrasuoni (che poi come sappiamo funzionano molto poco) basterebbe aumentare il livello di pressione acustica (che ha a che fare con l’altezza dell’onda acustica e non con la frequenza) c’è però un limite tecnologico, ovvero, se facessimo andare un emettitore di ultrasuoni a tale potenza nel giro di poco tempo vedrebbe rompersi la sua membrana di emissione (un po’ come la membrana timpanica dell’animale) e quindi perderebbe di efficacia… Permettetemi di fare il commerciale dicendo che qui entra in campo il ns dispositivo… riusciamo a produrre una determinata frequenza (15.600 Hz) ad un livello di pressione acustica elevato (quanto basta per non permettere il passaggio dei roditori) senza perdita di efficienza nel tempo.
    Spero di non avervi annoiato
    Luca
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