Lotta ai roditori nell'industria alimentare: aspetti tecnici e normativi
INTRODUZIONE
L’accresciuta consapevolezza dell’opinione pubblica ed il
miglioramento delle condizioni igieniche generali hanno prodotto
negli ultimi anni un notevole incremento dell’attenzione e del
volume d’affari di tutto il settore del controllo dei parassiti
all’interno delle attività legate al comparto alimentare. Ratti e
topi sono oggi i mammiferi più numerosi e largamente diffusi
sulla terra; l’uomo stesso li ha inconsapevolmente favoriti,
lasciando che si sviluppassero di pari in passo con la civiltà e
in particolare con il processo di antropizzazione. E’ stata
proprio l’urbanizzazione, con le immense possibilità di cibo e
rifugio, a concedere a queste specie vantaggi non voluti, ma
sicuramente determinanti, inoltre la cattiva gestione del rifiuto
urbano,il degrado ambientale, le reti fognarie malandate,
l’enorme quantità di rifiuto legata alla civiltà dei consumi e
l’errata progettazione edilizia (che non tiene conto del
“Rat-proofing” cioè a prova di ratto), sono solo alcune delle
grandi occasioni di cui essi approfittano. Con l’ uomo il loro
rapporto è stato sempre caratterizzato da un bilancio negativo
evidenziando perdite economiche dirette e danni igienico
sanitari. Quasi impossibile resta una stima esatta dei gravissimi
danni causati alle derrate alimentari e agli alimenti
immagazzinati, soprattutto se si pensa che devono essere
considerate anche le perdite indirette, dovute sia
all’insudiciamento degli alimenti che al danneggiamento dei
contenitori, spesso in cartoni facilmente attaccabili
dall’animale. Nel corso della storia, i Roditori sono stati senza
dubbio i vertebrati più nocivi alla salute ed alle attività
umane.
Tra le malattie più importanti citiamo quelle batteriche quali
sono Leptospirosi e Salmonellosi.
Ancora oggi numerosi imprenditori che operano nel settore
agro-alimentare considerano il controllo degli insetti e degli
animali indesiderati come una componente relativamente poco
importante della propria attività e trascurano di inserirlo
effettivamente tra i loro compiti o addirittura non lo
contemplano affatto. Spesso ciò si verifica perché gli operatori,
oltre a non conoscere i rischi specifici legati alla eventuale
presenza di infestanti, non hanno avuto tempo o modo di
apprendere le opportune strategie richieste per implementare
programmi di controllo di animali indesiderati che siano efficaci
e proficui. Appare quindi inevitabile che la medesima poca
attenzione sia rivolta alla adeguata formazione del personale
operante, che nella pratica quotidiana è direttamente coinvolto
nell’applicazione di tali misure di controllo. Agli occhi
dell'opinione pubblica la presenza murina appare giustamente
associata alla sporcizia, ai rifiuti abbandonati,
all'inquinamento e in definitiva al degrado ambientale. In realtà
anche se precise norme igieniche, in particolare relative allo
smaltimento dei rifiuti, sono la prima e più valida misura
preventiva contro il diffondersi dell'infestazione, occorre dire
che molti dei fattori ambientali favorenti il moltiplicarsi di
colonie di topi e ratti sono spesso al di fuori delle possibilità
di un controllo preventivo da parte degli organismi sanitari
preposti (ASL e/o Comuni). Un intervento di
derattizzazione correttamente eseguito, oltre che doveroso nei
confronti della salute pubblica, va considerato anche come una
operazione di equilibrio ecologico per l'ambiente, poiché la
nozione stessa di ecologia in un centro urbano o comunque
fortemente antropizzato, non può in alcun modo prescindere da un
intervento cosciente diretto dall'uomo.
Inoltre
bisogna aggiungere che la normativa in materia di igiene dei
prodotti alimentari (DECRETO LEGISLATIVO 26 maggio 1997, n.156
Attuazione della direttiva 93/99/CEE concernente misure
supplementari in merito al controllo ufficiale dei prodotti
alimentari.)non ha del tutto contribuito a chiarire le idee in
merito né ai titolari delle attività alimentari né agli operatori
del settore del controllo dei parassiti, e neppure agli addetti
ai controlli da parte degli enti pubblici, tralasciando un
assenza di uniformità per le procedure da seguire con il
risultato finale che il piano di controllo dei parassiti,
all’interno di un contesto dove si conservano e si manipolano
alimenti, è affidato alla professionalità dell’operatore , alla
sensibilità del committente e/o alla competenza dei suoi
consulenti, in quanto la legge citata non da nessuna direttiva a
riguardo, ma si limita ad una disamina dei principi e la messa in
pratica è lasciata all’interpretazione delle varie figure
coinvolte.
L’IMPORTANZA ECONOMICA DELLA LOTTA AI RODITORI NELLE
INDUSTRIE ALIMENTARI
I roditori trovano all’interno delle aziende agroalimentari
condizioni ambientali ottimali, soprattutto in assenza di
predatori naturali e in termini di temperatura dove trovano ampie
possibilità di rifugio e di spostamento all’interno
dell’edificio. La disponibilità di cibo e acqua, è spesso
sufficiente per il sostentamento di un intera popolazione ed a
seconda delle situazioni specifiche e della stabilità delle
condizioni trofiche e dinamiche consente spesso alle popolazioni
di presentare un attività riproduttiva ininterrotta( Pocock &
all., 2004). Gli stabilimenti industriali sono senza dubbio un
forte richiamo alle popolazioni di roditori che vivono nelle
vicinanze, e l’intensità di questo richiamo è differente a
seconda della tipologia di industria e dipende essenzialmente
dalla tipologia di alimenti presenti all’interno e dall’odore che
scaturisce durante le fasi di lavorazione .

E’ importante soffermarsi sulle implicazioni negative connesse
con la presenza di Roditori nei contesti alimentari. Infatti i
prodotti alimentari sono generalmente soggetti a insidie continue
da parte di topi e ratti, che tendono ad aggredirli lungo tutta
la filiera produttiva, con inquinamento delle derrate con urina,
feci o semplicemente cibandosene, oppure rimanere intrappolati
all’interno delle macchine, comportando che i frammenti del loro
corpo possano essere rinvenuti nel prodotto finito. Da
sottolineare inoltre l’importanza dell’entità del danno
d’immagine che può derivare ad un azienda alimentare dal
rinvenimento di tracce di roditori in imballaggi o ancor peggio
nel prodotto finito proveniente da un proprio stabilimento senza
dimenticare le possibili implicazioni di carattere sanitario.
Inoltre il rinvenimento di tracce di roditori, quali escrementi,
siti di nidificazione, cumuli di residui alimentari od individui
morti è un eventualità che può procurare notevoli problemi in
occasione di sopralluoghi eseguiti da enti pubblici preposti al
controllo.
Tenendo in considerazione gli ambienti urbani e gli allevamenti
zootecnici, le specie maggiormente importanti da un punto di
vista economico e sanitario sono essenzialmente le tre definite
cosmopolite o, più impropriamente, commensali. Si tratta del Topo
domestico (Mus domesticus, Schwarz
& Schwarz), del Ratto delle chiaviche (Rattus
norvegicus, Berkenout, 1769)) e del Ratto nero
(Rattus rattus, Linnaeus, 1758), tutte
di origine asiatica, ma la cui diffusioni, sebbene con tempi
differenti, interessa ormai gran parte delle terre emerse. Le tre
specie differiscono notevolmente nei requisiti ambientali, negli
aspetti comportamentali e nell’ecologia delle popolazioni.
E’ d’ importanza
fondamentale conoscere la specie o le specie contro cui va
indirizzato il trattamento, per non incorrere in grossolani
errori di valutazione che possono pregiudicare il successo degli
interventi.
Identificazione dei punti critici
Per mettere a punto una strategia di controllo efficace occorre
considerare che i Roditori riescono a penetrare in uno
stabilimento se sono soddisfatte precise condizioni in termini di
possibilità di ingresso, opportunità di spostamento e ricovero e
disponibilità alimentari. Occorre quindi, oltre
all’implementazione delle misure di controllo dirette, occorre
intervenire affinché la possibilità delle risorse vitali per i
Roditori venga drasticamente ridotta, bisogna cioè ridurre la
capacità portante dell’ambiente. Il primo passo per il
raggiungimento di tale obiettivo è quelli di ottenere un quadro
affidabile della situazione dell’ambiente che si è chiamati a
gestire tramite un monitoraggio, importante attività spesso
trascurata. Il monitoraggio viene solitamente effettuato tramite
un ispezione nelle aree esterne ed interne della struttura con
l’obbiettivo di raccogliere informazioni sui seguenti
aspetti:
Specie infestanti/e ed entità dell’infestazione;
Principali vie di accesso alle aree interne;
Identificazione delle principali risorse alimentari e delle
aree di rifugio.
LE PRINCIPALI SPECIE
COSMOPOLITE
Nell’ambito dei Mammiferi, l’ordine dei
Roditori è quello che racchiude il maggior numero di specie. Il
successo dei roditori è dovuto principalmente:
• Rappresentano il 40% delle specie di mammiferi;
• Sono rappresentati da una vasta gamma di dimensioni che vanno
da 5g (topo pigmeo) a 50kg (capibara);
• Grande capacità ad adattarsi in qualsiasi habitat;
• Estremo opportunismo per quanto riguarda i requisiti di
cibo;
• Hanno un elevato tasso di riproduzione;
• Alcune specie possono trovarsi in qualsiasi parte del
mondo;
• Hanno una vista molto debole ma di contro hanno altri
sensi molto sviluppati come olfatto, gusto, tatto ed udito.
Si tratta di un ordine di successo con una distribuzione
pressoché cosmopolita, con specie che hanno colonizzato,
spontaneamente o grazie all’azione di trasporto operata
dall’uomo, la maggior parte delle terre emerse del pianeta ed
occupando una grande varietà di nicchie ecologiche, essendo
presenti in ambienti più disparati che vanno dal deserto alle
foreste tropicali , dalle zone umide alle praterie di alta
montagna, dagli ecosistemi agricoli a quelli urbani, presentando
nella maggior parte dei casi adattamenti specifici ed abitudini
di vita particolari. I Roditori si distinguono dagli altri
Mammiferi per la particolare peculiarità della loro dentatura.
Posseggono infatti incisivi e molari. Gli incisivi che sono i
denti in primo piano nei Mammiferi, nel topo sono 4
rispettivamente posizionati 2 sulla parte superiore e 2 nella
parte inferiore.Gli incisivi nei ratti sono altamente
specializzate per rosicchiare, infatti sono a radica aperta il
ciò si traduce nella continua e ininterotta crescita per tutta la
vita dell’animale,e da qui il bisogno continuo di rosicchiare.
Tra i roditori le specie che vengono rinvenute frequentemente nei
magazzini e nelle industrie alimentari sono tutte appartenenti
alla famiglia dei Muridi, classificate sulla base del peso
corporeo, le specie presenti sono:
Mus domesticus
Rattus Rattus
Rattus norvegicus
Alcune differenze sostanziali nelle caratteristiche delle 3
specie hanno dato luogo ad insediamenti specifici, spesso
nettamente separati ed in molti casi a distribuzioni geografiche
distinte. E’ di estrema importanza quindi effettuare una corretta
identificazione della specie presente in un territorio, per poter
impostare corrette metodiche di controllo.
TECNICHE DI DIFESA
L’importanza della prevenzione
Le misure di prevenzione mirano ad
ostacolare l’avvicinamento,l’infiltrazione e la proliferazione di
topi e ratti. Numerose sono le misure preventive da adottare
all’interno del comprensorio aziendale. Un adeguata
prevenzione parte a monte nel momento della progettazione
dell’edificio e i criteri costruttivi dovrebbero adeguarsi a
quella che sarà la destinazione d’uso del progetto. A
tal proposito possono risultare utili le pratiche di esclusione
dei topi e ratti, definite”rat proofing”, prendono spunto da
alcune peculiarità etologiche dei ratti stessi. La lotta, o
meglio la prevenzione, prendendo in considerazione questa
particolare tecnica costruttiva consiste sostanzialmente nel
variare dettagli progettuali, o di manutenzione, della struttura
abitativa per impedire l’entrata dei ratti negli edifici ed il
loro instaurarsi nelle opere collegate di servizio urbano (acqua
potabile, smaltimento fognario, adduzione di utenze come energia
elettrica, telefono, gas metano, ecc.), conoscendo alcune
caratteristiche bio - etologiche dei roditori stessi.
I principali metodi di costruzione dovrebbero rispettare le
seguenti norme:
• Le finestre al piano terreno protette da grate metalliche
inossidabili con luce di circa 2 cm.2 (1,5 x 1,5 cm.); per
Mus domesticus questa dimensione si riduce a 0,5
cm2;
• Le grate dei tombini essere integre e rispettare una luce
massima come riportato in precedenza;
• L’ingresso delle utenze deve essere protetto con piastre
metalliche o di cemento;
• In presenza di Rattus rattus, tutte queste tecniche
dovrebbero essere attuate anche all’interno delle residenze, per
la protezione di condotte, fili, intercapedini di pavimenti o
contro soffitti, prese d’aria o camini sul
tetto.
L’importanza di una corretta prassi
igienica
In ogni ambiente il metodo più efficace di prevenzione è quello
di evitare la formazione di fori negli angoli e nelle pareti dei
locali , di eliminare i rifiuti e l’accumulo di sacchi utilizzati
e riciclati che possono essere da rifugio per femmine ed i loro
piccoli. Inoltre altro fattore importante è l’eliminazione dei
rifiuti organici di qualsiasi genere, soprattutto la spazzatura
che potrebbe essere un invito per l’ospite. Bisogna inoltre
evitare, proteggendole con fitte reti metalliche, le
comunicazioni con le fognature, otturando se necessario qualsiasi
fessura dei pavimenti e delle pareti per impedire comunicazione
con i sotterranei(ambienti preferiti dai ratti). Nei magazzini
risulta fondamentale l’accatastamento razionale per agevolare
l’ispezione di pareti e le merci, per l’accertamento della
presenza di infestanti, non dovrebbero essere appoggiate contro
le stesse (in questo modo si disturba il normale spostamento dei
roditori dai punti di annidamento alle fonti di cibo).
L’importanza del monitoraggio
Il monitoraggio si rende utile per verificare la comprovata
assenza di Roditori nelle aree di produzione o di conservazione
degli alimenti, ed è certo l’obbiettivo a cui tutti i piani di
controllo devono tendere. Differisce dal controllo vero e
proprio, dal momento che esso consiste nel mettere in atto dei
sistemi che, mediante la cattura di esemplari o il rilevamento
delle loro tracce, consentono l’individuazione dei
problemi presenti all’interno dell’area da proteggere, senza
incidere in maniera sostanziale sulla popolazione
presente. Anche se dobbiamo comunque precisare che nella
maggior parte dei casi le tecniche di monitoraggio tendono spesso
a coincidere con quelle di controllo, esempio ne è la verifica
periodica dei consumi a carico delle esche presenti negli
erogatori che costituisce un valido sistema di monitoraggio,
anche se è comunque uno strumento di controllo diretto. In ogni
caso le tecniche da utilizzare per l’implementazione del
monitoraggio dovranno essere le più sicure possibili e limitarsi,
ad esche virtuali o ultrasuoni che sono 2 metodologie di
monitoraggio che assicurano un certa sicurezza perché entrambi i
sistemi evitano la morte degli individui che sappiamo bene
costituisce un fattore pericoloso di contaminazione, ma è
comunque bene che ci sia una certa frequenza di controllo nel
caso delle esche virtuali che sia almeno di 7 o 15 giorni, in
modo da riscontrare eventuali intrusioni di nuovi individui con
una certa tempestività. Sarebbe opportuno che l’operatore
periodicamente abbia cura di redigere e consegnare al committente
un rapporto di monitoraggio, che comprende il numero delle
catture e/o l’entità dei consumi di esca virtuale riscontrati in
ogni posizione.
Esche virtuali
Come detto sopra una tecnica
molto diffusa nelle industrie alimentari è quella di utilizzare
esche virtuali per la lotta dei Roditori nelle aree interne,
utilizzando questo strumento come lotta.Ho ritenuto interessante
collocare l’utilizzo di questi dispositivi in questa sezione
della mia relazione, perché ritengo di estrema importanza in
qualsiasi luogo dove si lavorano alimenti e materie prime, avere
un panoramica generale sull’eventuale possibilità d’ingresso di
topi e ratti. Le esche virtuali sono costituiti da blocchi di
sostanze alimentari, simili in tutto alle esche tossiche, ad
eccezione del fatto che non contengono il principio attivo. Le
esche vanno posizionate nelle stazioni di avvelenamento e devono
essere periodicamente controllate. E’ bene precisare che questa
tecnica si presta bene per essere utilizzata solamente in quelle
aree interne dove, in considerazione delle buone misure di
esclusione, non sia probabile l’ingresso di Roditori, ed in cui
possano essere eseguiti controlli periodici ravvicinati, allo
scopo di intervenire rapidamente in casi di rilevamenti della
presenza di Roditori.
LA DERATTIZZAZIONE
La derattizzazione nell’industria agroalimentare,
risulta di fondamentale importanza, e deve essere impostata
in modo del tutto razionale e oculata, per rispondere alle
esigenze igienico-sanitarie delle attività alimentari stesse,
senza compromettere, con l’utilizzo dei principi attivi
normalmente utilizzati per la lotta, la salute e la salubrità
degli ambienti di lavorazione.
Accertamento dell’infestazione
L’ispezione di
una struttura industriale dovrebbe cominciare sempre
dall’esterno, per individuare da subito i principali punti deboli
situati all’esterno della struttura, che riflettono quasi sempre
ed in buona parte i problemi localizzati all’interno. Occorre
innanzitutto esaminare il perimetro esterno dello stabilimento e
le aree circostanti, individuando le situazioni favorevoli alla
presenza dei roditori e le possibilità d’ingresso all’interno
della struttura.
Ispezione delle aree esterne
Le aree esterne sono la prima fase dell’ispezione completa,
per accertare le condizioni ambientali presenti nelle aree al di
fuori dello stabilimento. Da annotare la presenza di tracce di
attività di roditori, come fori nel terreno, piste superficiali
tra la vegetazione, escrementi e residui alimentari cosi come
eventuali esemplari rinvenuti morti. Informazioni utili possono
essere ricavati dalla documentazione relativa ai controlli delle
stazioni di avvelenamento e dall’ispezione di alcuni erogatori di
esca precedentemente installati, la cui apertura a campione può
risultare indispensabile per trarre utili informazioni Sulla
piantina vanno segnalati accumuli di materiali lungo le pareti
dell’edificio (sia che si tratti di macchinari in disuso o
materiali di scarto di vario genere), che interrompono la
continuità della difesa esterna dell’edificio, richiamando
roditori in transito ed offrendo zone di rifugio, situazione
pericolosa soprattutto in prossimità delle vie d’accesso
all’interno dei locali. L’accumulo dei materiali all’esterno
ostacola l’azione degli erogatori di esca, il cui richiamo è
massimo in presenza di pareti totalmente sgombre, e che decresce
in presenza di accumulo di materiali. Importante riportare sulla
cartina le zone provviste di vegetazione con erba troppo alta,
che possono contribuire al passaggio e al momentaneo rifugio di
roditori, nonché offrire loro una maggiore facilità di
avvicinamento al perimetro esterno dell’edificio. Ed è per questo
che sarebbe preferibile effettuare l’ estirpamento della
vegetazione per agevolare e comunque facilitare le operazioni di
monitoraggio. Vanno infine segnalati tutti i comportamenti che
possono rendere disponibili risorse ai roditori, quali ad esempio
le dispersioni alimentari derivanti dall’accumulo degli scarti di
produzione nelle zone esterne. Questa situazione, oltre ad
offrire sostentamento ai roditori, sono in grado di sollecitare
una forte competizione nei riguardi delle esche tossiche,
rendendo cosi la loro azione complessiva inefficace.
Ispezione delle aree interne
Nell’ispezione interna va verificata in primo luogo la
possibilità d’ingresso dei roditori dall’esterno all’interno
dell’edificio. In particolar modo vanno analizzate con cura: le
fessure sotto le porte che possono essere punti di accesso per
animali di piccola taglia e, qualora siano molto ampie anche per
ratti. A tal proposito ricordiamo che un apertura di soli 1,2 cm
è sufficiente per l’ingresso di Mus domesticus. Attenzione e
manutenzione periodica per porte semimoventi che col passar del
tempo possono deformarsi, offrendo ampie possibilità d’accesso.
Non dimenticare la possibilità di ingresso quando vi siano alberi
con rami che si avvicinano ai cornicioni o piante arrampicanti
addossate alle pareti. Nel corso dell’ispezione non vanno
dimenticare le zone sopraelevate tra cui le aree del tetto in
prossimità degli sbocchi di aeratori e condizionatori, finestre
con vetri rotti o non a tenuta, pannelli di rivestimento, giunti
di dilatazione. Le infestazioni sulle aree del tetto di specie
come ratto nero e Mus domesticus sono sempre collegate alle
popolazioni presenti all’interno dello stabilimento, viste le
ampie possibilità di accesso che spesso vi sono nelle aree
sopraelevate dei fabbricati. Una volta entrati nello stabilimento
i roditori necessitano di alcune condizioni favorevoli per il
loro insediamento all’interno e riprodursi. Innanzitutto la
possibilità di alimentarsi, ed ovviamente le condizioni igienico
sanitarie carenti offrono loro nutrimento necessario per
sopravvivere. In particolar modo i macchinari se non sottoposte a
periodica pulizia possono offrire sostentamento ad un gran numero
di individui, mentre l’acqua può essere facilmente reperita nei
residui di lavorazione freschi o nelle zone di condensa. Qualora
gli scarti di lavorazione siano accumulati nelle aree interne
occorre verificare che questi siano stoccati in modo corretto e
che non vi siano dispersioni fuori dei contenitori. Come nelle
aree esterne dello stabilimento, nelle zone interne è necessaria
l’osservazione di alcune tracce importanti per l’accertamento
dell’infestazione come perforazione imballaggi, con eventuale
dispersioni di prodotti, rosicchiatura di pareti in legno o
coibentazioni in polistirolo, l’attacco a cavi elettrici,
l’asportazione di cibo, sono indizi utili. Inoltre può essere
utile l’individuazione delle impronte sulla polvere del pavimento
o su semola o farina, consente di verificare il gradi di
infestazione e la specie presente.
Individuazione della specie
Per il riconoscimento della specie già nella fase precedente,
cioè in fase di accertamento dell’infestazione, si è in grado di
individuare la specie murina. Per il riconoscimento risulta
indispensabile conoscere il comportamento e le abitudini di ogni
singola specie e alcune differenza tra le specie cosmopolita più
importanti possono risultare utili.
Applicazione dei metodi di lotta
La lotta ai roditori all’interno delle aree industriali può
essere condotta adottando diverse strategie, la cui scelta
dipende dalle caratteristiche dell’azienda in questione, della
qualità delle misure di esclusione messe in atto, dall’entità e
dalla natura del problema, nonché dalle esigenze specifiche del
committente.
Metodo delle 3 linee di difesa
Dal punto di vista
della disposizione spaziale dei dispositivi di controllo, la
strategia più frequentemente utilizzata è quella cosiddetta delle
tre linee di difesa, con esche trattate con rodenticidi nelle 2
cinture esterne, mentre nei reparti produttivi, vengono
semplicemente utilizzate delle esche per l’intrappolamento Nel
controllo esterno eseguito con l’applicazione delle due cinture
di protezione,ciascuna composta da una serie di erogatori di
esche rodenticida opportunamente distanziati, la prima cintura,
quella più esterna, viene riposta a ridosso della recinzione
dello stabilimento, ha la funzione di ridurre la pressione degli
individui provenienti dalle zone limitrofe.

La distanza tra gli erogatori deve essere di circa 20 metri, con
eventuali accorgimenti nel caso ad esempio di una folta siepe
dove essendo potenziale rifugio per roditori questa distanza deve
essere opportunamente ridotta, mentre può essere aumentata in
zone sgombre da vegetazione e cumuli di materiali. La seconda
cintura, quella più interna, va collocata a ridosso delle pareti
esterne dell’edificio, ed ha il compito di adescare gli individui
che si trovano a circolare in questa zona, cioè quelli che hanno
la possibilità di entrare ed uscire dall’edificio. Per quanto
riguarda i principi attivi un tempo erano a disposizione 2
categorie:
Rodenticidi acuti o “a dose singola”,
dall’effetto pressoché immediato; Erano sostanze che esplicano la
loro azione in pochissime ore, ed era sufficiente una sola
ingestione per portare a morte l’animale intossicato. E’
importante ricordare però che se l’animale cessava di
alimentarsene prima che abbia ingerito la dose letale, questo
provocava un malessere che trasmetteva un allarme a tutta la
popolazione murina e svaniva la lotta intrapresa.
Rodenticidi cronici, la cui azione, si
manifestava trascorso un certo periodo di tempo. I rodenticidi
cronici portavano invece all’avvelenamento dopo alcuni giorni e
comprendono quelli che oggi sono i cosiddetti anticoagulanti, che
rispetto ai precedenti hanno il vantaggio di non ricorrere
all’utilizzo del pre-adescamento, in quanto portano a morte
diverso tempo dopo che la dose letale è stata assunta, senza
dolori o manifestazioni di anormalità, senza cioè pericolo di
allarme.
Gli anticoagulanti sono sostanze i cui capostipiti derivano dalla
cumarina. Con il tempo la distinzione tra rodenticidi acuti e
cronici è scomparsa unendo per un certo periodo le 2 tipologie.
Allo stato attuale, i rodenticidi a disposizione degli
applicatori professionisti sono nella quasi totalità dei casi
esche tossiche a base di prodotti anticoagulanti(attualmente
soprattutto degli anticoagulanti di 2°generazione), in quanto con
il passar del tempo è stata registrata una resistenza di topi e
ratti ai principi attivi acuti (il ratto in particolar modo
associava all’alimento la morte e non mangiava più). L’azione dei
vari anticoagulanti è il medesimo (essi agiscono inibendo la
biosintesi della vitamina K, essenziale per il verificarsi della
coagulazione del sangue, provocando così emorragie interne),
assai differenti tuttavia sono le tossicità (espresse come DL50
acuta orale) dei diversi principi attivi. I primi anticoagulanti
sono stati introdotti sul mercato negli anni ’50, e col passare
degli anni hanno visto potenziare notevolmente la loro azione
tossica. Si è passati da anticoagulanti la cui tossicità si
manifestava compiutamente solo in seguito a più assunzioni
dell’esca, ad altri che si rendono efficaci anche in seguito ad
una singola assunzione. Tra i primi, denominati anticoagulanti
della prima generazione: warfarin,CLOROPHACINONE, COUMACHLORO,
DIPHACINONE, COUMATETRALY.
Gli anticoagulanti della seconda generazione, denominati anche “a
dose singola”. Appartengono a questa famiglia cinque principi
attivi sintetizzati e posti sul mercato a partire dagli anni ‘70,
quali: difenacoum, bromadiolone, brodifacoum.
L’effetto tossico di un trattamento di derattizzazione si
manifesta da 4 giorni dopo il posizionamento delle esche e si
esaurisce entro un periodo di tempo di circa 11 giorni, il cui
termine è comunque indicato dall’assenza di consumo delle esche
per almeno 3/ 4 giorni. Tutti i principi attivi sono posti
all’interno di basi alimentari che hanno la funzione di attrarre
l’animale a mangiare l’esca.
La somministrazione può avvenire tramite: esca liquida, solida o
in polvere.
Sebbene nessuna legge vieti espressamente l’utilizzo di
esche tossiche nelle aree interne degli stabilimenti industriali,
negli ultimi anni tale pratica tende ad essere abbandonata a
favore di altre che comportano meno rischi di contaminazione.
Questa tendenza è avvenuta soprattutto in seguito ad una
aggressiva sensibilizzazione dell’opinione pubblica riguardo alle
implicazioni negative derivanti da un utilizzo eccessivo e/o
scorretto dei prodotti chimici ed inoltre la scarsa
professionalità di alcuni operatori ha portato molte aziende
alimentari, per evitare qualsiasi rischio, a bandire l’uso delle
esche tossiche all’interno degli stabilimenti. Proprio per questi
motivi all’interno delle industrie alimentari si punta
sull’utilizzo di trappole a cattura multipla e trappole
collanti.
Metodo della derattizzazione
ecologica
Questo sistema mira
all’eliminazione di topi e ratti dall’ambiente, con uso di
prodotti e attrezzature totalmente ecologiche. Le tecniche di
derattizzazione ecologica, possono essere tranquillamente
utilizzate anche all’interno di abitazioni private, strutture
sanitarie, edifici scolastici e ogni tipo di ambiente privato o
pubblico, che presenta necessità di intervenire con attrezzature
o prodotti non chimici.

Il sistema EKOmille è rappresentato da un sistema di cattura
continua e multipla, composto da una struttura in materiale
plastico, che viene fissato al suolo, e poi racchiusa in una
seconda struttura in legno e metallo, ermeticamente chiusa,
all’interno della quale si trova formalina (2%) e viene inserita
l’esca(solitamente semi di girasole). Nell’ekomille l’animale
viene attratto dall’odore di sostanze naturali, in un ambiente
ove si sente sicuro ed a proprio agio. Tali premesse, stimolano
l’animale a lasciare ai suoi simili dei messaggi positivi,
tramite urina, escrementi, saliva, avanzi di semi, questi
messaggi positivi lasciati rassicurano gli animali presenti,
permettendone la cattura continua ed immediata, infatti l’animale
attratto salendo nella parte superiore della struttura (grazie ad
un sistema basculante e al peso dell’animale) cade all’interno
dove è contenuta una soluzione di acqua e formalina (che ne
permette la conservazione). In questo modo i topi ed i ratti
vengono intrappolati senza l’uso di alcuna sostanza chimica
nociva, e soprattutto senza il fastidio, frequente con i
tradizionali sistemi di derattizzazione chimica. I vantaggi che
si ottengono con l’uso di questo sistema sono: igiene (assenza
totale di sostanze tossiche, assenza totale di trattamento ai
semi presenti, disinfezione degli animali catturati, con l’uso di
disinfettante ecologico, a base di sali quaternari); ecologicità
(rispetto dell’Ambiente con una selezione certa degli animali
catturati); prevenzione (cattura degli eventuali nuovi arrivi
dalle zone circostanti, non ancora derattizzate). Di contro però
i limiti principali nell’utilizzo della struttura EKOMILLE
sono:
- Necessita di un controllo costante;
- Deve essere posizionato in un punto di passaggio per il
topo;
- Poco adatto nelle grandi aziende, in quanto di piccola
capienza.
Principali leggi e normative a regolamentazione delle
campagne di derattizzazione
Durante le operazioni di derattizzazione in qualsiasi luogo essa
si svolgano, che sia un ambiente domestico, un istituto
scolastico o un azienda agroalimentare, occorrono alcuni
requisiti normativi, ma soprattutto, è indispensabile, se si
vuole procedere in modo opportuno, possedere le conoscenze
necessarie sul piano tecnico.
L’ ordinanza del 18 Gennaio 2008
Proroga e modifica dell'ordinanza 18 dicembre 2008, come
modificata dall'ordinanza 19 marzo 2009, recante: «Norme sul
divieto di utilizzo e di detenzione di esche o di bocconi
avvelenati». (10A01779) (GU n. 33 del 10-2-2010), riportiamo qui
di seguito i punti di più importanti:
IL MINISTRO DELLA SALUTE
- Visto il testo unico delle leggi sanitarie approvato con regio
decreto del 27 luglio 1934, n. 1256 e successive modifiche;
- Visto il regolamento di polizia veterinaria approvato con
decreto del Presidente della Repubblica 8 febbraio 1954, n.
320;
- Vista la legge 11 febbraio 1992, n. 157, art. 21, lettera
u);
- Vista la legge 20 luglio 2004, n. 189;
- Visti gli articoli 544-bis, 544-ter, 440, 638, 650 e 674 del
codice penale; - Visto il decreto legislativo 17 marzo 1995, n.
194, e successive modifiche; - Visto l'art. 32 della legge 23
dicembre 1978, n. 833;
- Visto l'art. 117 del decreto legislativo 31 marzo 1998, n.
112;
- Visto il decreto del Presidente della Repubblica n. 392,
del 6 ottobre 1998; - Visto il decreto legislativo 25 febbraio
2000, n. 174; - Vista l'ordinanza 18 dicembre 2008;
- Vista l'ordinanza 19 marzo 2009;
- Rilevato il persistere del fenomeno relativo alla uccisione di
animali mediante l'utilizzo di esche o bocconi avvelenati sia in
ambito urbano, che extraurbano nonché gli episodi sempre più
frequenti di mortalità tra la fauna selvatica per ingestione di
sostanze tossiche abbandonate volontariamente nell'ambiente, con
conseguenti rilevanti danni al patrimonio faunistico selvatico ed
in particolare alle specie in via di estinzione;
- Tenuto conto che la presenza di veleni e sostanze tossiche sul
territorio, in particolare sotto forma di esche o bocconi,
rappresenta un serio rischio per la popolazione umana, in
particolare per i bambini, sia direttamente che indirettamente
attraverso la contaminazione ambientale, nonché per
l'ambiente;
- Ritenuto necessario, per le motivazioni sopra indicate,
prorogare e rafforzare le misure previste dalla ordinanza
ministeriale del 18 dicembre 2008 come modificata dall'ordinanza
19 marzo 2009;
ORDINA
Art. 1
1. L'ordinanza 18 dicembre 2008, come modificata dall'ordinanza
19 marzo 2009, è così modificata:
a) all'art. 1, comma 2 dopo la parola «metalli» sono aggiunte le
parole «o materiale esplodente»;
b) l'art. 1, comma 3 è così sostituito: «3. Il proprietario
o il responsabile dell'animale deceduto a causa di esche o
bocconi avvelenati deve segnalare il caso alle autorità
competenti tramite il medico veterinario che emette la diagnosi
di sospetto di cui all'art. 2, comma 1»;
c) l'art. 1, comma 4 è così sostituito: «4. Le operazioni
di derattizzazione e disinfestazione, eseguite da ditte
specializzate, devono essere effettuate con modalità tali da non
nuocere in alcun modo alle persone ed alle specie animali non
bersaglio e devono essere pubblicizzate dalle stesse ditte,
tramite avvisi esposti nelle zone interessate con almeno cinque
giorni lavorativi d'anticipo. La tabellazione deve contenere
l'indicazione di pericolo per la presenza del veleno, gli
elementi identificativi del responsabile del trattamento, la
durata del trattamento e l'indicazione delle sostanze
utilizzate»;
d) all'art. 1 dopo il comma 4 sono inseriti i seguenti
commi:
«5. Al termine delle operazioni il responsabile della ditta
specializzata deve provvedere alla bonifica del sito mediante il
ritiro delle esche non utilizzate e delle spoglie dei ratti o di
altri animali infestanti».
«6. Nelle aree protette per motivi di salvaguardia di specie
selvatiche oggetto di misure di protezione a carattere
internazionale, ove esse siano particolarmente minacciate dai
ratti, è possibile effettuare, previa comunicazione al Ministero
della Salute, operazioni di derattizzazione mediante rodenticidi
senza l'utilizzo degli appositi contenitori di esche a condizione
che:
a. il principio attivo utilizzato come rodenticida sia a bassa
persistenza ambientale al fine di evitare la contaminazione della
catena alimentare e dell'ambiente;
b. sia stabilita la durata massima di permanenza nell'ambiente
delle esche in relazione agli obiettivi da raggiungere, sulla
base della letteratura scientifica più aggiornata;
c. al termine dell'operazione le esche non utilizzate siano
rimosse dall'ambiente e venga redatto un apposito verbale di
chiusura dell'operazione, a cura del responsabile della stessa,
nel quale sia indicato il numero di esche immesse nell'ambiente,
l'area interessata dall'operazione ed il numero di esche, non
utilizzate e rimosse al termine dell'operazione. Il suddetto
verbale, inviato in copia al Ministero della Salute, è a
disposizione delle autorità competenti per eventuali
controlli»;
e) l'ultimo periodo del comma 2 dell'art. 2 è abrogato.
f) all'art. 3, comma 1 la parola «autopsia» è sostituita
con la parola «necroscopia e la parola «autoptica» è sostituita
con la parola «necroscopica»;
g) all'art. 3, comma 2 dopo le parole «territorialmente
competente» sono aggiunte le parole «, al sindaco»;
h) all'art. 4, comma 1 dopo le parole «all'art. 2, comma 1»
sono aggiunte le parole «o all'art. 3, comma 2»;
i) all'art. 5, comma 1 dopo la parola «amaricante» sono
aggiunte le parole «o repellente» e dopo le parole «solo
all'animale bersaglio» sono aggiunte le parole «fatti salvi i
casi previsti all'art. 1, comma 6»;
Art. 2
1. Il termine di validità dell'ordinanza del Ministro del Lavoro,
della Salute e delle Politiche Sociali 18 dicembre 2008, come
modificata dall'ordinanza 19 marzo 2009 e dalla presente
ordinanza, è prorogato di ulteriori 24 mesi decorrenti dalla data
di pubblicazione della presente.
2. La presente ordinanza, inviata alla Corte dei Conti per la
registrazione, entra in vigore il giorno della pubblicazione
nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana ed ha
efficacia di ventiquattro mesi a decorrere dalla predetta
pubblicazione.
Roma, 14 gennaio 2010
Il Ministro Fazio Registrato alla Corte dei Conti il 29 gennaio
2010 Ufficio di controllo preventivo sui Ministeri dei Servizi
alla Persona e dei Beni Culturali, registro n. 1, foglio n. 247










7 Commenti
Un qual cosa che possa essere utile a chi ancora (e ce ne sono tanti..) ha le idee confuse sui roditori. E' un percorso articolato, benchè in alcuni aspetti superficiale, che permette un'agevole lettura sia agli addetti ai lavori che ai non addetti.
Maurizio
Parliamo di aziende di una certa dimensione inquanto la ns tecnologia ha un certo costo (che poi in realtà alla lunga risulta pure estremamente economico).
Ma i risultati sono eccellenti e..come dire..si sta spargendo la voce.
Inizialmente paghiamo la pessima reputazione dei cosiddetti ultrasuoni ai quali tendono spesso ad associarci, nonchè la scarsa conoscenza relativa ad una tecnologia unica in questo settore (onde meccaniche).. ma quando coi metodi "esca e trappola" non riescono a venirne a capo.. arriviamo noi.
Una precisazione: il termine ultrasuono identifica le onde acustiche aventi una certa frequenza (> 20.000 Hz) non udibili dall'uomo ma perfettamente udibili dai roditori;
la frequenza in se non dice nulla se non che si possono far sentire ai suddetti animali dei "rumori", inducendoli, in prima istanza, a supporre una presenza di attività da parte di animali superiori (uomo incluso)
dopo un po' però, terminato l'effetto di deterrenza psicologica si ri-impossessano del territorio fregandosene dell’ultrasuono.
Se però sparassimo un volume talmente assordante che al di sotto di una certa distanza questi animali perdono l’udito (oltre certi livelli di pressione acustica la membrana timpanica si perfora in maniera irreparabile, ed innalzando ulteriormente la pressione si può arrivare ad uccidere non solo i roditori) state tranquilli che se ne stanno ben alla larga.
Affinchè si possa svolgere tal azione in maniera legale (ovvero osservando pressioni acustiche salubri per l’uomo) si possono garantire fasci d’azione dell’ordine di 10 m, si può però garantire una sorta di sbarramento sugli ingressi, saturare gli spazi chiusi sfruttando le eco, o isolare dei siti creando una sorta di “cerchio di fuoco” disponendo i dispositivi uno di seguito all’altro.
Con questo concetto, si potrebbero far funzionare anche gli ultrasuoni (che poi come sappiamo funzionano molto poco) basterebbe aumentare il livello di pressione acustica (che ha a che fare con l’altezza dell’onda acustica e non con la frequenza) c’è però un limite tecnologico, ovvero, se facessimo andare un emettitore di ultrasuoni a tale potenza nel giro di poco tempo vedrebbe rompersi la sua membrana di emissione (un po’ come la membrana timpanica dell’animale) e quindi perderebbe di efficacia… Permettetemi di fare il commerciale dicendo che qui entra in campo il ns dispositivo… riusciamo a produrre una determinata frequenza (15.600 Hz) ad un livello di pressione acustica elevato (quanto basta per non permettere il passaggio dei roditori) senza perdita di efficienza nel tempo.
Spero di non avervi annoiato
Luca
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