Controllo e lotta alle vespe: improvvisarsi non si può!
Articolo apparso su rivista
GSA
http://www.gsanews.it
Negli ultimi anni un servizio sempre più richiesto alle
Aziende di disinfestazione è quello del controllo degli
Imenotteri aculeati. Un lavoro che non si improvvisa. Vediamo
perché.
Nell’immaginario collettivo una delle paure maggiori causate dalla presenza di insetti è sicuramente rappresentata dalla possibilità di essere punti. Ebbene: le vespe sono senza dubbio tra quelli più temuti. Molto spesso, però, si tende a generalizzare scambiando per vespa un qualsiasi insetto volante giallo e nero (colori che, che -guarda caso!- in natura rappresentano un avvertimento per gli altri animali, il cosiddetto aposematismo). E se nel caso delle vespe il pericolo è evidente, nessun problema si pone per altri insetti, quali bombi o sirfidi, simili ma per nulla aggressivi e pericolosi. In ogni caso, l’entomofobia, ovvero la paura degli insetti, non è cosa rara e colpisce gran parte della popolazione.
Gli Imenotteri
Gli Imenotteri rappresentano uno degli ordini più vasti del regno animale per il gran numero delle specie, tra l’altro in continua espansione (ne vengono catalogate ancora oggi di nuove). Una delle caratteristiche degli Imenotteri è la presenza nelle femmine di un ovopositore molto allungato, cioè una specie di tubo che serve per inserire le uova nei tessuti di piante o di altri insetti parassitati. Alcuni Imenotteri hanno perso questa particolarità e l’ovodepositore si è trasformato in arma di offesa e difesa, un aculeo collegato a ghiandole produttrici di veleno. Le vespe appunto hanno questa caratteristica che le evidenzia particolarmente. Sono insetti a ciclo completo: uova – pupa – larva – adulto. L’ovodeposizione avviene in primavera e trova il massimo sviluppo in estate, esaurendosi poi con l’autunno. L’unico esemplare che sopravvive all’inverno è la regina – essa infatti sverna feconda in luoghi riparati - che ha il compito di fondare nuove colonie la primavera successiva.
Insetti sociali…
Così come le api, anche le vespe sono insetti sociali, con nidi che possono variare da poche decine di unità a molte centinaia. Anche se hanno una grande utilità ecologica, rappresentano un problema quando infestano ambienti urbani, edifici pubblici, abitazioni o industrie (in particolare industrie alimentari). Le loro punture possono rappresentare una minaccia al benessere dei cittadini, e per questo motivo hanno un interesse sanitario per le A.S.L., e richiedono in alcuni casi l’intervento dei Vigili del Fuoco o di disinfestatori qualificati.
Si fa presto a dire vespe…
Soffermiamoci ora sulle vespe. Fanno parte dell’ordine Hymenoptera, sottofamiglia Vespidae. Le distinguiamo in specie sociali (Vespa crabro) e solitarie (Polistes dominulus L.). La loro organizzazione sociale prevede la presenza di femmine sterili operaie, ed una o più femmine fertili dette regine. I maschi appaiono solo nel periodo riproduttivo. La vita sociale è annuale, con la fondazione della nuova colonia da parte della femmina (regina) che è l’unica a svernare. Le vespe, al contrario delle api, sono insetti predatori che non disdegnano la cattura di altri insetti e se ne può riscontrare la presenza in zone alimentari alla ricerca di piccole porzioni di carne. Sono abili volatori che possono arrivare a coprire con il loro volo particolarmente veloce (fino a 30 km/h) superfici fino a 50 kmq.
Pericolose…
La pericolosità delle vespe è data dal veleno che iniettano alla vittima attraverso il pungiglione collegato a 2 ghiandole secernenti e all’apparato muscolare. Le api pungono solo per difesa ed una volta fatto sono costrette alla morte in quanto il pungiglione rimane conficcato nella vittima e strappato nella dipartita. Questo avviene perché il pungiglione è seghettato e quindi rimane conficcato nella carne della vittima. Le vespe invece hanno un pungiglione liscio che estraggono rimanendo vitali, e pronte a tornare all’attacco. L’effetto della puntura può produrre oltre che forte dolore anche shock anafilattico da non sottovalutare per la pericolosità.
Come si alimentano
L’alimentazione delle vespe è costituita da sostanze proteiche quali cadaveri di animali, insetti, carne macellata, spazzatura, sostanze zuccherine per lo più prelevate da frutta in maturazione o melata sulle piante. Questi insetti sono in grado di costruire nidi (fibra di cellulosa) posizionati sui tetti, nelle crepe, all’interno dei cassonetti ecc. Se disturbate attaccano in maniera molto irruenta qualsiasi avventore, uomo compreso. La specie più comune da noi è la Vespula germanica L. che ha un temperamento molto aggressivo, frenetico ed è la principale responsabile di attacchi e punture. Costruisce nidi sia nel terreno, in tane abbandonate, che nelle cavità di alberi o anfratti. I favi sono a volte molto grandi e particolarmente numerosi. La Vespa crabro L. (calabrone) è tra le specie la più terribile predatrice. Ha una colorazione più scura rispetto alle altre specie. Il nido viene costruito sempre fuori terra: essa vive alla periferia delle città e ai confini con le zone agricole. La Polistes gallicus L. , invece, è meglio conosciuta come vespa cartonaia per la sua capacità di costruire nidi utilizzando detriti di legno -scostati dalle superfici grazie al robusto apparato boccale- e carta impastati con la saliva. Ha la particolarità di apparire molto minacciosa, anche se poco aggressiva, per via della sua grandezza. Punge se schiacciata o se minacciata pericolosamente. La collocazione dei nidi, appesi con l’apposito picciolo cartaceo alle travi o alle pareti, la porta nelle vicinanze delle abitazioni dove può entrare alla ricerca di sostanze zuccherine e cibo.
Prevenzione e lotta
I danni che le vespe provocano sono determinati dal possibile inquinamento delle sostanze alimentari, soprattutto nel contesto dell’industria alimentare, oltre al pericolo rappresentato dalle punture, con conseguenti reazioni che, come si è detto, possono portare allo shock anafilattico in funzione del grado di sensibilità personale.
La prevenzione va attuata evitando l’intrusione nei luoghi abitati e di lavorazione (soprattutto carni e pesci). E’ poi opportuno: dotare le porte di dispositivi di chiusura; dotare le finestre di opportune reti – utilizzate anche per il controllo delle mosche - ; coprire i contenitori con alimenti; gestire la pulizia dei pavimenti e delle superfici affinché non rimangano tracce di residui organici; rimuovere velocemente i rifiuti.
L’utilizzo di lampade UV è un buon coadiuvante al controllo negli interni (attratti dalla luce). Non esiste un calendario specifico per i trattamenti ma bisogna intervenire nel caso di presenza (pericolo per l’incolumità). E’ inoltre sempre opportuno asportare il nido. E’ possibile utilizzare formulati spray con forte potere abbattente e lunga gittata a base di piretroidi sinergizzati con PBO. Formulati liquidi a base di permetrina, tetrametrina sono adatti per l’irrorazione dei tetti, luogo dove si riscontra forte presenza di Vespa germanica. Utili anche le trappole a cattura a base di sostanze zuccherine, farina di carne e pesce. Per controllare velocemente un nido è possibile utilizzare anche un estintore a base di CO2. Il getto raffredda immediatamente il nido permettendone la rimozione immediata.
La disinfestazione va eseguita nelle ore notturne, utilizzando una protezione adeguata costituita da una tenuta da apicoltore. Contro le vespe è opportuno utilizzare speciali tute che offrono particolare protezione alle punture dei soggetti. Bisogna poi ricordare che gli attacchi all’uomo sono solo in caso di disturbo al nido, da cui bisogna mantenersi a distanza.
Quanto alle api…
Le api meritano qualche parola a parte. In caso di presenza (sciamatura in posizioni particolarmente pericolose quali giardini, scuole, ecc) è opportuno rivolgersi ad un apicoltore per la consulenza o la rimozione del favo. La più comune è Apis mellifera (ape da miele), presente in tutti i territori, altamente sociale con colonie perenni di migliaia di individui. I nidi possono essere localizzati in cavità naturali o alberature. Normalmente le sciamature delle api avvengono in primavera fino a giugno, quando la vecchia regina si invola con le operaie. Gli sciami sono numerosi e si installano in prossimità dei vecchi favi o arnie. E’ proprio in questo caso che possono arrivare nelle vicinanze delle abitazioni. Di per se non sono mai aggressive, a meno che lo sciame non rimanga fermo per alcuni giorni. In questo caso l’intervento di un apicoltore esperto è determinante per la cattura dello sciame stesso. La legge impedisce l’eliminazione a meno che rappresentino un pericolo per l’incolumità delle persone. Importante è saperle distinguere: le api sono tendenzialmente “pelose” ed hanno un corpo più tozzo. L’apparato masticatore è di tipo succhiante in quanto si nutre di nettare. Nelle vespe, invece, è masticatore con mandibole ben evidenziate. Sul terzo paio di zampe delle api si riscontrano delle “spazzole”, organo costituito da peli rigidi che raccolgono il polline ogni volta che si posano sui fiori alla ricerca di nettare. Questo determina la funzione di impollinazione di cui le api (così come i bombi) sono tra i principali artefici. Ecco perché le api non vanno mai eliminate.
Senza le api la civiltà sarebbe destinata a scomparire in pochi decenni perché verrebbe meno gran parte dell’impollinazione e quindi la possibilità di avere culture ed alimenti.
Marco Gusti – Consulente in igiene ambientale










6 Commenti
Innanzitutto:perchè?
Le vespe NON riutilizzano vecchi nidi, ma ne creano ogni anno uno nuovo.Se una cavità preformata ospita un nido di vespe o di calabroni, la rimozione dopo il trattamento determina di nuovo la disponibilità della cavità stessa, che verrà rapidamente ricolonizzata (a meno di sigillarla), in quanto i "posti buoni" non sono così diffusi e facili da trovare.
La rimozione può avere senso se il nido ostruisce una canna fumaria, o se interferisce con il funzionamento di una tapparella, altrimenti è irrilevante o, appunto, controindicato.
Tante grazie
Ciao
in campagna l'anno scorso abbiamo individuato in una cavità di un albero un nido di calabroni che venivano a ronzare intorno alla zona dove abitiamo. Abbiamo due bambini dai 6 anni in giù spesso in compagnia di loro coetanei: ci consigliate di non fare niente per debellare il nido? E l'eventuale regina sopravvissuta in questo periodo è inattiva ed è possibile eliminarla per non darle la possibilità di nidificare sempre nelle vicinanze?
Grazie, Leonardo
Assai difficilmente nidificheranno nuovamente nello stesso luogo, e non è detto che la regina svernante sia nelle vicinanze. La cosa più logica da fare è semplicemente impedire ulteriori accessi alla cavità, magari usando una rete metallica a maglia abbastanza fine.
molte grazie!
prima domanda: vorrei spruzzare veleno e poi infiltrare schiuma poliuretanica nell'interstizio in modo da sigillare il passaggio, vi sembra una buona idea?
seconda domanda: è possibile che abbiano delle "uscite secondarie, nelle altre stanze passando in travi e muri? consigliate di sigillare altro, tipo le uscite dei cavi elettrici delle lampade?
terza domanda: non esistono in commercio delle esche con veleno tipo quelli x formiche e scarafaggi x cui portano il veleno nel nido?
quarta domanda: moriranno nell'inverno? fino a quando devo aspettarmi di averle in giro??? rifaranno il nido nei paraggi???
help help help, ho una bimba di 4 anni e un bimbo di 3 mesi e son stufa di dormire sul divano al piano terra perchè di sopra ci son le vespe!!!
grazie a quanti risponderanno
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