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Bio-etologia delle blatte sinantropiche in Italia

Published by: Maurizio Verdone on 15th Apr 2010 | View all blogs by Maurizio Verdone

BLATTA ORIENTALIS L. (Oriental cockroach, Black beetle) : Blatta orientalis, Linnaeus 1758 Periplaneta orientalis, Finot 1890 Stylopyga orientalis, Azam 1901

Distribuzione Il nome B. orientalis accreditava, come la sua origine fosse da attribuirsi a regioni dell’Estremo Oriente. Linnaeus, nel definire il genere Blatta nel 1758 (Corwell, 1968) e dato il nome alla specie, dopo l’identificazione su materiale collezionato da vari paesi tra cui Russia, Svezia e Finlandia ma anche America, stabilì che l’insetto era originario dell’America e contemporaneamente lo era nei paesi dell’Est. Tale supposizione è da considerarsi errata, così come confermato da Rehn (1945), il quale ricostruì attentamente i movimenti dell’insetto verso l’ovest attraverso l’Europa. La blatta venne rinvenuta in Olanda già all’inizio del 1600 e in Inghilterra in una cantina di vini nel 1624 (Corwell, 1968). Da studi più recenti anche su altre specie del medesimo genere, l’areale cui si riconduce l’origine della B. orientalis è il Nord Africa dal quale, attraverso le navi che solcavano il mediterraneo per gli scambi commerciali, ha raggiunto Europa e da lì, successivamente si è diffusa negli altri paesi.

MORFOLOGIA
Maschio di colore marrone scuro tendente al nero con le tegmine e le ali che non ricoprono tutto l’addome, la femmina  è brachittera anch’essa di colore scuro. Di dimensioni simili, gli adulti misurano da 20 a 24 mm.. Le neanidi passano attraverso un numero di 6 mute. Nel primo stadio neanidale gli esemplari sono simili agli adulti, eccetto che per l’assenza delle ali e lo sviluppo incompleto dell’apparato genitale.

CICLO BIOLOGICO Gli stadi giovanili si completano in tempi relativamente brevi. La seconda età si raggiunge dopo un intervallo da 7 a 14 gg , quindi, dopo un periodo che può oscillare da una a tre settimane l’insetto muta nel terzo stadio neanidale. Quest’ultimo si conclude in un intervallo di tempo che oscilla dalle 3 alle 4 settimane, mutando in quarta età ove permane dalle quattro alle sette settimane passando infine alla quinta età. La sesta età, si raggiunge all’incirca dopo sei settimane. Alcuni autori  riportano successivi stadi al sesto prima dell’emergenza dell’adulto con mute fino al 10 stadio (osservazioni in laboratorio con temperature intorno ai 30°C). In queste condizioni lo sviluppo postembrionale si ha in 164 giorni per il maschio, il quale compie 7 mute prima di divenire adulto e di 282 giorni per la femmina con un passaggio attraverso 10 mute. La formazione della prima ooteca è dopo 12 giorni, periodo che si riduce a 10 giorni tra la prima e le successive ooteche. Mediamente il numero delle neanidi che fuoriescono dall’ooteca, dopo circa un periodo di 44 giorni di incubazione, è di 15 esemplari e di essi ne arriva a maturità una percentuale oscillante da 91 a 94%. Alcuni autori  riportano che le femmine vergini sono in grado di produrre ooteche che, comunque, non portano alla schiusura delle uova. Sia gli esemplari adulti sia gli stadi neanidali, presentano la mancanza di un arolio, è ciò comporta la difficoltà per questa specie di superare superfici estremamente lisce, quali ad esempio il vetro. L’optimum sinecologico di questa specie è compreso in un range di temperatura tra i 20 e i 29°C, temperatura inferiore a quella ottimale di altri blattoidei. Ciò comporta la presenza di B. orientalis nelle strutture, generalmente, nei piani bassi, cantine e tutti i luoghi dove le temperature sono più ridotte. In relazione alla resistenza alle basse temperature l’artropode ha elevata sopravvivenza ad esposizioni inferiori di -7°C  per un periodo di tempo di circa 80 minuti (insetti acclimatati a temperature di circa 15°C), mentre per esemplari acclimatati a 30°C la sopravvivenza risulta nulla se trasferiti a temperature di 5,5 °C per 60 min. In base a ciò si presuppone che nel caso di trasferimenti accidentali, come ad esempio via aerea, B. orientalis sopravvive anche a temperature proibitive. Negli ambienti antropizzati, la specie è rilevata principalmente nelle cucine, in prossimità di tubature di acqua calda, dove tollera bene le temperature elevate, movendosi solo per cercare fonti di cibo. Nelle abitazioni o nelle industrie si riscontra prevalentemente nei piani più bassi, scantinati, garages e locali motori, anche se occasionalmente viene rilevata anche nei piani più alti delle strutture abitative.

NEMICI NATURALI: Tra i nemici naturali di questa specie vengono riportate alcune specie di imenotteri quali Evania appendigaster L. (Evaniidae) e Tetrastichus hagenowi (Ratzeburg) (Eulophidae).

 

PERIPLANETA AMERICANA (L.) (American cockroach) : Blatta americana, linnaeus, 1758 Blatta kakerlac, De Geer, 1773 Periplaneta americana, Finot, 1890

DISTRIBUZIONE :Classificata da Linnaeus nel 1758  come Blatta americana fu in seguito descritta anche come Blatta kakerlac da De Geer nel 1773. Nel 1838 Burmeister la trasferì all’interno del nuovo genere Periplaneta.L’origine del nome determinerebbe un’origine neartica della specie, ma ciò non trova conferma nella presenza di esemplari collezionati in Africa, continente dal quale se ne assume oggi la provenienza e da cui si è trasferita, favorita anche dagli scambi commerciali, colonizzando in seguito l’America del Sud. Ormai cosmopolita, la specie ha inizialmente colonizzato le zone costiere, trasferendosi in seguito nell’entroterra e colonizzando indiscriminatamente tutte le zone urbanizzate. Facilmente rinvenibile in magazzini, industrie, locali di preparazione e lavorazione alimenti, occasionalmente viene rilevata in appartamenti generalmente nei piani bassi, anche se sono segnalati esemplari rinvenuti fino al quinto piano degli edifici. I vari stadi, sia giovanili che adulti, convivono agevolmente tra loro e generalmente vengono riscontrati negli stessi ambienti. Polifaga, P. americana non esprime particolari preferenze alimentari. In alcuni casi ha espresso tendenza al cannibalismo, con manifestazioni tanto più evidenti quanto più ridotta è la disponibilità della fonte alimentare.

MORFOLOGIA Insetti di medie dimensioni, con lunghezza variabile dai 28 ai 44 mm, presentano in ambedue i sessi, colorazioni rosso-brunastre con una margine di colore giallastro lungo i contorni del pronoto. Nel maschio le ali ricoprono totalmente l’addome, mentre nella femmina risultano più corte. Evidente risulta essere in tale specie l’attitudine al volo anche se si tratta di brevi spostamenti, generalmente nell’ordine di alcuni metri. Le giovani neanidi neosgusciate appaiono di colore chiaro tendente al marrone e di dimensioni di circa 3 mm. La distinzione dei due sessi nelle varie età neanidali è possibile mediante l’osservazione del nono sternite il cui margine posteriore risulta regolare nel maschio, mentre presenta un’introflessione centrale nel sesso femminile. In laboratorio la determinazione delle varie età in base al rinvenimento dell’esuvia risulta particolarmente difficoltosa in quanto il processo di muta avviene nell’arco di pochi minuti ed in circa 15 minuti l’esuvia stessa viene consumata.

 

CICLO BIOLOGICO

L’emergenza dell’adulto avviene dopo circa 400 giorni, dal momento in cui le neanidi fuoriescono dall’ooteca. Alcuni autori  riferiscono comunque che il periodo di sviluppo ninfale per tale specie è particolarmente influenzato dalla temperatura e ciò si manifesta con una riduzione dei tempi di sviluppo nell’ordine di circa 3 gg, per ogni grado di temperatura in più (Cornwell, 1968). Anche l’isolamento degli esemplari durante tutto il periodo preimmaginale, aumenta i tempi di sviluppo mentre ciò non accade quando gli insetti si riscontrano in aggregazione nelle prime età. Dopo l’accoppiamento la femmina produce la prima ooteca dopo un periodo che va dai 3 a 7 gg , per le successive l’intervallo di tempo aumenta con valori da 5 a 12 gg, con un valore medio di 9 gg. Ciascuna femmina produce un numero di ooteche variabili da 10–15  a 16-84. Il numero di uova presenti in un’ooteca varia in relazione alla femmina che l’ha prodotta. Generalmente sono presenti 16 uova, con eccezione delle prime ooteche dove il numero può risultare differente. L’ooteca viene trasportata dalla femmina, dopo la sua formazione, per un breve periodo che corrisponde a 6-25 ore  ma, occasionalmente questa può essere trasportata per periodi più lunghi. Alcuni autori riportano per questa specie che femmine non accoppiate hanno prodotto ooteche non perfettamente formate o che anche se formate non hanno portato alla fuoriuscita di neanidi. Haber (1919) riporta la formazione di 13 ooteche successive ad un singolo accoppiamento, poiché la femmina è in grado di mantenere vitali gli spermatozoi per oltre 4 mesi.

NEMICI  NATURALI:  Tra i nemici naturali per questa specie si riscontrano gli imenotteri Tetrastichus periplanetae, Ewania appendigaster, Aprostetus hagenowii, Ampulex compressa.

 

Famiglia POLYPHAGIDAE Morfologicamente la sub-famiglia delle Polyphaginae può essere suddivisa in due gruppi in base alla presenza o meno delle ali nella femmina. Tale suddivisione risulta anche confermata dalla diversa distribuzione geografica dei gruppi predetti. Il primo gruppo comprende delle specie tropicali, mentre il secondo specie essenzialmente paleartiche. Quest’ultimo può, a sua volta, essere suddiviso in altri quattro sottogruppi. Nell’ambito dei caratteri morfologici comuni in questa sotto-famiglia si riscontrano: maschio sempre alato, femmina brachittera o attera. La forma generale del corpo è molto differente tra i due sessi, con una forma allungata nel maschio e piuttosto tozza nella femmina. Nel capo del maschio sono presenti due grandi ocelli, a superficie più convessa rispetto agli altri blattoidei. Antenne moniliformi,e corte, con i primi dieci articoli glabri. Di costumi notturni durante le ore diurne restano, al pari di altri blattoidei, nei loro nascondigli che in genere sono umidi ed oscuri. Le femmine di tale gruppo sono spesso delle ottime scavatrici e sono di facile rinvenimento, completamente interrate, in zone sabbiose.

 

 

Polyphaga aegyptiaca (L.) Blatta aegyptiaca, Linnaeus 1758 Polyphaga aegyptiaca, Brullè 1835 Heterogamia aegyptiaca, Burmeister 1838

DISTRIBUZIONE Unica specie del genere Polyphaga Brullè presente nella regione mediterranea, a differenza di altre legate prevalentemente al continente asiatico, in Italia è principalmente presente nel meridione e nelle isole maggiori (Failla et al. 1994, Russo & Tropea,1996, Barbagallo et al, 1999). Specie tipica di ambienti caldo umidi, bui e ricchi di sostanze organiche é di facile rinvenimento in grotte, cantine e depositi nelle vicinanze dei quali sono presenti detriti animali e vegetali dei quali si alimenta. Rinvenuta in agglomerati urbani costieri è anche presente in aree dell’entroterra siciliano (Barbagallo et al., 1999), dove ha colonizzato anche ambienti di lavorazione del settore molitorio (Russo & Tropea, 1996) dei quali frequenta generalmente gli ambienti meno antropizzati, dove trovano collocazione i motori e i macchinari.

MORFOLOGIA :Morfologicamente, gli adulti sono facilmente distinguibili nei due sessi. La femmina è di lunghezza da 24 a 28 mm di colore bruno nerastro o marrone chiaro uniforme. Pronoto ornato da peli rossi con bordatura gialla. Torace fortemente convesso. Addome meno convesso del torace. Placca anale con angoli arrotondati, bordo posteriore leggermente obliquo, nettamente incavato al centro. Placca subgenitale larga con la parte mediana doppia rispetto alle parti laterali e molto poco bombata. Zampe corte, pubescenti con armatura simile a quella maschile. Il maschio generalmente presenta delle dimensioni relativamente più ridotte rispetto alla femmina, misurando da 18 a 22 mm. Di colore rosso-bruno nerastro, ha antenne bruno lucenti, con assenza di peli nella parte prossimale. Pronoto di colore scuro con bordo anteriore quasi bianco. Addome rosso-bruno con placca anale triangolare, di dimensioni modeste con stili cilindrici corti situati alle due estremità della placca. Cerci composti da 11 articoli con i primi cinque più corti, rispetto agli ultimi. Zampe molto lunghe e di colore bruno Tegmine bruno rossastre o nerastre, Ali più o meno inscurite, ma con porzione basale trasparente e che superano la parte terminale dell’addome. Le forme giovanili appaiono, morfologicamente, molto simili alla femmina con la quale sono facilmente confondibili. L’esame della placca subgenitale permette di discriminare con facilità i due sessi. Essa porta due stili pressoché simmetrici nei primi stadi di neanide femminile che scompaiono però quasi subito, mentre negli stadi neanidali dei maschi persistono fino all’ultima muta.

 CICLO BIOLOGICO In letteratura i dati sulla bioetologia di questa specie sono molto esigui e fanno principalmente riferimento alle caratteristiche pedoclimatiche delle località di raccolta.

SUPELLA LONGIPALPA (F.) (Brown Banded cockroach) longipalpa, Fabricius 1798 supellectilium, Serville  1839, cubensis, Saussure  1862, phalerata, Saussure  1863, incisa, Walker  1868, vacillans, Walker  1868, quadriplaga, Walker  1868, extenuata, Walker  1868, transversalis, Walker  1871

S. longipalpa presenta un’ampia varietà di colorazioni del corpo ampia.  Alcune razze possono manifestare colorazioni tendenti al nero, mentre altre presentano colorazioni tendenti al giallo. Tali variazioni cromatiche intraspecifiche hanno portato nel secolo scorso, alla descrizione di numerose entità, oggi considerate sinonimi. Specie descritta originariamente da Fabricius nel 1798 fu successivamente descritta da Serville nel 1839 (Hafez & Afifi, 1956) su materiale raccolto a Parigi come S. supellectilium. Nativa del continente africano, è divenuta ormai una specie cosmopolita ampiamente distribuita in tutti i continenti, dove vive in associazione con l’uomo.

DISTRIBUZIONE  S.longipalpa risulta presente sul territorio nazionale ad una trentina di anni dalle prime segnalazioni in nord Italia (1977).  Originaria dell’Africa sahariana, in Europa è stata segnalata già negli anni 20’ in Francia, negli anni 60’ in Germania, Spagna, Svizzera  e Olanda. Come già sottolineato si è diffusa su tutto il territorio nazionale, con prevalenza nelle regioni meridionali, dove trova condizioni termoigrometriche più favorevoli al suo sviluppo. Specie tipica degli ambienti domestici colonizza esclusivamente ambienti altamente urbanizzati, a differenza delle altre specie che si riscontrano sia negli ambienti urbani che non. Nell’ambito delle indagini effettuate nel triennio nel territorio siciliano è stata riscontrata nella quasi totalità dei siti investigati. La densità di popolazione è risultata variabile da pochi esemplari a varie decine di individui rilevati durante le ore diurne, per unità abitativa. Rispetto alle altre specie sinantropiche, l’insetto colonizza essenzialmente le abitazioni, all’interno delle quali si riscontra con più facilità nelle cucine, principalmente localizzata dietro i frigoriferi, forni e lavastoviglie. Proprio in corrispondenza di questi elettrodomestici l’insetto trova sia un riparo all’interno del quali annidarsi durante le ore diurne, che condizioni termoigrometriche più idonee al suo sviluppo. A regime alimentare polifago, non ha quindi particolari difficoltà a reperire il pabulum, anche se denota una preferenza verso sostanze alimentari ad elevato contenuto zuccherino, attratto presumibilmente dalle sostanze aromatiche che si volatilizzano dall’alimento stesso.

MORFOLOGIA: Di dimensioni ridotte simili a B. germanica, l’adulto può raggiungere la lunghezza di 13-15 mm nel maschio e di 10-12 mm nella femmina. Morfologicamente simili, i due sessi si differenziano macroscopicamente per la lunghezza delle tegmine, che nel maschio ricoprono totalmente l’addome, mentre nella femmina lasciano scoperti gli ultimi segmenti addominali. La forma del maschio risulta più longilinea rispetto alla femmina dove il corpo appare più tozzo. Le colorazioni dei due sessi sono molto simili con colori tendenzialmente sul giallo-ocra per le razze presenti in Italia meridionale (oss.pers). Entrambi i sessi presentano una striscia trasversale nella parte centrale delle tegmine di colorazione più chiara, da cui proviene il nome comune anglosassone “Brown-banded cockroach”. Gli stadi giovanili appaiono simili agli adulti per forma e colorazioni. Nella prima età  il corpo misura intorno ai 2,4 mm di lunghezza, mentre la testa misura circa 0,8 mm della porzione occipitale al clipeo. Le proporzioni tra lunghezza delle zampe ed segmenti delle zampe stesse, sono le stesse che si riscontrano nell’adulto. Nella quarta età il corpo misura 5,5 mm di lunghezza mentre la lunghezza della testa è di circa 1,2 mm. Un paio di ali iniziano ad apparire nel metatorace.. Alcuni esemplari, se posti in ambienti non idonei o se separati, possono passare alla 7° e 8° età prima di passare allo stato adulto. Le caratteristiche morfologiche di questi stadi, data l’occasionalità del loro rinvenimento, non vengono qui riportate.

 CICLO BIOLOGICO La durata dello sviluppo post-embrionale in questa specie, come in B. germanica, è fortemente influenzato per entrambi i sessi dalle condizioni termoigrometriche date dalle diverse condizioni stagionali. Gli stadi giovanili passano attraverso un numero di sei stadi prima del raggiungimento dell’età adulta. Hafez & Afifi (1956) riportano per neanidi poste a temperature di circa 30°C uno stadio di N1 completato nell’arco di 8 gg. Le neanidi permangono in 2 età per un intervallo medio di tempo di circa 16 gg prima di passare alla 3 età che, insieme alla 4 età dura in media 21 gg. Più lungo è il tempo richiesto dalle giovani ninfe per completare la 5 età (85 gg), prima di mutare nella sesta ed ultima età giovanile. Mediamente, la durata dello sviluppo si attesta sui 119 gg nel periodo estivo e di 230 gg per gli esemplari provenienti da ooteche schiuse nel periodo invernale. Per le forme maschili il tempo necessario per il raggiungimento dello stadio adulto risulta più breve rispetto a quello femminile. La femmina è pronta per l’accoppiamento, alcuni giorni dopo il raggiungimento dell’età adulta. La formazione della prima ooteca avviene in media dopo 10 giorni dall’accoppiamento ed l’intervallo di tempo si riduce a 6 giorni per la formazione di quelle successive alla prima. Ciascuna femmina produce da 5 a 18 ooteche durante in suo ciclo riproduttivo ed ogni una di essa contiene 16 uova. Il periodo di incubazione dell’ooteca è mediamente di 40 gg, ma ciò è in funzione della temperatura e del grado di umidità. Infatti, per ogni grado di variazione della temperatura si osserva mediamente una riduzione del tempo di incubazione di circa cinque giorni. Gli adulti sopravvivono a temperature di 30°C per circa 90 giorni nel caso delle femmine e di circa 115 giorni nei maschi.

NEMICI NATURALI :Tra gli organismi antagonisti di questa specie si riscontrano diversi imenotteri parassitoidi (Flock, 1941). Questi depositano le loro uova all’interno dell’ooteca, sviluppandosi a spese degli embrioni contenuti e fuoriuscendo solo a completa maturità. Vengono riportati come parassitoidi di ooteche di S. longipalpa: Anastatus blattidarum Ferr. (Hafez & Afifi, 1956) e Comperia falsicornis Gomes, quest’ultimo parassitoide anche di B. germanica.

BLATTELLA GERMANICA (L.) (German cockroach, Steamfly) Blatta germanica, Linnaeus, 1767 Phyllodromia germanica, Finot 1890 Blattella germanica, Chopard, 1922

DISTRIBUZIONE Classificata da Linnaeus nel 1767 come Blatta germanica da materiale collezionato in Danimarca, questa specie fu in seguito denominata Blattella germanica. Al genere Blattella Caudell vengono ascritte un cospicuo numero di specie asiatiche ed una cinquantina di origine africana. Ed è proprio l’Africa che alcuni autori riportano per luogo di origine di questa specie, continente dal quale, così come molte altre specie di blattoidei, si è trasferita, favorita dagli scambi commerciali, in Europa. Da qui ha successivamente colonizzato le Americhe da dove, espandendosi, ha colonizzato tutto il resto del mondo. La specie pullula indiscriminatamente in industrie alimentari e non, bar ristoranti, cinema, teatri, uffici dei quali colonizza principalmente i locali adibiti a cucina e i servizi. Raramente riscontrabile in abitazioni, il suo rinvenimento è da ricondursi, nella maggior parte dei casi, ad infestazioni occasionali dovute al trasporto di uno o più esemplari attraverso gli imballi degli acquisti fatti. Spesso, infatti, sono proprio i magazzini o i locali in cui si effettuano ad esempio riparazioni di elettrodomestici (lavastoviglie, macchine da caffè) che fungono da serbatoio di infestazione.

MORFOLOGIA : Di piccole dimensioni, gli adulti di questa specie raggiungono i 10-15 mm di lunghezza. Di colorazione variabile dal bruno-rossastro al giallo-ocra, presenta due bande chiari longitudinali lungo il pronoto. Tale carattere, distintivo per il riconoscimento della specie, è già evidente nei primi stadi neanidali, ove però si estende oltre che sul pronoto anche sul meso e metanoto. I due sessi sono facilmente distinguibili in relazione ad alcuni caratteri morfologici quali, ad esempio, la presenza delle tegmine che nella femmina ricoprono interamente l’addome mentre, nel maschio gli ultimi segmenti addominali risultano scoperti. I cerci sono costituiti da sette segmenti nel maschio mentre nella femmina i segmenti che li costituiscono sono dodici. Un’altra caratteristica morfologica è data dalla presenza di una depressione evidente nel maschio in corrispondenza del settimo e dell’ottavo tergite addominale. Tale depressione è assente negli esemplari di sesso femminile. La distinzione dei due sessi in questa specie  può essere fatta comunque sin dalla prima età. Infatti già subito dopo la schiusura dell’ooteca, compaiono differenze a carico della morfologia dell’ottavo sternite della femmina, nella cui regione posteriore si presenta una introflessione nella zona centrale così come nella P. americana.

 

CICLO BIOLOGICO: Le neanidi passano attraverso un numero di mute variabili da 5 a 7, in relazione alle condizioni termoigrometriche e alla disponibilità di cibo e acqua, prima di raggiungere allo stato di adulto. Comportamento similare si osserva negli esemplari posti in isolamento già dalle prime età. Nelle condizioni ottimali il raggiungimento dell’età adulta può avvenire dopo circa 6 settimane. Con temperature di 30 °C la femmina di B. germanica può produrre un numero di ooteche variabili da 4 a 8 ma mediamente ciascuna femmina ne produce 7. L’ooteca viene trasportata durante tutto il suo sviluppo e viene rilasciata solo alcune ore prima della chiusura, e ciò è evidenziabile dalla presenza di una banda di colore verde (green band) lungo tutta l’ooteca, di colorazione via via più scura in concomitanza con l’approssimarsi della schiusura. Il periodo di incubazione si attesta sui 17 giorni e ciascuna ooteca contiene mediamente 37 uova, tale valore è costante sino alla produzione della quarta ooteca, successivamente il numero di uova decresce. Anche per questa specie, alcuni autori riportano che femmine non fecondate hanno prodotto ooteche morfologicamente imperfette, che non hanno dato luogo a progenie. In condizioni ottimali gli esemplari adulti vivono mediamente cinque mesi, e le femmine mostrano una longevità di poco superiore rispetto ai maschi.

NEMICI NATURALI:Per questa specie è segnalata la presenza dei parassitoidi Comperia alfierii (Mercet) e di Aprostocetus hagenowii (Ratzeburg) quali antagonisti naturali (Cornwell, 1968).


 

Ooteche


Come è noto le ooteche vengono prodotte all’interno dell’addome, nel vestibolo (Cornwell, 1968) o “cripta genitale” (Grandi, 1951), per mezzo delle ghiandole colleteriche che avvolgono con il loro secreto le uova in gruppi man mano che queste fuoriescono dall’ovopositore (foto 11). Tale secrezione, che a contatto con l’aria si indurisce in breve tempo, conferendo alla struttura rigidità e impermeabilità, consente la presenza all’interno dell’ooteca di umidità costante anche in ambienti particolarmente secchi. La femmina, terminata la produzione dell’ooteca, tende a liberarsene in un lasso di tempo e con un comportamento variabile tra specie diverse, ma generalmente costante nell’ambito della medesima specie. Le ooteche rappresentano nel caso dei blattoidei, sia un valido  carattere discriminante che un possibile indice della densità di popolazione (Russo & Verdone, 1999). Per tale motivo si reputa opportuno fornire una breve descrizione delle ooteche delle specie sinora trattate, nonché una chiave dicotomica per il riconoscimento.

Blatta orientalis L. L’ooteca  misura da 10 a 12,5 mm di lunghezza; nella parte superiore solitamente sono presenti 14 denticoli tra i quali compare una depressione poco profonda. All’interno, sono contenute più di 18 uova, delle quali solo il 75% arriva generalmente a maturazione. L’ooteca, di colore marrone scuro, viene deposta in prossimità di anfratti o comunque in siti riparati idonei alla sopravvivenza delle neanidi.

Periplaneta americana (L.) Di colore marrone scuro, generalmente di lunghezza variabile da 8 a 9 mm, l’ooteca presenta, solitamente, sulla parte superiore 16 denticoli. Ambedue i lati appaiono arrotondati con una depressione profonda tra i denticoli.

Polyphaga aegyptiaca (L.) L’ooteca misura dai 9 ai 10 mm di lunghezza e presenta una carena sporgente munita di 12-17 denticoli generalmente in numero superiore alle uova contenute all’interno che, di norma, sono da 7 a 13. Appena deposta l’ooteca è di colore giallo paglierino ma, nel giro di poche ore, tende a scurirsi sino al bruno. La conformazione dei denticoli, particolarmente pronunciati e inclinati, la rende discriminabile da quelle delle altre specie sinantropiche.

Supella longipalpa (F.) L’ooteca ha una lunghezza massima di 4 mm. Generalmente è di colore marrone tendente al giallo, la superficie ventrale non presenta una concavità distinta. I denticoli sono pronunciati e in mezzo sono presenti delle depressioni arrotondate. L’ooteca viene trattenuta fino a 24 ore dopo la sua formazione.

Blattella germanica (L.) L’ooteca  è lunga, di norma, più di 7 mm di lunghezza e presenta una colorazione marrone chiaro tendente al giallo. I denticoli, presenti nella parte superiore, sono poco evidenti e gradualmente curvati. Solitamente sono presenti 40 uova (20 per ogni lato dell’ooteca). Durante la sua formazione l’ooteca subisce una rotazione di 90° in senso antiorario

Commenti

34 Commenti

  • Franco Casini
    by Franco Casini 2 years fa
    Dati utilissimi, complimenti.
    Posso fare due contestazioni piccole piccole?

    Le neanidi appena nate di Blatta orientalis non sono poi così simili agli adulti, in quanto di colore marrone chiaro (e infatti talvolta i disinfestatori sbagliano l'identificazione).

    Sul fatto poi che Blattella germanica sia "raramente riscontrabile in abitazioni", l'esperienza mi dice che, da almeno 15 anni, le cose sono cambiate parecchio...
  • Maurizio Verdone
    by Maurizio Verdone 2 years fa
    grazie Franco.

    le informazioni che ho riportato sono un riassunto della prima parte descrittiva eletteraria della mia tesi di dottorato del 2002.
    Ti rispondo alle tue utilissime contestazioni. Per ciò che concerne la blatta orientalis è assolutamente vero che spesso le colorazioni non sono così scure ma ciò che si intendeva è che morfologicamente e macroscopicamente le neanidi a differenza di altre specie sono più vicine in b.orientalis. le colorazioni ad ogni qual modo influiscono poco sul riconoscimento. Per ciò che concerne B.germanica concordo con quanto tu dici relativamente all'habitat ma ti assicuro che almeno in Sicilia ancora vige una separazione netta tra le due specie.. nei miei pochi anni di esperienza ma tanto tempo a cercarle..in appartamento mi è capitato veramente poche volte di rinvenirle.
    Ad ogni buon conto mi farebbe estremo piacere farti avere copia della mia tesi in pdf per avere una tua opinione e tieni conto che la tua esperienza per mè risulta importante..
    Ciao Maurizio
  • Franco Casini
    by Franco Casini 2 years fa
    Pensa che, negli ultimi 10 anni, qui a Milano la situazione si è quasi ribaltata, con un vero e proprio "boom" delle infestazioni domestiche a discapito di quelle in ambienti tipicamente "sensibili" (i quali, assai verosimilmente, sono assai più protetti di un tempo). Anche le segnalazioni su Pestforum sono in costante aumento, e non è un caso che la scheda di Blattella germanica sia da sempre la più consultata.
    In nettissimo aumento (visto che siamo sul discorso), anche le infestazioni domestiche da Supella longipalpa, che pare adorino le cucine attrezzate in legno. In più cominciano a comparire anche nelle macchinette automatiche per il caffè (due casi nell'ultimo mese).
    Una tesi sulle blatte si legge sempre volentierissimo...;-)

    Ciao
    Franco
  • Stefania  Bonelli
    by Stefania Bonelli 2 years fa
    Anche a Torino.
    I miei genitori hanno avuto un'infestazione da Blattella Germanica.
    Io lavoro in un supermercato e su 40 dipendenti quali siamo, quasi la metà ne lamentano la presenza assidua nelle loro case.
    Per la felicità dei disinfestatori... :)
    Per quanto mi riguarda, terrò le dita incrociate.
    Non deve essere piacevole alzarsi la notte per bere un bicchiere d'acqua, accendere la luce e trovare la casa assediata.
    In compenso, ho il bagno "occupato" da formiche.
    L'anno passato nel giardino sotto casa sono state rimosse delle grosse fioriere in cemento . Erano completamente invase da formiche che continuano a provare ad alloggiare nel mio bagno.
    Suggerimenti?
    Mi è stato dato un gel.
    Ma "loro" continuano a presentarsi imperterrite.
    Oramai quando entro alla toilette chiedo permesso.
    Ma non c'è la legge sulla privacy?? hihihi!!
    Buona giornata.
    Stefania
  • Maurizio Verdone
    by Maurizio Verdone 2 years fa
    caro Franco
    dimmi dove mandare la tesi e sarà fatto...
    per ciò che riguarda il legno io attenzionerei il problema verso il collante che utilizzano per unire le parti in legno di talune cucine. Lo stesso risulta attrattivo (studi letterari americani) nei confronti di blattella e supella. Comunque è vero le sudfdivisioni degli habitat non sono cosi nette, negli ultimi anni diciamo che le amiche hanno avuto modo di adattarsi a tutto. Per le macchinette automatiche del caffè sai se sono state portate in assistenza nell'ultimo periodo??

    Un abbraccio Maurizio
  • Franco Casini
    by Franco Casini 2 years fa
    Sul mio sito di lavoro trovi tutti i miei recapiti, virtuali e fisici...
    Interessante la storia del collante, anche se sono più propenso a pensare che Supella abbia semplicemente un "feeling" maggiore per le superfici in legno naturale rispetto alle altre. Mi è capitato spesso di trovare annidamenti all'interno di vecchie dispense in legno "a muro", dove il tutto stava insieme solo grazie agli incastri. Poi, ovviamente, si adatta a quel che c'è.
    Da quel che mi risulta le macchine del caffè erano in postazione già da molti mesi, ma considerato il basso profilo e la scarsa invasività di Supella, la cosa non mi stupisce più di tanto.
  • Franco Casini
    by Franco Casini 2 years fa
    @ Stefania

    Prova con i dispenser di esca della Nexa, di solito fan miracoli...:-)
  • Stefania  Bonelli
    by Stefania Bonelli 2 years fa
    Grazie Franco, provo e poi ti faccio sapere!!
    Buona giornata,
    Stefania
  • Livio Mola
    by Livio Mola 2 years fa
    Ciao Maurizio.
    Mi sono appena iscritto e ancora non so se c'è un altro modo per dialogare con gli autori degli articoli ... "in differita".
    Ho letto con interesse la scheda su Polyphaga aegiptiaca (vero che è l'unica specie del genere Polyphaga presente nella nostra fauna, ma c'è un'altra Polyphagidae, appartenente al genere Heterogamodes, l'ursina, di Lampedusa).
    Un carattere per discriminare i polifagidi dalle altre famiglie "italiane" è la presenza di una sutura tra fronte e clipeo.
    Il tutto per semplice curiosità, ovviamente.
  • Maurizio Verdone
    by Maurizio Verdone 2 years fa
    Ciao Livio
    Mi fa immenso piacere la tua risposta e vorrei che contribuissi con me a parlare di questi "amici". Non è semplice cuirosità la nostra ma vera voglia di studiare e capire come vivono...ti prego di inserire sempre tutte le tue note a tutto ciò che verrà scritto su questo forum..ho visto (purtroppo non conosciuto) che ci sono persone veramente in gamba in Italia
    Ciao
    Maurizio
  • Livio Mola
    by Livio Mola 2 years fa
    Ciao Maurizio.
    Dato che sei siciliano non è che, putacaso, riusciresti a convincere qualche buon'anima che "casualmente" frequenta Lampedusa a raccattare qualche Heterogamodes ursina? Non ne ho in collezione e mi interesserebbero per alcuni caratteri da fotografare.
    Mi risulta che sia attratta dalla luce e che è presente anche in paese.
  • Maurizio Verdone
    by Maurizio Verdone 2 years fa
    ciao Livio
    Scusa il ritardo nelle risposte ma sono sempre in giro per lavoro. Si ho alcuni contatti di disinfestatori che vanno di norma a Lampedusa..spiego cosa devono fare e vedo se mi fanno catture (in vivo se possibile)..appena e se le avrò le identifico e se non è la solita P. aegiptyaca ci metteremo d'accordo su come fare per il trasferimento..
    Un saluto
  • Livio Mola
    by Livio Mola 2 years fa
    Grazie Maurizio (spero che l'admin non si arrabbi se andiamo fuori tema, diversamente apriamo una sezione a parte ...;)).
    L'H. ursina è facilmente identificabile anche per chi non l'ha mai vista: piccoletta e piuttosto pelosa!
    Se arriva viva (al plurale, ovviamente, nonchè di sessi differenti ....) facciamo la felicità anche di Franco (ne abbiamo parlato proprio oggi a Milano).
    Grazie mille per l'interessamento.
  • Livio Mola
    by Livio Mola 2 years fa
    Aggiungo una nota, sempre per P. aegiptiaca.
    Chopard cita la sua presenza in Italia in un lavoro del 1929: "VII. Les Polyphagiens de la faune paléarctique" in "Orthoptera Palearctica Critica", Eos, V, 1929.
    Ormai mi sono incuriosito: vado a controllare cosa scrive Brunner de Wattenwyl. nella sua "Revision du système des Orthoptères" del 1893 ;)
  • Livio Mola
    by Livio Mola 2 years fa
    Ieri ero a Campogalliano in occasione di "Entomodena" (per chi non la conosce: si tratta dell'evento entomologico tra i più importanti d'Europa) ed ho potuto discorrere di di Polifagidi con Bruno Massa (credo che non abbia bisogno di presentazioni ...).
    Oltre che della grande affabilità del Professore, ho avuto conferma che H. ursina non è comune e che, anzi, nonostante le sue ripetute ricerche sull'isola (per altri scopi) non ne ha più trovate.
    Mi ha raccontato delle occasioni di raccolta che hanno poi portato alla segnalazione (prima per l'Italia e l'Europa), non più ripetute.
    Quindi, caro Maurizio, il ritrovamento di esemplari, come avrai intuito, sarebbe un'importante conferma.
    Ad ora, non ho trovato dati sul ciclo, quini se venissero trovate vive ...

    Un piesse per l'Admin: se ritieni opportuno, queste discussioni potrebbero essere spostate in "entomologia"
  • Fabio Vitillo
    by Fabio Vitillo 2 years fa
    Ciao Livio, apri un Forum sull'argomento, così si può approfondire meglio aggiungendo, eventualmente, anche foto e video... Grazie per la collaborazione.
  • Livio Mola
    by Livio Mola 2 years fa
    Pensavo di aprire un Blog a parte, ma dato che le schede sono qui penso opportuno tenere unito il tutto rimandando la possibilità di creare capitoli organizzati organicamente.
    Se ritenete invece più consono aprire un apposito articolo ... mi sta bene ugualmente.
    Queste righe non hanno la pretesa del trattato scientifico ma vogliono far conoscere, con parole semplici, il meccanismo affascinante del corteggiamento nei Blattellidi.
    Lo spunto l'ha offerto il bel video segnalato da Fabio, in cui si vedono maschi impazienti di perpetuare la loro specie.
    Effettivamente ... questi maschietti non hanno al polso un Rolex e nemmeno siedono su una scalpitante Ferrari vestiti da Armani, e nemmeno possono sfoggiare una coda accecante come il Pavone (vero, mr. Darwin?)
    Allora, questi schifosi esseri (dipende ovviamente dai punti di vista, NdA), da quali meccanismi sono mossi per evitare il baratro dell'estinzione?
    Innanzi tutto è necessario che i due partner siano maturi, cioè adulti.
    Bella scoperta vero?
    Niente affatto.
    Provate a pensare "da quando a quando" trovate l'altro sesso "attraente" (mi viene in mente un'altra cosa, ma ci siamo capiti): quando segnala al partner la sua "capacità" genitrice.
    Magari approfondiamo il concetto in un'altra discussione.
    Nei Blattellidi, oggetto di questa chiacchierata, succede che la femmina matura, cioè pronta a generare, maturi delle strutture ghiandolari situate sul pigidio che secernono un feromone sessuale, volatile. Fino ad allora, queste ghiandole erano tenute a freno dall'ormone giovanile, impedendo la maturazione delle gonadi, in modo che l'attenzione alimentare dell'individuo sia indirizzata al completo sviluppo e non anche alla riproduzione.
    Ecco, più o meno, cosa succede:
    La femmina adulta, quindi, segnala la sua "disponibilità" ai maschi congeneri secernendo il feromone sessuale (è inibito in presenza di ooteca): il maschio adulto lo rileva, si eccita ed alza tegmine ed ali per scoprire le ghiandole tergali situate negli ultimi urotergiti dell'addome.
    Perchè?
    Si tratta di ghiandole che svolgono un ruolo fondamentale nella fase di corteggiamento e preparazione alla copula: infatti, durante la parata, il maschio le mostra alla femmina che, se matura, accetta il dono nuziale cibandosi del secreto ( a sua volta stimolandole), una sostanza contenente zuccheri fago-stimolatori e fosfolipidi, che incoraggia la femmina a nutrirsene e a prepararsi per la copula.
    La conseguente stimolazione delle ghiandole tergali da parte della femmina induce nel maschio la completa estensione del fallomero sinistro, ad apice uncinato, dirigendolo verso l'alto ed inserendolo nell'alloggiamento genitale della femmina (Kalifa, 1958). Qui, uno sclerite situato davanti all'ovopositore blocca il fallomero. Ottenuto un solido bloccaggio, i partners assumono la posizione tergo- tergo e ... anche questa volta la specie è salva.

    Per Fabio: ho avuto parecchie difficoltà col copia incolla per creare un nuovo articolo.
    Ora devo uscire e non saprei od
  • Fabio Vitillo
    by Fabio Vitillo 2 years fa
    Non ho mai avuto problemi col copia/incolla non so... se mi invii tutto via email provo a pubblicare io citandoti come fonte... fammi sapere.
  • Maurizio Verdone
    by Maurizio Verdone 2 years fa
    Ho capito, e ne sono contento, che gli estimatori di blattoidei sono tanti e molto preparati..suggerisco quindi al buon fabio di creare una sezione dedicata a blattoidei (cosi come atre a coleotteri, lepidotteri et al.. ) dove scatenarci a postare lavori dati da attività di ricerca e sperimentazioni proprie.
    Per Livio invece dico che quasi quasi appena torno da Reggio (facoltà) vado personalmente a cercare la H. ursina e spero in buoni frutti..
    Il ciclo biologico della p. aegiptyaca non ero riuscito a trovarlo se tu hai tracce postalo..
    ciao Maurizio
  • Livio Mola
    by Livio Mola 2 years fa
    Polyphaga aegyptiaca (L.) è specie-tipo del genere Polyphaga (l'olotipo è conservato al museo di Uppsala).
    Ho la descrizione di Chopard, nel lavoro che ho citato sui Polyphagidae paleartici (se ne sono occupati anche, citando i principali, Brullé, Burmeister, Brunner v. W., Kirby, Sassure ... ); sul ciclo biologico non so, dovrei controllare.
  • Maurizio Verdone
    by Maurizio Verdone 2 years fa
    Stesse informazioni in mano mia confido nella ricerca da parte tua del ciclo biologico.
  • Livio Mola
    by Livio Mola 2 years fa
    Niente.
    Alleviamo e lo scriviamo noi ...
  • Maurizio Verdone
    by Maurizio Verdone 2 years fa
    si può fare..sono a conoscenza della specie in calabria..intanto provvediamo a raccogliere
  • Livio Mola
    by Livio Mola 2 years fa
    Intanto con le segnalazioni (in realtà sono citazioni) per l'Italia sono arrivato al 1835 (Sicilia)!
  • Franco Casini
    by Franco Casini 2 years fa
    La cosa che continua a lasciarmi perplesso è il fatto che Polyphaga venga considerata specie infestante.
    Non ho esperienze dirette con P.aegyptiaca, ma ho provato ad allevare P.saussurei e altre specie non determinate, provenienti da Armenia e Georgia, con risultati praticamente fallimentari. Ciclo lentissimo, con maschi che assai spesso si sviluppano in modo asincrono rispetto alle femmine e muoiono senza potersi accoppiare (non a caso molte specie sono partenogenetiche).
    Una specie infestante deve potersi diffondere rapidamente in modo attivo e/o passivo tramite uno o più dei propri stadi vitali. Nel caso di Polyphaga la vedo molto dura...

    Sarebbe interessante discutere anche di Shelfordella lateralis (sin. Blatta lateralis, Shelfordella tartara) che negli ultimi anni è stata segnalata sia in Sardegna che in Sicilia, e presenta un potenziale riproduttivo assolutamente non trascurabile.
  • Livio Mola
    by Livio Mola 2 years fa
    Sulla lateralis ci farei più di un pensierino.
    Per quanto riguarda P. aegyptiaca ho le tue stesse perplessità e ne abbiamo anche discusso: conosciuta per il nostro meridione da quasi 200 anni (con i dati di adesso, ma sto scavando ancora) ... possibile che abbia avuto una diffusione così contenuta?
    E' effettivamente da accogliere come infestante?
    Mah...
  • Pietro Ranno
    by Pietro Ranno 2 years fa
    Salve a tutti, io non sono un amante di blatte (a meno che un bel giorno decida di utilizzarle come esca per la pesca, che ne dici Maurizio?!?), l'unica cosa che posso aggiungere alla vostra belle trattazione, in merito alla P. aegyptica nell'ultimo anno ho avuto due rinvenimenti: la prima in una pizzeria di Bronte (CT), paese sull'Etna a circa 800 m sul livello del mare, posto dove fa freddo! Il secondo nel mio bagno della casa a mare, zona di Catania.
    Io non saprei se questi due esempi, intesi come diversita dei siti di rinvenimento, possano contribuire per classificare oggettivamente la P. aegyptica come infestante, però personalmente se trovo una popolazione di blatte a casa mia, indipendentemente dalla specie, per me sono infestanti!!!
  • Maurizio Verdone
    by Maurizio Verdone 2 years fa
    Vedo se riesco un Po a spiegare il mio punto di vista. Per ciò che mi concerne le catture di p. Aegiptyaca sono avvenute in due distinti molino siti a Messina. Le catture si sono osservate solo ed esclusivamente nei piani bassi ove le condizioni delle strutture già fatiscenti ricordavano più grotte che strutture industriali. La segnalazione ha posto quindi la specie come infestante industrie alimentari anche se ciò a mio parere e con il senno di poi da adito a considerazioni errate. Per ciò che riguarda la strategia r alla quale questa specie non appartiene sicuramente ( per me e' K) non abbiamo dati biologici che possono dire i motivi per cui gli esemplari sono diffusi in varie zone meridionali ma hanno bassa densità. Certamente e concludo io porrei più attenzione alla lateralis ma capire qualcosa in più di questa non farebbe male.
  • Maurizio Verdone
    by Maurizio Verdone 2 years fa
    e mi scuso anche per gli orrori ma spinto dalla premura ho risposto dal telefonino..con tutti i problemi del touch screen
  • Franco Casini
    by Franco Casini 2 years fa
    Blatte come esche da pesca?
    Beh.. io ho preso grossi cavedani usando esemplari adulti di Blatta orientalis, pescando nel lago vicino ad un piccolo scarico fognario urbano.... quindi si può fare... ;-)
  • Pietro Ranno
    by Pietro Ranno 2 years fa
    si infatti. Nel porto di Siracusa le lecce a stella sono ghiotte di Periplaneta e siccome conosco altri litorali e scogliere molto infestate, mi è venuta voglia di provare.
  • Livio Mola
    by Livio Mola 1 year fa
    Se interessa a qualcuno, dato che riscontro spesso errori grossolani nelle determinazioni, in Forum Entomologi Italiani sto inserendo una chiave dicotomica per il riconoscimento dei Blattodei nostrani.
    La trovate qui:
    http://www.entomologiitaliani.net/public/forum/phpBB3/viewtopic.php?f=336&t=12949
  • Maurizio Verdone
    by Maurizio Verdone 1 year fa
    Sai bene che interessa. già avuto modo di vederle e ti faccio i miei complimenti. postela anche qui anche se forse l'utenza ha meno bisogno di chiavi dicotomiche. Ma gli utenti evoluti (entomologicamente parlando ) sono molti e gradiranno il tuo sforzo così come l'ho gradito io.
    Ciao
  • Livio Mola
    by Livio Mola 1 year fa
    Ciao Maurizio.
    Aggiungo qui quanto ci siamo detti in diversi contatti privati.
    Polyphaga aegyptiaca era certamente presente nel 1792: ottenere dati più remoti temo che sarà impossibile (ma continuo a cercare).
    Sulla strategia r-k è indubbio che si tratti della seconda, dato che eventuali esplosioni demografiche sarebbero state certamente registrate, mentre la specie è osservata pressochè occasionalmente e non è legata ad ambienti antropizzati (ho diverse segnalazioni di avvistamenti lontano da centri abitati).
    Per quanto riguarda la chiave penso che sia sufficiente il collegamento, per due motivi: 1) non è finita 2) sarebbe un brutto copia-incolla e il collegamento a quella esistente è più che agevole.
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