Metodiche di derattizzazione
Tre specie di roditori, il Rattus norvegicus, il Rattus rattus, ed i Mus musculus, viveno in stretta associazione con l'uomo e traggono vantaggio per il loro incremento numerico dalle particolari situazioni degli ambienti antropizzati (disponiblità di cibo sotto forma di derrate alimentari immagazzinate o di rifiuti, disponibilità di rifugi particolarmente sicuri e relativamente climatizzati, come fognature, soffitte, intercapedini, scantinati ecc.) (fig.1).
Le tre specie di roditori menzionate hanno differenti caratteristiche morfologiche, ecologiche ed etologiche che ne permettono una facile identificazione (tab. 1)
La loro identificazione è possibile anche attraverso la forma delle feci lasciate nelle zone infestate (fig.2), dalle tracce lasciate sul terreno (tane, rosicchiamenti, impronte, percorsi, ecc.).
Dimensioni di una popolazione
di roditori
Non esistono metodi validi per valutare la densità di una
popolazione di roditori in un territorio e le cifre che spesso
vengone fornite sul presunto numero di raditori presenti ad
esempio in una città, sono del tutto arbitrarie e di nessuna
attendibilità. La densità delle tracce, l'avvistamento dei
roditori anche durante il giorno,il numero dei reclami dei
cittadini, i danni alle derrate alimentari immagazzinate, ecc.
sono gli elementi che ci informano sulla entità piu o meno grave
di un'infestazione, ma che nulla possono dirci circa la sua
composizione numerica.
Cause che determinano le
dimensioni di una popolazione di roditori
Come è noto i fattori che favoriscono o limitano l'accrescimento
di una popolazione animale si dividono in fattori estrinseci alla
popolazione, o non biologici, (fattori climatici, fattori
amblentati, disponibilità di cibo) e fattori intrinseci o
biologici (competizione, malattie, parassitismo, predazioni, a
cui può essere aggiunta la mortalità da esche avvelenate).

I fattori estrinseci determinano la capacità biologica specifica,
cioè la capacità di un determinato amblente di "sopportare" o
garantire la sopravvivenza di un determinato numero di Individul
di una specie.
Ne deriva che una derattizzazione determina un rapido aumento
della mortalità ed una conseguente rapida diminuzione della
popolazione dei roditori, ma non modifica la capacità biologica
specifica dell'amblente infestato, per cui una volta cessata la
derattizzazione, la popolazione dei ratti tenderà a tornare a
quei valori di densità numerica consentiti dall'ambiente e
preesistenti al trattamento.
Dopo un intervento derattizzante con esche avvelenate, una
popolazione di ratti impiega da sei a dodici mesi per tornare
alla densità originaria.
Al contrario la bonifica ambientale che comporta la corretta
eliminazione dei rifluti, la miglioria delle fognature, il
restauro degli edifici fatiscenti, il corretto immagazzinamento
delle derrate alimentari, ecc, modifica drasticamente i fattori
estrinseci, determina una duratura diminuzione della capacità
biologica specifica e quindi una definitiva riduzione della
popolazione dei ratti.
Ricordiamo ad esempio che l'immagazzinamento delle derrate
alimentari, va effettuato su appositi bancali solevati da terra e
separati fra loro da uno spazio sufficiente per il passaggio
delle persone addette alla lotta, al controllo ed alle
pulizie.
Deve essere eliminato l'immagazzinamento di alimenti sfusi e gli
stock immagazzinati devono essere spostati frequentemente così da
disturbare i roditori, impedendo insediamento stabile, dato che
esso è caratterizzato dalla standardizzazione della dieta
alimentare e dalla delimitazione territoriate, che ostacola il
successo della lotta con esche avvelenate.
LA DERATTIZZAZIONE
Lo studio del territorio e il censimento delle aree
infestate.
Quando si deve operare su un vasto territorio urbano, risulta
indispensabile; suddividerlo in settori operativi e, con l'aiuto
di carte topografiche, individuare per ogni settore gli isolati
presenti. Per ogni isolato risulterà utile raccogliere tutti quei
dati necessari per valutare l'importanza dell'infestazione. Tale
lavoro può essere facilitato dall'uso di schede prestampate. I
dati cosi raccolti, opportunamente tabulati, sono la base per
comprendere e risolvere i problemi delle differenti aree
infestate.
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La distribuzione delle esche
avvelenate
La prima preoccupazione di chi opera una derattizzazione, deve
essere quella di prevenire ogni rischio derivante dall'immissione
di sostanze tossiche nell'ambiente. L'uso di fumiganti, pertanto
non è indicato nella derattizzazione urbana, mentre risulta utile
per la derattizzazione di ambienti isolati ermeticamente chiusi
(derattizzazione delle navi).
In linea generale, fatta eccezione per pochi prodotti, possiamo
dire che sono da preferire i trattamenti con esche a base di
veleni a dose multipla. I veleni acuti per singola ingestione,
sono utili soprattutto ove è necessaria una bonifica immediata ed
in caso di una resistenza diffusa agli anticoagulanti.
Soprattutto nei trattamenti con veleni acuti, spesso si rende
indispensabile effettuare un pre-trattamento con esche non
avvlenate per abituare i ratti a consumare le sostanze alimentari
che poi verranno avvelenate fronteggiando così il fenomeno della
neofobia e della "bait siknes".
Sono comunque da evitare i trattamenti non mirati, effettuati con
distribuzione casuale delle esche in tutta l'area da bonificare.
Le esche devono invece essere deposte in luoghi inaccessibili ai
bambini e agli animali domestici. Il controllo periodico delle
esche, in alcune stazioni fisse, è molto importante per seguire
l'andamento della derattizzazione a per poter ripetere il
trattamento fino a quando cio si renda necessario, reintegrando
le esche consumate. Molto utile può risultare nel trattamento di
ambienti confinati, l'implego di box contenenti esche ed acqua,
da collocare sui percorsi abitudinali dei roditori, (ad esempio
lungo i muri). Tali box sono facilmente ispezionabili e
garantiscono la presenza di un'esca senza pericolo di
dispersione.
Le formulazioni ratticide oggi in commercio (in polvere da
traccia ed in esche, in pellets, in grani, in paraffina, in
bustine), sono composte da adescanti vari che ne determinano
l'appetibilità e da un ratticida. Le polveri da traccia sono
utilizzabili in luoghi ove non esista alcun pericolo di
contaminare alimenti. Esse si attaccano al pelo e vengono
ingerite dai roditori durante le abitudinarie operazioni di
pulizia corporea. Le formulazioni idro-repellenti in paraffina
sono indicate nel trattamento di ambienti molto umidi e risultano
quindi idonee per il controlfo dei ratti nelle fognature. Le
confezioni in bustina, per la rapidità di distribuzione e la
facilità di controllo, risultano pratiche soprattutto nel
controllo dei ratti in ambienti urbani. Le esche in grani e
pellets appetite dai ratti, ma anche da Mus-musculus, risultano
pratiche nel trattamento di amblenti
confinati. Molti principi attivi possono anche essere
solubilizzati in acqua per la preparazione di esche liquide,
particolarmente efficaci in estate e in amblenti privi di acqua.
Piccoli distributori di acqua avvelenata possono essere
confezionati artigianalmente, o possono essere utilizzati
abbeveratoi a sifone per
pulcini. Là dove i roditori sono abituati a diete alimentari
altamente specializzate, le esche commerciali possono venire da
essi riflutate e quindi può risultare molto utile preparate esche
fresche con gli stessi alimenti per solito reperibili dal
roditore sul posto.
È importante ricordare che esche, cibi, trappole, ecc.
contaminate dall'odore umano, al contrario di quanto si crede,
non causano diffidenza nei ratti sinantropi abituati da sempre a
consumare e ad essere in contatto con cibi e manufatti toccati
dall'uomo.
Il controllo dei risultati
raggiunti al termine di una derattizzazione
I risultati di una derattizzazione possono essere valutati
controllando la diminuzione dei segni della presenza dei
roditori, ad esempio la scomparsa di escrementi freschi,
l'abbandono delle tane, (la presenza di ragnatele all'imboccatura
delle tane è indice dell'assenza del roditori), la cessazione del
consumo delle esche.
La stima del consumo di esche non avvetenate, confezionate con
alimenti particolarmente appetiti ai roditori e poste nei luoghi
da questi frequentati abitualmente e la cattura di ratti con
trappole poste negli ambienti infestati, permettono di valutare
in maniera più diretta i risultati di un trattamento ratticida.
L'eliminazione dei cadaveri dei
roditori e dai cattivi odori
La raccotta dei cadaveri dei roditori va sempre fatta con guanti
di gomma e l'aiuto di buste di plastica per preventre la fuga
degli ectoparassiti. Per coprire i cattivi odori dovuti alla
presenza del cadavere di un ratto, ad esempio in un recesso
irraggiungibile, possono essere usati disinfettanti profumati,
come ad esempio il benzalconio cloruro ed il benzetonio cloruro,
oppure olii profumati, come l'olio di pino, l'olio di menta
piperita, ecc.
Vebi Istituto Biochimico s.r.l.
Sede Legale: Via Desman, 43 35010 S. Eufemia di Borgoricco (PD)










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