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La Disinfestazione Professionale

 
Jul 26th

il piccione

By Marco Bruno
Il piccione è un uccello che sembra essere innocuo ma e fonte di gravi malattie per l'uomo. A motivo di alcuni movimenti che proteggono questo topo alato, questo pennuto non può essere eliminato, e ciò causa un proliferarsi in modo sbalorditivo di questa specie. L'unica cosa possibile per tenerli lontani è installare dei sistemi per l'allontanamento. I sistemi oggi più comunemente usati sono i dissuasori ad aghi. Si possono trovare ovunque, quasi in salumeria, ma attenti!! Questi prodotti sono scadenti. Il sole li secca e si spezzano. gli agli non essendo realmente di acciaio fanno ruggine con un chiaro deterioramento etc... Allora bisogna rivolgersi agli specialisti che usano prodotti di qualità e testati. Gli specialisti studiano il comportamento di questi pennuti e sanno come e dove posizionare correttamente questi prodotti. Si forse costa un po più del fai da te, ma hai risolto per davvero il problema e poi non devi dopo un anno ricomprare i dissuasori perché deteriorati.
Jul 19th

Lotta ai roditori nell'industria alimentare: aspetti tecnici e normativi

By Vanessa Patanè

INTRODUZIONE
L’accresciuta consapevolezza dell’opinione pubblica ed il miglioramento delle condizioni igieniche generali hanno prodotto negli ultimi anni un notevole incremento dell’attenzione e del volume d’affari di tutto il settore del controllo dei parassiti all’interno delle attività legate al comparto alimentare. Ratti e topi sono oggi i mammiferi più numerosi e largamente diffusi sulla terra; l’uomo stesso li ha inconsapevolmente favoriti, lasciando che si sviluppassero di pari in passo con la civiltà e in particolare con il processo di antropizzazione. E’ stata proprio l’urbanizzazione, con le immense possibilità di cibo e rifugio, a concedere a queste specie vantaggi non voluti, ma sicuramente determinanti, inoltre la cattiva gestione del rifiuto urbano,il degrado ambientale, le reti fognarie malandate, l’enorme quantità di rifiuto legata alla civiltà dei consumi e l’errata progettazione edilizia (che non tiene conto del “Rat-proofing” cioè a prova di ratto), sono solo alcune delle grandi occasioni di cui essi approfittano. Con l’ uomo il loro rapporto è stato sempre caratterizzato da un bilancio negativo evidenziando perdite economiche dirette e danni igienico sanitari. Quasi impossibile resta una stima esatta dei gravissimi danni causati alle derrate alimentari e agli alimenti immagazzinati, soprattutto se si pensa che devono essere considerate anche le perdite indirette, dovute sia all’insudiciamento degli alimenti che al danneggiamento dei contenitori, spesso in cartoni facilmente attaccabili dall’animale. Nel corso della storia, i Roditori sono stati senza dubbio i vertebrati più nocivi alla salute ed alle attività umane.

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Tra le malattie più importanti citiamo quelle batteriche quali sono Leptospirosi e Salmonellosi.
Ancora oggi numerosi imprenditori che operano nel settore agro-alimentare considerano il controllo degli insetti e degli animali indesiderati come una componente relativamente poco importante della propria attività e trascurano di inserirlo effettivamente tra i loro compiti o addirittura non lo contemplano affatto. Spesso ciò si verifica perché gli operatori, oltre a non conoscere i rischi specifici legati alla eventuale presenza di infestanti, non hanno avuto tempo o modo di apprendere le opportune strategie richieste per implementare programmi di controllo di animali indesiderati che siano efficaci e proficui. Appare quindi inevitabile che la medesima poca attenzione sia rivolta alla adeguata formazione del personale operante, che nella pratica quotidiana è direttamente coinvolto nell’applicazione di tali misure di controllo. Agli occhi dell'opinione pubblica la presenza murina appare giustamente associata alla sporcizia, ai rifiuti abbandonati, all'inquinamento e in definitiva al degrado ambientale. In realtà anche se precise norme igieniche, in particolare relative allo smaltimento dei rifiuti, sono la prima e più valida misura preventiva contro il diffondersi dell'infestazione, occorre dire che molti dei fattori ambientali favorenti il moltiplicarsi di colonie di topi e ratti sono spesso al di fuori delle possibilità di un controllo preventivo da parte degli organismi sanitari preposti (ASL e/o Comuni). Un intervento di derattizzazione correttamente eseguito, oltre che doveroso nei confronti della salute pubblica, va considerato anche come una operazione di equilibrio ecologico per l'ambiente, poiché la nozione stessa di ecologia in un centro urbano o comunque fortemente antropizzato, non può in alcun modo prescindere da un intervento cosciente diretto dall'uomo.
Inoltre bisogna aggiungere che la normativa in materia di igiene dei prodotti alimentari (DECRETO LEGISLATIVO 26 maggio 1997, n.156 Attuazione della direttiva 93/99/CEE concernente misure supplementari in merito al controllo ufficiale dei prodotti alimentari.)non ha del tutto contribuito a chiarire le idee in merito né ai titolari delle attività alimentari né agli operatori del settore del controllo dei parassiti, e neppure agli addetti ai controlli da parte degli enti pubblici, tralasciando un assenza di uniformità per le procedure da seguire con il risultato finale che il piano di controllo dei parassiti, all’interno di un contesto dove si conservano e si manipolano alimenti, è affidato alla professionalità dell’operatore , alla sensibilità del committente e/o alla competenza dei suoi consulenti, in quanto la legge citata non da nessuna direttiva a riguardo, ma si limita ad una disamina dei principi e la messa in pratica è lasciata all’interpretazione delle varie figure coinvolte.

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L’IMPORTANZA ECONOMICA DELLA LOTTA AI RODITORI NELLE INDUSTRIE ALIMENTARI
I roditori trovano all’interno delle aziende agroalimentari condizioni ambientali ottimali, soprattutto in assenza di predatori naturali e in termini di temperatura dove trovano ampie possibilità di rifugio e di spostamento all’interno dell’edificio. La disponibilità di cibo e acqua, è spesso sufficiente per il sostentamento di un intera popolazione ed a seconda delle situazioni specifiche e della stabilità delle condizioni trofiche e dinamiche consente spesso alle popolazioni di presentare un attività riproduttiva ininterrotta( Pocock & all., 2004). Gli stabilimenti industriali sono senza dubbio un forte richiamo alle popolazioni di roditori che vivono nelle vicinanze, e l’intensità di questo richiamo è differente a seconda della tipologia di industria e dipende essenzialmente dalla tipologia di alimenti presenti all’interno e dall’odore che scaturisce durante le fasi di lavorazione .

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E’ importante soffermarsi sulle implicazioni negative connesse con la presenza di Roditori nei contesti alimentari. Infatti i prodotti alimentari sono generalmente soggetti a insidie continue da parte di topi e ratti, che tendono ad aggredirli lungo tutta la filiera produttiva, con inquinamento delle derrate con urina, feci o semplicemente cibandosene, oppure rimanere intrappolati all’interno delle macchine, comportando che i frammenti del loro corpo possano essere rinvenuti nel prodotto finito. Da sottolineare inoltre l’importanza dell’entità del danno d’immagine che può derivare ad un azienda alimentare dal rinvenimento di tracce di roditori in imballaggi o ancor peggio nel prodotto finito proveniente da un proprio stabilimento senza dimenticare le possibili implicazioni di carattere sanitario. Inoltre il rinvenimento di tracce di roditori, quali escrementi, siti di nidificazione, cumuli di residui alimentari od individui morti è un eventualità che può procurare notevoli problemi in occasione di sopralluoghi eseguiti da enti pubblici preposti al controllo.
Tenendo in considerazione gli ambienti urbani e gli allevamenti zootecnici, le specie maggiormente importanti da un punto di vista economico e sanitario sono essenzialmente le tre definite cosmopolite o, più impropriamente, commensali. Si tratta del Topo domestico (Mus domesticus, Schwarz & Schwarz), del Ratto delle chiaviche (Rattus norvegicus, Berkenout, 1769)) e del Ratto nero (Rattus rattus, Linnaeus, 1758), tutte di origine asiatica, ma la cui diffusioni, sebbene con tempi differenti, interessa ormai gran parte delle terre emerse. Le tre specie differiscono notevolmente nei requisiti ambientali, negli aspetti comportamentali e nell’ecologia delle popolazioni. E’ d’ importanza fondamentale conoscere la specie o le specie contro cui va indirizzato il trattamento, per non incorrere in grossolani errori di valutazione che possono pregiudicare il successo degli interventi.

Identificazione dei punti critici
Per mettere a punto una strategia di controllo efficace occorre considerare che i Roditori riescono a penetrare in uno stabilimento se sono soddisfatte precise condizioni in termini di possibilità di ingresso, opportunità di spostamento e ricovero e disponibilità alimentari. Occorre quindi, oltre all’implementazione delle misure di controllo dirette, occorre intervenire affinché la possibilità delle risorse vitali per i Roditori venga drasticamente ridotta, bisogna cioè ridurre la capacità portante dell’ambiente. Il primo passo per il raggiungimento di tale obiettivo è quelli di ottenere un quadro affidabile della situazione dell’ambiente che si è chiamati a gestire tramite un monitoraggio, importante attività spesso trascurata. Il monitoraggio viene solitamente effettuato tramite un ispezione nelle aree esterne ed interne della struttura con l’obbiettivo di raccogliere informazioni sui seguenti aspetti:
 Specie infestanti/e ed entità dell’infestazione;
 Principali vie di accesso alle aree interne;
 Identificazione delle principali risorse alimentari e delle aree di rifugio.

LE PRINCIPALI SPECIE COSMOPOLITE
Nell’ambito dei Mammiferi, l’ordine dei Roditori è quello che racchiude il maggior numero di specie. Il successo dei roditori è dovuto principalmente:
• Rappresentano il 40% delle specie di mammiferi;
• Sono rappresentati da una vasta gamma di dimensioni che vanno da 5g (topo pigmeo) a 50kg (capibara);
• Grande capacità ad adattarsi in qualsiasi habitat;
• Estremo opportunismo per quanto riguarda i requisiti di cibo;
• Hanno un elevato tasso di riproduzione;
• Alcune specie possono trovarsi in qualsiasi parte del mondo;
 • Hanno una vista molto debole ma di contro hanno altri sensi molto sviluppati come olfatto, gusto, tatto ed udito.
Si tratta di un ordine di successo con una distribuzione pressoché cosmopolita, con specie che hanno colonizzato, spontaneamente o grazie all’azione di trasporto operata dall’uomo, la maggior parte delle terre emerse del pianeta ed occupando una grande varietà di nicchie ecologiche, essendo presenti in ambienti più disparati che vanno dal deserto alle foreste tropicali , dalle zone umide alle praterie di alta montagna, dagli ecosistemi agricoli a quelli urbani, presentando nella maggior parte dei casi adattamenti specifici ed abitudini di vita particolari. I Roditori si distinguono dagli altri Mammiferi per la particolare peculiarità della loro dentatura. Posseggono infatti incisivi e molari. Gli incisivi che sono i denti in primo piano nei Mammiferi, nel topo sono 4 rispettivamente posizionati 2 sulla parte superiore e 2 nella parte inferiore.Gli incisivi nei ratti sono altamente specializzate per rosicchiare, infatti sono a radica aperta il ciò si traduce nella continua e ininterotta crescita per tutta la vita dell’animale,e da qui il bisogno continuo di rosicchiare. Tra i roditori le specie che vengono rinvenute frequentemente nei magazzini e nelle industrie alimentari sono tutte appartenenti alla famiglia dei Muridi, classificate sulla base del peso corporeo, le specie presenti sono:
 Mus domesticus
 Rattus Rattus
 Rattus norvegicus

Alcune differenze sostanziali nelle caratteristiche delle 3 specie hanno dato luogo ad insediamenti specifici, spesso nettamente separati ed in molti casi a distribuzioni geografiche distinte. E’ di estrema importanza quindi effettuare una corretta identificazione della specie presente in un territorio, per poter impostare corrette metodiche di controllo.

TECNICHE DI DIFESA 

L’importanza della prevenzione

 Le misure di prevenzione mirano ad ostacolare l’avvicinamento,l’infiltrazione e la proliferazione di topi e ratti. Numerose sono le misure preventive da adottare all’interno del comprensorio aziendale. Un adeguata prevenzione parte a monte nel momento della progettazione dell’edificio e i criteri costruttivi dovrebbero adeguarsi a quella che sarà la destinazione d’uso del progetto. A tal proposito possono risultare utili le pratiche di esclusione dei topi e ratti, definite”rat proofing”, prendono spunto da alcune peculiarità etologiche dei ratti stessi. La lotta, o meglio la prevenzione, prendendo in considerazione questa particolare tecnica costruttiva consiste sostanzialmente nel variare dettagli progettuali, o di manutenzione, della struttura abitativa per impedire l’entrata dei ratti negli edifici ed il loro instaurarsi nelle opere collegate di servizio urbano (acqua potabile, smaltimento fognario, adduzione di utenze come energia elettrica, telefono, gas metano, ecc.), conoscendo alcune caratteristiche bio - etologiche dei roditori stessi. 
I principali metodi di costruzione dovrebbero rispettare le seguenti norme:
 • Le finestre al piano terreno protette da grate metalliche inossidabili con luce di circa 2 cm.2 (1,5 x 1,5 cm.); per Mus domesticus questa dimensione si riduce a 0,5 cm2;
• Le grate dei tombini essere integre e rispettare una luce massima come riportato in precedenza;
• L’ingresso delle utenze deve essere protetto con piastre metalliche o di cemento;
• In presenza di Rattus rattus, tutte queste tecniche dovrebbero essere attuate anche all’interno delle residenze, per la protezione di condotte, fili, intercapedini di pavimenti o contro soffitti, prese d’aria o camini sul tetto.  

L’importanza di una corretta prassi igienica
In ogni ambiente il metodo più efficace di prevenzione è quello di evitare la formazione di fori negli angoli e nelle pareti dei locali , di eliminare i rifiuti e l’accumulo di sacchi utilizzati e riciclati che possono essere da rifugio per femmine ed i loro piccoli. Inoltre altro fattore importante è l’eliminazione dei rifiuti organici di qualsiasi genere, soprattutto la spazzatura che potrebbe essere un invito per l’ospite. Bisogna inoltre evitare, proteggendole con fitte reti metalliche, le comunicazioni con le fognature, otturando se necessario qualsiasi fessura dei pavimenti e delle pareti per impedire comunicazione con i sotterranei(ambienti preferiti dai ratti). Nei magazzini risulta fondamentale l’accatastamento razionale per agevolare l’ispezione di pareti e le merci, per l’accertamento della presenza di infestanti, non dovrebbero essere appoggiate contro le stesse (in questo modo si disturba il normale spostamento dei roditori dai punti di annidamento alle fonti di cibo).
L’importanza del monitoraggio
Il monitoraggio si rende utile per verificare la comprovata assenza di Roditori nelle aree di produzione o di conservazione degli alimenti, ed è certo l’obbiettivo a cui tutti i piani di controllo devono tendere. Differisce dal controllo vero e proprio, dal momento che esso consiste nel mettere in atto dei sistemi che, mediante la cattura di esemplari o il rilevamento delle loro tracce, consentono l’individuazione dei problemi presenti all’interno dell’area da proteggere, senza incidere in maniera sostanziale sulla popolazione presente. Anche se dobbiamo comunque precisare che nella maggior parte dei casi le tecniche di monitoraggio tendono spesso a coincidere con quelle di controllo, esempio ne è la verifica periodica dei consumi a carico delle esche presenti negli erogatori che costituisce un valido sistema di monitoraggio, anche se è comunque uno strumento di controllo diretto. In ogni caso le tecniche da utilizzare per l’implementazione del monitoraggio dovranno essere le più sicure possibili e limitarsi, ad esche virtuali o ultrasuoni che sono 2 metodologie di monitoraggio che assicurano un certa sicurezza perché entrambi i sistemi evitano la morte degli individui che sappiamo bene costituisce un fattore pericoloso di contaminazione, ma è comunque bene che ci sia una certa frequenza di controllo nel caso delle esche virtuali che sia almeno di 7 o 15 giorni, in modo da riscontrare eventuali intrusioni di nuovi individui con una certa tempestività. Sarebbe opportuno che l’operatore periodicamente abbia cura di redigere e consegnare al committente un rapporto di monitoraggio, che comprende il numero delle catture e/o l’entità dei consumi di esca virtuale riscontrati in ogni posizione.

Esche virtuali
Come detto sopra una tecnica molto diffusa nelle industrie alimentari è quella di utilizzare esche virtuali per la lotta dei Roditori nelle aree interne, utilizzando questo strumento come lotta.Ho ritenuto interessante collocare l’utilizzo di questi dispositivi in questa sezione della mia relazione, perché ritengo di estrema importanza in qualsiasi luogo dove si lavorano alimenti e materie prime, avere un panoramica generale sull’eventuale possibilità d’ingresso di topi e ratti. Le esche virtuali sono costituiti da blocchi di sostanze alimentari, simili in tutto alle esche tossiche, ad eccezione del fatto che non contengono il principio attivo. Le esche vanno posizionate nelle stazioni di avvelenamento e devono essere periodicamente controllate. E’ bene precisare che questa tecnica si presta bene per essere utilizzata solamente in quelle aree interne dove, in considerazione delle buone misure di esclusione, non sia probabile l’ingresso di Roditori, ed in cui possano essere eseguiti controlli periodici ravvicinati, allo scopo di intervenire rapidamente in casi di rilevamenti della presenza di Roditori.

LA DERATTIZZAZIONE 

La derattizzazione nell’industria agroalimentare, risulta  di fondamentale importanza, e deve essere impostata in modo del tutto razionale e oculata, per rispondere alle esigenze igienico-sanitarie delle attività alimentari stesse, senza compromettere, con l’utilizzo dei principi attivi normalmente utilizzati per la lotta, la salute e la salubrità degli ambienti di lavorazione.

Accertamento dell’infestazione
 L’ispezione di una struttura industriale dovrebbe cominciare sempre dall’esterno, per individuare da subito i principali punti deboli situati all’esterno della struttura, che riflettono quasi sempre ed in buona parte i problemi localizzati all’interno. Occorre innanzitutto esaminare il perimetro esterno dello stabilimento e le aree circostanti, individuando le situazioni favorevoli alla presenza dei roditori e le possibilità d’ingresso all’interno della struttura.

Ispezione delle aree esterne
 
Le  aree esterne sono la prima fase dell’ispezione completa, per accertare le condizioni ambientali presenti nelle aree al di fuori dello stabilimento. Da annotare la presenza di tracce di attività di roditori, come fori nel terreno, piste superficiali tra la vegetazione, escrementi e residui alimentari cosi come eventuali esemplari rinvenuti morti. Informazioni utili possono essere ricavati dalla documentazione relativa ai controlli delle stazioni di avvelenamento e dall’ispezione di alcuni erogatori di esca precedentemente installati, la cui apertura a campione può risultare indispensabile per trarre utili informazioni Sulla piantina vanno segnalati accumuli di materiali lungo le pareti dell’edificio (sia che si tratti di macchinari in disuso o materiali di scarto di vario genere), che interrompono la continuità della difesa esterna dell’edificio, richiamando roditori in transito ed offrendo zone di rifugio, situazione pericolosa soprattutto in prossimità delle vie d’accesso all’interno dei locali. L’accumulo dei materiali all’esterno ostacola l’azione degli erogatori di esca, il cui richiamo è massimo in presenza di pareti totalmente sgombre, e che decresce in presenza di accumulo di materiali. Importante riportare sulla cartina le zone provviste di vegetazione con erba troppo alta, che possono contribuire al passaggio e al momentaneo rifugio di roditori, nonché offrire loro una maggiore facilità di avvicinamento al perimetro esterno dell’edificio. Ed è per questo che sarebbe preferibile effettuare l’ estirpamento della vegetazione per agevolare e comunque facilitare le operazioni di monitoraggio. Vanno infine segnalati tutti i comportamenti che possono rendere disponibili risorse ai roditori, quali ad esempio le dispersioni alimentari derivanti dall’accumulo degli scarti di produzione nelle zone esterne. Questa situazione, oltre ad offrire sostentamento ai roditori, sono in grado di sollecitare una forte competizione nei riguardi delle esche tossiche, rendendo cosi la loro azione complessiva inefficace.

Ispezione delle aree interne

Nell’ispezione interna va verificata in primo luogo la possibilità d’ingresso dei roditori dall’esterno all’interno dell’edificio. In particolar modo vanno analizzate con cura: le fessure sotto le porte che possono essere punti di accesso per animali di piccola taglia e, qualora siano molto ampie anche per ratti. A tal proposito ricordiamo che un apertura di soli 1,2 cm è sufficiente per l’ingresso di Mus domesticus. Attenzione e manutenzione periodica per porte semimoventi che col passar del tempo possono deformarsi, offrendo ampie possibilità d’accesso. Non dimenticare la possibilità di ingresso quando vi siano alberi con rami che si avvicinano ai cornicioni o piante arrampicanti addossate alle pareti. Nel corso dell’ispezione non vanno dimenticare le zone sopraelevate tra cui le aree del tetto in prossimità degli sbocchi di aeratori e condizionatori, finestre con vetri rotti o non a tenuta, pannelli di rivestimento, giunti di dilatazione. Le infestazioni sulle aree del tetto di specie come ratto nero e Mus domesticus sono sempre collegate alle popolazioni presenti all’interno dello stabilimento, viste le ampie possibilità di accesso che spesso vi sono nelle aree sopraelevate dei fabbricati. Una volta entrati nello stabilimento i roditori necessitano di alcune condizioni favorevoli per il loro insediamento all’interno e riprodursi. Innanzitutto la possibilità di alimentarsi, ed ovviamente le condizioni igienico sanitarie carenti offrono loro nutrimento necessario per sopravvivere. In particolar modo i macchinari se non sottoposte a periodica pulizia possono offrire sostentamento ad un gran numero di individui, mentre l’acqua può essere facilmente reperita nei residui di lavorazione freschi o nelle zone di condensa. Qualora gli scarti di lavorazione siano accumulati nelle aree interne occorre verificare che questi siano stoccati in modo corretto e che non vi siano dispersioni fuori dei contenitori. Come nelle aree esterne dello stabilimento, nelle zone interne è necessaria l’osservazione di alcune tracce importanti per l’accertamento dell’infestazione come perforazione imballaggi, con eventuale dispersioni di prodotti, rosicchiatura di pareti in legno o coibentazioni in polistirolo, l’attacco a cavi elettrici, l’asportazione di cibo, sono indizi utili. Inoltre può essere utile l’individuazione delle impronte sulla polvere del pavimento o su semola o farina, consente di verificare il gradi di infestazione e la specie presente.

Individuazione della specie

Per il riconoscimento della specie già nella fase precedente, cioè in fase di accertamento dell’infestazione, si è in grado di individuare la specie murina. Per il riconoscimento risulta indispensabile conoscere il comportamento e le abitudini di ogni singola specie e alcune differenza tra le specie cosmopolita più importanti possono risultare utili.

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 Applicazione dei metodi di lotta
La lotta ai roditori all’interno delle aree industriali può essere condotta adottando diverse strategie, la cui scelta dipende dalle caratteristiche dell’azienda in questione, della qualità delle misure di esclusione messe in atto, dall’entità e dalla natura del problema, nonché dalle esigenze specifiche del committente.

Metodo delle 3 linee di difesa
Dal punto di vista della disposizione spaziale dei dispositivi di controllo, la strategia più frequentemente utilizzata è quella cosiddetta delle tre linee di difesa, con esche trattate con rodenticidi nelle 2 cinture esterne, mentre nei reparti produttivi, vengono semplicemente utilizzate delle esche per l’intrappolamento Nel controllo esterno eseguito con l’applicazione delle due cinture di protezione,ciascuna composta da una serie di erogatori di esche rodenticida opportunamente distanziati, la prima cintura, quella più esterna, viene riposta a ridosso della recinzione dello stabilimento, ha la funzione di ridurre la pressione degli individui provenienti dalle zone limitrofe.

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La distanza tra gli erogatori deve essere di circa 20 metri, con eventuali accorgimenti nel caso ad esempio di una folta siepe dove essendo potenziale rifugio per roditori questa distanza deve essere opportunamente ridotta, mentre può essere aumentata in zone sgombre da vegetazione e cumuli di materiali. La seconda cintura, quella più interna, va collocata a ridosso delle pareti esterne dell’edificio, ed ha il compito di adescare gli individui che si trovano a circolare in questa zona, cioè quelli che hanno la possibilità di entrare ed uscire dall’edificio. Per quanto riguarda i principi attivi un tempo erano a disposizione 2 categorie:

Rodenticidi acuti o “a dose singola”, dall’effetto pressoché immediato; Erano sostanze che esplicano la loro azione in pochissime ore, ed era sufficiente una sola ingestione per portare a morte l’animale intossicato. E’ importante ricordare però che se l’animale cessava di alimentarsene prima che abbia ingerito la dose letale, questo provocava un malessere che trasmetteva un allarme a tutta la popolazione murina e svaniva la lotta intrapresa. 

Rodenticidi cronici, la cui azione, si manifestava trascorso un certo periodo di tempo. I rodenticidi cronici portavano invece all’avvelenamento dopo alcuni giorni e comprendono quelli che oggi sono i cosiddetti anticoagulanti, che rispetto ai precedenti hanno il vantaggio di non ricorrere all’utilizzo del pre-adescamento, in quanto portano a morte diverso tempo dopo che la dose letale è stata assunta, senza dolori o manifestazioni di anormalità, senza cioè pericolo di allarme.
Gli anticoagulanti sono sostanze i cui capostipiti derivano dalla cumarina. Con il tempo la distinzione tra rodenticidi acuti e cronici è scomparsa unendo per un certo periodo le 2 tipologie. Allo stato attuale, i rodenticidi a disposizione degli applicatori professionisti sono nella quasi totalità dei casi esche tossiche a base di prodotti anticoagulanti(attualmente soprattutto degli anticoagulanti di 2°generazione), in quanto con il passar del tempo è stata registrata una resistenza di topi e ratti ai principi attivi acuti (il ratto in particolar modo associava all’alimento la morte e non mangiava più). L’azione dei vari anticoagulanti è il medesimo (essi agiscono inibendo la biosintesi della vitamina K, essenziale per il verificarsi della coagulazione del sangue, provocando così emorragie interne), assai differenti tuttavia sono le tossicità (espresse come DL50 acuta orale) dei diversi principi attivi. I primi anticoagulanti sono stati introdotti sul mercato negli anni ’50, e col passare degli anni hanno visto potenziare notevolmente la loro azione tossica. Si è passati da anticoagulanti la cui tossicità si manifestava compiutamente solo in seguito a più assunzioni dell’esca, ad altri che si rendono efficaci anche in seguito ad una singola assunzione. Tra i primi, denominati anticoagulanti della prima generazione: warfarin,CLOROPHACINONE, COUMACHLORO, DIPHACINONE, COUMATETRALY.
Gli anticoagulanti della seconda generazione, denominati anche “a dose singola”. Appartengono a questa famiglia cinque principi attivi sintetizzati e posti sul mercato a partire dagli anni ‘70, quali: difenacoum, bromadiolone, brodifacoum.

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L’effetto tossico di un trattamento di derattizzazione si manifesta da 4 giorni dopo il posizionamento delle esche e si esaurisce entro un periodo di tempo di circa 11 giorni, il cui termine è comunque indicato dall’assenza di consumo delle esche per almeno 3/ 4 giorni. Tutti i principi attivi sono posti all’interno di basi alimentari che hanno la funzione di attrarre l’animale a mangiare l’esca.
La somministrazione può avvenire tramite: esca liquida, solida o in polvere.
 Sebbene nessuna legge vieti espressamente l’utilizzo di esche tossiche nelle aree interne degli stabilimenti industriali, negli ultimi anni tale pratica tende ad essere abbandonata a favore di altre che comportano meno rischi di contaminazione. Questa tendenza è avvenuta soprattutto in seguito ad una aggressiva sensibilizzazione dell’opinione pubblica riguardo alle implicazioni negative derivanti da un utilizzo eccessivo e/o scorretto dei prodotti chimici ed inoltre la scarsa professionalità di alcuni operatori ha portato molte aziende alimentari, per evitare qualsiasi rischio, a bandire l’uso delle esche tossiche all’interno degli stabilimenti. Proprio per questi motivi all’interno delle industrie alimentari si punta sull’utilizzo di trappole a cattura multipla e trappole collanti.

 Metodo della derattizzazione ecologica
 Questo sistema mira all’eliminazione di topi e ratti dall’ambiente, con uso di prodotti e attrezzature totalmente ecologiche. Le tecniche di derattizzazione ecologica, possono essere tranquillamente utilizzate anche all’interno di abitazioni private, strutture sanitarie, edifici scolastici e ogni tipo di ambiente privato o pubblico, che presenta necessità di intervenire con attrezzature o prodotti non chimici.

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Il sistema EKOmille è rappresentato da un sistema di cattura continua e multipla, composto da una struttura in materiale plastico, che viene fissato al suolo, e poi racchiusa in una seconda struttura in legno e metallo, ermeticamente chiusa, all’interno della quale si trova formalina (2%) e viene inserita l’esca(solitamente semi di girasole). Nell’ekomille l’animale viene attratto dall’odore di sostanze naturali, in un ambiente ove si sente sicuro ed a proprio agio. Tali premesse, stimolano l’animale a lasciare ai suoi simili dei messaggi positivi, tramite urina, escrementi, saliva, avanzi di semi, questi messaggi positivi lasciati rassicurano gli animali presenti, permettendone la cattura continua ed immediata, infatti l’animale attratto salendo nella parte superiore della struttura (grazie ad un sistema basculante e al peso dell’animale) cade all’interno dove è contenuta una soluzione di acqua e formalina (che ne permette la conservazione). In questo modo i topi ed i ratti vengono intrappolati senza l’uso di alcuna sostanza chimica nociva, e soprattutto senza il fastidio, frequente con i tradizionali sistemi di derattizzazione chimica. I vantaggi che si ottengono con l’uso di questo sistema sono: igiene (assenza totale di sostanze tossiche, assenza totale di trattamento ai semi presenti, disinfezione degli animali catturati, con l’uso di disinfettante ecologico, a base di sali quaternari); ecologicità (rispetto dell’Ambiente con una selezione certa degli animali catturati); prevenzione (cattura degli eventuali nuovi arrivi dalle zone circostanti, non ancora derattizzate). Di contro però i limiti principali nell’utilizzo della struttura EKOMILLE sono:
- Necessita di un controllo costante;
- Deve essere posizionato in un punto di passaggio per il topo;
- Poco adatto nelle grandi aziende, in quanto di piccola capienza.

Principali leggi e normative a regolamentazione delle campagne di derattizzazione
Durante le operazioni di derattizzazione in qualsiasi luogo essa si svolgano, che sia un ambiente domestico, un istituto scolastico o un azienda agroalimentare, occorrono alcuni requisiti normativi, ma soprattutto, è indispensabile, se si vuole procedere in modo opportuno, possedere le conoscenze necessarie sul piano tecnico.
L’ ordinanza del 18 Gennaio 2008
Proroga e modifica dell'ordinanza 18 dicembre 2008, come modificata dall'ordinanza 19 marzo 2009, recante: «Norme sul divieto di utilizzo e di detenzione di esche o di bocconi avvelenati». (10A01779) (GU n. 33 del 10-2-2010), riportiamo qui di seguito i punti di più importanti:
IL MINISTRO DELLA SALUTE
- Visto il testo unico delle leggi sanitarie approvato con regio decreto del 27 luglio 1934, n. 1256 e successive modifiche;
- Visto il regolamento di polizia veterinaria approvato con decreto del Presidente della Repubblica 8 febbraio 1954, n. 320;
 - Vista la legge 11 febbraio 1992, n. 157, art. 21, lettera u);
- Vista la legge 20 luglio 2004, n. 189;
- Visti gli articoli 544-bis, 544-ter, 440, 638, 650 e 674 del codice penale; - Visto il decreto legislativo 17 marzo 1995, n. 194, e successive modifiche; - Visto l'art. 32 della legge 23 dicembre 1978, n. 833;
- Visto l'art. 117 del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112;
 - Visto il decreto del Presidente della Repubblica n. 392, del 6 ottobre 1998; - Visto il decreto legislativo 25 febbraio 2000, n. 174; - Vista l'ordinanza 18 dicembre 2008;
 - Vista l'ordinanza 19 marzo 2009;
- Rilevato il persistere del fenomeno relativo alla uccisione di animali mediante l'utilizzo di esche o bocconi avvelenati sia in ambito urbano, che extraurbano nonché gli episodi sempre più frequenti di mortalità tra la fauna selvatica per ingestione di sostanze tossiche abbandonate volontariamente nell'ambiente, con conseguenti rilevanti danni al patrimonio faunistico selvatico ed in particolare alle specie in via di estinzione;
- Tenuto conto che la presenza di veleni e sostanze tossiche sul territorio, in particolare sotto forma di esche o bocconi, rappresenta un serio rischio per la popolazione umana, in particolare per i bambini, sia direttamente che indirettamente attraverso la contaminazione ambientale, nonché per l'ambiente;
- Ritenuto necessario, per le motivazioni sopra indicate, prorogare e rafforzare le misure previste dalla ordinanza ministeriale del 18 dicembre 2008 come modificata dall'ordinanza 19 marzo 2009;
ORDINA
Art. 1
1. L'ordinanza 18 dicembre 2008, come modificata dall'ordinanza 19 marzo 2009, è così modificata:
a) all'art. 1, comma 2 dopo la parola «metalli» sono aggiunte le parole «o materiale esplodente»;
 b) l'art. 1, comma 3 è così sostituito: «3. Il proprietario o il responsabile dell'animale deceduto a causa di esche o bocconi avvelenati deve segnalare il caso alle autorità competenti tramite il medico veterinario che emette la diagnosi di sospetto di cui all'art. 2, comma 1»;
 c) l'art. 1, comma 4 è così sostituito: «4. Le operazioni di derattizzazione e disinfestazione, eseguite da ditte specializzate, devono essere effettuate con modalità tali da non nuocere in alcun modo alle persone ed alle specie animali non bersaglio e devono essere pubblicizzate dalle stesse ditte, tramite avvisi esposti nelle zone interessate con almeno cinque giorni lavorativi d'anticipo. La tabellazione deve contenere l'indicazione di pericolo per la presenza del veleno, gli elementi identificativi del responsabile del trattamento, la durata del trattamento e l'indicazione delle sostanze utilizzate»;
d) all'art. 1 dopo il comma 4 sono inseriti i seguenti commi:
«5. Al termine delle operazioni il responsabile della ditta specializzata deve provvedere alla bonifica del sito mediante il ritiro delle esche non utilizzate e delle spoglie dei ratti o di altri animali infestanti».
«6. Nelle aree protette per motivi di salvaguardia di specie selvatiche oggetto di misure di protezione a carattere internazionale, ove esse siano particolarmente minacciate dai ratti, è possibile effettuare, previa comunicazione al Ministero della Salute, operazioni di derattizzazione mediante rodenticidi senza l'utilizzo degli appositi contenitori di esche a condizione che:
a. il principio attivo utilizzato come rodenticida sia a bassa persistenza ambientale al fine di evitare la contaminazione della catena alimentare e dell'ambiente;
b. sia stabilita la durata massima di permanenza nell'ambiente delle esche in relazione agli obiettivi da raggiungere, sulla base della letteratura scientifica più aggiornata;
c. al termine dell'operazione le esche non utilizzate siano rimosse dall'ambiente e venga redatto un apposito verbale di chiusura dell'operazione, a cura del responsabile della stessa, nel quale sia indicato il numero di esche immesse nell'ambiente, l'area interessata dall'operazione ed il numero di esche, non utilizzate e rimosse al termine dell'operazione. Il suddetto verbale, inviato in copia al Ministero della Salute, è a disposizione delle autorità competenti per eventuali controlli»;
e) l'ultimo periodo del comma 2 dell'art. 2 è abrogato.
 f) all'art. 3, comma 1 la parola «autopsia» è sostituita con la parola «necroscopia e la parola «autoptica» è sostituita con la parola «necroscopica»;
g) all'art. 3, comma 2 dopo le parole «territorialmente competente» sono aggiunte le parole «, al sindaco»;
 h) all'art. 4, comma 1 dopo le parole «all'art. 2, comma 1» sono aggiunte le parole «o all'art. 3, comma 2»;
 i) all'art. 5, comma 1 dopo la parola «amaricante» sono aggiunte le parole «o repellente» e dopo le parole «solo all'animale bersaglio» sono aggiunte le parole «fatti salvi i casi previsti all'art. 1, comma 6»;
Art. 2
1. Il termine di validità dell'ordinanza del Ministro del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali 18 dicembre 2008, come modificata dall'ordinanza 19 marzo 2009 e dalla presente ordinanza, è prorogato di ulteriori 24 mesi decorrenti dalla data di pubblicazione della presente.
2. La presente ordinanza, inviata alla Corte dei Conti per la registrazione, entra in vigore il giorno della pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana ed ha efficacia di ventiquattro mesi a decorrere dalla predetta pubblicazione.
Roma, 14 gennaio 2010
Il Ministro Fazio Registrato alla Corte dei Conti il 29 gennaio 2010 Ufficio di controllo preventivo sui Ministeri dei Servizi alla Persona e dei Beni Culturali, registro n. 1, foglio n. 247

Jul 19th

Lotta integrata alla Mosca

By Istituto Biochimico

Lotta integrata alla Mosca

Ciclo vita della mosca

La mosca domestica è uno degli infestanti più diffusi nel mondo, particolarmente legato alle immondizie ed ai ricoveri di animali.

ORDINE: Diptera
FAMIGLIA: Muscidae

Ciclo biologico:
UOVO,
3 STADI LARVALI,
PUPA,
ADULTO.

La durata del ciclo varia in funzione delle condizioni ambientali e della temperatura:

Fasi del ciclo di sviluppo
di M. domestica
16°C
25°C
35°C
temperature critiche
min.
max
Periodo ovideposizione
9 giorni
3 giorni
1,8 giorni
15°C
 
Schiusura uova
1,7 giorni
0,66 giorni
0,33 giorni
11°C
42°C
Sviluppo larvale
17-19 giorni
5-6 giorni
3,4 giorni
9°C
45-47°C
Schiusura pupe
17-19 giorni
6-7 giorni
3,4 giorni
 
45°C
CICLO COMPLETO
45-51 giorni
14-16 giorni
8-10 giorni
   

Un individuo adulto vive da 25 a 50 giorni. La M. domestica, nei climi temperati, arriva a compiere fi no a 12-15 generazioni all’anno. Una femmina depone ogni 2-4 giorni dalle 150 alle 250 uova, raggiungendo spesso la produzione di 1000 unità circa. L’uovo, cilindrico, di colore bianco perla, viene deposto su materiale organico umido (optimum 70-80% di umidità) ad una profondità di 8-10 mm. Lo sviluppo embrionale avviene tra gli 11°C ed i 42°C.
I focolai larvali sono costituiti da una gran varietà di substrati costituiti da materiale organico in disfacimento o in putrefazione, sia di origine animale che vegetale. In zone rurali, il principale focolaio larvale è costituito dalle concimaie, mentre in area urbana sono rappresentati da immondezzai. Raggiunta la maturità, le larve abbandonano il substrato alla ricerca di un microambiente più asciutto per impuparsi. L’adulto di M. domestica è un buon volatore spostandosi di 3-4 Km in media con punte di oltre 30 Km. Le mosche sono attive durante il giorno o sotto luci artificiali. L’adulto non vola sotto i 10°C, resta immobile intorno ai 4°C, muore a 0°C.

Lotta integrata alle mosche
Non esiste un solo prodotto per la lotta alle mosche, ma un sistema di più metodi e prodotti.

Bonifica ed igiene ambientale:
Nella lotta contro le mosche, per ottenere risultati duraturi nel tempo, è fondamentale l’opera di bonifi ca ambientale, indirizzata essenzialmente all’eliminazione, o quanto meno riduzione, di tutti i possibili focolai larvali.

• Asportazione frequente di deiezioni e rifiuti;
• Pulizia e lavaggio pareti e pavimenti;
• Applicazione pestproofi ng (zanzariere);
• Disidratazione della lettiera (ventilazione) ed essiccamento del letame (aggiunta di paglia, segatura, etc.);
• Controllo umidità substrati: sgrondo liquami, verifi ca abbeveratoi;
• Gestione fermentazione del letame:

a) copertura di plastica che porta la temperatura della massa sopra i 45° C (limite di sviluppo embrionale e larvale);
b) isolamento del piano su cui poggia il letame mediante canalette di raccolta liquami in cui le larve mature, che vanno in cerca di un luogo asciutto per impuparsi, finiscono per cadere e morire.

Gli altri mezzi di lotta (fisica, chimica, biologica, etc.) vanno programmati solo ad integrazione delle misure igieniche.

GUIDE PRATICHE VEBI: http://www.vebi.it/guide-pratiche.php

Jul 9th

cimice dei letti e trattamento con ozonizzatore professionale

By stefano scarponi
ciao a tutti!
mi sapete dare un vs. opinione riguardo la lotta alla cimice dei letti con l'utilizzo di ozonizzatori professionali ed eventuali rischi correlati?

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Jul 1st

Metodiche di derattizzazione

By Istituto Biochimico

Tre specie di roditori, il Rattus norvegicus, il Rattus rattus, ed i Mus musculus, viveno in stretta associazione con l'uomo e traggono vantaggio per il loro incremento numerico dalle particolari situazioni degli ambienti antropizzati (disponiblità di cibo sotto forma di derrate alimentari immagazzinate o di rifiuti, disponibilità di rifugi particolarmente sicuri e relativamente climatizzati, come fognature, soffitte, intercapedini, scantinati ecc.) (fig.1).

figura 1

Le tre specie di roditori menzionate hanno differenti caratteristiche morfologiche, ecologiche ed etologiche che ne permettono una facile identificazione (tab. 1)

tabella 1

La loro identificazione è possibile anche attraverso la forma delle feci lasciate nelle zone infestate (fig.2), dalle tracce lasciate sul terreno (tane, rosicchiamenti, impronte, percorsi, ecc.).

figura 2

Dimensioni di una popolazione di roditori
Non esistono metodi validi per valutare la densità di una popolazione di roditori in un territorio e le cifre che spesso vengone fornite sul presunto numero di raditori presenti ad esempio in una città, sono del tutto arbitrarie e di nessuna attendibilità. La densità delle tracce, l'avvistamento dei roditori anche durante il giorno,il numero dei reclami dei cittadini, i danni alle derrate alimentari immagazzinate, ecc. sono gli elementi che ci informano sulla entità piu o meno grave di un'infestazione, ma che nulla possono dirci circa la sua composizione numerica.

Cause che determinano le dimensioni di una popolazione di roditori
Come è noto i fattori che favoriscono o limitano l'accrescimento di una popolazione animale si dividono in fattori estrinseci alla popolazione, o non biologici, (fattori climatici, fattori amblentati, disponibilità di cibo) e fattori intrinseci o biologici (competizione, malattie, parassitismo, predazioni, a cui può essere aggiunta la mortalità da esche avvelenate). tabella 2
I fattori estrinseci determinano la capacità biologica specifica, cioè la capacità di un determinato amblente di "sopportare" o garantire la sopravvivenza di un determinato numero di Individul di una specie.
Ne deriva che una derattizzazione determina un rapido aumento della mortalità ed una conseguente rapida diminuzione della popolazione dei roditori, ma non modifica la capacità biologica specifica dell'amblente infestato, per cui una volta cessata la derattizzazione, la popolazione dei ratti tenderà a tornare a quei valori di densità numerica consentiti dall'ambiente e preesistenti al trattamento.
Dopo un intervento derattizzante con esche avvelenate, una popolazione di ratti impiega da sei a dodici mesi per tornare alla densità originaria.
Al contrario la bonifica ambientale che comporta la corretta eliminazione dei rifluti, la miglioria delle fognature, il restauro degli edifici fatiscenti, il corretto immagazzinamento delle derrate alimentari, ecc, modifica drasticamente i fattori estrinseci, determina una duratura diminuzione della capacità biologica specifica e quindi una definitiva riduzione della popolazione dei ratti.
Ricordiamo ad esempio che l'immagazzinamento delle derrate alimentari, va effettuato su appositi bancali solevati da terra e separati fra loro da uno spazio sufficiente per il passaggio delle persone addette alla lotta, al controllo ed alle pulizie.
Deve essere eliminato l'immagazzinamento di alimenti sfusi e gli stock immagazzinati devono essere spostati frequentemente così da disturbare i roditori, impedendo insediamento stabile, dato che esso è caratterizzato dalla standardizzazione della dieta alimentare e dalla delimitazione territoriate, che ostacola il successo della lotta con esche avvelenate.

figura 3

 

LA DERATTIZZAZIONE

Lo studio del territorio e il censimento delle aree infestate.
Quando si deve operare su un vasto territorio urbano, risulta indispensabile; suddividerlo in settori operativi e, con l'aiuto di carte topografiche, individuare per ogni settore gli isolati presenti. Per ogni isolato risulterà utile raccogliere tutti quei dati necessari per valutare l'importanza dell'infestazione. Tale lavoro può essere facilitato dall'uso di schede prestampate. I dati cosi raccolti, opportunamente tabulati, sono la base per comprendere e risolvere i problemi delle differenti aree infestate.

Schede Prestampate:

Vedi esempio

Scarica schede (PDF)
per scaricare: cliccare con il tasto destro del mouse sul link
e scegliere "Salva oggetto con nome..."

La distribuzione delle esche avvelenate
La prima preoccupazione di chi opera una derattizzazione, deve essere quella di prevenire ogni rischio derivante dall'immissione di sostanze tossiche nell'ambiente. L'uso di fumiganti, pertanto non è indicato nella derattizzazione urbana, mentre risulta utile per la derattizzazione di ambienti isolati ermeticamente chiusi (derattizzazione delle navi).
In linea generale, fatta eccezione per pochi prodotti, possiamo dire che sono da preferire i trattamenti con esche a base di veleni a dose multipla. I veleni acuti per singola ingestione, sono utili soprattutto ove è necessaria una bonifica immediata ed in caso di una resistenza diffusa agli anticoagulanti. Soprattutto nei trattamenti con veleni acuti, spesso si rende indispensabile effettuare un pre-trattamento con esche non avvlenate per abituare i ratti a consumare le sostanze alimentari che poi verranno avvelenate fronteggiando così il fenomeno della neofobia e della "bait siknes".
Sono comunque da evitare i trattamenti non mirati, effettuati con distribuzione casuale delle esche in tutta l'area da bonificare. Le esche devono invece essere deposte in luoghi inaccessibili ai bambini e agli animali domestici. Il controllo periodico delle esche, in alcune stazioni fisse, è molto importante per seguire l'andamento della derattizzazione a per poter ripetere il trattamento fino a quando cio si renda necessario, reintegrando le esche consumate. Molto utile può risultare nel trattamento di ambienti confinati, l'implego di box contenenti esche ed acqua, da collocare sui percorsi abitudinali dei roditori, (ad esempio lungo i muri). Tali box sono facilmente ispezionabili e garantiscono la presenza di un'esca senza pericolo di dispersione.
Le formulazioni ratticide oggi in commercio (in polvere da traccia ed in esche, in pellets, in grani, in paraffina, in bustine), sono composte da adescanti vari che ne determinano l'appetibilità e da un ratticida. Le polveri da traccia sono utilizzabili in luoghi ove non esista alcun pericolo di contaminare alimenti. Esse si attaccano al pelo e vengono ingerite dai roditori durante le abitudinarie operazioni di pulizia corporea. Le formulazioni idro-repellenti in paraffina sono indicate nel trattamento di ambienti molto umidi e risultano quindi idonee per il controlfo dei ratti nelle fognature. Le confezioni in bustina, per la rapidità di distribuzione e la facilità di controllo, risultano pratiche soprattutto nel controllo dei ratti in ambienti urbani. Le esche in grani e pellets appetite dai ratti, ma anche da Mus-musculus, risultano pratiche nel trattamento di amblenti
confinati. Molti principi attivi possono anche essere solubilizzati in acqua per la preparazione di esche liquide, particolarmente efficaci in estate e in amblenti privi di acqua. Piccoli distributori di acqua avvelenata possono essere confezionati artigianalmente, o possono essere utilizzati abbeveratoi a sifone per
pulcini. Là dove i roditori sono abituati a diete alimentari altamente specializzate, le esche commerciali possono venire da essi riflutate e quindi può risultare molto utile preparate esche fresche con gli stessi alimenti per solito reperibili dal roditore sul posto.
È importante ricordare che esche, cibi, trappole, ecc. contaminate dall'odore umano, al contrario di quanto si crede, non causano diffidenza nei ratti sinantropi abituati da sempre a consumare e ad essere in contatto con cibi e manufatti toccati dall'uomo.

Il controllo dei risultati raggiunti al termine di una derattizzazione
I risultati di una derattizzazione possono essere valutati controllando la diminuzione dei segni della presenza dei roditori, ad esempio la scomparsa di escrementi freschi, l'abbandono delle tane, (la presenza di ragnatele all'imboccatura delle tane è indice dell'assenza del roditori), la cessazione del consumo delle esche.
La stima del consumo di esche non avvetenate, confezionate con alimenti particolarmente appetiti ai roditori e poste nei luoghi da questi frequentati abitualmente e la cattura di ratti con trappole poste negli ambienti infestati, permettono di valutare in maniera più diretta i risultati di un trattamento ratticida.

L'eliminazione dei cadaveri dei roditori e dai cattivi odori
La raccotta dei cadaveri dei roditori va sempre fatta con guanti di gomma e l'aiuto di buste di plastica per preventre la fuga degli ectoparassiti. Per coprire i cattivi odori dovuti alla presenza del cadavere di un ratto, ad esempio in un recesso irraggiungibile, possono essere usati disinfettanti profumati, come ad esempio il benzalconio cloruro ed il benzetonio cloruro, oppure olii profumati, come l'olio di pino, l'olio di menta piperita, ecc.

Vebi Istituto Biochimico s.r.l.
Sede Legale: Via Desman, 43 35010 S. Eufemia di Borgoricco (PD)

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Jun 28th

Lotta a topi e ratti: Anticoagulanti

By Istituto Biochimico
Gli anticoagulanti sono stati la svolta fondamentale nella lotta ai muridi.
La ragione del loro successo è legata al ritardo con cui si manifesta la loro azione, all’assenza di particolari sapori, alla bassissima dose d’uso ed alla esistenza di un antidoto specifico.
Gli anticoagulanti utilizzati per la produzione di esche rodenticide chimicamente appartengono tutti a 2 categorie: cumarine e indandioni.
Il loro meccanismo di azione è comunque simile: agiscono a livello del fegato come antagonisti della vitamina K interferendo con la sintesi dei fattori della coagulazione del sangue Vitamina K- dipendenti.
La diversa tossicità delle molecole anticoagulanti è legata soprattutto alla loro diversa capacità di essere degradate metabolicamente ed allontanate con le feci o le urine. La loro azione inizia almeno dopo 3 giorni dall’ingestione, provocando emorragie interne che indeboliscono l’animale. La debolezza fa’ si che l’animale riduca la sua attività e rimanga preferibilmente nella sua tana. La vitamina K1 è l’antidoto specifico di tutti gli anticoagulanti.
N.B. La rapidità d’azione degli anticoagulanti è molto variabile da un minimo 2/3 giorni ad un massimo 12/15 giorni. Dipende molto dalle condizioni fi siche del soggetto colpito, dalla quantità ingerita e dalla tossicità del principio attivo.

Principi attivi:

Warfarin Il primo anticoagulante introdotto in commercio il cui uso è ormai raro come rodenticida ma ampiamente usato in medicina nelle terapie anticoagulanti.

Chlorophacinone Anticoagulante a dose multipla della categoria degli Indandioni. Meno tossico rispetto agli anticoagulanti di generazioni successive perché si conserva meno nel corpo dall’animale. Presenta quindi minori rischi di avvelenamento secondario per la fauna selvatica.

Bromadiolone Cumarina di seconda generazione effi cace già con due piccole ingestioni di esca. È il principio attivo più usato in Europa. Idoneo per la disinfestazione di tutti i muridi infestanti.

Difenacoum È generalmente effi cace già con due piccole ingestioni di esca. È un principio attivo con una selettività tra le più elevate; risulta essere infatti tossico su topi e ratti ed un po’ meno sugli animali domestici.

Brodifacoum potentissimo anticoagulante. Agisce come gli altri principi attivi anticoagulanti, ma una volta ingerito ha una capacità di resistere alla degradazione molto maggiore, per cui anche una singola ingestione risulta mortale su tutti i ceppi di muridi resistenti agli anticoagulanti attualmente conosciuti. La quantità di esca necessaria per ottenere con il Brodifacoum, la dose letale è molto piccola, e corrisponde a meno del 5% del consumo alimentare giornaliero sia per il topo che per il ratto.

Tossicità acuta delle esche

Nella tabella viene riportato il valore della tossicità delle esche per singola ingestione. I valori vengono espressi in DL50 che corrispondono alla quantità di esca in grammi, che, somministrata per via orale in una unica ingestione, porta alla morte il 50% di un gruppo di soggetti di peso medio. I valori sono stati calcolati partendo dai dati sperimentali ricavati sui principi attivi puri.

Tabella dose letale per singola ingestione (DL50)

Tossicità cronica delle esche

La tossicità di un principio attivo viene notevolmente aumentata se l’ingestione viene ripetuta per più giorni. La differenza di tossicità tra i diversi anticoagulanti in questo caso è molto meno accentuata, purché non si sia in presenza di resistenze acquisite.

Scegli il topicida giusto: CLICCA QUI

Jun 28th

I robot mangiano mosche e topi e li trasformano in energia

By Fabio Vitillo
I robot carnivori si preparano ad invadere le nostre case! Non sprangate le finestre e non chiudete la porta gli automi in questione hanno una dieta particolare ma sono innocui...almeno per noi.
I nuovi robot domestici, si accomodano a tavola ma hanno una dieta particolare, sul loro menù solo insetti, mosche e topi che un volta 'mangiati' vengono trasformati in energia.

Strana ultimamente la vita dei robot, nel tentativo di emulare gli uomini e ingraziarseli si fanno davvero in quattro: diventano insegnanti, attori, imparano a convivere insieme agli umani, fanno i sentimentali. Insomma le stanno provando davvero tutte, manca solo che inizino a dormire, magari sognando pecore elettriche, e mangiare. Anzi mancava, perché ora grazie ad un progetto realizzato dai designer James Auger, Jimmy Loizeau e Aleksandar Zivanovic, sono arrivati cinque robot domestici molto particolari: sono carnivori e mangiano per creare energia da usare in qualcosa di utile. Il progetto iniziale era infatti quello di costruire degli eco-robot che avessero l'apparenza di oggetti di design e che riuscissero a trasformare materiale organico in energia.

E così è stato, il design studiato per loro gli permette di essere dei 'camaleonti' tecnologici, si camuffano con  l'arredamento per riuscire a catturare senza pietà le 'vittime' e, a quel punto, rivelano le loro potenzialità nascoste.

Il Lampshade Robot è una trappola mortale per tutti gli insetti volanti, un po' come le piante carnivore attira le sue vittime, in questo caso con la luce, che entrano ignare attraverso i fori nel paralume e rimangono intrappolate, cadendo nella cella sottostante che le ricicla in forma di energia. Questa viene usata per alimentare i LED della lampada che si azionano quando le altre luci della casa sono spente.

Sembra niente? Per gli incontentabili arriva qualcosa con un leggero retrogusto horror: il tavolino 'mangiatopi'. Una specie di 'iride meccanica' e installata in mezzo al tavolino ed è collegata ad una specie di sensore ad infrarossi. Una volta finito il tè con le amiche, qualche briciola di troppo potrebbe attirare dei topi, per i quali è stata anche costruita una 'corsia preferenziale' di accesso al piano del tavolo attraverso una delle gambe. I movimenti dei topi in salita sono individuati dagli  infrarossi che attivano l'iride, a quel punto per il topo, non c'è scampo, viene catturato all'interno dell'iride nella cella sottostante, che lo trasforma in energia da riciclare per attivare la trappola.

Al Lampshade Robot si affiancano altri due meccanismi cattura insetti: la lampada UV 'ammazza mosche', che trasforma in energia le mosche uccise per poi prestarla al suo compagno robot 'ruba mosche'. Quest'ultimo, attira i ragni a tessere la tela al suo interno per poi 'derubarli' delle loro mosche, individuandole con una mini telecamera e prelevandole con un braccio meccanico. Anche in questo caso la loro fine è già segnata e vengono trasformate in combustibile nell'apposita cella genera-energia.

Last but not least, il robot carta moschicida-orologio, l'automa, dotato di carta moschicida su rullo, cattura gli insetti da usare per la sua cella a combustibile microbico, l'energia generata viene utilizzata per girare il rullo e per attivare un orologio a cristalli liquidi.

Vi sembra un gioco da ragazzi? La sfida, per chi si sente un po' inventore, è aperta. Sembra infatti che i kit per le celle a combustibile microbico siano disponibili al National Centre for Biotechnology Education dell'Università di Reading.
Aspettiamo news sui vostri robot!

Carnivorous Domestic Entertainment Robots from Auger-Loizeau on Vimeo.

Fonte: http://www.wired.it/news/archivio/2009-06/30/i-robot-mangiano-mosche-e-topi-e-li-trasformano-in-energia.aspx

Jun 5th

Come gli esseri umani, gli scarafaggi si "consigliano" a vicenda su dove andare a mangiare

By Fabio Vitillo
Studio pubblicato sulla rivista Behavioral Ecology and Sociobiology:

(Tradotto dall'inglese) La ricerca suggerisce che gli scarafaggi, proprio come gli esseri umani, condividono le loro conoscenze a livello locale sulle migliori fonti alimentari e seguono i "consigli"  dagli altri. Questa ricerca mostra come i gruppi di insetti sembrano fare una scelta collettiva circa la fonte di cibo migliore.

Mathieu Lihoreau della Queen Mary's School of Biological and Chemical Sciences,  ha spiegato: " Gli scarafaggi del Regno Unito costano milioni di sterline in cibo sprecato e in prodotti scartati, una migliore comprensione di come cercano i nostri alimenti ci permetterebbe di sviluppare meglio le misure di controllo sulle blatte, che sono spesso inefficaci e comportano l'uso di insetticidi che possono avere effetti collaterali sulla salute. "

Dalle ricerche è emerso che più scarafaggi si nutrono dalla stessa fonte di cibo, più a lungo sarebbero rimasti a nutrirsi. Quindi, attraverso un semplice effetto valanga, la maggior parte degli scarafaggi si accumulano su una sola fonte di cibo.

 "Queste osservazioni, insieme a simulazioni di un modello matematico, indica che gli scarafaggi comunicano attraverso il contatto, quando sono già sulla fonte di cibo. Questo è in contrasto con la danza delle api o le scie chimiche delle formiche. Anche se riteniamo che il segnale degli scarafaggi sia un "feromone di foraggiamento", non lo abbiamo ancora identificato; i potenziali candidati includono prodotti chimici nella saliva o gli idrocarburi cuticolari, che coprono i corpi degli insetti . "

Questo studio potrebbe essere utilizzato per migliorare il controllo delle specie infestanti, rendendo più efficaci i gel insetticida o essere utilizzata per creare una trappola insetticida.

"Dobbiamo definitivamente prestare maggiore attenzione agli scarafaggi, questo  garantirà ai ricercatori un buon modello per la cooperazione e proprietà della vita sociale, che potremmo estrapolare a società più sofisticate, come la nostra», dice Lihoreau.

FONTE (IN INGLESE): http://sify.com/news/like-humans-roaches-too-recommend-eating-joints-to-each-other-news-international-kgfoOeegbfe.html

Jun 5th

TAVOLARA: GLI SMISURATI TOPI ...

By Fabio Vitillo

1914.jpg[...] l'Isola di Taulara nominata per le sue capre selvatiche, si nomina pure per i suoi smisurati topi. Gente approdata in quest'isola ne trovò in qualche parte il terreno sì fattamente smosso, che il credette opera de' porci. Non mi è potuto finora avere di tali topi dalla Taulara medesima, per cagione, che con timore vi si approda, è altrimenti che in buona compagnia e con forze, per ragion de' corsari di Berberìa, li quali spesso vi si appiattano. Di somiglianti sterminati topi se ne trovano pure nella isola di san Pietro [...] e due pelli ne ebbi in seguito; le quali veramente mi parvero grandi: in una trovai dall'estremità del muso al principio della coda pollici otto e tre linee[...] Alla dentatura riconobbi, che l'animale era veramente del genere de' topi [...] bastevole argomento mi fornirono i piedi [...] Riconobbi allora, che quelle pelli non erano se non le spoglie del comun topo di Sardegna [...] che i naturalisti chiamano: Mus domesticus major [...] e per questa ragione altro che la comun spezie non saranno i grossi topi di Taulara , di Molara, e se in altre isole adiacenti se ne trovano. Saranno avanzi di popolazioni antiche, prosperanti maggiormente mercé la pace e la solitudine, in cui vivono. In questi topi pertanto di Taulara, e d'altre isole adiacenti, non si contiene verun animal nuovo da aggiungere a' quadrupedi sardi [...]

Così nel 1774 nella "Appendice alla storia naturale dei quadrupedi di Sardegna" Francesco Cetti risolve il problema degli smisurati topi di Tavolara. 

Forse le sue conclusioni furono affrettate. C'è ragione di ipotizzarlo perché a Tavolara si rinvengono resti fossili e non ancora fossilizzati di un altro roditore, il Prolagus sardus, che, sopravvivendo a diverse invasioni faunistiche nell'isola, fu una componente fondamentale della dieta dell'uomo in Sardegna nel paleolitico e nel neolitico. Lo testimonia l'abbondanza di resti scheletrici rinvenuti in grotte abitate dall'uomo, come la grotta Corbeddu nei pressi di Oliena.

Il prolago, il cui ceppo originario sembra derivare dalla Mongolia, raggiunse in ondate successive Corsica e Sardegna, sfruttando l'abbassamento del livello marino fin dal periodo miocenico. Era un lagomorfo, della taglia di una cavia e un peso di circa 800 gr. Viveva nutrendosi di vegetali in un ambiente simile a quello oggi presente a Tavolara caratterizzato da bosco, rocce e macchia mediterranea.

Probabilmente si estinse perché entrò in competizione con roditori "moderni", come il ratto e non, come si potrebbe pensare, per la predazione dall'uomo.

Nella foto, Cranio di prolagus

FONTE: http://www.sardiniapoint.it/1462.html

Jun 4th

La pipi dei topi e le lattine

By Fabio Vitillo

shapeimage_13.pngArticolo comparso su Caducèe, giornale d’informazione professionale nel settore medico (MESSAGGIO PER LA SALUTE PUBBLICA):
Una persona è morta recentemente in circostanze assurde. Era partita in barca con degli amici, una domenica, e aveva messo delle lattine di bibite nel frigorifero della barca. L’indomani, lunedì, è stata ricoverata d’urgenza allo CHUV (ospedale svizzero di Ginevra) per uscirne mercoledì, morta.
L’autopsia ha constatato che si trattava di una Leptospirosi folgorante causata da una lattina che aveva bevuto, senza bicchiere, sulla barca..
L’esame delle lattine ha confermato che erano infettate di urina di ratti e quindi di Leptospiras. La persona in questione probabilmente non ha pulito la parte superiore della lattina prima di berla e questa era contaminata di urina di ratto seccata, che contiene delle sostanze tossiche e mortali, quindi la leptospiras, che provoca la leptospirosi. Le bibite in lattina e altri alimenti simili sono stoccate in depositi che spesso sono infestati da ratti e simili e subito dopo vengono trasportate nei punti vendita senza che siano disinfettate o pulite.
Ogni volta che comprate una lattina lavate conscienziosamente la parte superiore con dell’acqua e un detergente prima di metterla in frigo. Secondo uno studio realizzato da INMETRO (Spagna), il coperchio delle lattine è più contaminato dei gabinetti pubblici!
Lo studio mostra una quantità di germi e batteri sul coperchio delle lattine tale da rendere indispensabile la pulizia con dell’acqua e un detergente.

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Ricevuto dalla Direzione delle risorse umane dell’Ospedale Cantonale di Ginevra.

Perchè è una bufala
Topo matrix Effettivamente i ratti possono veicolare la leptospirosi e trasmetterla all’uomo. Ma il messaggio parla di un decorso velocissimo della malattia: è bene ricordare che la leptospirosi prevede un tempo di incubazione che varia dai 4 ai 19 giorni, mentre il malcapitato in questione sarebbe deceduto in meno di 24 ore dal contatto col virus…..
Ma quando si parla di malattie con nomi strani, la scarsa conoscenza dell’argomento dei non addetti ai lavori è la leva per il diffondersi di queste leggende: pochi sanno infatti che la Leptospirosi ha i suoi antidoti e che si sconfigge con relativa facilità grazie ai sempiterni antibiotici.
Nel messaggio troviamo inoltre il consiglio a pulire le lattine: è giusto e igienico, certamente, ma non c’entra niente con la leptospirosi. La bassa temperatura del frigo non permette la creazione di un ambiente accogliente per questi batteri nocivi & c. (è per questo che i frigoriferi producono generalmente freddo….)

Infine le “autorevoli” fonti citate (smentita ufficiale)

La rivista Caducee.net citata come scopritore del problema ha prontamente smentito tali addebiti in un comunicato ufficiale sul proprio sito del 08/10/2001, qui tradotto: “Caducee.net non è all’origine delle false informazioni sulla leptospirosi che circolano attualmente (..) si tratta di una leggenda metropolitana”

Fonte: http://www.magnaromagna.it/2003/truffe-hoax/leggenda-pipi-dei-topi-nelle-lattine/

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