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Dec 15th

CONTRO LE BLATTE, IL PRODOTTO PIù VENDUTO E CERCATO

By disinfestazione facile



INSETTICIDA BLATTOXUR GEL ANTI-SCARAFAGGIO 6 PEZZI
su disinfestazionefacile.it 

Cartucce da 30 g in scatole da 6 pz.

SCARAFAGGI - BLATTE
INSETTICIDA GEL

VANTAGGI
Altamente efficace su tutte le specie di blatte
Alta selettività
Applicazione in gocce
Evita lo spargimento di insetticidi nell’ambiente

APPLICAZIONE
Applicabile in ambienti domestici e civili
Applicazione semplice e puntuale

PROFILO TECNICO
Composizione: Acetamiprid 2%
Formulazione: gel in siringhe con stantuffo, pronte all’uso
Classificazione tossicologica: non classificato

Nov 13th

Spunti su derattizzazione sicura e piani di lavoro

By Marco Gusti

Articolo apparso su rivista GSA
http://www.gsanews.it/disinfestazione/linea-di-difesa-anti-topo/
 
Ratti e topi presentano delle differenze e come tali vanno affrontati seguendo piani di lavoro e strategie diverse. Entrambi sono dei mammiferi roditori appartenenti alla famiglia dei muridi, entrambi hanno accompagnato l’uomo nel corso della sua evoluzione ed esistenza, ma hanno luoghi di vita e di gestione degli spazi diversi. Quello che li accomuna è:  

·         Distruzione di milioni di tonnellate all’anno di derrate alimentari, sia consumate che rese inservibili dalla contaminazione con feci ed escrementi,

·         Trasporto quali vettori di oltre 200 microorganismi nocivi (virus, batteri, ed altri artropodi tra cui le pulci e le zecche)

·         Danni ad impianti elettrici, elettronici  e strutturali in industrie e abitazioni

Il Mus domesticus  - il topolino delle abitazioni – che di per se può sembrare anche simpatico e reso famoso dalle favole e dai cartoni animati, vive nel contesto delle unità abitative, colonizzando tutti i locali, soprattutto quelli con dispensa e depositi di sostanze alimentari. Vive sempre nell’interno ed ha uno spostamento molto limitato. Quando decide di vivere in un luogo si sposta di alcuni metri (10 – 15), ma vive all’interno dello stesso.  Le sue dimensioni sono contenute -  pesa max 30 gr. Ed è lungo max 20 cm – e consuma dai 3 ai 5 gr di cibo al giorno. Lo fa però in tantissimi pasti (anche 15) cosicché l’avvelenamento con esche deve avvenire con principi attivi particolarmente efficaci ed a dosi elevate.

Il Rattus  rattus– ratto dei tetti – è il ratto “italico” presente ora principalmente nelle zone alte, nei fienili, nei granai, negli allevamenti zootecnici . Nelle zone a clima temperato è possibile vederlo scorazzare nei fili elettrici e sugli alberi delle città e da qui fare capolino nei locali e nelle abitazioni, personalmente mi è capitato di vederlo nella zona di Osta .  La sua vita avviene normalmente nelle zone alte quali tetti, abitazioni ed aziende agricole. Le dimensioni  sono fino a 45 cm e può pesare oltre 300 gr . E’ onnivoro anche se predilige semi e frutti.

Il Rattus norvegicus  - ratto delle fogne – alla sua comparsa in Europa (fine 700) è diventato il ratto dominante . Ha una vita sociale molto sviluppata in colonie molto numerose, è estremamente prolifico, vive in tane all’aperto in prossimità di corsi d’acqua e fognature. Compie i suoi raid all’interno sostanzialmente per trovare cibo. Le sue dimensioni possono arrivare ad oltre 500 gr. Di peso con lunghezza di oltre 50 cm. E’ un grande consumatore di cibo, arrivando ad ingerire al giorno il 10 % del suo peso. A lui piace tutto !

I ratti ed i topi hanno in comune la prolificità con un altissimo numero di nati all’anno per coppia, la capacità di adattarsi in tutte le situazioni, anche le più estreme, ed i danni che recano negli ambienti colonizzati, soprattutto nel contesto degli alimenti (food, produzione, commercializzazione, ecc).

Il controllo diventa essenziale per evitare notevoli danni: perdita annua di centinaia tonnellate   di derrate, Inquinamenti di derrate con urina e deiezioni, Rosicchiamento di: cavi elettrici, telefonici, libri, travi di sostegno, danni in agricoltura alle derrate.

 Sono in grado di

 Passare attraverso aperture di 2,5 cm di diametro.

Arrampicarsi lungo i bordi esterni di tubazioni di qualsiasi lunghezza e larghezza purché siano fissati alla parete con una distanza massima di 7 cm.

Arrampicarsi sui muri in mattone o su qualsiasi altro materiale purché abbia una superficie abbastanza ruvida da offrirgli appigli.

Cadere da un altezza di 15 metri senza rimanere ucciso o riportare danni fisici gravi.

Arrampicarsi all’interno di tubi con diametro compreso tra i 4 ed i 10 cm.

Scavare nella terra in verticale per 1 metro di profondità.

Nuotare per 800 metri in acqua aperta e nelle fogne anche controcorrente.

Immergersi nell’acqua passando attraverso i sifoni dei gabinetti.

Le condizioni che possono influenzare la loro diffusione sono legate all’abbandoni di immondizia, alimenti non protetti – anche in scantinati o depositi -  resti di cibo di animali domestici (gattare) mangimi sfusi in allevamenti .. A livello di strutture la cattiva gestione di magazzini e depositi, con merce accatastata vicino alle parei ed in zone non consone, muri rotti, porte lasciate aperte o deteriorate, cavità di tubazioni non sigillate,. Lavori stradali, cantieri, scavi comportano un disturbo alle colonie ed uno spostamento che si traduce poi in infestazione agli stabili ed ai fabbricati limitrofi.

  Per la lotta è essenziale far coincidere tre elementi : la prevenzione, il monitoraggio ed il controllo che sono poi i principi base della lotta integrata. L’attività del Pest Control deve essere ricolta prevalentemente alla gestione di un servizio che prevenga, non che combatta.  E’ essenziale che le operazioni vengano svolte da aziende preparate che abbiano l’obiettivo di far si che il problema ratti e topi non si crei al committente.  E’ essenziale partire dalla base – se possibile – quale la progettazione dei locali, dove non ci devono essere “nicchie di annidamento dei roditori”.

Le fasi di una buona disinfestazione sono:

·         Colloquio con il personale – sia essa industria alimentare, scuola, abitazioni, ecc – per comprendere il problema

·         Avere a disposizione la cartografia dell’ambiente per verificare presenza di tombinature, fognature, cavedi

·         Eseguire un’accurata ispezione – con rilievi fotografici se possibile –

·         Bonificare e pulire l’area

·         Applicare un impianto di derattizzazione che deve comprendere l’utilizzo di particolari bait box di protezione – sia esse in plastica, metallo – a chiusura di sicurezza e vincolate alle pareti o al terreno, che non siano raggiungibili da animali domestici e bambini.

·         Fare una verifica periodica a calendario per il monitoraggio e la sostituzione dell’esca.

Essenziale è la progettazione ed il monitoraggio. E’ buona norma presentare al Committente una relazione tecnica  insieme all’offerta economica in cui si riportano le fasi della derattizzazione, insieme all’indicazione dei prodotti e le procedure ed i comportamenti da tenersi  durante l’esecuzione dei trattamenti. La scelta del tipo di esca diventa importante . Si utilizzano p.a. anticoagulanti che non inducano sospetti nella colonia di roditori (tra l’altro ratti e topi sono molto restii alle novità e per alcuni giorni potrebbero non consumare le esche ed entrare negli appositi contenitori).  In base ai luoghi è opportuno orientarsi su tipi di p.a  diversi ed in formulazione diversa. Sono preferibili esche  in blocchi che restano vincolati al bait box e quindi consumati sul posto. Le esche asportate nelle tane rischiano di rimanere non consumate (riserva).

La protezione è alla base dell’esecuzione del servizio: le nuove disposizioni di legge (ordinanza  del 14 gennaio 2010  ) procedure ben precise  ------------ PROPONGO DI ALLEGARE I RIFERIMENTI DI LEGGE ) con obblighi specifici per l’azienda di disinfestazione , Questa legge – conosciuta anche come legge Martin,  è stata introdotta per evitare la moria di animali domestici a cui si è assistito per molto tempo.

L’ordinanza ha finalità di salvaguardare le persone, gli animali e l’ambiente, contrastando certe“cattive pratiche” di derattizzazione, sia a livello “fai-da-te” che a livello professionale

  Per concludere, una volta stabilita la necessità di una disinfestazione, le linee guida devono comprendere:

·         Avviso con appositi cartelli segnalatori da mettere 5 giorni prima dell’esecuzione del trattamento

·         Gestione dei punti esca su una planimetria (punti esca lungo i perimetri ogni 15-20 mt per ratti – all’interno ogni 10 mt )

·         Cartelli semplici e chiari visibili che segnalano il posizionamento del punto esca  in bait box

·         Controllo e ripristino dei punti esca a calendario

·         Fine della derattizzazione – eliminazione dell’impianto -

Apr 15th

Bio-etologia delle blatte sinantropiche in Italia

By Maurizio Verdone

BLATTA ORIENTALIS L. (Oriental cockroach, Black beetle) : Blatta orientalis, Linnaeus 1758 Periplaneta orientalis, Finot 1890 Stylopyga orientalis, Azam 1901

Distribuzione Il nome B. orientalis accreditava, come la sua origine fosse da attribuirsi a regioni dell’Estremo Oriente. Linnaeus, nel definire il genere Blatta nel 1758 (Corwell, 1968) e dato il nome alla specie, dopo l’identificazione su materiale collezionato da vari paesi tra cui Russia, Svezia e Finlandia ma anche America, stabilì che l’insetto era originario dell’America e contemporaneamente lo era nei paesi dell’Est. Tale supposizione è da considerarsi errata, così come confermato da Rehn (1945), il quale ricostruì attentamente i movimenti dell’insetto verso l’ovest attraverso l’Europa. La blatta venne rinvenuta in Olanda già all’inizio del 1600 e in Inghilterra in una cantina di vini nel 1624 (Corwell, 1968). Da studi più recenti anche su altre specie del medesimo genere, l’areale cui si riconduce l’origine della B. orientalis è il Nord Africa dal quale, attraverso le navi che solcavano il mediterraneo per gli scambi commerciali, ha raggiunto Europa e da lì, successivamente si è diffusa negli altri paesi.

MORFOLOGIA
Maschio di colore marrone scuro tendente al nero con le tegmine e le ali che non ricoprono tutto l’addome, la femmina  è brachittera anch’essa di colore scuro. Di dimensioni simili, gli adulti misurano da 20 a 24 mm.. Le neanidi passano attraverso un numero di 6 mute. Nel primo stadio neanidale gli esemplari sono simili agli adulti, eccetto che per l’assenza delle ali e lo sviluppo incompleto dell’apparato genitale.

CICLO BIOLOGICO Gli stadi giovanili si completano in tempi relativamente brevi. La seconda età si raggiunge dopo un intervallo da 7 a 14 gg , quindi, dopo un periodo che può oscillare da una a tre settimane l’insetto muta nel terzo stadio neanidale. Quest’ultimo si conclude in un intervallo di tempo che oscilla dalle 3 alle 4 settimane, mutando in quarta età ove permane dalle quattro alle sette settimane passando infine alla quinta età. La sesta età, si raggiunge all’incirca dopo sei settimane. Alcuni autori  riportano successivi stadi al sesto prima dell’emergenza dell’adulto con mute fino al 10 stadio (osservazioni in laboratorio con temperature intorno ai 30°C). In queste condizioni lo sviluppo postembrionale si ha in 164 giorni per il maschio, il quale compie 7 mute prima di divenire adulto e di 282 giorni per la femmina con un passaggio attraverso 10 mute. La formazione della prima ooteca è dopo 12 giorni, periodo che si riduce a 10 giorni tra la prima e le successive ooteche. Mediamente il numero delle neanidi che fuoriescono dall’ooteca, dopo circa un periodo di 44 giorni di incubazione, è di 15 esemplari e di essi ne arriva a maturità una percentuale oscillante da 91 a 94%. Alcuni autori  riportano che le femmine vergini sono in grado di produrre ooteche che, comunque, non portano alla schiusura delle uova. Sia gli esemplari adulti sia gli stadi neanidali, presentano la mancanza di un arolio, è ciò comporta la difficoltà per questa specie di superare superfici estremamente lisce, quali ad esempio il vetro. L’optimum sinecologico di questa specie è compreso in un range di temperatura tra i 20 e i 29°C, temperatura inferiore a quella ottimale di altri blattoidei. Ciò comporta la presenza di B. orientalis nelle strutture, generalmente, nei piani bassi, cantine e tutti i luoghi dove le temperature sono più ridotte. In relazione alla resistenza alle basse temperature l’artropode ha elevata sopravvivenza ad esposizioni inferiori di -7°C  per un periodo di tempo di circa 80 minuti (insetti acclimatati a temperature di circa 15°C), mentre per esemplari acclimatati a 30°C la sopravvivenza risulta nulla se trasferiti a temperature di 5,5 °C per 60 min. In base a ciò si presuppone che nel caso di trasferimenti accidentali, come ad esempio via aerea, B. orientalis sopravvive anche a temperature proibitive. Negli ambienti antropizzati, la specie è rilevata principalmente nelle cucine, in prossimità di tubature di acqua calda, dove tollera bene le temperature elevate, movendosi solo per cercare fonti di cibo. Nelle abitazioni o nelle industrie si riscontra prevalentemente nei piani più bassi, scantinati, garages e locali motori, anche se occasionalmente viene rilevata anche nei piani più alti delle strutture abitative.

NEMICI NATURALI: Tra i nemici naturali di questa specie vengono riportate alcune specie di imenotteri quali Evania appendigaster L. (Evaniidae) e Tetrastichus hagenowi (Ratzeburg) (Eulophidae).

 

PERIPLANETA AMERICANA (L.) (American cockroach) : Blatta americana, linnaeus, 1758 Blatta kakerlac, De Geer, 1773 Periplaneta americana, Finot, 1890

DISTRIBUZIONE :Classificata da Linnaeus nel 1758  come Blatta americana fu in seguito descritta anche come Blatta kakerlac da De Geer nel 1773. Nel 1838 Burmeister la trasferì all’interno del nuovo genere Periplaneta.L’origine del nome determinerebbe un’origine neartica della specie, ma ciò non trova conferma nella presenza di esemplari collezionati in Africa, continente dal quale se ne assume oggi la provenienza e da cui si è trasferita, favorita anche dagli scambi commerciali, colonizzando in seguito l’America del Sud. Ormai cosmopolita, la specie ha inizialmente colonizzato le zone costiere, trasferendosi in seguito nell’entroterra e colonizzando indiscriminatamente tutte le zone urbanizzate. Facilmente rinvenibile in magazzini, industrie, locali di preparazione e lavorazione alimenti, occasionalmente viene rilevata in appartamenti generalmente nei piani bassi, anche se sono segnalati esemplari rinvenuti fino al quinto piano degli edifici. I vari stadi, sia giovanili che adulti, convivono agevolmente tra loro e generalmente vengono riscontrati negli stessi ambienti. Polifaga, P. americana non esprime particolari preferenze alimentari. In alcuni casi ha espresso tendenza al cannibalismo, con manifestazioni tanto più evidenti quanto più ridotta è la disponibilità della fonte alimentare.

MORFOLOGIA Insetti di medie dimensioni, con lunghezza variabile dai 28 ai 44 mm, presentano in ambedue i sessi, colorazioni rosso-brunastre con una margine di colore giallastro lungo i contorni del pronoto. Nel maschio le ali ricoprono totalmente l’addome, mentre nella femmina risultano più corte. Evidente risulta essere in tale specie l’attitudine al volo anche se si tratta di brevi spostamenti, generalmente nell’ordine di alcuni metri. Le giovani neanidi neosgusciate appaiono di colore chiaro tendente al marrone e di dimensioni di circa 3 mm. La distinzione dei due sessi nelle varie età neanidali è possibile mediante l’osservazione del nono sternite il cui margine posteriore risulta regolare nel maschio, mentre presenta un’introflessione centrale nel sesso femminile. In laboratorio la determinazione delle varie età in base al rinvenimento dell’esuvia risulta particolarmente difficoltosa in quanto il processo di muta avviene nell’arco di pochi minuti ed in circa 15 minuti l’esuvia stessa viene consumata.

 

CICLO BIOLOGICO

L’emergenza dell’adulto avviene dopo circa 400 giorni, dal momento in cui le neanidi fuoriescono dall’ooteca. Alcuni autori  riferiscono comunque che il periodo di sviluppo ninfale per tale specie è particolarmente influenzato dalla temperatura e ciò si manifesta con una riduzione dei tempi di sviluppo nell’ordine di circa 3 gg, per ogni grado di temperatura in più (Cornwell, 1968). Anche l’isolamento degli esemplari durante tutto il periodo preimmaginale, aumenta i tempi di sviluppo mentre ciò non accade quando gli insetti si riscontrano in aggregazione nelle prime età. Dopo l’accoppiamento la femmina produce la prima ooteca dopo un periodo che va dai 3 a 7 gg , per le successive l’intervallo di tempo aumenta con valori da 5 a 12 gg, con un valore medio di 9 gg. Ciascuna femmina produce un numero di ooteche variabili da 10–15  a 16-84. Il numero di uova presenti in un’ooteca varia in relazione alla femmina che l’ha prodotta. Generalmente sono presenti 16 uova, con eccezione delle prime ooteche dove il numero può risultare differente. L’ooteca viene trasportata dalla femmina, dopo la sua formazione, per un breve periodo che corrisponde a 6-25 ore  ma, occasionalmente questa può essere trasportata per periodi più lunghi. Alcuni autori riportano per questa specie che femmine non accoppiate hanno prodotto ooteche non perfettamente formate o che anche se formate non hanno portato alla fuoriuscita di neanidi. Haber (1919) riporta la formazione di 13 ooteche successive ad un singolo accoppiamento, poiché la femmina è in grado di mantenere vitali gli spermatozoi per oltre 4 mesi.

NEMICI  NATURALI:  Tra i nemici naturali per questa specie si riscontrano gli imenotteri Tetrastichus periplanetae, Ewania appendigaster, Aprostetus hagenowii, Ampulex compressa.

 

Famiglia POLYPHAGIDAE Morfologicamente la sub-famiglia delle Polyphaginae può essere suddivisa in due gruppi in base alla presenza o meno delle ali nella femmina. Tale suddivisione risulta anche confermata dalla diversa distribuzione geografica dei gruppi predetti. Il primo gruppo comprende delle specie tropicali, mentre il secondo specie essenzialmente paleartiche. Quest’ultimo può, a sua volta, essere suddiviso in altri quattro sottogruppi. Nell’ambito dei caratteri morfologici comuni in questa sotto-famiglia si riscontrano: maschio sempre alato, femmina brachittera o attera. La forma generale del corpo è molto differente tra i due sessi, con una forma allungata nel maschio e piuttosto tozza nella femmina. Nel capo del maschio sono presenti due grandi ocelli, a superficie più convessa rispetto agli altri blattoidei. Antenne moniliformi,e corte, con i primi dieci articoli glabri. Di costumi notturni durante le ore diurne restano, al pari di altri blattoidei, nei loro nascondigli che in genere sono umidi ed oscuri. Le femmine di tale gruppo sono spesso delle ottime scavatrici e sono di facile rinvenimento, completamente interrate, in zone sabbiose.

 

 

Polyphaga aegyptiaca (L.) Blatta aegyptiaca, Linnaeus 1758 Polyphaga aegyptiaca, Brullè 1835 Heterogamia aegyptiaca, Burmeister 1838

DISTRIBUZIONE Unica specie del genere Polyphaga Brullè presente nella regione mediterranea, a differenza di altre legate prevalentemente al continente asiatico, in Italia è principalmente presente nel meridione e nelle isole maggiori (Failla et al. 1994, Russo & Tropea,1996, Barbagallo et al, 1999). Specie tipica di ambienti caldo umidi, bui e ricchi di sostanze organiche é di facile rinvenimento in grotte, cantine e depositi nelle vicinanze dei quali sono presenti detriti animali e vegetali dei quali si alimenta. Rinvenuta in agglomerati urbani costieri è anche presente in aree dell’entroterra siciliano (Barbagallo et al., 1999), dove ha colonizzato anche ambienti di lavorazione del settore molitorio (Russo & Tropea, 1996) dei quali frequenta generalmente gli ambienti meno antropizzati, dove trovano collocazione i motori e i macchinari.

MORFOLOGIA :Morfologicamente, gli adulti sono facilmente distinguibili nei due sessi. La femmina è di lunghezza da 24 a 28 mm di colore bruno nerastro o marrone chiaro uniforme. Pronoto ornato da peli rossi con bordatura gialla. Torace fortemente convesso. Addome meno convesso del torace. Placca anale con angoli arrotondati, bordo posteriore leggermente obliquo, nettamente incavato al centro. Placca subgenitale larga con la parte mediana doppia rispetto alle parti laterali e molto poco bombata. Zampe corte, pubescenti con armatura simile a quella maschile. Il maschio generalmente presenta delle dimensioni relativamente più ridotte rispetto alla femmina, misurando da 18 a 22 mm. Di colore rosso-bruno nerastro, ha antenne bruno lucenti, con assenza di peli nella parte prossimale. Pronoto di colore scuro con bordo anteriore quasi bianco. Addome rosso-bruno con placca anale triangolare, di dimensioni modeste con stili cilindrici corti situati alle due estremità della placca. Cerci composti da 11 articoli con i primi cinque più corti, rispetto agli ultimi. Zampe molto lunghe e di colore bruno Tegmine bruno rossastre o nerastre, Ali più o meno inscurite, ma con porzione basale trasparente e che superano la parte terminale dell’addome. Le forme giovanili appaiono, morfologicamente, molto simili alla femmina con la quale sono facilmente confondibili. L’esame della placca subgenitale permette di discriminare con facilità i due sessi. Essa porta due stili pressoché simmetrici nei primi stadi di neanide femminile che scompaiono però quasi subito, mentre negli stadi neanidali dei maschi persistono fino all’ultima muta.

 CICLO BIOLOGICO In letteratura i dati sulla bioetologia di questa specie sono molto esigui e fanno principalmente riferimento alle caratteristiche pedoclimatiche delle località di raccolta.

SUPELLA LONGIPALPA (F.) (Brown Banded cockroach) longipalpa, Fabricius 1798 supellectilium, Serville  1839, cubensis, Saussure  1862, phalerata, Saussure  1863, incisa, Walker  1868, vacillans, Walker  1868, quadriplaga, Walker  1868, extenuata, Walker  1868, transversalis, Walker  1871

S. longipalpa presenta un’ampia varietà di colorazioni del corpo ampia.  Alcune razze possono manifestare colorazioni tendenti al nero, mentre altre presentano colorazioni tendenti al giallo. Tali variazioni cromatiche intraspecifiche hanno portato nel secolo scorso, alla descrizione di numerose entità, oggi considerate sinonimi. Specie descritta originariamente da Fabricius nel 1798 fu successivamente descritta da Serville nel 1839 (Hafez & Afifi, 1956) su materiale raccolto a Parigi come S. supellectilium. Nativa del continente africano, è divenuta ormai una specie cosmopolita ampiamente distribuita in tutti i continenti, dove vive in associazione con l’uomo.

DISTRIBUZIONE  S.longipalpa risulta presente sul territorio nazionale ad una trentina di anni dalle prime segnalazioni in nord Italia (1977).  Originaria dell’Africa sahariana, in Europa è stata segnalata già negli anni 20’ in Francia, negli anni 60’ in Germania, Spagna, Svizzera  e Olanda. Come già sottolineato si è diffusa su tutto il territorio nazionale, con prevalenza nelle regioni meridionali, dove trova condizioni termoigrometriche più favorevoli al suo sviluppo. Specie tipica degli ambienti domestici colonizza esclusivamente ambienti altamente urbanizzati, a differenza delle altre specie che si riscontrano sia negli ambienti urbani che non. Nell’ambito delle indagini effettuate nel triennio nel territorio siciliano è stata riscontrata nella quasi totalità dei siti investigati. La densità di popolazione è risultata variabile da pochi esemplari a varie decine di individui rilevati durante le ore diurne, per unità abitativa. Rispetto alle altre specie sinantropiche, l’insetto colonizza essenzialmente le abitazioni, all’interno delle quali si riscontra con più facilità nelle cucine, principalmente localizzata dietro i frigoriferi, forni e lavastoviglie. Proprio in corrispondenza di questi elettrodomestici l’insetto trova sia un riparo all’interno del quali annidarsi durante le ore diurne, che condizioni termoigrometriche più idonee al suo sviluppo. A regime alimentare polifago, non ha quindi particolari difficoltà a reperire il pabulum, anche se denota una preferenza verso sostanze alimentari ad elevato contenuto zuccherino, attratto presumibilmente dalle sostanze aromatiche che si volatilizzano dall’alimento stesso.

MORFOLOGIA: Di dimensioni ridotte simili a B. germanica, l’adulto può raggiungere la lunghezza di 13-15 mm nel maschio e di 10-12 mm nella femmina. Morfologicamente simili, i due sessi si differenziano macroscopicamente per la lunghezza delle tegmine, che nel maschio ricoprono totalmente l’addome, mentre nella femmina lasciano scoperti gli ultimi segmenti addominali. La forma del maschio risulta più longilinea rispetto alla femmina dove il corpo appare più tozzo. Le colorazioni dei due sessi sono molto simili con colori tendenzialmente sul giallo-ocra per le razze presenti in Italia meridionale (oss.pers). Entrambi i sessi presentano una striscia trasversale nella parte centrale delle tegmine di colorazione più chiara, da cui proviene il nome comune anglosassone “Brown-banded cockroach”. Gli stadi giovanili appaiono simili agli adulti per forma e colorazioni. Nella prima età  il corpo misura intorno ai 2,4 mm di lunghezza, mentre la testa misura circa 0,8 mm della porzione occipitale al clipeo. Le proporzioni tra lunghezza delle zampe ed segmenti delle zampe stesse, sono le stesse che si riscontrano nell’adulto. Nella quarta età il corpo misura 5,5 mm di lunghezza mentre la lunghezza della testa è di circa 1,2 mm. Un paio di ali iniziano ad apparire nel metatorace.. Alcuni esemplari, se posti in ambienti non idonei o se separati, possono passare alla 7° e 8° età prima di passare allo stato adulto. Le caratteristiche morfologiche di questi stadi, data l’occasionalità del loro rinvenimento, non vengono qui riportate.

 CICLO BIOLOGICO La durata dello sviluppo post-embrionale in questa specie, come in B. germanica, è fortemente influenzato per entrambi i sessi dalle condizioni termoigrometriche date dalle diverse condizioni stagionali. Gli stadi giovanili passano attraverso un numero di sei stadi prima del raggiungimento dell’età adulta. Hafez & Afifi (1956) riportano per neanidi poste a temperature di circa 30°C uno stadio di N1 completato nell’arco di 8 gg. Le neanidi permangono in 2 età per un intervallo medio di tempo di circa 16 gg prima di passare alla 3 età che, insieme alla 4 età dura in media 21 gg. Più lungo è il tempo richiesto dalle giovani ninfe per completare la 5 età (85 gg), prima di mutare nella sesta ed ultima età giovanile. Mediamente, la durata dello sviluppo si attesta sui 119 gg nel periodo estivo e di 230 gg per gli esemplari provenienti da ooteche schiuse nel periodo invernale. Per le forme maschili il tempo necessario per il raggiungimento dello stadio adulto risulta più breve rispetto a quello femminile. La femmina è pronta per l’accoppiamento, alcuni giorni dopo il raggiungimento dell’età adulta. La formazione della prima ooteca avviene in media dopo 10 giorni dall’accoppiamento ed l’intervallo di tempo si riduce a 6 giorni per la formazione di quelle successive alla prima. Ciascuna femmina produce da 5 a 18 ooteche durante in suo ciclo riproduttivo ed ogni una di essa contiene 16 uova. Il periodo di incubazione dell’ooteca è mediamente di 40 gg, ma ciò è in funzione della temperatura e del grado di umidità. Infatti, per ogni grado di variazione della temperatura si osserva mediamente una riduzione del tempo di incubazione di circa cinque giorni. Gli adulti sopravvivono a temperature di 30°C per circa 90 giorni nel caso delle femmine e di circa 115 giorni nei maschi.

NEMICI NATURALI :Tra gli organismi antagonisti di questa specie si riscontrano diversi imenotteri parassitoidi (Flock, 1941). Questi depositano le loro uova all’interno dell’ooteca, sviluppandosi a spese degli embrioni contenuti e fuoriuscendo solo a completa maturità. Vengono riportati come parassitoidi di ooteche di S. longipalpa: Anastatus blattidarum Ferr. (Hafez & Afifi, 1956) e Comperia falsicornis Gomes, quest’ultimo parassitoide anche di B. germanica.

BLATTELLA GERMANICA (L.) (German cockroach, Steamfly) Blatta germanica, Linnaeus, 1767 Phyllodromia germanica, Finot 1890 Blattella germanica, Chopard, 1922

DISTRIBUZIONE Classificata da Linnaeus nel 1767 come Blatta germanica da materiale collezionato in Danimarca, questa specie fu in seguito denominata Blattella germanica. Al genere Blattella Caudell vengono ascritte un cospicuo numero di specie asiatiche ed una cinquantina di origine africana. Ed è proprio l’Africa che alcuni autori riportano per luogo di origine di questa specie, continente dal quale, così come molte altre specie di blattoidei, si è trasferita, favorita dagli scambi commerciali, in Europa. Da qui ha successivamente colonizzato le Americhe da dove, espandendosi, ha colonizzato tutto il resto del mondo. La specie pullula indiscriminatamente in industrie alimentari e non, bar ristoranti, cinema, teatri, uffici dei quali colonizza principalmente i locali adibiti a cucina e i servizi. Raramente riscontrabile in abitazioni, il suo rinvenimento è da ricondursi, nella maggior parte dei casi, ad infestazioni occasionali dovute al trasporto di uno o più esemplari attraverso gli imballi degli acquisti fatti. Spesso, infatti, sono proprio i magazzini o i locali in cui si effettuano ad esempio riparazioni di elettrodomestici (lavastoviglie, macchine da caffè) che fungono da serbatoio di infestazione.

MORFOLOGIA : Di piccole dimensioni, gli adulti di questa specie raggiungono i 10-15 mm di lunghezza. Di colorazione variabile dal bruno-rossastro al giallo-ocra, presenta due bande chiari longitudinali lungo il pronoto. Tale carattere, distintivo per il riconoscimento della specie, è già evidente nei primi stadi neanidali, ove però si estende oltre che sul pronoto anche sul meso e metanoto. I due sessi sono facilmente distinguibili in relazione ad alcuni caratteri morfologici quali, ad esempio, la presenza delle tegmine che nella femmina ricoprono interamente l’addome mentre, nel maschio gli ultimi segmenti addominali risultano scoperti. I cerci sono costituiti da sette segmenti nel maschio mentre nella femmina i segmenti che li costituiscono sono dodici. Un’altra caratteristica morfologica è data dalla presenza di una depressione evidente nel maschio in corrispondenza del settimo e dell’ottavo tergite addominale. Tale depressione è assente negli esemplari di sesso femminile. La distinzione dei due sessi in questa specie  può essere fatta comunque sin dalla prima età. Infatti già subito dopo la schiusura dell’ooteca, compaiono differenze a carico della morfologia dell’ottavo sternite della femmina, nella cui regione posteriore si presenta una introflessione nella zona centrale così come nella P. americana.

 

CICLO BIOLOGICO: Le neanidi passano attraverso un numero di mute variabili da 5 a 7, in relazione alle condizioni termoigrometriche e alla disponibilità di cibo e acqua, prima di raggiungere allo stato di adulto. Comportamento similare si osserva negli esemplari posti in isolamento già dalle prime età. Nelle condizioni ottimali il raggiungimento dell’età adulta può avvenire dopo circa 6 settimane. Con temperature di 30 °C la femmina di B. germanica può produrre un numero di ooteche variabili da 4 a 8 ma mediamente ciascuna femmina ne produce 7. L’ooteca viene trasportata durante tutto il suo sviluppo e viene rilasciata solo alcune ore prima della chiusura, e ciò è evidenziabile dalla presenza di una banda di colore verde (green band) lungo tutta l’ooteca, di colorazione via via più scura in concomitanza con l’approssimarsi della schiusura. Il periodo di incubazione si attesta sui 17 giorni e ciascuna ooteca contiene mediamente 37 uova, tale valore è costante sino alla produzione della quarta ooteca, successivamente il numero di uova decresce. Anche per questa specie, alcuni autori riportano che femmine non fecondate hanno prodotto ooteche morfologicamente imperfette, che non hanno dato luogo a progenie. In condizioni ottimali gli esemplari adulti vivono mediamente cinque mesi, e le femmine mostrano una longevità di poco superiore rispetto ai maschi.

NEMICI NATURALI:Per questa specie è segnalata la presenza dei parassitoidi Comperia alfierii (Mercet) e di Aprostocetus hagenowii (Ratzeburg) quali antagonisti naturali (Cornwell, 1968).


 

Ooteche


Come è noto le ooteche vengono prodotte all’interno dell’addome, nel vestibolo (Cornwell, 1968) o “cripta genitale” (Grandi, 1951), per mezzo delle ghiandole colleteriche che avvolgono con il loro secreto le uova in gruppi man mano che queste fuoriescono dall’ovopositore (foto 11). Tale secrezione, che a contatto con l’aria si indurisce in breve tempo, conferendo alla struttura rigidità e impermeabilità, consente la presenza all’interno dell’ooteca di umidità costante anche in ambienti particolarmente secchi. La femmina, terminata la produzione dell’ooteca, tende a liberarsene in un lasso di tempo e con un comportamento variabile tra specie diverse, ma generalmente costante nell’ambito della medesima specie. Le ooteche rappresentano nel caso dei blattoidei, sia un valido  carattere discriminante che un possibile indice della densità di popolazione (Russo & Verdone, 1999). Per tale motivo si reputa opportuno fornire una breve descrizione delle ooteche delle specie sinora trattate, nonché una chiave dicotomica per il riconoscimento.

Blatta orientalis L. L’ooteca  misura da 10 a 12,5 mm di lunghezza; nella parte superiore solitamente sono presenti 14 denticoli tra i quali compare una depressione poco profonda. All’interno, sono contenute più di 18 uova, delle quali solo il 75% arriva generalmente a maturazione. L’ooteca, di colore marrone scuro, viene deposta in prossimità di anfratti o comunque in siti riparati idonei alla sopravvivenza delle neanidi.

Periplaneta americana (L.) Di colore marrone scuro, generalmente di lunghezza variabile da 8 a 9 mm, l’ooteca presenta, solitamente, sulla parte superiore 16 denticoli. Ambedue i lati appaiono arrotondati con una depressione profonda tra i denticoli.

Polyphaga aegyptiaca (L.) L’ooteca misura dai 9 ai 10 mm di lunghezza e presenta una carena sporgente munita di 12-17 denticoli generalmente in numero superiore alle uova contenute all’interno che, di norma, sono da 7 a 13. Appena deposta l’ooteca è di colore giallo paglierino ma, nel giro di poche ore, tende a scurirsi sino al bruno. La conformazione dei denticoli, particolarmente pronunciati e inclinati, la rende discriminabile da quelle delle altre specie sinantropiche.

Supella longipalpa (F.) L’ooteca ha una lunghezza massima di 4 mm. Generalmente è di colore marrone tendente al giallo, la superficie ventrale non presenta una concavità distinta. I denticoli sono pronunciati e in mezzo sono presenti delle depressioni arrotondate. L’ooteca viene trattenuta fino a 24 ore dopo la sua formazione.

Blattella germanica (L.) L’ooteca  è lunga, di norma, più di 7 mm di lunghezza e presenta una colorazione marrone chiaro tendente al giallo. I denticoli, presenti nella parte superiore, sono poco evidenti e gradualmente curvati. Solitamente sono presenti 40 uova (20 per ogni lato dell’ooteca). Durante la sua formazione l’ooteca subisce una rotazione di 90° in senso antiorario

Jun 23rd

Perchè studiare per diventare disinfestatori?

By Andrea Scriboni
Salve, nella mia carriera come Tecnico della Prevenzione che si occupa di ambiente in ASL ho avuto ed ho modo di essere in contatto con Ditte del settore e con operatori del settore. Da sempre ho sentito dire che questo settore deve essere regolamentato dal punto di vista scientifico, che i tecnici devono crescere professionalmente, che c'è bisogno di una seria e riconosciuta istruzione per evitare che molti possano improvvisarsi disinfestatori. Bla Bla Bla........ Nel novembre 2009, dopo il successo ottenuto con un convegno sui "parassiti urbani & igiene ambientale" da me organizzato e tenuto a Roma, mi è venuta la brillantissima idea di riunire alcune ditte del settore per saggiare, con loro, la possibilità di passare all'azione: FORMARE I TECNICI DELLA DISINFESTAZIONE! Utopia direte, pazzia allo stato puro hanno detto. Chi si crede di essere questo qui che non si sa nemmeno se esiste, ha detto qualcun altro. Umilmente ho sentito pareri, ho fatto tesoro di critiche, ho chiesto, mi sono informato. Ho bussato alle porte delle organizzazioni, ma tutto senza alcun riscontro positivo. Poi ho avuto la fortuna di incontrare due persone eccezionali: il Dr. Biondi di una organizzazione di Alte Professionalità (AGENFAP) ed il Direttore del dipartimento di Biologia della Facoltà di Biologia dell'Università di Roma 3, Prog. Giovanni Antonini. Ebbene loro hanno subito accolto con entusiasmo il progetto e da lì a gennaio siamo partiti con il lavoro: Abbiamo nuovamente convocato alcune ditte del settore per sentire i loro bisogni formativi e ci siamo rimboccati le maniche.
Gennaio 2010 - Giugno 2011: Il nostro lavoro è stato ratificato dal Senato Accademico dell'Università degli Studi di Roma 3  che recita: Per l'A.A. 2011/12 è attivato il il corso di aggiornamento per Tecnici della Disinfestazione. Vi garantisco che abbiamo riso, abbiamo pianto........ il sogno condiviso con i colleghi era NATO, un percorso lungo, una gestazione a volte difficile ha sfornato un prodotto che vuole essere un servizio al settore. Un primo passo verso altre vette da scalare.
Ma perchè studiare per fare un lavoro così semplice? Non è vero che si tratta di un lavoro semplice. Primo perchè ci sono tante di quelle norme da conoscere e rispettare, secondo perchè c'è bisogno di un approccio scientifico verso gli infestanti: Conoscerli per combatterli. Questo è infatti lo scopo del nostro progetto:"Dare le chiavi per una corretta gestione delle operazioni sia dal punto di vista scientifico che da quello tecnico".
Credo molto in quello che sto facendo, ci credo a tal punto da muovermi per trovare soluzioni per abbassare la tassa di iscrizione, perchè voglio che tutti abbiano la possibilità di accedere ad una formazione universitaria (il titolo rilasciato equivale a 30 Crediti Universitari, cioè la metà di un Master.... e non è poco!) spendibile per una miglior qualifica professionale.
Non vado oltre. Chi volesse informazioni e contattarmi può farlo direttamente  (andrea.scriboni@aslromab.it tel 329.9044344) o andando sul sito dell'Università Roma3  (http://www.uniroma3.it   (vedi NEWS a destra a metà pagina) o di AGENFAP (www.agenfap.org).
Ringrazio della possibilità offertami Pestbook per parlare del mio progetto ed auguro a tutti un buon lavoro rimanendo a disposizione di chiunque voglia informazioni o semplicemente chiarimenti sui rapporti tra utente/disinfestatore/az alimentare e ASL
Grazie
Dr. Andrea Scriboni
Dip. Prevenzione
UOC Igiene e Sanità Pubblica
ASL ROMA/B
Jul 14th

SOLFAC GEL SCARAFAGGI - PRODOTTO CONTRO BLATTE

By Solfac Gel

SOLFAC GEL 
è UN Insetticida contro OGNI SPECIE DI SCARAFAGGI come BLATELLA GERMANICA, BLATTA ORIENTALIS e PERIPLANETA AMERICANA

DESCRIZIONE PRODOTTO:

SOLFAC GEL Ha un azione adescante quindi è un'esca particolarmente appetibile e
attrattiva, dopo l'ingestione da parte degli insetti. il trattamento con
solfac gel scarafaggi non richiede particolari preparativi preliminari, 
pertanto le normali attività lavorative possono proseguire durante
l'applicazione e non necessita che le persone si allontanino dall'area
interessata.
L'effetto del Solfac Gel Scarafaggi insorge qualche ora dopo
l'ingestione da parte degli insetti. Solfac Gel Scarafaggi é indicato per il
controllo degli scarafaggi in strutture quali: Cucine, Bagni, Ospedali, Industrie Alimentari, Ristoranti, Alberghi, Magazzini, Scuole, Asili-nido, Uffici, etc..., oppure in locali domestici.

COSA FARE? UNA SOLUZIONE è SOLFAC GEL Scarafaggi.

è un insetticida in gocce da applicare sui luoghi dove comunemente si riscontra la presenza di questi insetti: attratti dall'esca, gli scarafaggi lo scambiano per un alimento, lo mangiano e ritornano nel loro nascondiglio, dove muoiono a distanza di poche ore e il problema è risolto in modo sicuro ed efficace.

USO DEL PRODOTTO:

il prodotto deve essere posto nelle vicinanze di attrezzature, mobili, 
tavoli, scaffali, cassetti, lavandini, condutture di servizio, vicino o
dietro il contenitori rifiuti, , controsoffitti, dietro elettrodomestici.non
impiegare il prodotto su le superfici dove è già stato usato altro prodotto, 
altrimenti annulla la resa, và usato soltanto il solfac gel, pulire bene
prima dell uso.
solfacgel.jpg 

Apr 27th

Il Vapore Saturo Secco: La nuova tecnologia per la Disinfestazione/Sanitizzazione & Pulizia di superfici semplici e complesse.

By Fabio Vitillo
Sanitizzare e Pulire con il Vapore Saturo Secco. Ne avete mai sentito parlare?
 
 Semplificando possiamo dire che Il “Vapore Saturo Secco” non è altro che vapore portato ad alte temperature, generalmente superiori a 140°C. A queste temperature il vapore ha incredibili proprietà di Sanitizzazione e potere Pulente, oltre ad offrire  vantaggi ecologici quali la possibilità di ridurre drasticamente i consumi di detergenti, insetticidi e acqua.
 
Il “Vapore Saturo Secco” è ottenuto con caldaie che operano ad una pressione da 6 a 10 BAR e temperature dai 140°ai 180° centigradi
 
 Per problematiche inerenti la Sanificazione e Pulizia di superfici semplici e complesse, il “Vapore Saturo Secco” rappresenta un fenomenale strumento in cui le forze naturali in gioco sono:
- Temperatura
- Umidità
- Pressione
 
Temperatura: l’alta temperatura consente di rompere i legami tra lo sporco e la superficie trattata, uccide batteri, insetti e micro-organismi per choc termico. Inoltre, l’alta temperatura facilita le reazioni chimiche riducendo drasticamente le quantità ed i tempi di azione dei prodotti detergenti. 
 
Umidità: Come sappiamo l’acqua è un solvente, le stesse montagne sono disciolte dall’acqua. Il “Vapore Saturo” contiene micro-gocce d’acqua, le quali distaccano dalla superficie trattata lo sporco trattenendolo in sospensione ed evitandone la dispersione nell’aria. 
 
Pressione: Sebbene la pressione non abbia in questo caso un ruolo primario nell’attività pulente (come nei getti d’acqua a pressione), svolge un’azione sinergica con i primi due fattori. 

FONTE:
GENERAL VAPEUR S.p.a.
Feb 19th

La disinfestazione contro le Cimici dei letti (Cimex lectularius)

By Marco Gusti
IL GRANDE RITORNO

Articolo comparso su GSA n° 1 Gennaio 2012

Riecco la famigerata “cimice dei letti”, questa volta “raccontata” a GSA dalla viva voce di un esperto del settore, Marco Gusti, che narra con il consueto stile vivace e accattivante due vere e proprie case history con protagonista il “simpatico” coinquilino dei nostri giacigli. Ecco due storie di vita vissuta (oltre che un problema brillantemente risolto).

Senso di impotenza, angoscia, stati d’ansia, preoccupazione per i propri affetti e per le piccole cose che ci appartengono. Questo, e molto altro, si prova quando  ci si trova a condividere i propri spazi vitali con la cimice dei letti, il piccolo, famigerato insetto pressoché invisibile nelle ore diurne, ma estremamente vorace del nostro sangue nelle ore notturne. Nessuna esagerazione, lo assicutro. E questa storia lo dimostra in pieno.
Il primo caso: abitazione privata
Lo scorso autunno sono stato contattato da una normale famiglia residente in una graziosa villetta a schiera della provincia milanese, che si è trovata alle prese con questo difficile problema. La signora ha incominciato a lamentare nell’estate rossore e alcuni ponfi su gambe e braccia, ma soprattutto sul collo.  Si è rivolta così al medico di famiglia che l’ha indirizzata subito dal dermatologo. Lo specialista  ha iniziato a prescrivere pomate prima leggere e poi sempre più forti fino ad arrivare addirittura al cortisone. Ciononostante la signora non guarisce, tanto da far pensare ai medici a problemi di carattere psicosomatico.  “Mi sono sentita dare quasi  della matta!”, mi ha confessato in seguito. Fortunatamente la signora è anche biologa ed ha rispolverato per l’occasione le reminescenze di entomologia. Ed ecco l’intuizione vincente: grazie anche ad internet ha pensato che i suoi problemi potessero essere legati alla presenza di cimici dei letti.
L’idea vincente: ci saranno cimici dei letti?
E qui entra in scena il sottoscritto, interpellato per l’occasione: è bastata un’ispezione alla camera da letto per rendersi conto che l’infestazione era  ad uno stadio ormai avanzato. “Ma come è successo? Noi siamo puliti!”, è stata la prima, comprensibile reazione. Che è poi la reazione di massima da parte di tutti coloro che sono stati colpiti da questa vera e propria “fattura con malocchio” di carattere entomologico. 
Il “giallo” è sempre più fitto
A me il non facile compito di tranquillizzare la signora e il marito, che guarda caso non è mai stato punto, pur dormendo nello stesso letto. Il giallo a questo punto si infittisce: da dove saranno arrivate ? Chiedo dunque: “Avete viaggiato ultimamente? Avete ospitato amici, parenti?”
Viaggio di famiglia in campeggio in un bungalow!
“Sì siamo stati in un campeggio con bungalow al mare” è la risposta.  “Probabilmente la cimice viene da lì” rifletto.  Guardo con cura i particolari, tra cui anche  le valigie, dove l’insetto non c’è più ma dove senza dubbio è stato, perché da attenta analisi ne ho riscontrato le feci, che altro non sono che sangue prima succhiato e poi digerito.
Le “FAQ”
E qui ricomincia la teoria delle domande di rito: “Ma come fanno a vivere se non pungono per un po’?” E’ presto detto: vivono fino ad un anno anche senza succhiare sangue, in quiescenza. E ancora: “Perché proprio noi che siamo puliti ?”  Vero che lo siete, ma la cimex è un insetto “democratico”: non sta a guardare a ceti e livelli, così come non distingue tra ostelli della gioventù e hotel a 5 stelle! Per questo quando arriva arriva …..
Un po’ in tutta la casa…
Propongo dunque alla signora di fare una verifica anche nelle camere attigue dei ragazzi, che non hanno  -per loro fortuna- problemi di punture. Mi rendo conto di quante cose ci siano nelle case, soprattutto nelle camerette dei ragazzi. Ebbene: ci sono anche le cimici dei letti. Poche ma ci sono, segno che si spostano di stanza in stanza, magari perché disfacendo il letto si appoggia tutta la biancheria da lavare in un solo punto e da lì parte tutto. La casa è su tre livelli e l’ispezione viene condotta con maniacale accuratezza. Cimex lectularius è arrivata anche nel soggiorno nei divani… A dire il vero lì non sono ancora molte, ma fanno presto a diventarlo!

Pronto intervento
Grazie alla solerzia di un’attenta assistente tecnica di una qualificata azienda di pest control l’intervento è immediato. Si opta per un intervento con insetticida tradizionale, andando a svolgere un’attenta irrorazione di tutte le superfici, smontando letti, aprendo cassetti e disinfestando guide, anfratti, ecc. Si aprono anche le scatolette elettriche e si ispezionano punti luce, libri e libreria con attenzione. Si decide quindi di eliminare il materasso e la rete a doghe (fra l’altro ormai un po’ datati) per non incorrere in possibili re infestazioni. Non si è  schiavi del tempo, anche perché, per fortuna, gli abitanti della casa possono dormire fuori per qualche notte, così da poter essere certi che l’insetticida possa fare effetto senza essere dilavato (la signora avrebbe fatto volentieri le pulizie di fino il giorno dopo ma è stata bloccata). Intervento lungo e meticoloso, con un secondo “ripasso” dopo circa due settimane. Risultato: più nessuna traccia e più nessun esemplare adulto presente. 

Il secondo caso: hotel in pieno centro importante località turistica invernale .
In questo caso, vista la necessità di gestire le camere nell’immediatezza, si considera l’intervento con vapore secco surriscaldato. Qui la presenza di Cimex lectularius  è massiccia e non certo cosa recentissima. Ma finché un cliente non si lamenta è davvero difficile rendersi conto della presenza di questi infestanti. In questo caso oltre al trattamento (anzi, ai trattamenti…) si è anche fatta opera di formazione ed addestramento al personale dei piani su come gestire con attenzione le ispezioni. Oltre a venire trattata la camera infestata, quelle laterali, quella di fronte, è stato ispezionato tutto il piano senza dimenticare nemmeno le camere al piano superiore ed inferiore in corrispondenza con quella “incriminata”.
Anche qui, ottimo risultato!
Che dire? Risultato ottimo anche con sistema vapore… Non però con una  normale Vaporella, ma “Steam Disinfector”, che ha dimostrato di erogare vapore continuo a 180 °. E non solo semplici dettagli. Incide molto, infatti, la meticolosità del trattamento, visto che neanidi di 1 o 2 stadio vengono trovate lontane dal letto addirittura nel  perimetro del soffitto. Anche in questo caso il lavoro è meticoloso: vengono trattati i letti togliendo le coperture dai somiè (particolari letti con struttura in legno imbottita e poi rivestita in stoffa, una vera manna per le cimici…),  ovviamente i materassi, le tende, le riloga, l’interno degli armadi (forse mai trattati così bene …), viene smontata la testiera del letto e controllata centimetro per centimetro. Come dicevo prima, tutto il perimetro del soffitto dotato di cornicetta artistica (nascondiglio ideale per le cimici, che poi si calano nottetempo col favore delle tenebre…) viene passato con la speciale pistola erogatrice. Una camera di 20 mq, insomma, richiede ore di lavoro. In ogni caso il risultato c’è, anche se servirà un secondo trattamento. Erano veramente tante e qualcuna è riuscita a rifugiarsi in qualche anfratto impossibile da raggiungere perfino con il vapore!
A volte ritornano (o non se ne vanno proprio!)
La domanda che più mi sento fare dalle persone che sono colpite dall’infestazione è: “Perché  sono tornate?” Molte sono le teorie, ma per quanto mi riguarda sono sempre più convinto che ci sono sempre state. Certo i viaggi, gli spostamenti, le vacanze sempre più frequenti, stili di vita migliori ne hanno favorito la diffusione. Sono convinto però che  l’uso degli insetticidi mirati (esche gel per scarafaggi prima e formiche poi, granuli per mosche, uso di trappole a cattura e così via) ha portato a non colpire più tante specie di insetti che inconsapevolmente venivano comunque attaccate dai formulati. Un tempo -ma nemmeno tanti anni fa poi- si pensava di disinfestare dalle formiche ed intanto morivano altri insetti, tra cui le cimici dei letti. L’eliminazione di molecole storiche che comunque avevano un effetto “scopa” su molte specie infestanti (propouxur, clorpirifox, ecc) ha creato, nel tempo, fenomeni di resistenza particolarmente tenaci.
La biologia della cimice dei letti
Per quanto concerne la biologia del Cimex lectularius, ben conosciuta ormai non solo dagli addetti ai lavori ama anche dagli operatori del settore dell’accoglienza (hotel, pensioni, ostelli, ecc), posso solo ricordare che è un insetto eterometabolo (a metamorfosi incompleta) che si sviluppa nel seguente modo:
  •    uova: 1 mm, bianche, schiusa dopo 10 gg (20°C) o dopo 4-5 gg (35°C), non schiudono (> 37°C < 13°C – per questo motivo è ottimo il trattamento con calore Ht Ecosystem …. )
  •     ninfa: simili agli adulti, piccole dimensioni, colore ambrato, 5 mute
  •     adulto: dopo circa 1 mese (3 settimane a 30°C)

Conclusione: opportuno conoscere tutte le tecniche e saperle applicare all’oupo!
Come ama dire un mio amico entomologo con la barba bianca:  “Una rondine non fa primavera ma un insetto fa infestazione!”
Mai cosa più vera, nel caso delle cimici dei letti!


Mar 3rd

Risposta a domanda presente su sito: COME SCEGLIERE UNA DITTA DI DISINFESTAZIONE

By Marco Gusti

Su un sito  - Mosquito Web  - leggo questo articolo:

COME SCEGLIERE UNA DITTA DI DISINFESTAZIONE

Supponiamo di volersi rivolgere a professionisti per svolgere le operazioni di disinfestazioni nel proprio giardino. Quali sono i criteri che una ditta seria dovrebbe rispettare? Come valutare un preventivo? Che tipo di informazioni ci dobbiamo aspettare?

Dal sito della Camera di Commercio di Milano:

Le imprese artigiane che svolgono l'attività di disinfestazione, derattizzazione e sanificazione (L.82/94 e D.M. 274/97) devono possedere i requisiti di onorabilità (art. 2 legge 82/94) ed, inoltre, devono autocertificare il possesso dei seguenti requisiti:

Economico finanziari    Tecnico professionali

Per quanto riguarda i requisiti Tecnico professionali relativi alle competenze specifiche viene richiesto che:

Per uno dei titolari il diploma di istruzione secondaria superiore di 5 anni con biennio di chimica.

Per i dipendenti 3 anni svolti presso le imprese del settore o all'interno di uffici tecnici come: dipendente qualificato, familiare collaboratore, socio partecipante al lavoro, titolare d'impresa.

Naturalmente molti dei disinfestatori professionisti che operano in Italia sono altamente qualificati e sono dotati di attestati di frequenza o certificazioni relative a corsi professionali pagati profumatamente. Purtroppo però non esiste una normativa che rende questi corsi "validi" ai fini della abilitazione professionale.

Insomma... oggi la figura professionale del disinfestatore rientra nelle imprese di pulizia. Non sono obbligatori corsi di formazione per i dipendenti di queste ditte.

Dopo questa doverosa premessa cerchiamo di capire in che modo scegliere chi dovrà effettuare il lavoro a casa nostra.

Un intervento non dovrebbe essere limitato ad una passata con insetticida e via. Dovrebbe esserci un sopralluogo, la ricerca e rimozione dei ristagni, la informazione dei proprietari del terreno con nozioni di base e infine la disinfestazione vera e proria (se serve) magari ponderata in base alle previsioni atmosferiche per non rendere vano l'intervento e la spesa nel giro di poche ore.

Un preventivo formulato correttamente deve contenere una serie di informazioni importanti tra le quali:

·         le modalità del trattamento

·         la tempistica e la tipologia del prodotto che s’intende impiegare con indicazione del suo nome commerciale e specifica del principio attivo in essa contenuto.

·         È importante che la ditta di disinfestazione fornisca la scheda tecnica e di sicurezza del prodotto che intende proporre per l’intervento.

·         Non devono essere previsti trattamenti adulticidi a calendario in quanto inefficaci in termine di prevenzione.

·         Una ditta che fornisce anche indicazioni sui microfocolai e la relativa eliminazione, effettua un ottimo servizio poiché applica i concetti di prevenzione.

Veniamo ora all'informazioni principale che un preventivo deve contenere: il costo dell'intervento. Il prezzo varia in funzione della superficie su cui è necessario intervenire e sulla complessità del sito.

Nel momento in cui l'impresa di disinfestazione arriva sul luogo con l'atomizzatore e non ha fatto nessuna azione preparatoria (ricerca di focolai, identificazione del tipo di larve trovate, anche semplici chiacchiere finalizzate ad istruire i proprietari sulla prevenzione), è plausibile che il corrispettivo da pagare sia costituito dalla tariffa della macchina operatrice (mano d'opera) più i prodotti utilizzati.

Alcuni professionisti ipotizzano una spesa indicativa di 200 euro + IVA per un sito di circa 2000 mq, per quanto articolato e complesso esso sia.

E voi? Che esperienze avete avuto?

 

Ho preparato una mia risposta che non può essere ospitata nello spazio del sito perché troppo lunga. La pubblico qui:

 

In Italia esistono circa 1000 Aziende di disinfestazione iscritte alle Camere di Commercio che svolgono in modo continuo l’attività. Esistono poi almeno 50.000 aziende di servizio che, gestendo il full service nell’accezione inglese del termine fanno “anche” disinfestazione. Moltissime lo riportano nella ragione sociale, ma ciò non vuol dire che sano in grado di svolgere il servizio.

Intendiamoci bene: chi qualifica le imprese i Disinfestazione?  Oggi in Italia non esiste la necessità di sostenere esami o abilitazioni, al contrario di quello che avviene in altri Paesi europei.  In Croazia per esempio il Disinfestatore professionale deve rinnovare la sua abilitazione ogni 3 anni. Un po’ come accade da noi per il porto d’armi o per la patente di guida. Ottima cosa! In Italia no dicevo.

Questo è un male. Altra questione: chi qualifica all’uso dei formulati Presidi medico chirurgici (Pmc) che si utilizzano? Anche in questo caso nessuno. I formulati per uso Agricolo – Presidi Sanitari – hanno per la prima e seconda classe … l’obbligo che chi li acquista e li utilizza sia dotato di patentino (rilasciato per esame dall’Ispettorato agrario provinciale). Molto spesso il grado di tossicità dei PMC (utilizzo nell’ambiente e per la lotta alle zanzare nel verde urbano) è identico a quello dei PS (utilizzo in agricoltura o per difendere le derrate in silos). Ebbene, la Signora Maria di Voghera può acquistare lo stesso formulato che utilizza il disinfestatore e distribuirlo nell’ambiente senza problema  ……  neppure per quanto concerne i rifiuti che sono SPECIALI per il Disinfestatore …. Ma assimilabili ad urbani per la Signora Maria.

 

Torniamo ai Disinfestatori: corretto dire che sono dei “Professionisti dell’Igiene”. Hanno conoscenze di Agronomia, Biologia, Veterinaria, Scienze ambientali, sanno manipolare macchinari importanti, devono soprattutto essere consapevoli che il loro lavoro ha fini socialmente utili, pensiamo alla trasmissione della zanzara tigre ed i danni portati dalla chikungunya anche qui in Italia nel 2008 nel ravennate …., dove una task force di Tecnici disinfestatori altamente qualificati ha impedito l’espandersi del problema con il controllo in tre giorni di un territorio esteso andando casa per casa, guidati dalle Autorità sanitarie …

Ma chi li prepara? Al di la del fatto che occupandomi di formulati nel settore specifico dal 1981 ho visto l’evolversi della disinfestazione italiana, conoscendo le seconde ed anche le terze generazioni ormai anche fatte di tecnici laureati ….. posso dire che disinfestatori non ci si improvvisa.

Chi scegliere dunque? Chi non si limita al solo preventivo telefonico ma fornisce consigli e dispensa anche conoscenza strutturale oltre che biologica. Accertarsi che l’Azienda sia iscritta all’Associazione di categoria che ha il vantaggio di “qualificare” i Tecnici della disinfestazione. In Italia l’unica Associazione presente è A.N.I.D. – Associazione Nazionale Imprese Disinfestazione – riconosciuta dal Ministero del Lavoro e della Salute.  Svolge  corsi di formazione agli addetti su tre livelli. Nel  1° livello qualifica gli operatori dando gli strumenti per poter avere le conoscenze sugli infestanti, sui formulati e su come operare in sicurezza, oltre  come comportarsi con il Cliente. Nel 2° livello si approfondiscono i temi  e s danno strumenti di riconoscimento infestanti più approfonditi. Il 3° livello è destinato a management delle aziende di disinfestazione. Un plauso quindi ad A.N.I.D.  per avvalersi di esperti del settore e docenti universitari.

Molte Aziende che producono formulati fanno formazione alle aziende di disinfestazione. Ciò è lodevole, ma dovrebbe essere orientato all’utilizzo dei prodotti ….  altrimenti faccio un paragone immediato:  è come se una casa automobilistica vendesse l’auto e la patente di guida. Al massimo potrà organizzare un corso di guida sicura per far conoscere meglio l’auto, ma non qualificare di fronte alla legge alla guida. Stessa cosa per i formulati ….

Per concludere, verificate che l’Azienda di Disinfestazione sia qualificata ed abbia i Tecnici che abbiano svolto corsi di formazione professionale. Se poi è anche iscritta all’Associazione è sicuramente una garanzia in più .

 

 

Anche a voi chiedo che ne pensate.

Mar 29th

Testimonianza del Ristorante La Rocchetta di Pietrasanta (LU)

By Insectec Italia

Il Ristorante La Rocchetta di Pietrasanta (LU) ha detto definitivamente addio alle zanzare grazie al nuovo rivoluzionario sistema antizanzare GEN III di MistAway, installato da In Giardino snc.

Il commento del Sig. Marchi, titolare del ristorante:

Ristorante La Rocchetta Pietrasanta

"Nel periodo estivo le zanzare sono sempre state un problema per gli ospiti del mio ristorante. Fino ad oggi siamo dovuti ricorrere a vari espedienti comuni (fornellini, torce, disinfestazioni manuali, ecc) ma sempre (purtroppo) con scarsi risultati e con un grande dispendio di energie e di denaro. Dopo aver valutato attentamente l'impianto antizanzare GEN III con la ditta In Giardino ho deciso di acquistarlo perché l’ho considerato un valido sistema contro le zanzare. E devo dire che non mi sbagliavo!

Dopo qualche giorno di nebulizzazione la quantità di zanzare si era già ridotta di oltre il 90% con grande soddisfazione mia e dei miei clienti abituali che hanno subito notato la differenza. Finalmente potevano godersi una cena a lume di candela senza dover combattere con questi fastidiosi volativi!

Sono anche spariti tutti gli altri insetti fastidiosi come mosche, vespe e tafani che ogni tanto disturbavano la quiete dei frequentatori del ristorante. Dopo alcuni ulteriori aggiustamenti e tarature all’impianto da parte dello staff di In Giardino le zanzare non rappresentano più un fastidio!

A distanza di 10 giorni dall’installazione dell'impianto posso tranquillamente affermare che le zanzare sono definitivamente scomparse. Vi invito a venirci a trovare o a prenotate una cena presso il Ristorante La Rocchetta di Pietrasanta (telefono 0584 799728) per provare voi stessi l’efficacia di questo impianto."

Pietrasanta, giugno 2012

Feb 3rd

Controllo e lotta alle vespe: improvvisarsi non si può!

By Marco Gusti

Articolo apparso su rivista GSA
http://www.gsanews.it


Negli ultimi anni un servizio sempre più richiesto alle Aziende di disinfestazione è quello del controllo degli Imenotteri aculeati. Un lavoro che non si improvvisa. Vediamo perché.

 

Nell’immaginario collettivo una delle paure maggiori causate dalla presenza di insetti è sicuramente rappresentata dalla possibilità di essere punti. Ebbene: le vespe sono senza dubbio tra quelli più temuti. Molto spesso, però, si tende a generalizzare scambiando per vespa un qualsiasi insetto volante giallo e nero  (colori che, che -guarda caso!- in natura rappresentano un avvertimento per gli altri animali, il cosiddetto aposematismo). E se nel caso delle vespe il pericolo è evidente, nessun problema si pone per altri insetti, quali bombi o sirfidi, simili ma per nulla aggressivi e pericolosi. In ogni caso, l’entomofobia, ovvero la paura degli insetti, non è cosa rara e colpisce gran parte della popolazione.

Gli Imenotteri

Gli  Imenotteri   rappresentano   uno degli ordini più vasti del regno animale per il gran numero delle specie, tra l’altro in continua espansione (ne vengono catalogate ancora oggi di nuove).  Una delle  caratteristiche degli Imenotteri  è la presenza nelle femmine di un ovopositore molto allungato, cioè una specie di tubo che serve per inserire le uova nei tessuti di piante o di altri insetti parassitati. Alcuni Imenotteri hanno perso questa particolarità e l’ovodepositore si è trasformato in arma di offesa e difesa, un aculeo collegato a ghiandole produttrici di veleno. Le vespe appunto hanno questa caratteristica che le evidenzia particolarmente. Sono insetti a ciclo completo: uova – pupa – larva – adulto. L’ovodeposizione avviene in primavera e trova il massimo sviluppo in estate, esaurendosi poi con l’autunno. L’unico esemplare che sopravvive all’inverno è la regina – essa infatti sverna feconda in luoghi riparati - che ha il compito di fondare nuove colonie la primavera successiva.

 

Insetti sociali…

Così come le api, anche le vespe sono insetti sociali, con nidi che possono variare da poche decine di unità a molte centinaia. Anche se hanno una grande utilità ecologica, rappresentano un problema quando infestano ambienti urbani, edifici pubblici, abitazioni o industrie (in particolare industrie alimentari). Le loro punture possono rappresentare una minaccia al benessere dei cittadini, e per questo motivo hanno un interesse sanitario per le A.S.L., e richiedono in alcuni casi l’intervento dei Vigili del Fuoco o di disinfestatori qualificati.

Si fa presto a dire vespe…

Soffermiamoci ora sulle vespe. Fanno parte dell’ordine Hymenoptera, sottofamiglia Vespidae. Le distinguiamo in specie sociali (Vespa crabro) e solitarie (Polistes dominulus L.).  La loro organizzazione sociale prevede la presenza di femmine sterili operaie, ed una o più femmine fertili dette regine. I maschi appaiono solo nel periodo riproduttivo. La vita sociale è annuale, con la fondazione della nuova colonia da parte della femmina (regina) che è l’unica a svernare. Le vespe, al contrario delle api, sono insetti predatori che non disdegnano la cattura di altri insetti e se ne può riscontrare la presenza in zone alimentari alla ricerca di piccole porzioni di carne.  Sono abili volatori che possono arrivare a coprire con il loro volo particolarmente veloce (fino a 30 km/h) superfici fino a 50 kmq.

 

Pericolose…

La   pericolosità delle vespe  è data dal veleno che iniettano alla vittima attraverso il pungiglione collegato a 2 ghiandole secernenti e all’apparato muscolare. Le api   pungono solo per difesa ed una volta fatto sono costrette alla morte in quanto il pungiglione rimane conficcato nella vittima e strappato nella dipartita. Questo avviene perché il pungiglione è seghettato e quindi rimane conficcato nella carne della vittima.  Le vespe invece hanno un pungiglione liscio che estraggono  rimanendo  vitali, e pronte a tornare all’attacco. L’effetto della puntura può produrre oltre che forte dolore anche shock anafilattico da non sottovalutare per la pericolosità.

Come si alimentano

L’alimentazione delle vespe è costituita da sostanze proteiche quali cadaveri di animali, insetti, carne macellata, spazzatura, sostanze zuccherine per lo più prelevate da frutta in maturazione o melata sulle piante. Questi insetti sono in grado di costruire nidi (fibra di cellulosa) posizionati sui tetti, nelle crepe, all’interno dei cassonetti ecc. Se disturbate attaccano in maniera molto irruenta qualsiasi avventore, uomo compreso. La specie più comune da noi è la Vespula germanica L. che ha un temperamento molto aggressivo, frenetico ed è la principale responsabile di attacchi e punture. Costruisce nidi sia nel terreno, in tane abbandonate, che nelle cavità di alberi o anfratti. I favi sono a volte molto grandi e particolarmente numerosi. La Vespa crabro L. (calabrone) è tra le specie la più terribile predatrice. Ha una colorazione più scura rispetto alle altre specie. Il nido viene costruito sempre fuori terra: essa vive alla periferia delle città e ai confini con le zone agricole. La  Polistes gallicus L. , invece, è meglio conosciuta come vespa cartonaia per la sua capacità di costruire nidi utilizzando detriti di legno -scostati dalle superfici grazie al robusto apparato boccale- e carta impastati con la saliva. Ha la particolarità di apparire molto minacciosa, anche se poco aggressiva, per via della sua grandezza. Punge se schiacciata o se minacciata pericolosamente. La collocazione dei nidi, appesi con l’apposito picciolo cartaceo alle travi o alle pareti, la porta nelle vicinanze delle abitazioni dove può entrare alla ricerca di sostanze zuccherine e cibo.

Prevenzione e lotta

I danni che le vespe provocano sono determinati dal possibile inquinamento delle sostanze alimentari, soprattutto nel contesto dell’industria alimentare, oltre al pericolo rappresentato dalle punture, con conseguenti reazioni che, come si è detto, possono portare allo shock anafilattico in funzione del grado di sensibilità personale.

La prevenzione va attuata  evitando  l’intrusione nei luoghi abitati e di lavorazione (soprattutto carni e pesci). E’ poi opportuno: dotare  le  porte di dispositivi di chiusura; dotare le finestre di opportune reti – utilizzate anche per il controllo delle mosche - ; coprire i contenitori con alimenti; gestire la pulizia dei pavimenti e delle superfici affinché non rimangano tracce di residui organici; rimuovere velocemente i rifiuti. 

L’utilizzo di lampade UV è un buon coadiuvante al controllo negli interni (attratti dalla luce). Non esiste un calendario specifico per i trattamenti ma bisogna intervenire nel caso di presenza (pericolo per l’incolumità). E’ inoltre sempre opportuno asportare il nido. E’ possibile utilizzare formulati spray con forte potere abbattente e  lunga gittata a base di piretroidi sinergizzati con PBO. Formulati liquidi a base di permetrina, tetrametrina sono adatti per l’irrorazione dei tetti, luogo dove si riscontra forte presenza di Vespa germanica. Utili anche le trappole a cattura a base di  sostanze zuccherine, farina di carne e pesce. Per controllare velocemente un nido è possibile utilizzare anche un estintore a base di CO2. Il getto raffredda immediatamente il nido permettendone la rimozione immediata.

La disinfestazione va eseguita nelle ore notturne, utilizzando una protezione adeguata costituita da una tenuta da apicoltore. Contro le vespe è opportuno utilizzare speciali tute che offrono particolare protezione alle punture dei soggetti. Bisogna poi ricordare che gli attacchi all’uomo sono solo in caso di disturbo al nido, da cui bisogna mantenersi a distanza.

 

Quanto alle api…

 

Le api meritano qualche parola a parte. In caso di presenza (sciamatura in posizioni particolarmente pericolose quali giardini, scuole, ecc)  è opportuno rivolgersi ad un apicoltore per la consulenza o la rimozione del favo. La più comune è Apis mellifera (ape da miele), presente in tutti i territori, altamente sociale con colonie perenni di migliaia di individui. I nidi possono essere localizzati in cavità naturali o alberature. Normalmente le sciamature delle api avvengono in primavera fino a giugno, quando la vecchia regina si invola con le operaie. Gli sciami sono numerosi e si installano in prossimità dei vecchi favi o arnie. E’ proprio in questo caso che possono arrivare nelle vicinanze delle abitazioni. Di per se non sono mai aggressive, a meno che lo sciame non rimanga fermo per alcuni giorni. In questo caso l’intervento di un apicoltore esperto è determinante per la cattura dello sciame stesso. La legge impedisce l’eliminazione a meno che rappresentino un pericolo per l’incolumità delle persone. Importante è saperle distinguere: le api sono tendenzialmente “pelose” ed hanno un corpo più tozzo. L’apparato masticatore è di tipo succhiante in quanto si nutre di nettare. Nelle vespe, invece, è masticatore con mandibole ben evidenziate. Sul terzo paio di zampe delle api si riscontrano delle “spazzole”, organo costituito da peli rigidi che raccolgono il polline ogni volta che si posano sui fiori alla ricerca di nettare. Questo determina la funzione di impollinazione di cui le api (così come i bombi) sono tra i principali artefici. Ecco perché le api non vanno mai eliminate.

Senza le api la civiltà sarebbe destinata a scomparire in pochi decenni perché verrebbe meno gran parte dell’impollinazione e quindi la possibilità di avere culture ed alimenti.

 

Marco Gusti – Consulente in igiene ambientale

 

 

 

 

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