CONTRO LE BLATTE, IL PRODOTTO PIù VENDUTO E CERCATO
By disinfestazione facile
INSETTICIDA BLATTOXUR GEL ANTI-SCARAFAGGIO 6 PEZZI
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Cartucce da 30 g in scatole da 6 pz.
SCARAFAGGI - BLATTE
INSETTICIDA GEL
VANTAGGI
Altamente efficace su tutte le specie di blatte
Alta selettività
Applicazione in gocce
Evita lo spargimento di insetticidi nell’ambiente
APPLICAZIONE
Applicabile in ambienti domestici e civili
Applicazione semplice e puntuale
PROFILO TECNICO
Composizione: Acetamiprid 2%
Formulazione: gel in siringhe con stantuffo, pronte all’uso
Classificazione tossicologica: non classificato
Spunti su derattizzazione sicura e piani di lavoro
By Marco Gusti
Articolo apparso su
rivista GSA
http://www.gsanews.it/disinfestazione/linea-di-difesa-anti-topo/
Ratti e topi presentano
delle differenze e come tali vanno affrontati seguendo piani di
lavoro e strategie diverse.
Entrambi sono dei mammiferi roditori appartenenti alla famiglia
dei muridi,
entrambi hanno accompagnato l’uomo nel corso della sua evoluzione
ed esistenza, ma hanno luoghi di vita e di gestione degli spazi
diversi. Quello che li accomuna è:
· Distruzione di milioni di tonnellate all’anno di derrate alimentari, sia consumate che rese inservibili dalla contaminazione con feci ed escrementi,
· Trasporto quali vettori di oltre 200 microorganismi nocivi (virus, batteri, ed altri artropodi tra cui le pulci e le zecche)
· Danni ad impianti elettrici, elettronici e strutturali in industrie e abitazioni
Il Mus domesticus - il topolino delle abitazioni – che di per se può sembrare anche simpatico e reso famoso dalle favole e dai cartoni animati, vive nel contesto delle unità abitative, colonizzando tutti i locali, soprattutto quelli con dispensa e depositi di sostanze alimentari. Vive sempre nell’interno ed ha uno spostamento molto limitato. Quando decide di vivere in un luogo si sposta di alcuni metri (10 – 15), ma vive all’interno dello stesso. Le sue dimensioni sono contenute - pesa max 30 gr. Ed è lungo max 20 cm – e consuma dai 3 ai 5 gr di cibo al giorno. Lo fa però in tantissimi pasti (anche 15) cosicché l’avvelenamento con esche deve avvenire con principi attivi particolarmente efficaci ed a dosi elevate.
Il Rattus rattus– ratto dei tetti – è il ratto “italico” presente ora principalmente nelle zone alte, nei fienili, nei granai, negli allevamenti zootecnici . Nelle zone a clima temperato è possibile vederlo scorazzare nei fili elettrici e sugli alberi delle città e da qui fare capolino nei locali e nelle abitazioni, personalmente mi è capitato di vederlo nella zona di Osta . La sua vita avviene normalmente nelle zone alte quali tetti, abitazioni ed aziende agricole. Le dimensioni sono fino a 45 cm e può pesare oltre 300 gr . E’ onnivoro anche se predilige semi e frutti.
Il Rattus norvegicus - ratto delle fogne – alla sua comparsa in Europa (fine 700) è diventato il ratto dominante . Ha una vita sociale molto sviluppata in colonie molto numerose, è estremamente prolifico, vive in tane all’aperto in prossimità di corsi d’acqua e fognature. Compie i suoi raid all’interno sostanzialmente per trovare cibo. Le sue dimensioni possono arrivare ad oltre 500 gr. Di peso con lunghezza di oltre 50 cm. E’ un grande consumatore di cibo, arrivando ad ingerire al giorno il 10 % del suo peso. A lui piace tutto !
I ratti ed i topi hanno in comune la prolificità con un altissimo numero di nati all’anno per coppia, la capacità di adattarsi in tutte le situazioni, anche le più estreme, ed i danni che recano negli ambienti colonizzati, soprattutto nel contesto degli alimenti (food, produzione, commercializzazione, ecc).
Il controllo diventa essenziale per evitare notevoli danni: perdita annua di centinaia tonnellate di derrate, Inquinamenti di derrate con urina e deiezioni, Rosicchiamento di: cavi elettrici, telefonici, libri, travi di sostegno, danni in agricoltura alle derrate.
Sono in grado di
Passare attraverso aperture di 2,5 cm di diametro.
Arrampicarsi lungo i bordi esterni di tubazioni di qualsiasi lunghezza e larghezza purché siano fissati alla parete con una distanza massima di 7 cm.
Arrampicarsi sui muri in mattone o su qualsiasi altro materiale purché abbia una superficie abbastanza ruvida da offrirgli appigli.
Cadere da un altezza di 15 metri senza rimanere ucciso o riportare danni fisici gravi.
Arrampicarsi all’interno di tubi con diametro compreso tra i 4 ed i 10 cm.
Scavare nella terra in verticale per 1 metro di profondità.
Nuotare per 800 metri in acqua aperta e nelle fogne anche controcorrente.
Immergersi nell’acqua passando attraverso i sifoni dei gabinetti.
Le condizioni che possono influenzare la loro diffusione sono legate all’abbandoni di immondizia, alimenti non protetti – anche in scantinati o depositi - resti di cibo di animali domestici (gattare) mangimi sfusi in allevamenti .. A livello di strutture la cattiva gestione di magazzini e depositi, con merce accatastata vicino alle parei ed in zone non consone, muri rotti, porte lasciate aperte o deteriorate, cavità di tubazioni non sigillate,. Lavori stradali, cantieri, scavi comportano un disturbo alle colonie ed uno spostamento che si traduce poi in infestazione agli stabili ed ai fabbricati limitrofi.
Per la lotta è essenziale far coincidere tre elementi : la prevenzione, il monitoraggio ed il controllo che sono poi i principi base della lotta integrata. L’attività del Pest Control deve essere ricolta prevalentemente alla gestione di un servizio che prevenga, non che combatta. E’ essenziale che le operazioni vengano svolte da aziende preparate che abbiano l’obiettivo di far si che il problema ratti e topi non si crei al committente. E’ essenziale partire dalla base – se possibile – quale la progettazione dei locali, dove non ci devono essere “nicchie di annidamento dei roditori”.
Le fasi di una buona disinfestazione sono:
· Colloquio con il personale – sia essa industria alimentare, scuola, abitazioni, ecc – per comprendere il problema
· Avere a disposizione la cartografia dell’ambiente per verificare presenza di tombinature, fognature, cavedi
· Eseguire un’accurata ispezione – con rilievi fotografici se possibile –
· Bonificare e pulire l’area
· Applicare un impianto di derattizzazione che deve comprendere l’utilizzo di particolari bait box di protezione – sia esse in plastica, metallo – a chiusura di sicurezza e vincolate alle pareti o al terreno, che non siano raggiungibili da animali domestici e bambini.
· Fare una verifica periodica a calendario per il monitoraggio e la sostituzione dell’esca.
Essenziale è la progettazione ed il monitoraggio. E’ buona norma presentare al Committente una relazione tecnica insieme all’offerta economica in cui si riportano le fasi della derattizzazione, insieme all’indicazione dei prodotti e le procedure ed i comportamenti da tenersi durante l’esecuzione dei trattamenti. La scelta del tipo di esca diventa importante . Si utilizzano p.a. anticoagulanti che non inducano sospetti nella colonia di roditori (tra l’altro ratti e topi sono molto restii alle novità e per alcuni giorni potrebbero non consumare le esche ed entrare negli appositi contenitori). In base ai luoghi è opportuno orientarsi su tipi di p.a diversi ed in formulazione diversa. Sono preferibili esche in blocchi che restano vincolati al bait box e quindi consumati sul posto. Le esche asportate nelle tane rischiano di rimanere non consumate (riserva).
La protezione è alla base dell’esecuzione del servizio: le nuove disposizioni di legge (ordinanza del 14 gennaio 2010 ) procedure ben precise ------------ PROPONGO DI ALLEGARE I RIFERIMENTI DI LEGGE ) con obblighi specifici per l’azienda di disinfestazione , Questa legge – conosciuta anche come legge Martin, è stata introdotta per evitare la moria di animali domestici a cui si è assistito per molto tempo.
L’ordinanza ha finalità di salvaguardare le persone, gli animali e l’ambiente, contrastando certe“cattive pratiche” di derattizzazione, sia a livello “fai-da-te” che a livello professionale
Per concludere, una volta stabilita la necessità di una disinfestazione, le linee guida devono comprendere:
· Avviso con appositi cartelli segnalatori da mettere 5 giorni prima dell’esecuzione del trattamento
· Gestione dei punti esca su una planimetria (punti esca lungo i perimetri ogni 15-20 mt per ratti – all’interno ogni 10 mt )
· Cartelli semplici e chiari visibili che segnalano il posizionamento del punto esca in bait box
· Controllo e ripristino dei punti esca a calendario
· Fine della derattizzazione – eliminazione dell’impianto -
Bio-etologia delle blatte sinantropiche in Italia
By Maurizio VerdoneBLATTA ORIENTALIS L. (Oriental cockroach, Black beetle) : Blatta orientalis, Linnaeus 1758 Periplaneta orientalis, Finot 1890 Stylopyga orientalis, Azam 1901
Distribuzione Il nome B. orientalis accreditava, come la sua origine fosse da attribuirsi a regioni dell’Estremo Oriente. Linnaeus, nel definire il genere Blatta nel 1758 (Corwell, 1968) e dato il nome alla specie, dopo l’identificazione su materiale collezionato da vari paesi tra cui Russia, Svezia e Finlandia ma anche America, stabilì che l’insetto era originario dell’America e contemporaneamente lo era nei paesi dell’Est. Tale supposizione è da considerarsi errata, così come confermato da Rehn (1945), il quale ricostruì attentamente i movimenti dell’insetto verso l’ovest attraverso l’Europa. La blatta venne rinvenuta in Olanda già all’inizio del 1600 e in Inghilterra in una cantina di vini nel 1624 (Corwell, 1968). Da studi più recenti anche su altre specie del medesimo genere, l’areale cui si riconduce l’origine della B. orientalis è il Nord Africa dal quale, attraverso le navi che solcavano il mediterraneo per gli scambi commerciali, ha raggiunto Europa e da lì, successivamente si è diffusa negli altri paesi.
MORFOLOGIA
Maschio di colore marrone scuro tendente al
nero con le tegmine e le ali che non ricoprono tutto l’addome,
la femmina è
brachittera anch’essa di colore scuro. Di dimensioni simili,
gli adulti misurano da 20 a 24 mm.. Le neanidi passano
attraverso un numero di 6 mute. Nel primo stadio neanidale gli
esemplari sono simili agli adulti, eccetto che per l’assenza
delle ali e lo sviluppo incompleto dell’apparato
genitale.
CICLO BIOLOGICO Gli stadi giovanili si completano in tempi relativamente brevi. La seconda età si raggiunge dopo un intervallo da 7 a 14 gg , quindi, dopo un periodo che può oscillare da una a tre settimane l’insetto muta nel terzo stadio neanidale. Quest’ultimo si conclude in un intervallo di tempo che oscilla dalle 3 alle 4 settimane, mutando in quarta età ove permane dalle quattro alle sette settimane passando infine alla quinta età. La sesta età, si raggiunge all’incirca dopo sei settimane. Alcuni autori riportano successivi stadi al sesto prima dell’emergenza dell’adulto con mute fino al 10 stadio (osservazioni in laboratorio con temperature intorno ai 30°C). In queste condizioni lo sviluppo postembrionale si ha in 164 giorni per il maschio, il quale compie 7 mute prima di divenire adulto e di 282 giorni per la femmina con un passaggio attraverso 10 mute. La formazione della prima ooteca è dopo 12 giorni, periodo che si riduce a 10 giorni tra la prima e le successive ooteche. Mediamente il numero delle neanidi che fuoriescono dall’ooteca, dopo circa un periodo di 44 giorni di incubazione, è di 15 esemplari e di essi ne arriva a maturità una percentuale oscillante da 91 a 94%. Alcuni autori riportano che le femmine vergini sono in grado di produrre ooteche che, comunque, non portano alla schiusura delle uova. Sia gli esemplari adulti sia gli stadi neanidali, presentano la mancanza di un arolio, è ciò comporta la difficoltà per questa specie di superare superfici estremamente lisce, quali ad esempio il vetro. L’optimum sinecologico di questa specie è compreso in un range di temperatura tra i 20 e i 29°C, temperatura inferiore a quella ottimale di altri blattoidei. Ciò comporta la presenza di B. orientalis nelle strutture, generalmente, nei piani bassi, cantine e tutti i luoghi dove le temperature sono più ridotte. In relazione alla resistenza alle basse temperature l’artropode ha elevata sopravvivenza ad esposizioni inferiori di -7°C per un periodo di tempo di circa 80 minuti (insetti acclimatati a temperature di circa 15°C), mentre per esemplari acclimatati a 30°C la sopravvivenza risulta nulla se trasferiti a temperature di 5,5 °C per 60 min. In base a ciò si presuppone che nel caso di trasferimenti accidentali, come ad esempio via aerea, B. orientalis sopravvive anche a temperature proibitive. Negli ambienti antropizzati, la specie è rilevata principalmente nelle cucine, in prossimità di tubature di acqua calda, dove tollera bene le temperature elevate, movendosi solo per cercare fonti di cibo. Nelle abitazioni o nelle industrie si riscontra prevalentemente nei piani più bassi, scantinati, garages e locali motori, anche se occasionalmente viene rilevata anche nei piani più alti delle strutture abitative.
NEMICI NATURALI: Tra i nemici naturali di questa specie vengono riportate alcune specie di imenotteri quali Evania appendigaster L. (Evaniidae) e Tetrastichus hagenowi (Ratzeburg) (Eulophidae).
PERIPLANETA AMERICANA (L.) (American cockroach) : Blatta americana, linnaeus, 1758 Blatta kakerlac, De Geer, 1773 Periplaneta americana, Finot, 1890
DISTRIBUZIONE :Classificata da Linnaeus nel 1758 come Blatta americana fu in seguito descritta anche come Blatta kakerlac da De Geer nel 1773. Nel 1838 Burmeister la trasferì all’interno del nuovo genere Periplaneta.L’origine del nome determinerebbe un’origine neartica della specie, ma ciò non trova conferma nella presenza di esemplari collezionati in Africa, continente dal quale se ne assume oggi la provenienza e da cui si è trasferita, favorita anche dagli scambi commerciali, colonizzando in seguito l’America del Sud. Ormai cosmopolita, la specie ha inizialmente colonizzato le zone costiere, trasferendosi in seguito nell’entroterra e colonizzando indiscriminatamente tutte le zone urbanizzate. Facilmente rinvenibile in magazzini, industrie, locali di preparazione e lavorazione alimenti, occasionalmente viene rilevata in appartamenti generalmente nei piani bassi, anche se sono segnalati esemplari rinvenuti fino al quinto piano degli edifici. I vari stadi, sia giovanili che adulti, convivono agevolmente tra loro e generalmente vengono riscontrati negli stessi ambienti. Polifaga, P. americana non esprime particolari preferenze alimentari. In alcuni casi ha espresso tendenza al cannibalismo, con manifestazioni tanto più evidenti quanto più ridotta è la disponibilità della fonte alimentare.
MORFOLOGIA Insetti di medie dimensioni, con lunghezza variabile dai 28 ai 44 mm, presentano in ambedue i sessi, colorazioni rosso-brunastre con una margine di colore giallastro lungo i contorni del pronoto. Nel maschio le ali ricoprono totalmente l’addome, mentre nella femmina risultano più corte. Evidente risulta essere in tale specie l’attitudine al volo anche se si tratta di brevi spostamenti, generalmente nell’ordine di alcuni metri. Le giovani neanidi neosgusciate appaiono di colore chiaro tendente al marrone e di dimensioni di circa 3 mm. La distinzione dei due sessi nelle varie età neanidali è possibile mediante l’osservazione del nono sternite il cui margine posteriore risulta regolare nel maschio, mentre presenta un’introflessione centrale nel sesso femminile. In laboratorio la determinazione delle varie età in base al rinvenimento dell’esuvia risulta particolarmente difficoltosa in quanto il processo di muta avviene nell’arco di pochi minuti ed in circa 15 minuti l’esuvia stessa viene consumata.
CICLO BIOLOGICO
L’emergenza dell’adulto avviene dopo circa 400 giorni, dal momento in cui le neanidi fuoriescono dall’ooteca. Alcuni autori riferiscono comunque che il periodo di sviluppo ninfale per tale specie è particolarmente influenzato dalla temperatura e ciò si manifesta con una riduzione dei tempi di sviluppo nell’ordine di circa 3 gg, per ogni grado di temperatura in più (Cornwell, 1968). Anche l’isolamento degli esemplari durante tutto il periodo preimmaginale, aumenta i tempi di sviluppo mentre ciò non accade quando gli insetti si riscontrano in aggregazione nelle prime età. Dopo l’accoppiamento la femmina produce la prima ooteca dopo un periodo che va dai 3 a 7 gg , per le successive l’intervallo di tempo aumenta con valori da 5 a 12 gg, con un valore medio di 9 gg. Ciascuna femmina produce un numero di ooteche variabili da 10–15 a 16-84. Il numero di uova presenti in un’ooteca varia in relazione alla femmina che l’ha prodotta. Generalmente sono presenti 16 uova, con eccezione delle prime ooteche dove il numero può risultare differente. L’ooteca viene trasportata dalla femmina, dopo la sua formazione, per un breve periodo che corrisponde a 6-25 ore ma, occasionalmente questa può essere trasportata per periodi più lunghi. Alcuni autori riportano per questa specie che femmine non accoppiate hanno prodotto ooteche non perfettamente formate o che anche se formate non hanno portato alla fuoriuscita di neanidi. Haber (1919) riporta la formazione di 13 ooteche successive ad un singolo accoppiamento, poiché la femmina è in grado di mantenere vitali gli spermatozoi per oltre 4 mesi.
NEMICI NATURALI: Tra i nemici naturali per questa specie si riscontrano gli imenotteri Tetrastichus periplanetae, Ewania appendigaster, Aprostetus hagenowii, Ampulex compressa.
Famiglia POLYPHAGIDAE Morfologicamente la sub-famiglia delle Polyphaginae può essere suddivisa in due gruppi in base alla presenza o meno delle ali nella femmina. Tale suddivisione risulta anche confermata dalla diversa distribuzione geografica dei gruppi predetti. Il primo gruppo comprende delle specie tropicali, mentre il secondo specie essenzialmente paleartiche. Quest’ultimo può, a sua volta, essere suddiviso in altri quattro sottogruppi. Nell’ambito dei caratteri morfologici comuni in questa sotto-famiglia si riscontrano: maschio sempre alato, femmina brachittera o attera. La forma generale del corpo è molto differente tra i due sessi, con una forma allungata nel maschio e piuttosto tozza nella femmina. Nel capo del maschio sono presenti due grandi ocelli, a superficie più convessa rispetto agli altri blattoidei. Antenne moniliformi,e corte, con i primi dieci articoli glabri. Di costumi notturni durante le ore diurne restano, al pari di altri blattoidei, nei loro nascondigli che in genere sono umidi ed oscuri. Le femmine di tale gruppo sono spesso delle ottime scavatrici e sono di facile rinvenimento, completamente interrate, in zone sabbiose.
Polyphaga aegyptiaca (L.) Blatta aegyptiaca, Linnaeus 1758 Polyphaga aegyptiaca, Brullè 1835 Heterogamia aegyptiaca, Burmeister 1838
DISTRIBUZIONE Unica specie del genere Polyphaga Brullè presente nella regione mediterranea, a differenza di altre legate prevalentemente al continente asiatico, in Italia è principalmente presente nel meridione e nelle isole maggiori (Failla et al. 1994, Russo & Tropea,1996, Barbagallo et al, 1999). Specie tipica di ambienti caldo umidi, bui e ricchi di sostanze organiche é di facile rinvenimento in grotte, cantine e depositi nelle vicinanze dei quali sono presenti detriti animali e vegetali dei quali si alimenta. Rinvenuta in agglomerati urbani costieri è anche presente in aree dell’entroterra siciliano (Barbagallo et al., 1999), dove ha colonizzato anche ambienti di lavorazione del settore molitorio (Russo & Tropea, 1996) dei quali frequenta generalmente gli ambienti meno antropizzati, dove trovano collocazione i motori e i macchinari.
MORFOLOGIA :Morfologicamente, gli adulti sono facilmente distinguibili nei due sessi. La femmina è di lunghezza da 24 a 28 mm di colore bruno nerastro o marrone chiaro uniforme. Pronoto ornato da peli rossi con bordatura gialla. Torace fortemente convesso. Addome meno convesso del torace. Placca anale con angoli arrotondati, bordo posteriore leggermente obliquo, nettamente incavato al centro. Placca subgenitale larga con la parte mediana doppia rispetto alle parti laterali e molto poco bombata. Zampe corte, pubescenti con armatura simile a quella maschile. Il maschio generalmente presenta delle dimensioni relativamente più ridotte rispetto alla femmina, misurando da 18 a 22 mm. Di colore rosso-bruno nerastro, ha antenne bruno lucenti, con assenza di peli nella parte prossimale. Pronoto di colore scuro con bordo anteriore quasi bianco. Addome rosso-bruno con placca anale triangolare, di dimensioni modeste con stili cilindrici corti situati alle due estremità della placca. Cerci composti da 11 articoli con i primi cinque più corti, rispetto agli ultimi. Zampe molto lunghe e di colore bruno Tegmine bruno rossastre o nerastre, Ali più o meno inscurite, ma con porzione basale trasparente e che superano la parte terminale dell’addome. Le forme giovanili appaiono, morfologicamente, molto simili alla femmina con la quale sono facilmente confondibili. L’esame della placca subgenitale permette di discriminare con facilità i due sessi. Essa porta due stili pressoché simmetrici nei primi stadi di neanide femminile che scompaiono però quasi subito, mentre negli stadi neanidali dei maschi persistono fino all’ultima muta.
CICLO BIOLOGICO In letteratura i dati sulla bioetologia di questa specie sono molto esigui e fanno principalmente riferimento alle caratteristiche pedoclimatiche delle località di raccolta.
SUPELLA LONGIPALPA (F.) (Brown Banded cockroach) longipalpa, Fabricius 1798 supellectilium, Serville 1839, cubensis, Saussure 1862, phalerata, Saussure 1863, incisa, Walker 1868, vacillans, Walker 1868, quadriplaga, Walker 1868, extenuata, Walker 1868, transversalis, Walker 1871
S. longipalpa presenta un’ampia varietà di colorazioni del corpo ampia. Alcune razze possono manifestare colorazioni tendenti al nero, mentre altre presentano colorazioni tendenti al giallo. Tali variazioni cromatiche intraspecifiche hanno portato nel secolo scorso, alla descrizione di numerose entità, oggi considerate sinonimi. Specie descritta originariamente da Fabricius nel 1798 fu successivamente descritta da Serville nel 1839 (Hafez & Afifi, 1956) su materiale raccolto a Parigi come S. supellectilium. Nativa del continente africano, è divenuta ormai una specie cosmopolita ampiamente distribuita in tutti i continenti, dove vive in associazione con l’uomo.
DISTRIBUZIONE S.longipalpa risulta presente sul territorio nazionale ad una trentina di anni dalle prime segnalazioni in nord Italia (1977). Originaria dell’Africa sahariana, in Europa è stata segnalata già negli anni 20’ in Francia, negli anni 60’ in Germania, Spagna, Svizzera e Olanda. Come già sottolineato si è diffusa su tutto il territorio nazionale, con prevalenza nelle regioni meridionali, dove trova condizioni termoigrometriche più favorevoli al suo sviluppo. Specie tipica degli ambienti domestici colonizza esclusivamente ambienti altamente urbanizzati, a differenza delle altre specie che si riscontrano sia negli ambienti urbani che non. Nell’ambito delle indagini effettuate nel triennio nel territorio siciliano è stata riscontrata nella quasi totalità dei siti investigati. La densità di popolazione è risultata variabile da pochi esemplari a varie decine di individui rilevati durante le ore diurne, per unità abitativa. Rispetto alle altre specie sinantropiche, l’insetto colonizza essenzialmente le abitazioni, all’interno delle quali si riscontra con più facilità nelle cucine, principalmente localizzata dietro i frigoriferi, forni e lavastoviglie. Proprio in corrispondenza di questi elettrodomestici l’insetto trova sia un riparo all’interno del quali annidarsi durante le ore diurne, che condizioni termoigrometriche più idonee al suo sviluppo. A regime alimentare polifago, non ha quindi particolari difficoltà a reperire il pabulum, anche se denota una preferenza verso sostanze alimentari ad elevato contenuto zuccherino, attratto presumibilmente dalle sostanze aromatiche che si volatilizzano dall’alimento stesso.
MORFOLOGIA: Di dimensioni ridotte simili a B. germanica, l’adulto può raggiungere la lunghezza di 13-15 mm nel maschio e di 10-12 mm nella femmina. Morfologicamente simili, i due sessi si differenziano macroscopicamente per la lunghezza delle tegmine, che nel maschio ricoprono totalmente l’addome, mentre nella femmina lasciano scoperti gli ultimi segmenti addominali. La forma del maschio risulta più longilinea rispetto alla femmina dove il corpo appare più tozzo. Le colorazioni dei due sessi sono molto simili con colori tendenzialmente sul giallo-ocra per le razze presenti in Italia meridionale (oss.pers). Entrambi i sessi presentano una striscia trasversale nella parte centrale delle tegmine di colorazione più chiara, da cui proviene il nome comune anglosassone “Brown-banded cockroach”. Gli stadi giovanili appaiono simili agli adulti per forma e colorazioni. Nella prima età il corpo misura intorno ai 2,4 mm di lunghezza, mentre la testa misura circa 0,8 mm della porzione occipitale al clipeo. Le proporzioni tra lunghezza delle zampe ed segmenti delle zampe stesse, sono le stesse che si riscontrano nell’adulto. Nella quarta età il corpo misura 5,5 mm di lunghezza mentre la lunghezza della testa è di circa 1,2 mm. Un paio di ali iniziano ad apparire nel metatorace.. Alcuni esemplari, se posti in ambienti non idonei o se separati, possono passare alla 7° e 8° età prima di passare allo stato adulto. Le caratteristiche morfologiche di questi stadi, data l’occasionalità del loro rinvenimento, non vengono qui riportate.
CICLO BIOLOGICO La durata dello sviluppo post-embrionale in questa specie, come in B. germanica, è fortemente influenzato per entrambi i sessi dalle condizioni termoigrometriche date dalle diverse condizioni stagionali. Gli stadi giovanili passano attraverso un numero di sei stadi prima del raggiungimento dell’età adulta. Hafez & Afifi (1956) riportano per neanidi poste a temperature di circa 30°C uno stadio di N1 completato nell’arco di 8 gg. Le neanidi permangono in 2 età per un intervallo medio di tempo di circa 16 gg prima di passare alla 3 età che, insieme alla 4 età dura in media 21 gg. Più lungo è il tempo richiesto dalle giovani ninfe per completare la 5 età (85 gg), prima di mutare nella sesta ed ultima età giovanile. Mediamente, la durata dello sviluppo si attesta sui 119 gg nel periodo estivo e di 230 gg per gli esemplari provenienti da ooteche schiuse nel periodo invernale. Per le forme maschili il tempo necessario per il raggiungimento dello stadio adulto risulta più breve rispetto a quello femminile. La femmina è pronta per l’accoppiamento, alcuni giorni dopo il raggiungimento dell’età adulta. La formazione della prima ooteca avviene in media dopo 10 giorni dall’accoppiamento ed l’intervallo di tempo si riduce a 6 giorni per la formazione di quelle successive alla prima. Ciascuna femmina produce da 5 a 18 ooteche durante in suo ciclo riproduttivo ed ogni una di essa contiene 16 uova. Il periodo di incubazione dell’ooteca è mediamente di 40 gg, ma ciò è in funzione della temperatura e del grado di umidità. Infatti, per ogni grado di variazione della temperatura si osserva mediamente una riduzione del tempo di incubazione di circa cinque giorni. Gli adulti sopravvivono a temperature di 30°C per circa 90 giorni nel caso delle femmine e di circa 115 giorni nei maschi.
NEMICI NATURALI :Tra gli organismi antagonisti di questa specie si riscontrano diversi imenotteri parassitoidi (Flock, 1941). Questi depositano le loro uova all’interno dell’ooteca, sviluppandosi a spese degli embrioni contenuti e fuoriuscendo solo a completa maturità. Vengono riportati come parassitoidi di ooteche di S. longipalpa: Anastatus blattidarum Ferr. (Hafez & Afifi, 1956) e Comperia falsicornis Gomes, quest’ultimo parassitoide anche di B. germanica.
BLATTELLA GERMANICA (L.) (German cockroach, Steamfly) Blatta germanica, Linnaeus, 1767 Phyllodromia germanica, Finot 1890 Blattella germanica, Chopard, 1922
DISTRIBUZIONE Classificata da Linnaeus nel 1767 come Blatta germanica da materiale collezionato in Danimarca, questa specie fu in seguito denominata Blattella germanica. Al genere Blattella Caudell vengono ascritte un cospicuo numero di specie asiatiche ed una cinquantina di origine africana. Ed è proprio l’Africa che alcuni autori riportano per luogo di origine di questa specie, continente dal quale, così come molte altre specie di blattoidei, si è trasferita, favorita dagli scambi commerciali, in Europa. Da qui ha successivamente colonizzato le Americhe da dove, espandendosi, ha colonizzato tutto il resto del mondo. La specie pullula indiscriminatamente in industrie alimentari e non, bar ristoranti, cinema, teatri, uffici dei quali colonizza principalmente i locali adibiti a cucina e i servizi. Raramente riscontrabile in abitazioni, il suo rinvenimento è da ricondursi, nella maggior parte dei casi, ad infestazioni occasionali dovute al trasporto di uno o più esemplari attraverso gli imballi degli acquisti fatti. Spesso, infatti, sono proprio i magazzini o i locali in cui si effettuano ad esempio riparazioni di elettrodomestici (lavastoviglie, macchine da caffè) che fungono da serbatoio di infestazione.
MORFOLOGIA : Di piccole dimensioni, gli adulti di questa specie raggiungono i 10-15 mm di lunghezza. Di colorazione variabile dal bruno-rossastro al giallo-ocra, presenta due bande chiari longitudinali lungo il pronoto. Tale carattere, distintivo per il riconoscimento della specie, è già evidente nei primi stadi neanidali, ove però si estende oltre che sul pronoto anche sul meso e metanoto. I due sessi sono facilmente distinguibili in relazione ad alcuni caratteri morfologici quali, ad esempio, la presenza delle tegmine che nella femmina ricoprono interamente l’addome mentre, nel maschio gli ultimi segmenti addominali risultano scoperti. I cerci sono costituiti da sette segmenti nel maschio mentre nella femmina i segmenti che li costituiscono sono dodici. Un’altra caratteristica morfologica è data dalla presenza di una depressione evidente nel maschio in corrispondenza del settimo e dell’ottavo tergite addominale. Tale depressione è assente negli esemplari di sesso femminile. La distinzione dei due sessi in questa specie può essere fatta comunque sin dalla prima età. Infatti già subito dopo la schiusura dell’ooteca, compaiono differenze a carico della morfologia dell’ottavo sternite della femmina, nella cui regione posteriore si presenta una introflessione nella zona centrale così come nella P. americana.
CICLO BIOLOGICO: Le neanidi passano attraverso un numero di mute variabili da 5 a 7, in relazione alle condizioni termoigrometriche e alla disponibilità di cibo e acqua, prima di raggiungere allo stato di adulto. Comportamento similare si osserva negli esemplari posti in isolamento già dalle prime età. Nelle condizioni ottimali il raggiungimento dell’età adulta può avvenire dopo circa 6 settimane. Con temperature di 30 °C la femmina di B. germanica può produrre un numero di ooteche variabili da 4 a 8 ma mediamente ciascuna femmina ne produce 7. L’ooteca viene trasportata durante tutto il suo sviluppo e viene rilasciata solo alcune ore prima della chiusura, e ciò è evidenziabile dalla presenza di una banda di colore verde (green band) lungo tutta l’ooteca, di colorazione via via più scura in concomitanza con l’approssimarsi della schiusura. Il periodo di incubazione si attesta sui 17 giorni e ciascuna ooteca contiene mediamente 37 uova, tale valore è costante sino alla produzione della quarta ooteca, successivamente il numero di uova decresce. Anche per questa specie, alcuni autori riportano che femmine non fecondate hanno prodotto ooteche morfologicamente imperfette, che non hanno dato luogo a progenie. In condizioni ottimali gli esemplari adulti vivono mediamente cinque mesi, e le femmine mostrano una longevità di poco superiore rispetto ai maschi.
NEMICI NATURALI:Per questa specie è segnalata la presenza dei parassitoidi Comperia alfierii (Mercet) e di Aprostocetus hagenowii (Ratzeburg) quali antagonisti naturali (Cornwell, 1968).
Ooteche
Come
è noto le ooteche vengono prodotte all’interno dell’addome, nel
vestibolo (Cornwell, 1968) o “cripta genitale” (Grandi, 1951),
per mezzo delle ghiandole colleteriche che avvolgono con il loro
secreto le uova in gruppi man mano che queste fuoriescono
dall’ovopositore (foto 11). Tale secrezione, che a contatto con
l’aria si indurisce in breve tempo, conferendo alla struttura
rigidità e impermeabilità, consente la presenza all’interno
dell’ooteca di umidità costante anche in ambienti particolarmente
secchi. La femmina, terminata la produzione dell’ooteca, tende a
liberarsene in un lasso di tempo e con un comportamento variabile
tra specie diverse, ma generalmente costante nell’ambito della
medesima specie. Le ooteche rappresentano nel caso dei
blattoidei, sia un valido carattere discriminante che un
possibile indice della densità di popolazione (Russo &
Verdone, 1999). Per tale motivo si reputa opportuno fornire una
breve descrizione delle ooteche delle specie sinora trattate,
nonché una chiave dicotomica per il riconoscimento.
Blatta orientalis L. L’ooteca misura da 10 a 12,5 mm di lunghezza; nella parte superiore solitamente sono presenti 14 denticoli tra i quali compare una depressione poco profonda. All’interno, sono contenute più di 18 uova, delle quali solo il 75% arriva generalmente a maturazione. L’ooteca, di colore marrone scuro, viene deposta in prossimità di anfratti o comunque in siti riparati idonei alla sopravvivenza delle neanidi.
Periplaneta americana (L.) Di colore marrone scuro, generalmente di lunghezza variabile da 8 a 9 mm, l’ooteca presenta, solitamente, sulla parte superiore 16 denticoli. Ambedue i lati appaiono arrotondati con una depressione profonda tra i denticoli.
Polyphaga aegyptiaca (L.) L’ooteca misura dai 9 ai 10 mm di lunghezza e presenta una carena sporgente munita di 12-17 denticoli generalmente in numero superiore alle uova contenute all’interno che, di norma, sono da 7 a 13. Appena deposta l’ooteca è di colore giallo paglierino ma, nel giro di poche ore, tende a scurirsi sino al bruno. La conformazione dei denticoli, particolarmente pronunciati e inclinati, la rende discriminabile da quelle delle altre specie sinantropiche.
Supella longipalpa (F.) L’ooteca ha una lunghezza massima di 4 mm. Generalmente è di colore marrone tendente al giallo, la superficie ventrale non presenta una concavità distinta. I denticoli sono pronunciati e in mezzo sono presenti delle depressioni arrotondate. L’ooteca viene trattenuta fino a 24 ore dopo la sua formazione.
Blattella germanica (L.) L’ooteca è lunga, di norma, più di 7 mm di lunghezza e presenta una colorazione marrone chiaro tendente al giallo. I denticoli, presenti nella parte superiore, sono poco evidenti e gradualmente curvati. Solitamente sono presenti 40 uova (20 per ogni lato dell’ooteca). Durante la sua formazione l’ooteca subisce una rotazione di 90° in senso antiorario
Perchè studiare per diventare disinfestatori?
By Andrea ScriboniGennaio 2010 - Giugno 2011: Il nostro lavoro è stato ratificato dal Senato Accademico dell'Università degli Studi di Roma 3 che recita: Per l'A.A. 2011/12 è attivato il il corso di aggiornamento per Tecnici della Disinfestazione. Vi garantisco che abbiamo riso, abbiamo pianto........ il sogno condiviso con i colleghi era NATO, un percorso lungo, una gestazione a volte difficile ha sfornato un prodotto che vuole essere un servizio al settore. Un primo passo verso altre vette da scalare.
Ma perchè studiare per fare un lavoro così semplice? Non è vero che si tratta di un lavoro semplice. Primo perchè ci sono tante di quelle norme da conoscere e rispettare, secondo perchè c'è bisogno di un approccio scientifico verso gli infestanti: Conoscerli per combatterli. Questo è infatti lo scopo del nostro progetto:"Dare le chiavi per una corretta gestione delle operazioni sia dal punto di vista scientifico che da quello tecnico".
Credo molto in quello che sto facendo, ci credo a tal punto da muovermi per trovare soluzioni per abbassare la tassa di iscrizione, perchè voglio che tutti abbiano la possibilità di accedere ad una formazione universitaria (il titolo rilasciato equivale a 30 Crediti Universitari, cioè la metà di un Master.... e non è poco!) spendibile per una miglior qualifica professionale.
Non vado oltre. Chi volesse informazioni e contattarmi può farlo direttamente (andrea.scriboni@aslromab.it tel 329.9044344) o andando sul sito dell'Università Roma3 (http://www.uniroma3.it (vedi NEWS a destra a metà pagina) o di AGENFAP (www.agenfap.org).
Ringrazio della possibilità offertami Pestbook per parlare del mio progetto ed auguro a tutti un buon lavoro rimanendo a disposizione di chiunque voglia informazioni o semplicemente chiarimenti sui rapporti tra utente/disinfestatore/az alimentare e ASL
Grazie
Dr. Andrea Scriboni
Dip. Prevenzione
UOC Igiene e Sanità Pubblica
ASL ROMA/B
Il Vapore Saturo Secco: La nuova tecnologia per la Disinfestazione/Sanitizzazione & Pulizia di superfici semplici e complesse.
By Fabio VitilloSemplificando possiamo dire che Il “Vapore Saturo Secco” non è altro che vapore portato ad alte temperature, generalmente superiori a 140°C. A queste temperature il vapore ha incredibili proprietà di Sanitizzazione e potere Pulente, oltre ad offrire vantaggi ecologici quali la possibilità di ridurre drasticamente i consumi di detergenti, insetticidi e acqua.
Il “Vapore Saturo Secco” è ottenuto con caldaie che operano ad una pressione da 6 a 10 BAR e temperature dai 140°ai 180° centigradi
Per problematiche inerenti la Sanificazione e Pulizia di superfici semplici e complesse, il “Vapore Saturo Secco” rappresenta un fenomenale strumento in cui le forze naturali in gioco sono:
- Temperatura
- Umidità
- Pressione
Temperatura: l’alta temperatura consente di rompere i legami tra lo sporco e la superficie trattata, uccide batteri, insetti e micro-organismi per choc termico. Inoltre, l’alta temperatura facilita le reazioni chimiche riducendo drasticamente le quantità ed i tempi di azione dei prodotti detergenti.
Umidità: Come sappiamo l’acqua è un solvente, le stesse montagne sono disciolte dall’acqua. Il “Vapore Saturo” contiene micro-gocce d’acqua, le quali distaccano dalla superficie trattata lo sporco trattenendolo in sospensione ed evitandone la dispersione nell’aria.
Pressione: Sebbene la pressione non abbia in questo caso un ruolo primario nell’attività pulente (come nei getti d’acqua a pressione), svolge un’azione sinergica con i primi due fattori.
FONTE:
GENERAL VAPEUR S.p.a.
La disinfestazione contro le Cimici dei letti (Cimex lectularius)
By Marco GustiArticolo comparso su GSA n° 1 Gennaio 2012
Riecco la famigerata “cimice dei letti”, questa volta “raccontata” a GSA dalla viva voce di un esperto del settore, Marco Gusti, che narra con il consueto stile vivace e accattivante due vere e proprie case history con protagonista il “simpatico” coinquilino dei nostri giacigli. Ecco due storie di vita vissuta (oltre che un problema brillantemente risolto).
Senso di impotenza, angoscia, stati d’ansia, preoccupazione per i propri affetti e per le piccole cose che ci appartengono. Questo, e molto altro, si prova quando ci si trova a condividere i propri spazi vitali con la cimice dei letti, il piccolo, famigerato insetto pressoché invisibile nelle ore diurne, ma estremamente vorace del nostro sangue nelle ore notturne. Nessuna esagerazione, lo assicutro. E questa storia lo dimostra in pieno.
Il primo caso: abitazione privata
Lo scorso autunno sono stato contattato da una normale famiglia residente in una graziosa villetta a schiera della provincia milanese, che si è trovata alle prese con questo difficile problema. La signora ha incominciato a lamentare nell’estate rossore e alcuni ponfi su gambe e braccia, ma soprattutto sul collo. Si è rivolta così al medico di famiglia che l’ha indirizzata subito dal dermatologo. Lo specialista ha iniziato a prescrivere pomate prima leggere e poi sempre più forti fino ad arrivare addirittura al cortisone. Ciononostante la signora non guarisce, tanto da far pensare ai medici a problemi di carattere psicosomatico. “Mi sono sentita dare quasi della matta!”, mi ha confessato in seguito. Fortunatamente la signora è anche biologa ed ha rispolverato per l’occasione le reminescenze di entomologia. Ed ecco l’intuizione vincente: grazie anche ad internet ha pensato che i suoi problemi potessero essere legati alla presenza di cimici dei letti.
L’idea vincente: ci saranno cimici dei letti?
E qui entra in scena il sottoscritto, interpellato per l’occasione: è bastata un’ispezione alla camera da letto per rendersi conto che l’infestazione era ad uno stadio ormai avanzato. “Ma come è successo? Noi siamo puliti!”, è stata la prima, comprensibile reazione. Che è poi la reazione di massima da parte di tutti coloro che sono stati colpiti da questa vera e propria “fattura con malocchio” di carattere entomologico.
Il “giallo” è sempre più fitto
A me il non facile compito di tranquillizzare la signora e il marito, che guarda caso non è mai stato punto, pur dormendo nello stesso letto. Il giallo a questo punto si infittisce: da dove saranno arrivate ? Chiedo dunque: “Avete viaggiato ultimamente? Avete ospitato amici, parenti?”
Viaggio di famiglia in campeggio in un bungalow!
“Sì siamo stati in un campeggio con bungalow al mare” è la risposta. “Probabilmente la cimice viene da lì” rifletto. Guardo con cura i particolari, tra cui anche le valigie, dove l’insetto non c’è più ma dove senza dubbio è stato, perché da attenta analisi ne ho riscontrato le feci, che altro non sono che sangue prima succhiato e poi digerito.
Le “FAQ”
E qui ricomincia la teoria delle domande di rito: “Ma come fanno a vivere se non pungono per un po’?” E’ presto detto: vivono fino ad un anno anche senza succhiare sangue, in quiescenza. E ancora: “Perché proprio noi che siamo puliti ?” Vero che lo siete, ma la cimex è un insetto “democratico”: non sta a guardare a ceti e livelli, così come non distingue tra ostelli della gioventù e hotel a 5 stelle! Per questo quando arriva arriva …..
Un po’ in tutta la casa…
Propongo dunque alla signora di fare una verifica anche nelle camere attigue dei ragazzi, che non hanno -per loro fortuna- problemi di punture. Mi rendo conto di quante cose ci siano nelle case, soprattutto nelle camerette dei ragazzi. Ebbene: ci sono anche le cimici dei letti. Poche ma ci sono, segno che si spostano di stanza in stanza, magari perché disfacendo il letto si appoggia tutta la biancheria da lavare in un solo punto e da lì parte tutto. La casa è su tre livelli e l’ispezione viene condotta con maniacale accuratezza. Cimex lectularius è arrivata anche nel soggiorno nei divani… A dire il vero lì non sono ancora molte, ma fanno presto a diventarlo!
Pronto intervento
Grazie alla solerzia di un’attenta assistente tecnica di una qualificata azienda di pest control l’intervento è immediato. Si opta per un intervento con insetticida tradizionale, andando a svolgere un’attenta irrorazione di tutte le superfici, smontando letti, aprendo cassetti e disinfestando guide, anfratti, ecc. Si aprono anche le scatolette elettriche e si ispezionano punti luce, libri e libreria con attenzione. Si decide quindi di eliminare il materasso e la rete a doghe (fra l’altro ormai un po’ datati) per non incorrere in possibili re infestazioni. Non si è schiavi del tempo, anche perché, per fortuna, gli abitanti della casa possono dormire fuori per qualche notte, così da poter essere certi che l’insetticida possa fare effetto senza essere dilavato (la signora avrebbe fatto volentieri le pulizie di fino il giorno dopo ma è stata bloccata). Intervento lungo e meticoloso, con un secondo “ripasso” dopo circa due settimane. Risultato: più nessuna traccia e più nessun esemplare adulto presente.
Il secondo caso: hotel in pieno centro importante località turistica invernale .
In questo caso, vista la necessità di gestire le camere nell’immediatezza, si considera l’intervento con vapore secco surriscaldato. Qui la presenza di Cimex lectularius è massiccia e non certo cosa recentissima. Ma finché un cliente non si lamenta è davvero difficile rendersi conto della presenza di questi infestanti. In questo caso oltre al trattamento (anzi, ai trattamenti…) si è anche fatta opera di formazione ed addestramento al personale dei piani su come gestire con attenzione le ispezioni. Oltre a venire trattata la camera infestata, quelle laterali, quella di fronte, è stato ispezionato tutto il piano senza dimenticare nemmeno le camere al piano superiore ed inferiore in corrispondenza con quella “incriminata”.
Anche qui, ottimo risultato!
Che dire? Risultato ottimo anche con sistema vapore… Non però con una normale Vaporella, ma “Steam Disinfector”, che ha dimostrato di erogare vapore continuo a 180 °. E non solo semplici dettagli. Incide molto, infatti, la meticolosità del trattamento, visto che neanidi di 1 o 2 stadio vengono trovate lontane dal letto addirittura nel perimetro del soffitto. Anche in questo caso il lavoro è meticoloso: vengono trattati i letti togliendo le coperture dai somiè (particolari letti con struttura in legno imbottita e poi rivestita in stoffa, una vera manna per le cimici…), ovviamente i materassi, le tende, le riloga, l’interno degli armadi (forse mai trattati così bene …), viene smontata la testiera del letto e controllata centimetro per centimetro. Come dicevo prima, tutto il perimetro del soffitto dotato di cornicetta artistica (nascondiglio ideale per le cimici, che poi si calano nottetempo col favore delle tenebre…) viene passato con la speciale pistola erogatrice. Una camera di 20 mq, insomma, richiede ore di lavoro. In ogni caso il risultato c’è, anche se servirà un secondo trattamento. Erano veramente tante e qualcuna è riuscita a rifugiarsi in qualche anfratto impossibile da raggiungere perfino con il vapore!
A volte ritornano (o non se ne vanno proprio!)
La domanda che più mi sento fare dalle persone che sono colpite dall’infestazione è: “Perché sono tornate?” Molte sono le teorie, ma per quanto mi riguarda sono sempre più convinto che ci sono sempre state. Certo i viaggi, gli spostamenti, le vacanze sempre più frequenti, stili di vita migliori ne hanno favorito la diffusione. Sono convinto però che l’uso degli insetticidi mirati (esche gel per scarafaggi prima e formiche poi, granuli per mosche, uso di trappole a cattura e così via) ha portato a non colpire più tante specie di insetti che inconsapevolmente venivano comunque attaccate dai formulati. Un tempo -ma nemmeno tanti anni fa poi- si pensava di disinfestare dalle formiche ed intanto morivano altri insetti, tra cui le cimici dei letti. L’eliminazione di molecole storiche che comunque avevano un effetto “scopa” su molte specie infestanti (propouxur, clorpirifox, ecc) ha creato, nel tempo, fenomeni di resistenza particolarmente tenaci.
La biologia della cimice dei letti
Per quanto concerne la biologia del Cimex lectularius, ben conosciuta ormai non solo dagli addetti ai lavori ama anche dagli operatori del settore dell’accoglienza (hotel, pensioni, ostelli, ecc), posso solo ricordare che è un insetto eterometabolo (a metamorfosi incompleta) che si sviluppa nel seguente modo:
- uova: 1 mm, bianche, schiusa dopo 10 gg (20°C) o dopo 4-5 gg (35°C), non schiudono (> 37°C < 13°C – per questo motivo è ottimo il trattamento con calore Ht Ecosystem …. )
- ninfa: simili agli adulti, piccole dimensioni, colore ambrato, 5 mute
- adulto: dopo circa 1 mese (3 settimane a 30°C)
Conclusione: opportuno conoscere tutte le tecniche e saperle applicare all’oupo!
Come ama dire un mio amico entomologo con la barba bianca: “Una rondine non fa primavera ma un insetto fa infestazione!”
Mai cosa più vera, nel caso delle cimici dei letti!
Lotta ai roditori nell'industria alimentare: aspetti tecnici e normativi
By Vanessa Patanè
INTRODUZIONE
L’accresciuta consapevolezza dell’opinione pubblica ed il
miglioramento delle condizioni igieniche generali hanno prodotto
negli ultimi anni un notevole incremento dell’attenzione e del
volume d’affari di tutto il settore del controllo dei parassiti
all’interno delle attività legate al comparto alimentare. Ratti e
topi sono oggi i mammiferi più numerosi e largamente diffusi
sulla terra; l’uomo stesso li ha inconsapevolmente favoriti,
lasciando che si sviluppassero di pari in passo con la civiltà e
in particolare con il processo di antropizzazione. E’ stata
proprio l’urbanizzazione, con le immense possibilità di cibo e
rifugio, a concedere a queste specie vantaggi non voluti, ma
sicuramente determinanti, inoltre la cattiva gestione del rifiuto
urbano,il degrado ambientale, le reti fognarie malandate,
l’enorme quantità di rifiuto legata alla civiltà dei consumi e
l’errata progettazione edilizia (che non tiene conto del
“Rat-proofing” cioè a prova di ratto), sono solo alcune delle
grandi occasioni di cui essi approfittano. Con l’ uomo il loro
rapporto è stato sempre caratterizzato da un bilancio negativo
evidenziando perdite economiche dirette e danni igienico
sanitari. Quasi impossibile resta una stima esatta dei gravissimi
danni causati alle derrate alimentari e agli alimenti
immagazzinati, soprattutto se si pensa che devono essere
considerate anche le perdite indirette, dovute sia
all’insudiciamento degli alimenti che al danneggiamento dei
contenitori, spesso in cartoni facilmente attaccabili
dall’animale. Nel corso della storia, i Roditori sono stati senza
dubbio i vertebrati più nocivi alla salute ed alle attività
umane.
Tra le malattie più importanti citiamo quelle batteriche quali
sono Leptospirosi e Salmonellosi.
Ancora oggi numerosi imprenditori che operano nel settore
agro-alimentare considerano il controllo degli insetti e degli
animali indesiderati come una componente relativamente poco
importante della propria attività e trascurano di inserirlo
effettivamente tra i loro compiti o addirittura non lo
contemplano affatto. Spesso ciò si verifica perché gli operatori,
oltre a non conoscere i rischi specifici legati alla eventuale
presenza di infestanti, non hanno avuto tempo o modo di
apprendere le opportune strategie richieste per implementare
programmi di controllo di animali indesiderati che siano efficaci
e proficui. Appare quindi inevitabile che la medesima poca
attenzione sia rivolta alla adeguata formazione del personale
operante, che nella pratica quotidiana è direttamente coinvolto
nell’applicazione di tali misure di controllo. Agli occhi
dell'opinione pubblica la presenza murina appare giustamente
associata alla sporcizia, ai rifiuti abbandonati,
all'inquinamento e in definitiva al degrado ambientale. In realtà
anche se precise norme igieniche, in particolare relative allo
smaltimento dei rifiuti, sono la prima e più valida misura
preventiva contro il diffondersi dell'infestazione, occorre dire
che molti dei fattori ambientali favorenti il moltiplicarsi di
colonie di topi e ratti sono spesso al di fuori delle possibilità
di un controllo preventivo da parte degli organismi sanitari
preposti (ASL e/o Comuni). Un intervento di
derattizzazione correttamente eseguito, oltre che doveroso nei
confronti della salute pubblica, va considerato anche come una
operazione di equilibrio ecologico per l'ambiente, poiché la
nozione stessa di ecologia in un centro urbano o comunque
fortemente antropizzato, non può in alcun modo prescindere da un
intervento cosciente diretto dall'uomo.
Inoltre
bisogna aggiungere che la normativa in materia di igiene dei
prodotti alimentari (DECRETO LEGISLATIVO 26 maggio 1997, n.156
Attuazione della direttiva 93/99/CEE concernente misure
supplementari in merito al controllo ufficiale dei prodotti
alimentari.)non ha del tutto contribuito a chiarire le idee in
merito né ai titolari delle attività alimentari né agli operatori
del settore del controllo dei parassiti, e neppure agli addetti
ai controlli da parte degli enti pubblici, tralasciando un
assenza di uniformità per le procedure da seguire con il
risultato finale che il piano di controllo dei parassiti,
all’interno di un contesto dove si conservano e si manipolano
alimenti, è affidato alla professionalità dell’operatore , alla
sensibilità del committente e/o alla competenza dei suoi
consulenti, in quanto la legge citata non da nessuna direttiva a
riguardo, ma si limita ad una disamina dei principi e la messa in
pratica è lasciata all’interpretazione delle varie figure
coinvolte.
L’IMPORTANZA ECONOMICA DELLA LOTTA AI RODITORI NELLE
INDUSTRIE ALIMENTARI
I roditori trovano all’interno delle aziende agroalimentari
condizioni ambientali ottimali, soprattutto in assenza di
predatori naturali e in termini di temperatura dove trovano ampie
possibilità di rifugio e di spostamento all’interno
dell’edificio. La disponibilità di cibo e acqua, è spesso
sufficiente per il sostentamento di un intera popolazione ed a
seconda delle situazioni specifiche e della stabilità delle
condizioni trofiche e dinamiche consente spesso alle popolazioni
di presentare un attività riproduttiva ininterrotta( Pocock &
all., 2004). Gli stabilimenti industriali sono senza dubbio un
forte richiamo alle popolazioni di roditori che vivono nelle
vicinanze, e l’intensità di questo richiamo è differente a
seconda della tipologia di industria e dipende essenzialmente
dalla tipologia di alimenti presenti all’interno e dall’odore che
scaturisce durante le fasi di lavorazione .

E’ importante soffermarsi sulle implicazioni negative connesse
con la presenza di Roditori nei contesti alimentari. Infatti i
prodotti alimentari sono generalmente soggetti a insidie continue
da parte di topi e ratti, che tendono ad aggredirli lungo tutta
la filiera produttiva, con inquinamento delle derrate con urina,
feci o semplicemente cibandosene, oppure rimanere intrappolati
all’interno delle macchine, comportando che i frammenti del loro
corpo possano essere rinvenuti nel prodotto finito. Da
sottolineare inoltre l’importanza dell’entità del danno
d’immagine che può derivare ad un azienda alimentare dal
rinvenimento di tracce di roditori in imballaggi o ancor peggio
nel prodotto finito proveniente da un proprio stabilimento senza
dimenticare le possibili implicazioni di carattere sanitario.
Inoltre il rinvenimento di tracce di roditori, quali escrementi,
siti di nidificazione, cumuli di residui alimentari od individui
morti è un eventualità che può procurare notevoli problemi in
occasione di sopralluoghi eseguiti da enti pubblici preposti al
controllo.
Tenendo in considerazione gli ambienti urbani e gli allevamenti
zootecnici, le specie maggiormente importanti da un punto di
vista economico e sanitario sono essenzialmente le tre definite
cosmopolite o, più impropriamente, commensali. Si tratta del Topo
domestico (Mus domesticus, Schwarz
& Schwarz), del Ratto delle chiaviche (Rattus
norvegicus, Berkenout, 1769)) e del Ratto nero
(Rattus rattus, Linnaeus, 1758), tutte
di origine asiatica, ma la cui diffusioni, sebbene con tempi
differenti, interessa ormai gran parte delle terre emerse. Le tre
specie differiscono notevolmente nei requisiti ambientali, negli
aspetti comportamentali e nell’ecologia delle popolazioni.
E’ d’ importanza
fondamentale conoscere la specie o le specie contro cui va
indirizzato il trattamento, per non incorrere in grossolani
errori di valutazione che possono pregiudicare il successo degli
interventi.
Identificazione dei punti critici
Per mettere a punto una strategia di controllo efficace occorre
considerare che i Roditori riescono a penetrare in uno
stabilimento se sono soddisfatte precise condizioni in termini di
possibilità di ingresso, opportunità di spostamento e ricovero e
disponibilità alimentari. Occorre quindi, oltre
all’implementazione delle misure di controllo dirette, occorre
intervenire affinché la possibilità delle risorse vitali per i
Roditori venga drasticamente ridotta, bisogna cioè ridurre la
capacità portante dell’ambiente. Il primo passo per il
raggiungimento di tale obiettivo è quelli di ottenere un quadro
affidabile della situazione dell’ambiente che si è chiamati a
gestire tramite un monitoraggio, importante attività spesso
trascurata. Il monitoraggio viene solitamente effettuato tramite
un ispezione nelle aree esterne ed interne della struttura con
l’obbiettivo di raccogliere informazioni sui seguenti
aspetti:
Specie infestanti/e ed entità dell’infestazione;
Principali vie di accesso alle aree interne;
Identificazione delle principali risorse alimentari e delle
aree di rifugio.
LE PRINCIPALI SPECIE
COSMOPOLITE
Nell’ambito dei Mammiferi, l’ordine dei
Roditori è quello che racchiude il maggior numero di specie. Il
successo dei roditori è dovuto principalmente:
• Rappresentano il 40% delle specie di mammiferi;
• Sono rappresentati da una vasta gamma di dimensioni che vanno
da 5g (topo pigmeo) a 50kg (capibara);
• Grande capacità ad adattarsi in qualsiasi habitat;
• Estremo opportunismo per quanto riguarda i requisiti di
cibo;
• Hanno un elevato tasso di riproduzione;
• Alcune specie possono trovarsi in qualsiasi parte del
mondo;
• Hanno una vista molto debole ma di contro hanno altri
sensi molto sviluppati come olfatto, gusto, tatto ed udito.
Si tratta di un ordine di successo con una distribuzione
pressoché cosmopolita, con specie che hanno colonizzato,
spontaneamente o grazie all’azione di trasporto operata
dall’uomo, la maggior parte delle terre emerse del pianeta ed
occupando una grande varietà di nicchie ecologiche, essendo
presenti in ambienti più disparati che vanno dal deserto alle
foreste tropicali , dalle zone umide alle praterie di alta
montagna, dagli ecosistemi agricoli a quelli urbani, presentando
nella maggior parte dei casi adattamenti specifici ed abitudini
di vita particolari. I Roditori si distinguono dagli altri
Mammiferi per la particolare peculiarità della loro dentatura.
Posseggono infatti incisivi e molari. Gli incisivi che sono i
denti in primo piano nei Mammiferi, nel topo sono 4
rispettivamente posizionati 2 sulla parte superiore e 2 nella
parte inferiore.Gli incisivi nei ratti sono altamente
specializzate per rosicchiare, infatti sono a radica aperta il
ciò si traduce nella continua e ininterotta crescita per tutta la
vita dell’animale,e da qui il bisogno continuo di rosicchiare.
Tra i roditori le specie che vengono rinvenute frequentemente nei
magazzini e nelle industrie alimentari sono tutte appartenenti
alla famiglia dei Muridi, classificate sulla base del peso
corporeo, le specie presenti sono:
Mus domesticus
Rattus Rattus
Rattus norvegicus
Alcune differenze sostanziali nelle caratteristiche delle 3
specie hanno dato luogo ad insediamenti specifici, spesso
nettamente separati ed in molti casi a distribuzioni geografiche
distinte. E’ di estrema importanza quindi effettuare una corretta
identificazione della specie presente in un territorio, per poter
impostare corrette metodiche di controllo.
TECNICHE DI DIFESA
L’importanza della prevenzione
Le misure di prevenzione mirano ad
ostacolare l’avvicinamento,l’infiltrazione e la proliferazione di
topi e ratti. Numerose sono le misure preventive da adottare
all’interno del comprensorio aziendale. Un adeguata
prevenzione parte a monte nel momento della progettazione
dell’edificio e i criteri costruttivi dovrebbero adeguarsi a
quella che sarà la destinazione d’uso del progetto. A
tal proposito possono risultare utili le pratiche di esclusione
dei topi e ratti, definite”rat proofing”, prendono spunto da
alcune peculiarità etologiche dei ratti stessi. La lotta, o
meglio la prevenzione, prendendo in considerazione questa
particolare tecnica costruttiva consiste sostanzialmente nel
variare dettagli progettuali, o di manutenzione, della struttura
abitativa per impedire l’entrata dei ratti negli edifici ed il
loro instaurarsi nelle opere collegate di servizio urbano (acqua
potabile, smaltimento fognario, adduzione di utenze come energia
elettrica, telefono, gas metano, ecc.), conoscendo alcune
caratteristiche bio - etologiche dei roditori stessi.
I principali metodi di costruzione dovrebbero rispettare le
seguenti norme:
• Le finestre al piano terreno protette da grate metalliche
inossidabili con luce di circa 2 cm.2 (1,5 x 1,5 cm.); per
Mus domesticus questa dimensione si riduce a 0,5
cm2;
• Le grate dei tombini essere integre e rispettare una luce
massima come riportato in precedenza;
• L’ingresso delle utenze deve essere protetto con piastre
metalliche o di cemento;
• In presenza di Rattus rattus, tutte queste tecniche
dovrebbero essere attuate anche all’interno delle residenze, per
la protezione di condotte, fili, intercapedini di pavimenti o
contro soffitti, prese d’aria o camini sul
tetto.
L’importanza di una corretta prassi
igienica
In ogni ambiente il metodo più efficace di prevenzione è quello
di evitare la formazione di fori negli angoli e nelle pareti dei
locali , di eliminare i rifiuti e l’accumulo di sacchi utilizzati
e riciclati che possono essere da rifugio per femmine ed i loro
piccoli. Inoltre altro fattore importante è l’eliminazione dei
rifiuti organici di qualsiasi genere, soprattutto la spazzatura
che potrebbe essere un invito per l’ospite. Bisogna inoltre
evitare, proteggendole con fitte reti metalliche, le
comunicazioni con le fognature, otturando se necessario qualsiasi
fessura dei pavimenti e delle pareti per impedire comunicazione
con i sotterranei(ambienti preferiti dai ratti). Nei magazzini
risulta fondamentale l’accatastamento razionale per agevolare
l’ispezione di pareti e le merci, per l’accertamento della
presenza di infestanti, non dovrebbero essere appoggiate contro
le stesse (in questo modo si disturba il normale spostamento dei
roditori dai punti di annidamento alle fonti di cibo).
L’importanza del monitoraggio
Il monitoraggio si rende utile per verificare la comprovata
assenza di Roditori nelle aree di produzione o di conservazione
degli alimenti, ed è certo l’obbiettivo a cui tutti i piani di
controllo devono tendere. Differisce dal controllo vero e
proprio, dal momento che esso consiste nel mettere in atto dei
sistemi che, mediante la cattura di esemplari o il rilevamento
delle loro tracce, consentono l’individuazione dei
problemi presenti all’interno dell’area da proteggere, senza
incidere in maniera sostanziale sulla popolazione
presente. Anche se dobbiamo comunque precisare che nella
maggior parte dei casi le tecniche di monitoraggio tendono spesso
a coincidere con quelle di controllo, esempio ne è la verifica
periodica dei consumi a carico delle esche presenti negli
erogatori che costituisce un valido sistema di monitoraggio,
anche se è comunque uno strumento di controllo diretto. In ogni
caso le tecniche da utilizzare per l’implementazione del
monitoraggio dovranno essere le più sicure possibili e limitarsi,
ad esche virtuali o ultrasuoni che sono 2 metodologie di
monitoraggio che assicurano un certa sicurezza perché entrambi i
sistemi evitano la morte degli individui che sappiamo bene
costituisce un fattore pericoloso di contaminazione, ma è
comunque bene che ci sia una certa frequenza di controllo nel
caso delle esche virtuali che sia almeno di 7 o 15 giorni, in
modo da riscontrare eventuali intrusioni di nuovi individui con
una certa tempestività. Sarebbe opportuno che l’operatore
periodicamente abbia cura di redigere e consegnare al committente
un rapporto di monitoraggio, che comprende il numero delle
catture e/o l’entità dei consumi di esca virtuale riscontrati in
ogni posizione.
Esche virtuali
Come detto sopra una tecnica
molto diffusa nelle industrie alimentari è quella di utilizzare
esche virtuali per la lotta dei Roditori nelle aree interne,
utilizzando questo strumento come lotta.Ho ritenuto interessante
collocare l’utilizzo di questi dispositivi in questa sezione
della mia relazione, perché ritengo di estrema importanza in
qualsiasi luogo dove si lavorano alimenti e materie prime, avere
un panoramica generale sull’eventuale possibilità d’ingresso di
topi e ratti. Le esche virtuali sono costituiti da blocchi di
sostanze alimentari, simili in tutto alle esche tossiche, ad
eccezione del fatto che non contengono il principio attivo. Le
esche vanno posizionate nelle stazioni di avvelenamento e devono
essere periodicamente controllate. E’ bene precisare che questa
tecnica si presta bene per essere utilizzata solamente in quelle
aree interne dove, in considerazione delle buone misure di
esclusione, non sia probabile l’ingresso di Roditori, ed in cui
possano essere eseguiti controlli periodici ravvicinati, allo
scopo di intervenire rapidamente in casi di rilevamenti della
presenza di Roditori.
LA DERATTIZZAZIONE
La derattizzazione nell’industria agroalimentare,
risulta di fondamentale importanza, e deve essere impostata
in modo del tutto razionale e oculata, per rispondere alle
esigenze igienico-sanitarie delle attività alimentari stesse,
senza compromettere, con l’utilizzo dei principi attivi
normalmente utilizzati per la lotta, la salute e la salubrità
degli ambienti di lavorazione.
Accertamento dell’infestazione
L’ispezione di
una struttura industriale dovrebbe cominciare sempre
dall’esterno, per individuare da subito i principali punti deboli
situati all’esterno della struttura, che riflettono quasi sempre
ed in buona parte i problemi localizzati all’interno. Occorre
innanzitutto esaminare il perimetro esterno dello stabilimento e
le aree circostanti, individuando le situazioni favorevoli alla
presenza dei roditori e le possibilità d’ingresso all’interno
della struttura.
Ispezione delle aree esterne
Le aree esterne sono la prima fase dell’ispezione completa,
per accertare le condizioni ambientali presenti nelle aree al di
fuori dello stabilimento. Da annotare la presenza di tracce di
attività di roditori, come fori nel terreno, piste superficiali
tra la vegetazione, escrementi e residui alimentari cosi come
eventuali esemplari rinvenuti morti. Informazioni utili possono
essere ricavati dalla documentazione relativa ai controlli delle
stazioni di avvelenamento e dall’ispezione di alcuni erogatori di
esca precedentemente installati, la cui apertura a campione può
risultare indispensabile per trarre utili informazioni Sulla
piantina vanno segnalati accumuli di materiali lungo le pareti
dell’edificio (sia che si tratti di macchinari in disuso o
materiali di scarto di vario genere), che interrompono la
continuità della difesa esterna dell’edificio, richiamando
roditori in transito ed offrendo zone di rifugio, situazione
pericolosa soprattutto in prossimità delle vie d’accesso
all’interno dei locali. L’accumulo dei materiali all’esterno
ostacola l’azione degli erogatori di esca, il cui richiamo è
massimo in presenza di pareti totalmente sgombre, e che decresce
in presenza di accumulo di materiali. Importante riportare sulla
cartina le zone provviste di vegetazione con erba troppo alta,
che possono contribuire al passaggio e al momentaneo rifugio di
roditori, nonché offrire loro una maggiore facilità di
avvicinamento al perimetro esterno dell’edificio. Ed è per questo
che sarebbe preferibile effettuare l’ estirpamento della
vegetazione per agevolare e comunque facilitare le operazioni di
monitoraggio. Vanno infine segnalati tutti i comportamenti che
possono rendere disponibili risorse ai roditori, quali ad esempio
le dispersioni alimentari derivanti dall’accumulo degli scarti di
produzione nelle zone esterne. Questa situazione, oltre ad
offrire sostentamento ai roditori, sono in grado di sollecitare
una forte competizione nei riguardi delle esche tossiche,
rendendo cosi la loro azione complessiva inefficace.
Ispezione delle aree interne
Nell’ispezione interna va verificata in primo luogo la
possibilità d’ingresso dei roditori dall’esterno all’interno
dell’edificio. In particolar modo vanno analizzate con cura: le
fessure sotto le porte che possono essere punti di accesso per
animali di piccola taglia e, qualora siano molto ampie anche per
ratti. A tal proposito ricordiamo che un apertura di soli 1,2 cm
è sufficiente per l’ingresso di Mus domesticus. Attenzione e
manutenzione periodica per porte semimoventi che col passar del
tempo possono deformarsi, offrendo ampie possibilità d’accesso.
Non dimenticare la possibilità di ingresso quando vi siano alberi
con rami che si avvicinano ai cornicioni o piante arrampicanti
addossate alle pareti. Nel corso dell’ispezione non vanno
dimenticare le zone sopraelevate tra cui le aree del tetto in
prossimità degli sbocchi di aeratori e condizionatori, finestre
con vetri rotti o non a tenuta, pannelli di rivestimento, giunti
di dilatazione. Le infestazioni sulle aree del tetto di specie
come ratto nero e Mus domesticus sono sempre collegate alle
popolazioni presenti all’interno dello stabilimento, viste le
ampie possibilità di accesso che spesso vi sono nelle aree
sopraelevate dei fabbricati. Una volta entrati nello stabilimento
i roditori necessitano di alcune condizioni favorevoli per il
loro insediamento all’interno e riprodursi. Innanzitutto la
possibilità di alimentarsi, ed ovviamente le condizioni igienico
sanitarie carenti offrono loro nutrimento necessario per
sopravvivere. In particolar modo i macchinari se non sottoposte a
periodica pulizia possono offrire sostentamento ad un gran numero
di individui, mentre l’acqua può essere facilmente reperita nei
residui di lavorazione freschi o nelle zone di condensa. Qualora
gli scarti di lavorazione siano accumulati nelle aree interne
occorre verificare che questi siano stoccati in modo corretto e
che non vi siano dispersioni fuori dei contenitori. Come nelle
aree esterne dello stabilimento, nelle zone interne è necessaria
l’osservazione di alcune tracce importanti per l’accertamento
dell’infestazione come perforazione imballaggi, con eventuale
dispersioni di prodotti, rosicchiatura di pareti in legno o
coibentazioni in polistirolo, l’attacco a cavi elettrici,
l’asportazione di cibo, sono indizi utili. Inoltre può essere
utile l’individuazione delle impronte sulla polvere del pavimento
o su semola o farina, consente di verificare il gradi di
infestazione e la specie presente.
Individuazione della specie
Per il riconoscimento della specie già nella fase precedente,
cioè in fase di accertamento dell’infestazione, si è in grado di
individuare la specie murina. Per il riconoscimento risulta
indispensabile conoscere il comportamento e le abitudini di ogni
singola specie e alcune differenza tra le specie cosmopolita più
importanti possono risultare utili.
Applicazione dei metodi di lotta
La lotta ai roditori all’interno delle aree industriali può
essere condotta adottando diverse strategie, la cui scelta
dipende dalle caratteristiche dell’azienda in questione, della
qualità delle misure di esclusione messe in atto, dall’entità e
dalla natura del problema, nonché dalle esigenze specifiche del
committente.
Metodo delle 3 linee di difesa
Dal punto di vista
della disposizione spaziale dei dispositivi di controllo, la
strategia più frequentemente utilizzata è quella cosiddetta delle
tre linee di difesa, con esche trattate con rodenticidi nelle 2
cinture esterne, mentre nei reparti produttivi, vengono
semplicemente utilizzate delle esche per l’intrappolamento Nel
controllo esterno eseguito con l’applicazione delle due cinture
di protezione,ciascuna composta da una serie di erogatori di
esche rodenticida opportunamente distanziati, la prima cintura,
quella più esterna, viene riposta a ridosso della recinzione
dello stabilimento, ha la funzione di ridurre la pressione degli
individui provenienti dalle zone limitrofe.

La distanza tra gli erogatori deve essere di circa 20 metri, con
eventuali accorgimenti nel caso ad esempio di una folta siepe
dove essendo potenziale rifugio per roditori questa distanza deve
essere opportunamente ridotta, mentre può essere aumentata in
zone sgombre da vegetazione e cumuli di materiali. La seconda
cintura, quella più interna, va collocata a ridosso delle pareti
esterne dell’edificio, ed ha il compito di adescare gli individui
che si trovano a circolare in questa zona, cioè quelli che hanno
la possibilità di entrare ed uscire dall’edificio. Per quanto
riguarda i principi attivi un tempo erano a disposizione 2
categorie:
Rodenticidi acuti o “a dose singola”,
dall’effetto pressoché immediato; Erano sostanze che esplicano la
loro azione in pochissime ore, ed era sufficiente una sola
ingestione per portare a morte l’animale intossicato. E’
importante ricordare però che se l’animale cessava di
alimentarsene prima che abbia ingerito la dose letale, questo
provocava un malessere che trasmetteva un allarme a tutta la
popolazione murina e svaniva la lotta intrapresa.
Rodenticidi cronici, la cui azione, si
manifestava trascorso un certo periodo di tempo. I rodenticidi
cronici portavano invece all’avvelenamento dopo alcuni giorni e
comprendono quelli che oggi sono i cosiddetti anticoagulanti, che
rispetto ai precedenti hanno il vantaggio di non ricorrere
all’utilizzo del pre-adescamento, in quanto portano a morte
diverso tempo dopo che la dose letale è stata assunta, senza
dolori o manifestazioni di anormalità, senza cioè pericolo di
allarme.
Gli anticoagulanti sono sostanze i cui capostipiti derivano dalla
cumarina. Con il tempo la distinzione tra rodenticidi acuti e
cronici è scomparsa unendo per un certo periodo le 2 tipologie.
Allo stato attuale, i rodenticidi a disposizione degli
applicatori professionisti sono nella quasi totalità dei casi
esche tossiche a base di prodotti anticoagulanti(attualmente
soprattutto degli anticoagulanti di 2°generazione), in quanto con
il passar del tempo è stata registrata una resistenza di topi e
ratti ai principi attivi acuti (il ratto in particolar modo
associava all’alimento la morte e non mangiava più). L’azione dei
vari anticoagulanti è il medesimo (essi agiscono inibendo la
biosintesi della vitamina K, essenziale per il verificarsi della
coagulazione del sangue, provocando così emorragie interne),
assai differenti tuttavia sono le tossicità (espresse come DL50
acuta orale) dei diversi principi attivi. I primi anticoagulanti
sono stati introdotti sul mercato negli anni ’50, e col passare
degli anni hanno visto potenziare notevolmente la loro azione
tossica. Si è passati da anticoagulanti la cui tossicità si
manifestava compiutamente solo in seguito a più assunzioni
dell’esca, ad altri che si rendono efficaci anche in seguito ad
una singola assunzione. Tra i primi, denominati anticoagulanti
della prima generazione: warfarin,CLOROPHACINONE, COUMACHLORO,
DIPHACINONE, COUMATETRALY.
Gli anticoagulanti della seconda generazione, denominati anche “a
dose singola”. Appartengono a questa famiglia cinque principi
attivi sintetizzati e posti sul mercato a partire dagli anni ‘70,
quali: difenacoum, bromadiolone, brodifacoum.
L’effetto tossico di un trattamento di derattizzazione si
manifesta da 4 giorni dopo il posizionamento delle esche e si
esaurisce entro un periodo di tempo di circa 11 giorni, il cui
termine è comunque indicato dall’assenza di consumo delle esche
per almeno 3/ 4 giorni. Tutti i principi attivi sono posti
all’interno di basi alimentari che hanno la funzione di attrarre
l’animale a mangiare l’esca.
La somministrazione può avvenire tramite: esca liquida, solida o
in polvere.
Sebbene nessuna legge vieti espressamente l’utilizzo di
esche tossiche nelle aree interne degli stabilimenti industriali,
negli ultimi anni tale pratica tende ad essere abbandonata a
favore di altre che comportano meno rischi di contaminazione.
Questa tendenza è avvenuta soprattutto in seguito ad una
aggressiva sensibilizzazione dell’opinione pubblica riguardo alle
implicazioni negative derivanti da un utilizzo eccessivo e/o
scorretto dei prodotti chimici ed inoltre la scarsa
professionalità di alcuni operatori ha portato molte aziende
alimentari, per evitare qualsiasi rischio, a bandire l’uso delle
esche tossiche all’interno degli stabilimenti. Proprio per questi
motivi all’interno delle industrie alimentari si punta
sull’utilizzo di trappole a cattura multipla e trappole
collanti.
Metodo della derattizzazione
ecologica
Questo sistema mira
all’eliminazione di topi e ratti dall’ambiente, con uso di
prodotti e attrezzature totalmente ecologiche. Le tecniche di
derattizzazione ecologica, possono essere tranquillamente
utilizzate anche all’interno di abitazioni private, strutture
sanitarie, edifici scolastici e ogni tipo di ambiente privato o
pubblico, che presenta necessità di intervenire con attrezzature
o prodotti non chimici.

Il sistema EKOmille è rappresentato da un sistema di cattura
continua e multipla, composto da una struttura in materiale
plastico, che viene fissato al suolo, e poi racchiusa in una
seconda struttura in legno e metallo, ermeticamente chiusa,
all’interno della quale si trova formalina (2%) e viene inserita
l’esca(solitamente semi di girasole). Nell’ekomille l’animale
viene attratto dall’odore di sostanze naturali, in un ambiente
ove si sente sicuro ed a proprio agio. Tali premesse, stimolano
l’animale a lasciare ai suoi simili dei messaggi positivi,
tramite urina, escrementi, saliva, avanzi di semi, questi
messaggi positivi lasciati rassicurano gli animali presenti,
permettendone la cattura continua ed immediata, infatti l’animale
attratto salendo nella parte superiore della struttura (grazie ad
un sistema basculante e al peso dell’animale) cade all’interno
dove è contenuta una soluzione di acqua e formalina (che ne
permette la conservazione). In questo modo i topi ed i ratti
vengono intrappolati senza l’uso di alcuna sostanza chimica
nociva, e soprattutto senza il fastidio, frequente con i
tradizionali sistemi di derattizzazione chimica. I vantaggi che
si ottengono con l’uso di questo sistema sono: igiene (assenza
totale di sostanze tossiche, assenza totale di trattamento ai
semi presenti, disinfezione degli animali catturati, con l’uso di
disinfettante ecologico, a base di sali quaternari); ecologicità
(rispetto dell’Ambiente con una selezione certa degli animali
catturati); prevenzione (cattura degli eventuali nuovi arrivi
dalle zone circostanti, non ancora derattizzate). Di contro però
i limiti principali nell’utilizzo della struttura EKOMILLE
sono:
- Necessita di un controllo costante;
- Deve essere posizionato in un punto di passaggio per il
topo;
- Poco adatto nelle grandi aziende, in quanto di piccola
capienza.
Principali leggi e normative a regolamentazione delle
campagne di derattizzazione
Durante le operazioni di derattizzazione in qualsiasi luogo essa
si svolgano, che sia un ambiente domestico, un istituto
scolastico o un azienda agroalimentare, occorrono alcuni
requisiti normativi, ma soprattutto, è indispensabile, se si
vuole procedere in modo opportuno, possedere le conoscenze
necessarie sul piano tecnico.
L’ ordinanza del 18 Gennaio 2008
Proroga e modifica dell'ordinanza 18 dicembre 2008, come
modificata dall'ordinanza 19 marzo 2009, recante: «Norme sul
divieto di utilizzo e di detenzione di esche o di bocconi
avvelenati». (10A01779) (GU n. 33 del 10-2-2010), riportiamo qui
di seguito i punti di più importanti:
IL MINISTRO DELLA SALUTE
- Visto il testo unico delle leggi sanitarie approvato con regio
decreto del 27 luglio 1934, n. 1256 e successive modifiche;
- Visto il regolamento di polizia veterinaria approvato con
decreto del Presidente della Repubblica 8 febbraio 1954, n.
320;
- Vista la legge 11 febbraio 1992, n. 157, art. 21, lettera
u);
- Vista la legge 20 luglio 2004, n. 189;
- Visti gli articoli 544-bis, 544-ter, 440, 638, 650 e 674 del
codice penale; - Visto il decreto legislativo 17 marzo 1995, n.
194, e successive modifiche; - Visto l'art. 32 della legge 23
dicembre 1978, n. 833;
- Visto l'art. 117 del decreto legislativo 31 marzo 1998, n.
112;
- Visto il decreto del Presidente della Repubblica n. 392,
del 6 ottobre 1998; - Visto il decreto legislativo 25 febbraio
2000, n. 174; - Vista l'ordinanza 18 dicembre 2008;
- Vista l'ordinanza 19 marzo 2009;
- Rilevato il persistere del fenomeno relativo alla uccisione di
animali mediante l'utilizzo di esche o bocconi avvelenati sia in
ambito urbano, che extraurbano nonché gli episodi sempre più
frequenti di mortalità tra la fauna selvatica per ingestione di
sostanze tossiche abbandonate volontariamente nell'ambiente, con
conseguenti rilevanti danni al patrimonio faunistico selvatico ed
in particolare alle specie in via di estinzione;
- Tenuto conto che la presenza di veleni e sostanze tossiche sul
territorio, in particolare sotto forma di esche o bocconi,
rappresenta un serio rischio per la popolazione umana, in
particolare per i bambini, sia direttamente che indirettamente
attraverso la contaminazione ambientale, nonché per
l'ambiente;
- Ritenuto necessario, per le motivazioni sopra indicate,
prorogare e rafforzare le misure previste dalla ordinanza
ministeriale del 18 dicembre 2008 come modificata dall'ordinanza
19 marzo 2009;
ORDINA
Art. 1
1. L'ordinanza 18 dicembre 2008, come modificata dall'ordinanza
19 marzo 2009, è così modificata:
a) all'art. 1, comma 2 dopo la parola «metalli» sono aggiunte le
parole «o materiale esplodente»;
b) l'art. 1, comma 3 è così sostituito: «3. Il proprietario
o il responsabile dell'animale deceduto a causa di esche o
bocconi avvelenati deve segnalare il caso alle autorità
competenti tramite il medico veterinario che emette la diagnosi
di sospetto di cui all'art. 2, comma 1»;
c) l'art. 1, comma 4 è così sostituito: «4. Le operazioni
di derattizzazione e disinfestazione, eseguite da ditte
specializzate, devono essere effettuate con modalità tali da non
nuocere in alcun modo alle persone ed alle specie animali non
bersaglio e devono essere pubblicizzate dalle stesse ditte,
tramite avvisi esposti nelle zone interessate con almeno cinque
giorni lavorativi d'anticipo. La tabellazione deve contenere
l'indicazione di pericolo per la presenza del veleno, gli
elementi identificativi del responsabile del trattamento, la
durata del trattamento e l'indicazione delle sostanze
utilizzate»;
d) all'art. 1 dopo il comma 4 sono inseriti i seguenti
commi:
«5. Al termine delle operazioni il responsabile della ditta
specializzata deve provvedere alla bonifica del sito mediante il
ritiro delle esche non utilizzate e delle spoglie dei ratti o di
altri animali infestanti».
«6. Nelle aree protette per motivi di salvaguardia di specie
selvatiche oggetto di misure di protezione a carattere
internazionale, ove esse siano particolarmente minacciate dai
ratti, è possibile effettuare, previa comunicazione al Ministero
della Salute, operazioni di derattizzazione mediante rodenticidi
senza l'utilizzo degli appositi contenitori di esche a condizione
che:
a. il principio attivo utilizzato come rodenticida sia a bassa
persistenza ambientale al fine di evitare la contaminazione della
catena alimentare e dell'ambiente;
b. sia stabilita la durata massima di permanenza nell'ambiente
delle esche in relazione agli obiettivi da raggiungere, sulla
base della letteratura scientifica più aggiornata;
c. al termine dell'operazione le esche non utilizzate siano
rimosse dall'ambiente e venga redatto un apposito verbale di
chiusura dell'operazione, a cura del responsabile della stessa,
nel quale sia indicato il numero di esche immesse nell'ambiente,
l'area interessata dall'operazione ed il numero di esche, non
utilizzate e rimosse al termine dell'operazione. Il suddetto
verbale, inviato in copia al Ministero della Salute, è a
disposizione delle autorità competenti per eventuali
controlli»;
e) l'ultimo periodo del comma 2 dell'art. 2 è abrogato.
f) all'art. 3, comma 1 la parola «autopsia» è sostituita
con la parola «necroscopia e la parola «autoptica» è sostituita
con la parola «necroscopica»;
g) all'art. 3, comma 2 dopo le parole «territorialmente
competente» sono aggiunte le parole «, al sindaco»;
h) all'art. 4, comma 1 dopo le parole «all'art. 2, comma 1»
sono aggiunte le parole «o all'art. 3, comma 2»;
i) all'art. 5, comma 1 dopo la parola «amaricante» sono
aggiunte le parole «o repellente» e dopo le parole «solo
all'animale bersaglio» sono aggiunte le parole «fatti salvi i
casi previsti all'art. 1, comma 6»;
Art. 2
1. Il termine di validità dell'ordinanza del Ministro del Lavoro,
della Salute e delle Politiche Sociali 18 dicembre 2008, come
modificata dall'ordinanza 19 marzo 2009 e dalla presente
ordinanza, è prorogato di ulteriori 24 mesi decorrenti dalla data
di pubblicazione della presente.
2. La presente ordinanza, inviata alla Corte dei Conti per la
registrazione, entra in vigore il giorno della pubblicazione
nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana ed ha
efficacia di ventiquattro mesi a decorrere dalla predetta
pubblicazione.
Roma, 14 gennaio 2010
Il Ministro Fazio Registrato alla Corte dei Conti il 29 gennaio
2010 Ufficio di controllo preventivo sui Ministeri dei Servizi
alla Persona e dei Beni Culturali, registro n. 1, foglio n. 247
Risposta a domanda presente su sito: COME SCEGLIERE UNA DITTA DI DISINFESTAZIONE
By Marco GustiSu un sito - Mosquito Web - leggo questo articolo:
COME SCEGLIERE UNA DITTA DI DISINFESTAZIONE
Supponiamo di volersi rivolgere a professionisti per svolgere le operazioni di disinfestazioni nel proprio giardino. Quali sono i criteri che una ditta seria dovrebbe rispettare? Come valutare un preventivo? Che tipo di informazioni ci dobbiamo aspettare?
Dal sito della Camera di Commercio di Milano:
Le imprese artigiane che svolgono l'attività di disinfestazione, derattizzazione e sanificazione (L.82/94 e D.M. 274/97) devono possedere i requisiti di onorabilità (art. 2 legge 82/94) ed, inoltre, devono autocertificare il possesso dei seguenti requisiti:
Economico finanziari Tecnico professionali
Per quanto riguarda i requisiti Tecnico professionali relativi alle competenze specifiche viene richiesto che:
Per uno dei titolari il diploma di istruzione secondaria superiore di 5 anni con biennio di chimica.
Per i dipendenti 3 anni svolti presso le imprese del settore o all'interno di uffici tecnici come: dipendente qualificato, familiare collaboratore, socio partecipante al lavoro, titolare d'impresa.
Naturalmente molti dei disinfestatori professionisti che operano in Italia sono altamente qualificati e sono dotati di attestati di frequenza o certificazioni relative a corsi professionali pagati profumatamente. Purtroppo però non esiste una normativa che rende questi corsi "validi" ai fini della abilitazione professionale.
Insomma... oggi la figura professionale del disinfestatore rientra nelle imprese di pulizia. Non sono obbligatori corsi di formazione per i dipendenti di queste ditte.
Dopo questa doverosa premessa cerchiamo di capire in che modo scegliere chi dovrà effettuare il lavoro a casa nostra.
Un intervento non dovrebbe essere limitato ad una passata con insetticida e via. Dovrebbe esserci un sopralluogo, la ricerca e rimozione dei ristagni, la informazione dei proprietari del terreno con nozioni di base e infine la disinfestazione vera e proria (se serve) magari ponderata in base alle previsioni atmosferiche per non rendere vano l'intervento e la spesa nel giro di poche ore.
Un preventivo formulato correttamente deve contenere una serie di informazioni importanti tra le quali:
· le modalità del trattamento
· la tempistica e la tipologia del prodotto che s’intende impiegare con indicazione del suo nome commerciale e specifica del principio attivo in essa contenuto.
· È importante che la ditta di disinfestazione fornisca la scheda tecnica e di sicurezza del prodotto che intende proporre per l’intervento.
· Non devono essere previsti trattamenti adulticidi a calendario in quanto inefficaci in termine di prevenzione.
· Una ditta che fornisce anche indicazioni sui microfocolai e la relativa eliminazione, effettua un ottimo servizio poiché applica i concetti di prevenzione.
Veniamo ora all'informazioni principale che un preventivo deve contenere: il costo dell'intervento. Il prezzo varia in funzione della superficie su cui è necessario intervenire e sulla complessità del sito.
Nel momento in cui l'impresa di disinfestazione arriva sul luogo con l'atomizzatore e non ha fatto nessuna azione preparatoria (ricerca di focolai, identificazione del tipo di larve trovate, anche semplici chiacchiere finalizzate ad istruire i proprietari sulla prevenzione), è plausibile che il corrispettivo da pagare sia costituito dalla tariffa della macchina operatrice (mano d'opera) più i prodotti utilizzati.
Alcuni professionisti ipotizzano una spesa indicativa di 200 euro + IVA per un sito di circa 2000 mq, per quanto articolato e complesso esso sia.
E voi? Che esperienze avete avuto?
Ho preparato una mia risposta che non può essere ospitata nello spazio del sito perché troppo lunga. La pubblico qui:
In Italia esistono circa 1000 Aziende di disinfestazione iscritte alle Camere di Commercio che svolgono in modo continuo l’attività. Esistono poi almeno 50.000 aziende di servizio che, gestendo il full service nell’accezione inglese del termine fanno “anche” disinfestazione. Moltissime lo riportano nella ragione sociale, ma ciò non vuol dire che sano in grado di svolgere il servizio.
Intendiamoci bene: chi qualifica le imprese i Disinfestazione? Oggi in Italia non esiste la necessità di sostenere esami o abilitazioni, al contrario di quello che avviene in altri Paesi europei. In Croazia per esempio il Disinfestatore professionale deve rinnovare la sua abilitazione ogni 3 anni. Un po’ come accade da noi per il porto d’armi o per la patente di guida. Ottima cosa! In Italia no dicevo.
Questo è un male. Altra questione: chi qualifica all’uso dei formulati Presidi medico chirurgici (Pmc) che si utilizzano? Anche in questo caso nessuno. I formulati per uso Agricolo – Presidi Sanitari – hanno per la prima e seconda classe … l’obbligo che chi li acquista e li utilizza sia dotato di patentino (rilasciato per esame dall’Ispettorato agrario provinciale). Molto spesso il grado di tossicità dei PMC (utilizzo nell’ambiente e per la lotta alle zanzare nel verde urbano) è identico a quello dei PS (utilizzo in agricoltura o per difendere le derrate in silos). Ebbene, la Signora Maria di Voghera può acquistare lo stesso formulato che utilizza il disinfestatore e distribuirlo nell’ambiente senza problema …… neppure per quanto concerne i rifiuti che sono SPECIALI per il Disinfestatore …. Ma assimilabili ad urbani per la Signora Maria.
Torniamo ai Disinfestatori: corretto dire che sono dei “Professionisti dell’Igiene”. Hanno conoscenze di Agronomia, Biologia, Veterinaria, Scienze ambientali, sanno manipolare macchinari importanti, devono soprattutto essere consapevoli che il loro lavoro ha fini socialmente utili, pensiamo alla trasmissione della zanzara tigre ed i danni portati dalla chikungunya anche qui in Italia nel 2008 nel ravennate …., dove una task force di Tecnici disinfestatori altamente qualificati ha impedito l’espandersi del problema con il controllo in tre giorni di un territorio esteso andando casa per casa, guidati dalle Autorità sanitarie …
Ma chi li prepara? Al di la del fatto che occupandomi di formulati nel settore specifico dal 1981 ho visto l’evolversi della disinfestazione italiana, conoscendo le seconde ed anche le terze generazioni ormai anche fatte di tecnici laureati ….. posso dire che disinfestatori non ci si improvvisa.
Chi scegliere dunque? Chi non si limita al solo preventivo telefonico ma fornisce consigli e dispensa anche conoscenza strutturale oltre che biologica. Accertarsi che l’Azienda sia iscritta all’Associazione di categoria che ha il vantaggio di “qualificare” i Tecnici della disinfestazione. In Italia l’unica Associazione presente è A.N.I.D. – Associazione Nazionale Imprese Disinfestazione – riconosciuta dal Ministero del Lavoro e della Salute. Svolge corsi di formazione agli addetti su tre livelli. Nel 1° livello qualifica gli operatori dando gli strumenti per poter avere le conoscenze sugli infestanti, sui formulati e su come operare in sicurezza, oltre come comportarsi con il Cliente. Nel 2° livello si approfondiscono i temi e s danno strumenti di riconoscimento infestanti più approfonditi. Il 3° livello è destinato a management delle aziende di disinfestazione. Un plauso quindi ad A.N.I.D. per avvalersi di esperti del settore e docenti universitari.
Molte Aziende che producono formulati fanno formazione alle aziende di disinfestazione. Ciò è lodevole, ma dovrebbe essere orientato all’utilizzo dei prodotti …. altrimenti faccio un paragone immediato: è come se una casa automobilistica vendesse l’auto e la patente di guida. Al massimo potrà organizzare un corso di guida sicura per far conoscere meglio l’auto, ma non qualificare di fronte alla legge alla guida. Stessa cosa per i formulati ….
Per concludere, verificate che l’Azienda di Disinfestazione sia qualificata ed abbia i Tecnici che abbiano svolto corsi di formazione professionale. Se poi è anche iscritta all’Associazione è sicuramente una garanzia in più .
Anche a voi chiedo che ne pensate.
Controllo e lotta alle vespe: improvvisarsi non si può!
By Marco Gusti
Articolo apparso su rivista
GSA
http://www.gsanews.it
Negli ultimi anni un servizio sempre più richiesto alle
Aziende di disinfestazione è quello del controllo degli
Imenotteri aculeati. Un lavoro che non si improvvisa. Vediamo
perché.
Nell’immaginario collettivo una delle paure maggiori causate dalla presenza di insetti è sicuramente rappresentata dalla possibilità di essere punti. Ebbene: le vespe sono senza dubbio tra quelli più temuti. Molto spesso, però, si tende a generalizzare scambiando per vespa un qualsiasi insetto volante giallo e nero (colori che, che -guarda caso!- in natura rappresentano un avvertimento per gli altri animali, il cosiddetto aposematismo). E se nel caso delle vespe il pericolo è evidente, nessun problema si pone per altri insetti, quali bombi o sirfidi, simili ma per nulla aggressivi e pericolosi. In ogni caso, l’entomofobia, ovvero la paura degli insetti, non è cosa rara e colpisce gran parte della popolazione.
Gli Imenotteri
Gli Imenotteri rappresentano uno degli ordini più vasti del regno animale per il gran numero delle specie, tra l’altro in continua espansione (ne vengono catalogate ancora oggi di nuove). Una delle caratteristiche degli Imenotteri è la presenza nelle femmine di un ovopositore molto allungato, cioè una specie di tubo che serve per inserire le uova nei tessuti di piante o di altri insetti parassitati. Alcuni Imenotteri hanno perso questa particolarità e l’ovodepositore si è trasformato in arma di offesa e difesa, un aculeo collegato a ghiandole produttrici di veleno. Le vespe appunto hanno questa caratteristica che le evidenzia particolarmente. Sono insetti a ciclo completo: uova – pupa – larva – adulto. L’ovodeposizione avviene in primavera e trova il massimo sviluppo in estate, esaurendosi poi con l’autunno. L’unico esemplare che sopravvive all’inverno è la regina – essa infatti sverna feconda in luoghi riparati - che ha il compito di fondare nuove colonie la primavera successiva.
Insetti sociali…
Così come le api, anche le vespe sono insetti sociali, con nidi che possono variare da poche decine di unità a molte centinaia. Anche se hanno una grande utilità ecologica, rappresentano un problema quando infestano ambienti urbani, edifici pubblici, abitazioni o industrie (in particolare industrie alimentari). Le loro punture possono rappresentare una minaccia al benessere dei cittadini, e per questo motivo hanno un interesse sanitario per le A.S.L., e richiedono in alcuni casi l’intervento dei Vigili del Fuoco o di disinfestatori qualificati.
Si fa presto a dire vespe…
Soffermiamoci ora sulle vespe. Fanno parte dell’ordine Hymenoptera, sottofamiglia Vespidae. Le distinguiamo in specie sociali (Vespa crabro) e solitarie (Polistes dominulus L.). La loro organizzazione sociale prevede la presenza di femmine sterili operaie, ed una o più femmine fertili dette regine. I maschi appaiono solo nel periodo riproduttivo. La vita sociale è annuale, con la fondazione della nuova colonia da parte della femmina (regina) che è l’unica a svernare. Le vespe, al contrario delle api, sono insetti predatori che non disdegnano la cattura di altri insetti e se ne può riscontrare la presenza in zone alimentari alla ricerca di piccole porzioni di carne. Sono abili volatori che possono arrivare a coprire con il loro volo particolarmente veloce (fino a 30 km/h) superfici fino a 50 kmq.
Pericolose…
La pericolosità delle vespe è data dal veleno che iniettano alla vittima attraverso il pungiglione collegato a 2 ghiandole secernenti e all’apparato muscolare. Le api pungono solo per difesa ed una volta fatto sono costrette alla morte in quanto il pungiglione rimane conficcato nella vittima e strappato nella dipartita. Questo avviene perché il pungiglione è seghettato e quindi rimane conficcato nella carne della vittima. Le vespe invece hanno un pungiglione liscio che estraggono rimanendo vitali, e pronte a tornare all’attacco. L’effetto della puntura può produrre oltre che forte dolore anche shock anafilattico da non sottovalutare per la pericolosità.
Come si alimentano
L’alimentazione delle vespe è costituita da sostanze proteiche quali cadaveri di animali, insetti, carne macellata, spazzatura, sostanze zuccherine per lo più prelevate da frutta in maturazione o melata sulle piante. Questi insetti sono in grado di costruire nidi (fibra di cellulosa) posizionati sui tetti, nelle crepe, all’interno dei cassonetti ecc. Se disturbate attaccano in maniera molto irruenta qualsiasi avventore, uomo compreso. La specie più comune da noi è la Vespula germanica L. che ha un temperamento molto aggressivo, frenetico ed è la principale responsabile di attacchi e punture. Costruisce nidi sia nel terreno, in tane abbandonate, che nelle cavità di alberi o anfratti. I favi sono a volte molto grandi e particolarmente numerosi. La Vespa crabro L. (calabrone) è tra le specie la più terribile predatrice. Ha una colorazione più scura rispetto alle altre specie. Il nido viene costruito sempre fuori terra: essa vive alla periferia delle città e ai confini con le zone agricole. La Polistes gallicus L. , invece, è meglio conosciuta come vespa cartonaia per la sua capacità di costruire nidi utilizzando detriti di legno -scostati dalle superfici grazie al robusto apparato boccale- e carta impastati con la saliva. Ha la particolarità di apparire molto minacciosa, anche se poco aggressiva, per via della sua grandezza. Punge se schiacciata o se minacciata pericolosamente. La collocazione dei nidi, appesi con l’apposito picciolo cartaceo alle travi o alle pareti, la porta nelle vicinanze delle abitazioni dove può entrare alla ricerca di sostanze zuccherine e cibo.
Prevenzione e lotta
I danni che le vespe provocano sono determinati dal possibile inquinamento delle sostanze alimentari, soprattutto nel contesto dell’industria alimentare, oltre al pericolo rappresentato dalle punture, con conseguenti reazioni che, come si è detto, possono portare allo shock anafilattico in funzione del grado di sensibilità personale.
La prevenzione va attuata evitando l’intrusione nei luoghi abitati e di lavorazione (soprattutto carni e pesci). E’ poi opportuno: dotare le porte di dispositivi di chiusura; dotare le finestre di opportune reti – utilizzate anche per il controllo delle mosche - ; coprire i contenitori con alimenti; gestire la pulizia dei pavimenti e delle superfici affinché non rimangano tracce di residui organici; rimuovere velocemente i rifiuti.
L’utilizzo di lampade UV è un buon coadiuvante al controllo negli interni (attratti dalla luce). Non esiste un calendario specifico per i trattamenti ma bisogna intervenire nel caso di presenza (pericolo per l’incolumità). E’ inoltre sempre opportuno asportare il nido. E’ possibile utilizzare formulati spray con forte potere abbattente e lunga gittata a base di piretroidi sinergizzati con PBO. Formulati liquidi a base di permetrina, tetrametrina sono adatti per l’irrorazione dei tetti, luogo dove si riscontra forte presenza di Vespa germanica. Utili anche le trappole a cattura a base di sostanze zuccherine, farina di carne e pesce. Per controllare velocemente un nido è possibile utilizzare anche un estintore a base di CO2. Il getto raffredda immediatamente il nido permettendone la rimozione immediata.
La disinfestazione va eseguita nelle ore notturne, utilizzando una protezione adeguata costituita da una tenuta da apicoltore. Contro le vespe è opportuno utilizzare speciali tute che offrono particolare protezione alle punture dei soggetti. Bisogna poi ricordare che gli attacchi all’uomo sono solo in caso di disturbo al nido, da cui bisogna mantenersi a distanza.
Quanto alle api…
Le api meritano qualche parola a parte. In caso di presenza (sciamatura in posizioni particolarmente pericolose quali giardini, scuole, ecc) è opportuno rivolgersi ad un apicoltore per la consulenza o la rimozione del favo. La più comune è Apis mellifera (ape da miele), presente in tutti i territori, altamente sociale con colonie perenni di migliaia di individui. I nidi possono essere localizzati in cavità naturali o alberature. Normalmente le sciamature delle api avvengono in primavera fino a giugno, quando la vecchia regina si invola con le operaie. Gli sciami sono numerosi e si installano in prossimità dei vecchi favi o arnie. E’ proprio in questo caso che possono arrivare nelle vicinanze delle abitazioni. Di per se non sono mai aggressive, a meno che lo sciame non rimanga fermo per alcuni giorni. In questo caso l’intervento di un apicoltore esperto è determinante per la cattura dello sciame stesso. La legge impedisce l’eliminazione a meno che rappresentino un pericolo per l’incolumità delle persone. Importante è saperle distinguere: le api sono tendenzialmente “pelose” ed hanno un corpo più tozzo. L’apparato masticatore è di tipo succhiante in quanto si nutre di nettare. Nelle vespe, invece, è masticatore con mandibole ben evidenziate. Sul terzo paio di zampe delle api si riscontrano delle “spazzole”, organo costituito da peli rigidi che raccolgono il polline ogni volta che si posano sui fiori alla ricerca di nettare. Questo determina la funzione di impollinazione di cui le api (così come i bombi) sono tra i principali artefici. Ecco perché le api non vanno mai eliminate.
Senza le api la civiltà sarebbe destinata a scomparire in pochi decenni perché verrebbe meno gran parte dell’impollinazione e quindi la possibilità di avere culture ed alimenti.
Marco Gusti – Consulente in igiene ambientale
Blog : la nuova moda di comunicare anche nella disinfestazione
By Marco Gusti
L’uso dell’informatica e della comunicazione telematica è ormai entrata nelle abitudini comuni di gran parte della popolazione, sia a livello personale che aziendale. Da tantissimi anni ormai abbiamo a che fare con il computer e l’informatica. Personalmente sono passato dalla mia Olivetti lettera 32 (che conservo ancora gelosamente e fa bella mostra di se nella mia scrivania ancora funzionante), ad un ingombrante PC Olivetti M 24 . Erano gli inizi degli anni 90 ed era l’inizio anche dei telefonini. Certo allora non si parlava di Internet (anche se già c’era a livello militare) ne di BLOG .
Pare che oggi se non si ha o non si entra in un Blog non si è nessun. Mi sono chiesto che cos’è esattamente un Blog e grazie ad Wikipedia (visto che nel vocabolario Zingarelli che ho a disposizione non è riportato il termine) ho trovato la definizione: è un sito internet (un contenitore quindi) in cui l’autore (Blogger) pubblica periodicamente delle informazioni, idee o quant’altro. Un suo diario quindi in cui oltre alle parole scritte, pensieri , informazioni corredate da immagini, filmati, ecc . Ci sono blog personali o collettivi, dove gli iscritti possono pubblicare loro elaborati, filmati, ecc ed aprire magari un dibattito.
Nel settore della Disinfestazione da un po’ di tempo si trovano blog in cui si possono trovare consigli ed indicazioni per il controllo dei parassiti in ambito domestico e civile. Mosche, scarafaggi, formiche, zanzare (soprattutto la famigerata zanzara tigre), cimici dei letti, tarli, pesciolini d’argento trovano spazio in questo contenitore con consigli utili al controllo. Non dimentichiamo poi i siti ed i blog degli appassionati in cui fioriscono indicazioni per il vero e proprio allevamento di insetti ed artropodi. Ragni, mantidi, batte del Madagascar e chi più ne ha e ne metta trovano spazio virtuale.
Pestforum http://freeforumzone.leonardo.it/forum.aspx?f=76446 è stato tra i primi blog che si è affacciato sulla scena nazionale con l’intento di dedicarsi ai problemi dell’infestazione domestica.
Chi lo ha “postato” (termine tecnico !!??) e tutt’ora lo segue è sicuramente uno dei più riconosciuti esperti del settore della disinfestazione professionale con una conoscenza e soprattutto una passione nel campo dell’etologia di altissimo valore. Ci sono poi tra coloro che danno consigli eminenti esperti agronomi ed entomologi che, nonostante siano celati sotto i nik name, non sfuggono a chi li conosce.
L’uso di internet come contenitore di informazioni fa si che moltissimi utenti oggi cerchino notizie su situazioni o problemi, e trovino delle risposte. Ce ne sono tante e l’importante è capire quali sono giuste. Tempo fa mi è capitato di imbattermi in un problema di cimice dei letti in una normalissima ( e superpulita oserei dire) abitazione, dove ha ricevuto un terzo grado dall‘ ”angelo del focolare” prima di poter operare. Guardando il ripiano della cucina ho capito perché: tra minipimer, elettrodomestici , stoviglie, bicchieri e quant’altro, troneggiava un PC portatile ovviamente con connessione wi fi attiva, aperto sulla pagina di Pest Forum. Ovviamente le informazioni vanno poi applicate e gestite e non è stato il caso, visto che hanno chiamato un PCO. In ogni caso prima di intervenire mi è stato fatto l’esame: cicli di vita dell’insetto, luoghi di annidamento, possibili conseguenze sanitarie, abitudini, nascondigli. Peccato che io le abbia individuate con un’attenta ispezione, lei no!
Oltre al network aperto a tutti fa la sua comparsa Pest Book – Pest Forum Network http://www.pestbook.it/ che si prefigge di avvicinare i professionisti del settore. Più che un blog un vero e proprio portale in cui tra il serio ed il faceto molti Disinfestatori ed Operatori del settore dicono la loro ed espongono “Case History”. Un grosso plauso al suo fondatore per l’idea e soprattutto la dedizione. Ma quanto tempo ci dedica ? (soprattutto … quanto guadagna?)
Si trovano Forum specifici su scarafaggi, zanzare, mosche, tarli, cimici dei letti, smaltimento dei rifiuti, sistemi di disinfestatori e tutto quello che può servire, compresa la legislazione. Non ultimo le informazioni sulle attività di divulgazione e delle Associazioni di categorie.
Le Aziende di produzione e di disinfestazione ci fanno anche pubblicità.
Aspetto interessante sono gli eventi con informazioni tempestive di tutto quanto riguarda il settore (meeting, convegni, incontri associazione ANID), i video più singolari, le foto, la storia della disinfestazione con riportati esempi di “museo etnografico della disinfestazione e della derattizzazione”.
Il blog è visitato e vissuto. Ci sono persone che proprio sono affezionate e con competenza e ragione di causa aprono propri e veri dibattiti. Leggendo gli interventi, i commenti, le precisazione, le risposte ai commenti si respira aria di passione.
Singolare è come un mio articolo comparso su questa rivista e poi trascritto sul blog abbia dato seguito a più e più commenti e precisazioni. Parlavo di topi e ratti e chiedevo alla fine alla luce del nuovo decreto Martini che prevede la rimozione delle esche al termine delle operazioni: “ma quando termina la derattizzazione ?”.
Ho individuato la risposta più sensata, in ogni caso lascio al lettore curioso di cercala.
La vita del blog non termina qui. Oggi i social network spopolano. Facebook ha raggiunto un numero incredibile di iscritti e visitatori e certamente i Disinfestatori non potevano mancare.
A parte la presenza di Pest Book che ci tiene informati di ogni nuova pubblicazione, post o filmato immesso, ci si connette con i PCO di tutto il mondo. Immagini e filmati dei Colleghi statunitensi, non dediti al solo controllo di “pest” a cui noi siamo abituati quali insetti, topi al massimo allontanamento volatili o cattura di qualche tasso per poi rimetterlo in natura. Li vediamo alle prese con ragni velenosi, addirittura serpenti (che si, li ci sono da noi al massimo qualche allontanamento di serpi) ed altri rettili.
Singolare è il sito di una persona che stanca di non poter vivere lo spazio verde del suo giardino si è dato da fare per cercare le soluzioni ed ha poi reso pubbliche le scoperte. Da blog a sito d’informazione sulle zanzare ed il mondo collaterale. Così è nato Mosquito Web http://www.mosquitoweb.it/ un vero e proprio portale dove ci si trova proprio tutto selle zanzare: biologia, metodi di lotta, prodotti, informazioni, filmati. Addirittura consigli personalizzati.
Una parola va spesa anche per i feed, un nuovo strumento che permette di essere sempre aggiornati sulla posta elettronica delle pubblicazioni e delle novità di un sito (tra l’altro consiglio proprio quello di GSA che informa tempestivamente e più volte al giorno su novità, leggi, eventi nel campo della sanificazione ambientale).
Farfalline della pasta, strani insetti che frequentano gli scarichi dei bagni. Le richieste sono le più disparate. Rimaniamo comunque nel “fai da te” ! Quando i problemi diventano seri è il caso di chiamare un esperto. Il Disinfestatore Qualificato che metta in atto le procedure e la giusta difesa. Disinfestatori non si nasce e non ci si improvvisa. L’attività richiede qualificazione, esperienza, preparazione, ma soprattutto ore di formazione.
Al termine una domanda mi viene da chiedermi: ma se seguiamo tutto questo, quando lavoriamo ??









