PRESUNTI AVVELENAMENTI, ESPOSTI ALLA PROCURA E PREGIUDIZI
By Marco Gusti
Articolo apparso su rivista Dimensione
Pulito nel giugno 2009 a seguito di articoli su
presunti avvelenamenti da operazioni di disinfestazione -
derattizzazione - diserbo. Se ne torna a parlare visto che in
questi giorni si è verificato altro episodio simile a Rho alle
porte di Milano -
A cura di Graziano Dassi e Marco Gusti
Copia articolo da Gazzetta della Martesana 18 maggio 2009
scaricabile al link http://www.lamartesana.it/login.php?artID=1092103
PREMESSA
Il caso di cui ci occupiamo è emblematico dei rischi connessi con i servizi di Disinfestazione e Derattizzazione. Sempre, come potete leggere nell’articolo riportato, l’imprecisione e i preconcetti la fanno da padrone. E’ nostra convinzione che “tutte le generalizzazioni sono pericolose. Anche questa”! Per cui cercheremo di essere quanto più possibile precisi aggiungendo che entrambi noi autori siamo possessori di cani di cui abbiamo cura ricevendo in cambio incommensurabile affetto.
L’obiettivo é analizzare per capire e quindi porre rimedio.
I FATTI
Nell’articolo a cui facciamo riferimento emergono delle affermazioni che meritano riflessioni affinché sia possibile formulare delle ipotesi razionali.
Punto primo
I fatti si presentano da alcuni anni fra marzo e aprile. La nostra considerazione è che la derattizzazione perdura tutto l’anno, per cui causa ed effetto non sembrano correlate.
La disinfestazione in quel periodo si limita a interventi larvicidi nei tombini, per cui anche in questo caso gli eventi sembrano scollegati.
Punto secondo
Casi di presunti avvelenamenti sono riferiti a lepri, gatti e ricci. Animali con abitudini alimentari assai diverse, per cui trovare collegamenti sembra impossibile e quindi fuorviante, Vale il detto “una volta escluso l’impossibile non resta che l’improbabile.
Punto terzo
I sintomi in molti casi portano a pensare ad avvelenamento dovuto a prodotti chimici (*) come disinfettanti, si noti l’imprecisione veniale, ma siccome ci troviamo di fronte ad un esposto alla Procura….; ma non si escludono topicidi e altre “trappole”. Il sospetto di un atteggiamento acriticamente preconcetto c’è, soprattutto per l’impossibilità di trovare notizie tossicologiche sulle “altre trappole”. Più oltre si dice ”sono presenti in due o tre casi sintomi gastroenterici non riconducibili a malattie virali o batteriche, è una situazione sospetta”. Chi parla è un veterinario, il suo dire è deontologicamente corretto, e a loro ci rivolgiamo per avere suggerimenti e approfondimenti.
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(*) tanto per ridimensionare gli aspetti negativi correlati alla chimica ricordiamo che se uno beve una soluzione-sospensione di azulene, anetolo, riboflavina, e acido ascorbico oltre a resine e mucillaggini altro non fa che ingerire un infuso di camomilla, mentre se la tazza contiene cinapina e acido formico deve fare attenzione ai dosaggi perché se ben usata la cicuta calma gli spasmi delle vie respiratorie e le contrazioni dolorose dello stomaco, dell’intestino e della vescica; se si esagera l’esito è infausto. (tratto da Oiante medicinali, erbario illustrato. Autore Suor Bernardina – ed Piemme). |
Punto quarto
Viene riportato che in due casi c’è stata l’ingestione di una barretta che, in qualche modo, potrebbe essere riconducibile ai topicidi utilizzati per la derattizzazione. Più avanti si precisa meglio “si tratta di una barretta ossidata di cui era rimasta una polvere bianca che ho fatto analizzare all’Istituto Zoo profilattico di Milano”. Queste affermazioni meritano molta attenzione ma, in attesa dei risultati delle analisi, si possono avanzare delle ipotesi quanto più possibile razionali. I prodotti utilizzati dalla Ditta incaricata del servizio sono posti in mangiatoie di sicurezza, i rodenticidi hanno una colorazione ben evidente che non viene indicata e, oltre a tutto, l’ingestione di una “barretta” di quel topicida non porterebbe a nessuna sintomatologia nei confronti di un cane di 40 kg in buona salute. Cosa aggiungere? Se la causa-effetto (barretta-avvelenamento) nei due casi citati emergesse l’ipotesi di un boccone avvelenato o di una derattizzazione sconsiderata prenderebbe corpo. Ma le responsabilità e gli interventi da adottare sarebbero diversi da quelli più o meno velatamente indicati nell’articolo che ipotizza improbabile l’azione di uno squilibrato ed emergerebbe anche la possibilità dell’utilizzo di prodotti ormai usciti dalla farmacopea in uso da parte di derattizzatori fai da te (azzardiamo l’utilizzo di fosfuro di zinco, ma è proprio un azzardo fatto per non trascurare nulla).
Punto quinto
Viene anche ipotizzata l’eventualità di una ingestione indiretta (una leccata) causata da una disinfestazione fatta con glifosate (noto diserbante di post-emergenza a destino ambientale noto, degrada totalmente nel terreno in due settimane). Nell’articolo si aggiunge che “il glifosate è dannoso all’uomo e alla natura, ma che può portare malformazioni e tumori”. Premesso che ogni sostanza può portare ad effetti indesiderati, [vedi la citata camomilla, sale da cucina (il diserbante utilizzato da Attila re degli Unni) e valeriana], per cui la prudenza è d’obbligo, pur tuttavia ci sentiamo di affermare che una leccata al glifosate non può portare a morte un cane adulto. Quindi ecco riproposta la necessità di analizzare i fatti attentamente, senza pregiudizi, con l’obiettivo di capire per intervenire in modo mirato, giusta l’affermazione di “vogliamo vederci chiaro”. Giusto anche non volere fare terrorismo, perché voce dal sen fuggita è come freccia che dall’arco scocca, può recare danno sia inducendo ansia all’opinione pubblica sia contribuendo alla disinformazione sia ai professionisti seri del settore. A tal proposito continuiamo riportando uno stralcio della risposta del Direttore tecnico della ditta incaricata dei servizi.
RISPOSTA DEL DISINFESTATORE “L’applicazione delle esche avviene con l’ausilio di contenitori di sicurezza (bait box) che non permettono l’accesso al proprio interno se non ai roditori. I contenitori sono vincolati al terreno o alle pareti, hanno una resistenza meccanica capace di non alterarsi neppure con lo schiacciamento da parte di un mezzo di lavoro, hanno una chiusura con chiave a disposizione solo dei tecnici, permettono il consumo dell’esca da parte dei roditori solo all’interno del contenitore stesso, essendo l’esca vincolata.
In pratica il ratto consuma al suo interno l’esca senza possibilità di essere spostata in altri luoghi. Questo ne evidenzia e ne potenzia la sicurezza. L’esca rodendicida registrata al Min. della Salute ha tra i suoi componenti il Denatonium Benzoate una sostanza “amaricante” chiamata Bitrex che ha la particolarità di non permettere agli animali domestici ed ai bambini di ingerire le esche in quanto, estremamente amara, provoca il vomito impedendo l’ingestione dell’esca. Qualcuno potrebbe pensare e chiedersi allora perché i ratti ed i topi la ingeriscono. Presto detto: la conformazione dello stomaco dei ratti è tale da impedire allo stesso di vomitare e quindi, dopo aver ingerito le esche non può più espellerle, cosa che farebbe un cane, un gatto o un uomo”..
Certo l’uso di esche con Dimetoato Benzoate è sintomo di attenzione alla sicurezza, ma il rischio che tale prodotto (che ha superato tutti i test tossicologici doverosamente necessari e richiesti dall’Istituto Superiore della Sanità) non incappi in generiche affermazioni più o meno allarmanti e allarmistiche esiste.
CONCLUSIONI
Ci sentiamo dei detective dell’ambiente e vorremmo avere le capacità analitiche e deduttive di Sherlock Holmes ma, come affermava il suo autore Arthur Conan Doyle, nessuna affermazione è possibile senza avere compiutamente analizzato i fatti.
Ciò detto non ci rimane rimarcare che, gli scongiuri sono d’obbligo, incidenti del genere sono sempre possibili e, oltre a tutto, il lavorare bene non li scongiura affatto, soprattutto nella fase iniziale e a cose chiarite il danno di immagine rimane. Le smentite, quando ci sono, non le legge nessuno.
ESORTAZIONI
L’esortazione è rivolta ai Produttori-distributori di biocidi affinché facciano opera di divulgazione presso i veterinari in modo da dare loro le informazioni necessarie, all’Associazione di categoria, ma non solo, perché inserisca nei sui Corsi il modo corretto di formulare un’offerta corredandola delle necessarie informazioni e dia ai tecnici-operatori il modo di interfacciarsi con eventuali interlocutori e, a tutti gli addetti ai lavori, di impegnarsi per dare spessore professionale al proprio lavoro.
IMPEGNO DEGLI AUTORI E DELLA RIVISTA
Gli eventi saranno seguiti sia a livello dell’esecuzione dei servizi con report, monitoraggi ambientali e documentazioni fotografiche sia sugli sviluppi dell’esposto alla Procura.
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2 anni fa accuse alla disinfestazione per moria cani in un Comune in Provincia di Milano
By Marco Gusti
L'articolo da cui parte l'inchiesta lo
trovate su
http://www.lamartesana.it/login.php?artID=1092103
PRESUNTI AVVELENAMENTI, ESPOSTI ALLA PROCURA E
PREGIUDIZI
A cura di Graziano Dassi e Marco Gusti
PREMESSA
Il caso di cui ci occupiamo è emblematico dei rischi connessi con i servizi di Disinfestazione e Derattizzazione. Sempre, come potete leggere nell’articolo riportato, l’imprecisione e i preconcetti la fanno da padrone. E’ nostra convinzione che “tutte le generalizzazioni sono pericolose. Anche questa”! Per cui cercheremo di essere quanto più possibile precisi aggiungendo che entrambi noi autori siamo possessori di cani di cui abbiamo cura ricevendo in cambio incommensurabile affetto.
L’obiettivo é analizzare per capire e quindi porre rimedio.
I FATTI
Nell’articolo a cui facciamo riferimento emergono delle affermazioni che meritano riflessioni affinché sia possibile formulare delle ipotesi razionali.
Punto primo
I fatti si presentano da alcuni anni fra marzo e aprile. La nostra considerazione è che la derattizzazione perdura tutto l’anno, per cui causa ed effetto non sembrano correlate.
La disinfestazione in quel periodo si limita a interventi larvicidi nei tombini, per cui anche in questo caso gli eventi sembrano scollegati.
Punto secondo
Casi di presunti avvelenamenti sono riferiti a lepri, gatti e ricci. Animali con abitudini alimentari assai diverse, per cui trovare collegamenti sembra impossibile e quindi fuorviante, Vale il detto “una volta escluso l’impossibile non resta che l’improbabile.
Punto terzo
I sintomi in molti casi portano a pensare ad avvelenamento dovuto a prodotti chimici (*) come disinfettanti, si noti l’imprecisione veniale, ma siccome ci troviamo di fronte ad un esposto alla Procura….; ma non si escludono topicidi e altre “trappole”. Il sospetto di un atteggiamento acriticamente preconcetto c’è, soprattutto per l’impossibilità di trovare notizie tossicologiche sulle “altre trappole”. Più oltre si dice ”sono presenti in due o tre casi sintomi gastroenterici non riconducibili a malattie virali o batteriche, è una situazione sospetta”. Chi parla è un veterinario, il suo dire è deontologicamente corretto, e a loro ci rivolgiamo per avere suggerimenti e approfondimenti.
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(*) tanto per ridimensionare gli aspetti negativi correlati alla chimica ricordiamo che se uno beve una soluzione-sospensione di azulene, anetolo, riboflavina, e acido ascorbico oltre a resine e mucillaggini altro non fa che ingerire un infuso di camomilla, mentre se la tazza contiene cinapina e acido formico deve fare attenzione ai dosaggi perché se ben usata la cicuta calma gli spasmi delle vie respiratorie e le contrazioni dolorose dello stomaco, dell’intestino e della vescica; se si esagera l’esito è infausto. (tratto da Oiante medicinali, erbario illustrato. Autore Suor Bernardina – ed Piemme). |
Punto quarto
Viene riportato che in due casi c’è stata l’ingestione di una barretta che, in qualche modo, potrebbe essere riconducibile ai topicidi utilizzati per la derattizzazione. Più avanti si precisa meglio “si tratta di una barretta ossidata di cui era rimasta una polvere bianca che ho fatto analizzare all’Istituto Zoo profilattico di Milano”. Queste affermazioni meritano molta attenzione ma, in attesa dei risultati delle analisi, si possono avanzare delle ipotesi quanto più possibile razionali. I prodotti utilizzati dalla Ditta incaricata del servizio sono posti in mangiatoie di sicurezza, i rodenticidi hanno una colorazione ben evidente che non viene indicata e, oltre a tutto, l’ingestione di una “barretta” di quel topicida non porterebbe a nessuna sintomatologia nei confronti di un cane di 40 kg in buona salute. Cosa aggiungere? Se la causa-effetto (barretta-avvelenamento) lnei due casi citati emergesse l’ipotesi di un boccone avvelenato o di una derattizzazione sconsiderata prenderebbe corpo. Ma le responsabilità e gli interventi da adottare sarebbero diversi da quelli più o meno velatamente indicati nell’articolo che ipotizza improbabile l’azione di uno squilibrato ed emergerebbe anche la possibilità dell’utilizzo di prodotti ormai usciti dalla farmacopea in uso da parte di derattizza tori fai da te (azzardiamo l’utilizzo di fosfuro di zinco, ma è proprio un azzardo fatto per non trascurare nulla).
Punto quinto
Viene anche ipotizzata l’eventualità di una ingestione indiretta (una leccata) causata da una disinfestazione fatta con glifosate (noto diserbante di post-emergenza a destino ambientale noto, degrada totalmente nel terreno in due settimane). Nell’articolo si aggiunge che “il glifosate è dannoso all’uomo e alla natura, ma che può portare malformazioni e tumori”. Premesso che ogni sostanza può portare ad effetti indesiderati, [vedi la citata camomilla, sale da cucina (il diserbante utilizzato da Attila re degli Unni) e valeriana], per cui la prudenza è d’obbligo, pur tuttavia ci sentiamo di affermare che una leccata al glifosate non può portare a morte un cane adulto. Quindi ecco riproposta la necessità di analizzare i fatti attentamente, senza pregiudizi, con l’obiettivo di capire per intervenire in modo mirato, giusta l’affermazione di “vogliamo vederci chiaro”. Giusto anche non volere fare terrorismo, perché voce dal sen fuggita è come freccia che dall’arco scocca, può recare danno sia inducendo ansia all’opinione pubblica sia contribuendo alla disinformazione sia ai professionisti seri del settore. A tal proposito continuiamo riportando uno stralcio della risposta del Direttore tecnico della ditta incaricata dei servizi.
RISPOSTA DEL DISINFESTATORE.(in bozza)
“L’applicazione delle esche avviene con l’ausilio di contenitori di sicurezza (bait box) che non permettono l’accesso al proprio interno se non ai roditori. I contenitori sono vincolati al terreno o alle pareti, hanno una resistenza meccanica capace di non alterarsi neppure con lo schiacciamento da parte di un mezzo di lavoro, hanno una chiusura con chiave a disposizione solo dei tecnici, permettono il consumo dell’esca da parte dei roditori solo all’interno del contenitore stesso, essendo l’esca vincolata.
In pratica il ratto consuma al suo interno l’esca senza possibilità di essere spostata in altri luoghi. Questo ne evidenzia e ne potenzia la sicurezza. L’esca rodendicida registrata al Min. della Salute ha tra i suoi componenti il Denatonium Benzoate una sostanza “amaricante” chiamata Bitrex che ha la particolarità di non permettere agli animali domestici ed ai bambini di ingerire le esche in quanto, estremamente amara, provoca il vomito impedendo l’ingestione dell’esca. Qualcuno potrebbe pensare e chiedersi allora perché i ratti ed i topi la ingeriscono. Presto detto: la conformazione dello stomaco dei ratti è tale da impedire allo stesso di vomitare e quindi, dopo aver ingerito le esche non può più espellerle, cosa che farebbe un cane, un gatto o un uomo”..
Certo l’uso di esche con Dimetoato Benzoate è sintomo di attenzione alla sicurezza, ma il rischio che tale prodotto (che ha superato tutti i test tossicologici doverosamente necessari e richiesti dall’Istituto Superiore della Sanità) non incappi in generiche affermazioni più o meno allarmanti e allarmistiche esiste.
CONCLUSIONI
Ci sentiamo dei detective dell’ambiente e vorremmo avere le capacità analitiche e deduttive di Sherlock Holmes ma, come affermava il suo autore Arthur Conan Doyle, nessuna affermazione è possibile senza avere compiutamente analizzato i fatti.
Ciò detto non ci rimane rimarcare che, gli scongiuri sono d’obbligo, incidenti del genere sono sempre possibili e, oltre a tutto, il lavorare bene non li scongiura affatto, soprattutto nella fase iniziale e a cose chiarite il danno di immagine rimane. Le smentite, quando ci sono, non le legge nessuno.
ESORTAZIONI
L’esortazione è rivolta ai Produttori-distributori di biocidi affinché facciano opera di divulgazione presso i veterinari in modo da dare loro le informazioni necessarie, all’Associazione di categoria, ma non solo, perché inserisca nei sui Corsi il modo corretto di formulare un’offerta corredandola delle necessarie informazioni e dia ai tecnici-operatori il modo di interfacciarsi con eventuali interlocutori e, a tutti gli addetti ai lavori, di impegnarsi per dare spessore professionale al proprio lavoro.
IMPEGNO DEGLI AUTORI E DELLA RIVISTA
Gli eventi saranno seguiti sia a livello dell’esecuzione dei servizi con report, monitoraggi ambientali e documentazioni fotografiche sia sugli sviluppi dell’esposto alla Procura.
Spunti su derattizzazione sicura e piani di lavoro
By Marco Gusti
Articolo apparso su
rivista GSA
http://www.gsanews.it/disinfestazione/linea-di-difesa-anti-topo/
Ratti e topi presentano
delle differenze e come tali vanno affrontati seguendo piani di
lavoro e strategie diverse.
Entrambi sono dei mammiferi roditori appartenenti alla famiglia
dei muridi,
entrambi hanno accompagnato l’uomo nel corso della sua evoluzione
ed esistenza, ma hanno luoghi di vita e di gestione degli spazi
diversi. Quello che li accomuna è:
· Distruzione di milioni di tonnellate all’anno di derrate alimentari, sia consumate che rese inservibili dalla contaminazione con feci ed escrementi,
· Trasporto quali vettori di oltre 200 microorganismi nocivi (virus, batteri, ed altri artropodi tra cui le pulci e le zecche)
· Danni ad impianti elettrici, elettronici e strutturali in industrie e abitazioni
Il Mus domesticus - il topolino delle abitazioni – che di per se può sembrare anche simpatico e reso famoso dalle favole e dai cartoni animati, vive nel contesto delle unità abitative, colonizzando tutti i locali, soprattutto quelli con dispensa e depositi di sostanze alimentari. Vive sempre nell’interno ed ha uno spostamento molto limitato. Quando decide di vivere in un luogo si sposta di alcuni metri (10 – 15), ma vive all’interno dello stesso. Le sue dimensioni sono contenute - pesa max 30 gr. Ed è lungo max 20 cm – e consuma dai 3 ai 5 gr di cibo al giorno. Lo fa però in tantissimi pasti (anche 15) cosicché l’avvelenamento con esche deve avvenire con principi attivi particolarmente efficaci ed a dosi elevate.
Il Rattus rattus– ratto dei tetti – è il ratto “italico” presente ora principalmente nelle zone alte, nei fienili, nei granai, negli allevamenti zootecnici . Nelle zone a clima temperato è possibile vederlo scorazzare nei fili elettrici e sugli alberi delle città e da qui fare capolino nei locali e nelle abitazioni, personalmente mi è capitato di vederlo nella zona di Osta . La sua vita avviene normalmente nelle zone alte quali tetti, abitazioni ed aziende agricole. Le dimensioni sono fino a 45 cm e può pesare oltre 300 gr . E’ onnivoro anche se predilige semi e frutti.
Il Rattus norvegicus - ratto delle fogne – alla sua comparsa in Europa (fine 700) è diventato il ratto dominante . Ha una vita sociale molto sviluppata in colonie molto numerose, è estremamente prolifico, vive in tane all’aperto in prossimità di corsi d’acqua e fognature. Compie i suoi raid all’interno sostanzialmente per trovare cibo. Le sue dimensioni possono arrivare ad oltre 500 gr. Di peso con lunghezza di oltre 50 cm. E’ un grande consumatore di cibo, arrivando ad ingerire al giorno il 10 % del suo peso. A lui piace tutto !
I ratti ed i topi hanno in comune la prolificità con un altissimo numero di nati all’anno per coppia, la capacità di adattarsi in tutte le situazioni, anche le più estreme, ed i danni che recano negli ambienti colonizzati, soprattutto nel contesto degli alimenti (food, produzione, commercializzazione, ecc).
Il controllo diventa essenziale per evitare notevoli danni: perdita annua di centinaia tonnellate di derrate, Inquinamenti di derrate con urina e deiezioni, Rosicchiamento di: cavi elettrici, telefonici, libri, travi di sostegno, danni in agricoltura alle derrate.
Sono in grado di
Passare attraverso aperture di 2,5 cm di diametro.
Arrampicarsi lungo i bordi esterni di tubazioni di qualsiasi lunghezza e larghezza purché siano fissati alla parete con una distanza massima di 7 cm.
Arrampicarsi sui muri in mattone o su qualsiasi altro materiale purché abbia una superficie abbastanza ruvida da offrirgli appigli.
Cadere da un altezza di 15 metri senza rimanere ucciso o riportare danni fisici gravi.
Arrampicarsi all’interno di tubi con diametro compreso tra i 4 ed i 10 cm.
Scavare nella terra in verticale per 1 metro di profondità.
Nuotare per 800 metri in acqua aperta e nelle fogne anche controcorrente.
Immergersi nell’acqua passando attraverso i sifoni dei gabinetti.
Le condizioni che possono influenzare la loro diffusione sono legate all’abbandoni di immondizia, alimenti non protetti – anche in scantinati o depositi - resti di cibo di animali domestici (gattare) mangimi sfusi in allevamenti .. A livello di strutture la cattiva gestione di magazzini e depositi, con merce accatastata vicino alle parei ed in zone non consone, muri rotti, porte lasciate aperte o deteriorate, cavità di tubazioni non sigillate,. Lavori stradali, cantieri, scavi comportano un disturbo alle colonie ed uno spostamento che si traduce poi in infestazione agli stabili ed ai fabbricati limitrofi.
Per la lotta è essenziale far coincidere tre elementi : la prevenzione, il monitoraggio ed il controllo che sono poi i principi base della lotta integrata. L’attività del Pest Control deve essere ricolta prevalentemente alla gestione di un servizio che prevenga, non che combatta. E’ essenziale che le operazioni vengano svolte da aziende preparate che abbiano l’obiettivo di far si che il problema ratti e topi non si crei al committente. E’ essenziale partire dalla base – se possibile – quale la progettazione dei locali, dove non ci devono essere “nicchie di annidamento dei roditori”.
Le fasi di una buona disinfestazione sono:
· Colloquio con il personale – sia essa industria alimentare, scuola, abitazioni, ecc – per comprendere il problema
· Avere a disposizione la cartografia dell’ambiente per verificare presenza di tombinature, fognature, cavedi
· Eseguire un’accurata ispezione – con rilievi fotografici se possibile –
· Bonificare e pulire l’area
· Applicare un impianto di derattizzazione che deve comprendere l’utilizzo di particolari bait box di protezione – sia esse in plastica, metallo – a chiusura di sicurezza e vincolate alle pareti o al terreno, che non siano raggiungibili da animali domestici e bambini.
· Fare una verifica periodica a calendario per il monitoraggio e la sostituzione dell’esca.
Essenziale è la progettazione ed il monitoraggio. E’ buona norma presentare al Committente una relazione tecnica insieme all’offerta economica in cui si riportano le fasi della derattizzazione, insieme all’indicazione dei prodotti e le procedure ed i comportamenti da tenersi durante l’esecuzione dei trattamenti. La scelta del tipo di esca diventa importante . Si utilizzano p.a. anticoagulanti che non inducano sospetti nella colonia di roditori (tra l’altro ratti e topi sono molto restii alle novità e per alcuni giorni potrebbero non consumare le esche ed entrare negli appositi contenitori). In base ai luoghi è opportuno orientarsi su tipi di p.a diversi ed in formulazione diversa. Sono preferibili esche in blocchi che restano vincolati al bait box e quindi consumati sul posto. Le esche asportate nelle tane rischiano di rimanere non consumate (riserva).
La protezione è alla base dell’esecuzione del servizio: le nuove disposizioni di legge (ordinanza del 14 gennaio 2010 ) procedure ben precise ------------ PROPONGO DI ALLEGARE I RIFERIMENTI DI LEGGE ) con obblighi specifici per l’azienda di disinfestazione , Questa legge – conosciuta anche come legge Martin, è stata introdotta per evitare la moria di animali domestici a cui si è assistito per molto tempo.
L’ordinanza ha finalità di salvaguardare le persone, gli animali e l’ambiente, contrastando certe“cattive pratiche” di derattizzazione, sia a livello “fai-da-te” che a livello professionale
Per concludere, una volta stabilita la necessità di una disinfestazione, le linee guida devono comprendere:
· Avviso con appositi cartelli segnalatori da mettere 5 giorni prima dell’esecuzione del trattamento
· Gestione dei punti esca su una planimetria (punti esca lungo i perimetri ogni 15-20 mt per ratti – all’interno ogni 10 mt )
· Cartelli semplici e chiari visibili che segnalano il posizionamento del punto esca in bait box
· Controllo e ripristino dei punti esca a calendario
· Fine della derattizzazione – eliminazione dell’impianto -
Lotta ai roditori nell'industria alimentare: aspetti tecnici e normativi
By Vanessa Patanè
INTRODUZIONE
L’accresciuta consapevolezza dell’opinione pubblica ed il
miglioramento delle condizioni igieniche generali hanno prodotto
negli ultimi anni un notevole incremento dell’attenzione e del
volume d’affari di tutto il settore del controllo dei parassiti
all’interno delle attività legate al comparto alimentare. Ratti e
topi sono oggi i mammiferi più numerosi e largamente diffusi
sulla terra; l’uomo stesso li ha inconsapevolmente favoriti,
lasciando che si sviluppassero di pari in passo con la civiltà e
in particolare con il processo di antropizzazione. E’ stata
proprio l’urbanizzazione, con le immense possibilità di cibo e
rifugio, a concedere a queste specie vantaggi non voluti, ma
sicuramente determinanti, inoltre la cattiva gestione del rifiuto
urbano,il degrado ambientale, le reti fognarie malandate,
l’enorme quantità di rifiuto legata alla civiltà dei consumi e
l’errata progettazione edilizia (che non tiene conto del
“Rat-proofing” cioè a prova di ratto), sono solo alcune delle
grandi occasioni di cui essi approfittano. Con l’ uomo il loro
rapporto è stato sempre caratterizzato da un bilancio negativo
evidenziando perdite economiche dirette e danni igienico
sanitari. Quasi impossibile resta una stima esatta dei gravissimi
danni causati alle derrate alimentari e agli alimenti
immagazzinati, soprattutto se si pensa che devono essere
considerate anche le perdite indirette, dovute sia
all’insudiciamento degli alimenti che al danneggiamento dei
contenitori, spesso in cartoni facilmente attaccabili
dall’animale. Nel corso della storia, i Roditori sono stati senza
dubbio i vertebrati più nocivi alla salute ed alle attività
umane.
Tra le malattie più importanti citiamo quelle batteriche quali
sono Leptospirosi e Salmonellosi.
Ancora oggi numerosi imprenditori che operano nel settore
agro-alimentare considerano il controllo degli insetti e degli
animali indesiderati come una componente relativamente poco
importante della propria attività e trascurano di inserirlo
effettivamente tra i loro compiti o addirittura non lo
contemplano affatto. Spesso ciò si verifica perché gli operatori,
oltre a non conoscere i rischi specifici legati alla eventuale
presenza di infestanti, non hanno avuto tempo o modo di
apprendere le opportune strategie richieste per implementare
programmi di controllo di animali indesiderati che siano efficaci
e proficui. Appare quindi inevitabile che la medesima poca
attenzione sia rivolta alla adeguata formazione del personale
operante, che nella pratica quotidiana è direttamente coinvolto
nell’applicazione di tali misure di controllo. Agli occhi
dell'opinione pubblica la presenza murina appare giustamente
associata alla sporcizia, ai rifiuti abbandonati,
all'inquinamento e in definitiva al degrado ambientale. In realtà
anche se precise norme igieniche, in particolare relative allo
smaltimento dei rifiuti, sono la prima e più valida misura
preventiva contro il diffondersi dell'infestazione, occorre dire
che molti dei fattori ambientali favorenti il moltiplicarsi di
colonie di topi e ratti sono spesso al di fuori delle possibilità
di un controllo preventivo da parte degli organismi sanitari
preposti (ASL e/o Comuni). Un intervento di
derattizzazione correttamente eseguito, oltre che doveroso nei
confronti della salute pubblica, va considerato anche come una
operazione di equilibrio ecologico per l'ambiente, poiché la
nozione stessa di ecologia in un centro urbano o comunque
fortemente antropizzato, non può in alcun modo prescindere da un
intervento cosciente diretto dall'uomo.
Inoltre
bisogna aggiungere che la normativa in materia di igiene dei
prodotti alimentari (DECRETO LEGISLATIVO 26 maggio 1997, n.156
Attuazione della direttiva 93/99/CEE concernente misure
supplementari in merito al controllo ufficiale dei prodotti
alimentari.)non ha del tutto contribuito a chiarire le idee in
merito né ai titolari delle attività alimentari né agli operatori
del settore del controllo dei parassiti, e neppure agli addetti
ai controlli da parte degli enti pubblici, tralasciando un
assenza di uniformità per le procedure da seguire con il
risultato finale che il piano di controllo dei parassiti,
all’interno di un contesto dove si conservano e si manipolano
alimenti, è affidato alla professionalità dell’operatore , alla
sensibilità del committente e/o alla competenza dei suoi
consulenti, in quanto la legge citata non da nessuna direttiva a
riguardo, ma si limita ad una disamina dei principi e la messa in
pratica è lasciata all’interpretazione delle varie figure
coinvolte.
L’IMPORTANZA ECONOMICA DELLA LOTTA AI RODITORI NELLE
INDUSTRIE ALIMENTARI
I roditori trovano all’interno delle aziende agroalimentari
condizioni ambientali ottimali, soprattutto in assenza di
predatori naturali e in termini di temperatura dove trovano ampie
possibilità di rifugio e di spostamento all’interno
dell’edificio. La disponibilità di cibo e acqua, è spesso
sufficiente per il sostentamento di un intera popolazione ed a
seconda delle situazioni specifiche e della stabilità delle
condizioni trofiche e dinamiche consente spesso alle popolazioni
di presentare un attività riproduttiva ininterrotta( Pocock &
all., 2004). Gli stabilimenti industriali sono senza dubbio un
forte richiamo alle popolazioni di roditori che vivono nelle
vicinanze, e l’intensità di questo richiamo è differente a
seconda della tipologia di industria e dipende essenzialmente
dalla tipologia di alimenti presenti all’interno e dall’odore che
scaturisce durante le fasi di lavorazione .

E’ importante soffermarsi sulle implicazioni negative connesse
con la presenza di Roditori nei contesti alimentari. Infatti i
prodotti alimentari sono generalmente soggetti a insidie continue
da parte di topi e ratti, che tendono ad aggredirli lungo tutta
la filiera produttiva, con inquinamento delle derrate con urina,
feci o semplicemente cibandosene, oppure rimanere intrappolati
all’interno delle macchine, comportando che i frammenti del loro
corpo possano essere rinvenuti nel prodotto finito. Da
sottolineare inoltre l’importanza dell’entità del danno
d’immagine che può derivare ad un azienda alimentare dal
rinvenimento di tracce di roditori in imballaggi o ancor peggio
nel prodotto finito proveniente da un proprio stabilimento senza
dimenticare le possibili implicazioni di carattere sanitario.
Inoltre il rinvenimento di tracce di roditori, quali escrementi,
siti di nidificazione, cumuli di residui alimentari od individui
morti è un eventualità che può procurare notevoli problemi in
occasione di sopralluoghi eseguiti da enti pubblici preposti al
controllo.
Tenendo in considerazione gli ambienti urbani e gli allevamenti
zootecnici, le specie maggiormente importanti da un punto di
vista economico e sanitario sono essenzialmente le tre definite
cosmopolite o, più impropriamente, commensali. Si tratta del Topo
domestico (Mus domesticus, Schwarz
& Schwarz), del Ratto delle chiaviche (Rattus
norvegicus, Berkenout, 1769)) e del Ratto nero
(Rattus rattus, Linnaeus, 1758), tutte
di origine asiatica, ma la cui diffusioni, sebbene con tempi
differenti, interessa ormai gran parte delle terre emerse. Le tre
specie differiscono notevolmente nei requisiti ambientali, negli
aspetti comportamentali e nell’ecologia delle popolazioni.
E’ d’ importanza
fondamentale conoscere la specie o le specie contro cui va
indirizzato il trattamento, per non incorrere in grossolani
errori di valutazione che possono pregiudicare il successo degli
interventi.
Identificazione dei punti critici
Per mettere a punto una strategia di controllo efficace occorre
considerare che i Roditori riescono a penetrare in uno
stabilimento se sono soddisfatte precise condizioni in termini di
possibilità di ingresso, opportunità di spostamento e ricovero e
disponibilità alimentari. Occorre quindi, oltre
all’implementazione delle misure di controllo dirette, occorre
intervenire affinché la possibilità delle risorse vitali per i
Roditori venga drasticamente ridotta, bisogna cioè ridurre la
capacità portante dell’ambiente. Il primo passo per il
raggiungimento di tale obiettivo è quelli di ottenere un quadro
affidabile della situazione dell’ambiente che si è chiamati a
gestire tramite un monitoraggio, importante attività spesso
trascurata. Il monitoraggio viene solitamente effettuato tramite
un ispezione nelle aree esterne ed interne della struttura con
l’obbiettivo di raccogliere informazioni sui seguenti
aspetti:
Specie infestanti/e ed entità dell’infestazione;
Principali vie di accesso alle aree interne;
Identificazione delle principali risorse alimentari e delle
aree di rifugio.
LE PRINCIPALI SPECIE
COSMOPOLITE
Nell’ambito dei Mammiferi, l’ordine dei
Roditori è quello che racchiude il maggior numero di specie. Il
successo dei roditori è dovuto principalmente:
• Rappresentano il 40% delle specie di mammiferi;
• Sono rappresentati da una vasta gamma di dimensioni che vanno
da 5g (topo pigmeo) a 50kg (capibara);
• Grande capacità ad adattarsi in qualsiasi habitat;
• Estremo opportunismo per quanto riguarda i requisiti di
cibo;
• Hanno un elevato tasso di riproduzione;
• Alcune specie possono trovarsi in qualsiasi parte del
mondo;
• Hanno una vista molto debole ma di contro hanno altri
sensi molto sviluppati come olfatto, gusto, tatto ed udito.
Si tratta di un ordine di successo con una distribuzione
pressoché cosmopolita, con specie che hanno colonizzato,
spontaneamente o grazie all’azione di trasporto operata
dall’uomo, la maggior parte delle terre emerse del pianeta ed
occupando una grande varietà di nicchie ecologiche, essendo
presenti in ambienti più disparati che vanno dal deserto alle
foreste tropicali , dalle zone umide alle praterie di alta
montagna, dagli ecosistemi agricoli a quelli urbani, presentando
nella maggior parte dei casi adattamenti specifici ed abitudini
di vita particolari. I Roditori si distinguono dagli altri
Mammiferi per la particolare peculiarità della loro dentatura.
Posseggono infatti incisivi e molari. Gli incisivi che sono i
denti in primo piano nei Mammiferi, nel topo sono 4
rispettivamente posizionati 2 sulla parte superiore e 2 nella
parte inferiore.Gli incisivi nei ratti sono altamente
specializzate per rosicchiare, infatti sono a radica aperta il
ciò si traduce nella continua e ininterotta crescita per tutta la
vita dell’animale,e da qui il bisogno continuo di rosicchiare.
Tra i roditori le specie che vengono rinvenute frequentemente nei
magazzini e nelle industrie alimentari sono tutte appartenenti
alla famiglia dei Muridi, classificate sulla base del peso
corporeo, le specie presenti sono:
Mus domesticus
Rattus Rattus
Rattus norvegicus
Alcune differenze sostanziali nelle caratteristiche delle 3
specie hanno dato luogo ad insediamenti specifici, spesso
nettamente separati ed in molti casi a distribuzioni geografiche
distinte. E’ di estrema importanza quindi effettuare una corretta
identificazione della specie presente in un territorio, per poter
impostare corrette metodiche di controllo.
TECNICHE DI DIFESA
L’importanza della prevenzione
Le misure di prevenzione mirano ad
ostacolare l’avvicinamento,l’infiltrazione e la proliferazione di
topi e ratti. Numerose sono le misure preventive da adottare
all’interno del comprensorio aziendale. Un adeguata
prevenzione parte a monte nel momento della progettazione
dell’edificio e i criteri costruttivi dovrebbero adeguarsi a
quella che sarà la destinazione d’uso del progetto. A
tal proposito possono risultare utili le pratiche di esclusione
dei topi e ratti, definite”rat proofing”, prendono spunto da
alcune peculiarità etologiche dei ratti stessi. La lotta, o
meglio la prevenzione, prendendo in considerazione questa
particolare tecnica costruttiva consiste sostanzialmente nel
variare dettagli progettuali, o di manutenzione, della struttura
abitativa per impedire l’entrata dei ratti negli edifici ed il
loro instaurarsi nelle opere collegate di servizio urbano (acqua
potabile, smaltimento fognario, adduzione di utenze come energia
elettrica, telefono, gas metano, ecc.), conoscendo alcune
caratteristiche bio - etologiche dei roditori stessi.
I principali metodi di costruzione dovrebbero rispettare le
seguenti norme:
• Le finestre al piano terreno protette da grate metalliche
inossidabili con luce di circa 2 cm.2 (1,5 x 1,5 cm.); per
Mus domesticus questa dimensione si riduce a 0,5
cm2;
• Le grate dei tombini essere integre e rispettare una luce
massima come riportato in precedenza;
• L’ingresso delle utenze deve essere protetto con piastre
metalliche o di cemento;
• In presenza di Rattus rattus, tutte queste tecniche
dovrebbero essere attuate anche all’interno delle residenze, per
la protezione di condotte, fili, intercapedini di pavimenti o
contro soffitti, prese d’aria o camini sul
tetto.
L’importanza di una corretta prassi
igienica
In ogni ambiente il metodo più efficace di prevenzione è quello
di evitare la formazione di fori negli angoli e nelle pareti dei
locali , di eliminare i rifiuti e l’accumulo di sacchi utilizzati
e riciclati che possono essere da rifugio per femmine ed i loro
piccoli. Inoltre altro fattore importante è l’eliminazione dei
rifiuti organici di qualsiasi genere, soprattutto la spazzatura
che potrebbe essere un invito per l’ospite. Bisogna inoltre
evitare, proteggendole con fitte reti metalliche, le
comunicazioni con le fognature, otturando se necessario qualsiasi
fessura dei pavimenti e delle pareti per impedire comunicazione
con i sotterranei(ambienti preferiti dai ratti). Nei magazzini
risulta fondamentale l’accatastamento razionale per agevolare
l’ispezione di pareti e le merci, per l’accertamento della
presenza di infestanti, non dovrebbero essere appoggiate contro
le stesse (in questo modo si disturba il normale spostamento dei
roditori dai punti di annidamento alle fonti di cibo).
L’importanza del monitoraggio
Il monitoraggio si rende utile per verificare la comprovata
assenza di Roditori nelle aree di produzione o di conservazione
degli alimenti, ed è certo l’obbiettivo a cui tutti i piani di
controllo devono tendere. Differisce dal controllo vero e
proprio, dal momento che esso consiste nel mettere in atto dei
sistemi che, mediante la cattura di esemplari o il rilevamento
delle loro tracce, consentono l’individuazione dei
problemi presenti all’interno dell’area da proteggere, senza
incidere in maniera sostanziale sulla popolazione
presente. Anche se dobbiamo comunque precisare che nella
maggior parte dei casi le tecniche di monitoraggio tendono spesso
a coincidere con quelle di controllo, esempio ne è la verifica
periodica dei consumi a carico delle esche presenti negli
erogatori che costituisce un valido sistema di monitoraggio,
anche se è comunque uno strumento di controllo diretto. In ogni
caso le tecniche da utilizzare per l’implementazione del
monitoraggio dovranno essere le più sicure possibili e limitarsi,
ad esche virtuali o ultrasuoni che sono 2 metodologie di
monitoraggio che assicurano un certa sicurezza perché entrambi i
sistemi evitano la morte degli individui che sappiamo bene
costituisce un fattore pericoloso di contaminazione, ma è
comunque bene che ci sia una certa frequenza di controllo nel
caso delle esche virtuali che sia almeno di 7 o 15 giorni, in
modo da riscontrare eventuali intrusioni di nuovi individui con
una certa tempestività. Sarebbe opportuno che l’operatore
periodicamente abbia cura di redigere e consegnare al committente
un rapporto di monitoraggio, che comprende il numero delle
catture e/o l’entità dei consumi di esca virtuale riscontrati in
ogni posizione.
Esche virtuali
Come detto sopra una tecnica
molto diffusa nelle industrie alimentari è quella di utilizzare
esche virtuali per la lotta dei Roditori nelle aree interne,
utilizzando questo strumento come lotta.Ho ritenuto interessante
collocare l’utilizzo di questi dispositivi in questa sezione
della mia relazione, perché ritengo di estrema importanza in
qualsiasi luogo dove si lavorano alimenti e materie prime, avere
un panoramica generale sull’eventuale possibilità d’ingresso di
topi e ratti. Le esche virtuali sono costituiti da blocchi di
sostanze alimentari, simili in tutto alle esche tossiche, ad
eccezione del fatto che non contengono il principio attivo. Le
esche vanno posizionate nelle stazioni di avvelenamento e devono
essere periodicamente controllate. E’ bene precisare che questa
tecnica si presta bene per essere utilizzata solamente in quelle
aree interne dove, in considerazione delle buone misure di
esclusione, non sia probabile l’ingresso di Roditori, ed in cui
possano essere eseguiti controlli periodici ravvicinati, allo
scopo di intervenire rapidamente in casi di rilevamenti della
presenza di Roditori.
LA DERATTIZZAZIONE
La derattizzazione nell’industria agroalimentare,
risulta di fondamentale importanza, e deve essere impostata
in modo del tutto razionale e oculata, per rispondere alle
esigenze igienico-sanitarie delle attività alimentari stesse,
senza compromettere, con l’utilizzo dei principi attivi
normalmente utilizzati per la lotta, la salute e la salubrità
degli ambienti di lavorazione.
Accertamento dell’infestazione
L’ispezione di
una struttura industriale dovrebbe cominciare sempre
dall’esterno, per individuare da subito i principali punti deboli
situati all’esterno della struttura, che riflettono quasi sempre
ed in buona parte i problemi localizzati all’interno. Occorre
innanzitutto esaminare il perimetro esterno dello stabilimento e
le aree circostanti, individuando le situazioni favorevoli alla
presenza dei roditori e le possibilità d’ingresso all’interno
della struttura.
Ispezione delle aree esterne
Le aree esterne sono la prima fase dell’ispezione completa,
per accertare le condizioni ambientali presenti nelle aree al di
fuori dello stabilimento. Da annotare la presenza di tracce di
attività di roditori, come fori nel terreno, piste superficiali
tra la vegetazione, escrementi e residui alimentari cosi come
eventuali esemplari rinvenuti morti. Informazioni utili possono
essere ricavati dalla documentazione relativa ai controlli delle
stazioni di avvelenamento e dall’ispezione di alcuni erogatori di
esca precedentemente installati, la cui apertura a campione può
risultare indispensabile per trarre utili informazioni Sulla
piantina vanno segnalati accumuli di materiali lungo le pareti
dell’edificio (sia che si tratti di macchinari in disuso o
materiali di scarto di vario genere), che interrompono la
continuità della difesa esterna dell’edificio, richiamando
roditori in transito ed offrendo zone di rifugio, situazione
pericolosa soprattutto in prossimità delle vie d’accesso
all’interno dei locali. L’accumulo dei materiali all’esterno
ostacola l’azione degli erogatori di esca, il cui richiamo è
massimo in presenza di pareti totalmente sgombre, e che decresce
in presenza di accumulo di materiali. Importante riportare sulla
cartina le zone provviste di vegetazione con erba troppo alta,
che possono contribuire al passaggio e al momentaneo rifugio di
roditori, nonché offrire loro una maggiore facilità di
avvicinamento al perimetro esterno dell’edificio. Ed è per questo
che sarebbe preferibile effettuare l’ estirpamento della
vegetazione per agevolare e comunque facilitare le operazioni di
monitoraggio. Vanno infine segnalati tutti i comportamenti che
possono rendere disponibili risorse ai roditori, quali ad esempio
le dispersioni alimentari derivanti dall’accumulo degli scarti di
produzione nelle zone esterne. Questa situazione, oltre ad
offrire sostentamento ai roditori, sono in grado di sollecitare
una forte competizione nei riguardi delle esche tossiche,
rendendo cosi la loro azione complessiva inefficace.
Ispezione delle aree interne
Nell’ispezione interna va verificata in primo luogo la
possibilità d’ingresso dei roditori dall’esterno all’interno
dell’edificio. In particolar modo vanno analizzate con cura: le
fessure sotto le porte che possono essere punti di accesso per
animali di piccola taglia e, qualora siano molto ampie anche per
ratti. A tal proposito ricordiamo che un apertura di soli 1,2 cm
è sufficiente per l’ingresso di Mus domesticus. Attenzione e
manutenzione periodica per porte semimoventi che col passar del
tempo possono deformarsi, offrendo ampie possibilità d’accesso.
Non dimenticare la possibilità di ingresso quando vi siano alberi
con rami che si avvicinano ai cornicioni o piante arrampicanti
addossate alle pareti. Nel corso dell’ispezione non vanno
dimenticare le zone sopraelevate tra cui le aree del tetto in
prossimità degli sbocchi di aeratori e condizionatori, finestre
con vetri rotti o non a tenuta, pannelli di rivestimento, giunti
di dilatazione. Le infestazioni sulle aree del tetto di specie
come ratto nero e Mus domesticus sono sempre collegate alle
popolazioni presenti all’interno dello stabilimento, viste le
ampie possibilità di accesso che spesso vi sono nelle aree
sopraelevate dei fabbricati. Una volta entrati nello stabilimento
i roditori necessitano di alcune condizioni favorevoli per il
loro insediamento all’interno e riprodursi. Innanzitutto la
possibilità di alimentarsi, ed ovviamente le condizioni igienico
sanitarie carenti offrono loro nutrimento necessario per
sopravvivere. In particolar modo i macchinari se non sottoposte a
periodica pulizia possono offrire sostentamento ad un gran numero
di individui, mentre l’acqua può essere facilmente reperita nei
residui di lavorazione freschi o nelle zone di condensa. Qualora
gli scarti di lavorazione siano accumulati nelle aree interne
occorre verificare che questi siano stoccati in modo corretto e
che non vi siano dispersioni fuori dei contenitori. Come nelle
aree esterne dello stabilimento, nelle zone interne è necessaria
l’osservazione di alcune tracce importanti per l’accertamento
dell’infestazione come perforazione imballaggi, con eventuale
dispersioni di prodotti, rosicchiatura di pareti in legno o
coibentazioni in polistirolo, l’attacco a cavi elettrici,
l’asportazione di cibo, sono indizi utili. Inoltre può essere
utile l’individuazione delle impronte sulla polvere del pavimento
o su semola o farina, consente di verificare il gradi di
infestazione e la specie presente.
Individuazione della specie
Per il riconoscimento della specie già nella fase precedente,
cioè in fase di accertamento dell’infestazione, si è in grado di
individuare la specie murina. Per il riconoscimento risulta
indispensabile conoscere il comportamento e le abitudini di ogni
singola specie e alcune differenza tra le specie cosmopolita più
importanti possono risultare utili.
Applicazione dei metodi di lotta
La lotta ai roditori all’interno delle aree industriali può
essere condotta adottando diverse strategie, la cui scelta
dipende dalle caratteristiche dell’azienda in questione, della
qualità delle misure di esclusione messe in atto, dall’entità e
dalla natura del problema, nonché dalle esigenze specifiche del
committente.
Metodo delle 3 linee di difesa
Dal punto di vista
della disposizione spaziale dei dispositivi di controllo, la
strategia più frequentemente utilizzata è quella cosiddetta delle
tre linee di difesa, con esche trattate con rodenticidi nelle 2
cinture esterne, mentre nei reparti produttivi, vengono
semplicemente utilizzate delle esche per l’intrappolamento Nel
controllo esterno eseguito con l’applicazione delle due cinture
di protezione,ciascuna composta da una serie di erogatori di
esche rodenticida opportunamente distanziati, la prima cintura,
quella più esterna, viene riposta a ridosso della recinzione
dello stabilimento, ha la funzione di ridurre la pressione degli
individui provenienti dalle zone limitrofe.

La distanza tra gli erogatori deve essere di circa 20 metri, con
eventuali accorgimenti nel caso ad esempio di una folta siepe
dove essendo potenziale rifugio per roditori questa distanza deve
essere opportunamente ridotta, mentre può essere aumentata in
zone sgombre da vegetazione e cumuli di materiali. La seconda
cintura, quella più interna, va collocata a ridosso delle pareti
esterne dell’edificio, ed ha il compito di adescare gli individui
che si trovano a circolare in questa zona, cioè quelli che hanno
la possibilità di entrare ed uscire dall’edificio. Per quanto
riguarda i principi attivi un tempo erano a disposizione 2
categorie:
Rodenticidi acuti o “a dose singola”,
dall’effetto pressoché immediato; Erano sostanze che esplicano la
loro azione in pochissime ore, ed era sufficiente una sola
ingestione per portare a morte l’animale intossicato. E’
importante ricordare però che se l’animale cessava di
alimentarsene prima che abbia ingerito la dose letale, questo
provocava un malessere che trasmetteva un allarme a tutta la
popolazione murina e svaniva la lotta intrapresa.
Rodenticidi cronici, la cui azione, si
manifestava trascorso un certo periodo di tempo. I rodenticidi
cronici portavano invece all’avvelenamento dopo alcuni giorni e
comprendono quelli che oggi sono i cosiddetti anticoagulanti, che
rispetto ai precedenti hanno il vantaggio di non ricorrere
all’utilizzo del pre-adescamento, in quanto portano a morte
diverso tempo dopo che la dose letale è stata assunta, senza
dolori o manifestazioni di anormalità, senza cioè pericolo di
allarme.
Gli anticoagulanti sono sostanze i cui capostipiti derivano dalla
cumarina. Con il tempo la distinzione tra rodenticidi acuti e
cronici è scomparsa unendo per un certo periodo le 2 tipologie.
Allo stato attuale, i rodenticidi a disposizione degli
applicatori professionisti sono nella quasi totalità dei casi
esche tossiche a base di prodotti anticoagulanti(attualmente
soprattutto degli anticoagulanti di 2°generazione), in quanto con
il passar del tempo è stata registrata una resistenza di topi e
ratti ai principi attivi acuti (il ratto in particolar modo
associava all’alimento la morte e non mangiava più). L’azione dei
vari anticoagulanti è il medesimo (essi agiscono inibendo la
biosintesi della vitamina K, essenziale per il verificarsi della
coagulazione del sangue, provocando così emorragie interne),
assai differenti tuttavia sono le tossicità (espresse come DL50
acuta orale) dei diversi principi attivi. I primi anticoagulanti
sono stati introdotti sul mercato negli anni ’50, e col passare
degli anni hanno visto potenziare notevolmente la loro azione
tossica. Si è passati da anticoagulanti la cui tossicità si
manifestava compiutamente solo in seguito a più assunzioni
dell’esca, ad altri che si rendono efficaci anche in seguito ad
una singola assunzione. Tra i primi, denominati anticoagulanti
della prima generazione: warfarin,CLOROPHACINONE, COUMACHLORO,
DIPHACINONE, COUMATETRALY.
Gli anticoagulanti della seconda generazione, denominati anche “a
dose singola”. Appartengono a questa famiglia cinque principi
attivi sintetizzati e posti sul mercato a partire dagli anni ‘70,
quali: difenacoum, bromadiolone, brodifacoum.
L’effetto tossico di un trattamento di derattizzazione si
manifesta da 4 giorni dopo il posizionamento delle esche e si
esaurisce entro un periodo di tempo di circa 11 giorni, il cui
termine è comunque indicato dall’assenza di consumo delle esche
per almeno 3/ 4 giorni. Tutti i principi attivi sono posti
all’interno di basi alimentari che hanno la funzione di attrarre
l’animale a mangiare l’esca.
La somministrazione può avvenire tramite: esca liquida, solida o
in polvere.
Sebbene nessuna legge vieti espressamente l’utilizzo di
esche tossiche nelle aree interne degli stabilimenti industriali,
negli ultimi anni tale pratica tende ad essere abbandonata a
favore di altre che comportano meno rischi di contaminazione.
Questa tendenza è avvenuta soprattutto in seguito ad una
aggressiva sensibilizzazione dell’opinione pubblica riguardo alle
implicazioni negative derivanti da un utilizzo eccessivo e/o
scorretto dei prodotti chimici ed inoltre la scarsa
professionalità di alcuni operatori ha portato molte aziende
alimentari, per evitare qualsiasi rischio, a bandire l’uso delle
esche tossiche all’interno degli stabilimenti. Proprio per questi
motivi all’interno delle industrie alimentari si punta
sull’utilizzo di trappole a cattura multipla e trappole
collanti.
Metodo della derattizzazione
ecologica
Questo sistema mira
all’eliminazione di topi e ratti dall’ambiente, con uso di
prodotti e attrezzature totalmente ecologiche. Le tecniche di
derattizzazione ecologica, possono essere tranquillamente
utilizzate anche all’interno di abitazioni private, strutture
sanitarie, edifici scolastici e ogni tipo di ambiente privato o
pubblico, che presenta necessità di intervenire con attrezzature
o prodotti non chimici.

Il sistema EKOmille è rappresentato da un sistema di cattura
continua e multipla, composto da una struttura in materiale
plastico, che viene fissato al suolo, e poi racchiusa in una
seconda struttura in legno e metallo, ermeticamente chiusa,
all’interno della quale si trova formalina (2%) e viene inserita
l’esca(solitamente semi di girasole). Nell’ekomille l’animale
viene attratto dall’odore di sostanze naturali, in un ambiente
ove si sente sicuro ed a proprio agio. Tali premesse, stimolano
l’animale a lasciare ai suoi simili dei messaggi positivi,
tramite urina, escrementi, saliva, avanzi di semi, questi
messaggi positivi lasciati rassicurano gli animali presenti,
permettendone la cattura continua ed immediata, infatti l’animale
attratto salendo nella parte superiore della struttura (grazie ad
un sistema basculante e al peso dell’animale) cade all’interno
dove è contenuta una soluzione di acqua e formalina (che ne
permette la conservazione). In questo modo i topi ed i ratti
vengono intrappolati senza l’uso di alcuna sostanza chimica
nociva, e soprattutto senza il fastidio, frequente con i
tradizionali sistemi di derattizzazione chimica. I vantaggi che
si ottengono con l’uso di questo sistema sono: igiene (assenza
totale di sostanze tossiche, assenza totale di trattamento ai
semi presenti, disinfezione degli animali catturati, con l’uso di
disinfettante ecologico, a base di sali quaternari); ecologicità
(rispetto dell’Ambiente con una selezione certa degli animali
catturati); prevenzione (cattura degli eventuali nuovi arrivi
dalle zone circostanti, non ancora derattizzate). Di contro però
i limiti principali nell’utilizzo della struttura EKOMILLE
sono:
- Necessita di un controllo costante;
- Deve essere posizionato in un punto di passaggio per il
topo;
- Poco adatto nelle grandi aziende, in quanto di piccola
capienza.
Principali leggi e normative a regolamentazione delle
campagne di derattizzazione
Durante le operazioni di derattizzazione in qualsiasi luogo essa
si svolgano, che sia un ambiente domestico, un istituto
scolastico o un azienda agroalimentare, occorrono alcuni
requisiti normativi, ma soprattutto, è indispensabile, se si
vuole procedere in modo opportuno, possedere le conoscenze
necessarie sul piano tecnico.
L’ ordinanza del 18 Gennaio 2008
Proroga e modifica dell'ordinanza 18 dicembre 2008, come
modificata dall'ordinanza 19 marzo 2009, recante: «Norme sul
divieto di utilizzo e di detenzione di esche o di bocconi
avvelenati». (10A01779) (GU n. 33 del 10-2-2010), riportiamo qui
di seguito i punti di più importanti:
IL MINISTRO DELLA SALUTE
- Visto il testo unico delle leggi sanitarie approvato con regio
decreto del 27 luglio 1934, n. 1256 e successive modifiche;
- Visto il regolamento di polizia veterinaria approvato con
decreto del Presidente della Repubblica 8 febbraio 1954, n.
320;
- Vista la legge 11 febbraio 1992, n. 157, art. 21, lettera
u);
- Vista la legge 20 luglio 2004, n. 189;
- Visti gli articoli 544-bis, 544-ter, 440, 638, 650 e 674 del
codice penale; - Visto il decreto legislativo 17 marzo 1995, n.
194, e successive modifiche; - Visto l'art. 32 della legge 23
dicembre 1978, n. 833;
- Visto l'art. 117 del decreto legislativo 31 marzo 1998, n.
112;
- Visto il decreto del Presidente della Repubblica n. 392,
del 6 ottobre 1998; - Visto il decreto legislativo 25 febbraio
2000, n. 174; - Vista l'ordinanza 18 dicembre 2008;
- Vista l'ordinanza 19 marzo 2009;
- Rilevato il persistere del fenomeno relativo alla uccisione di
animali mediante l'utilizzo di esche o bocconi avvelenati sia in
ambito urbano, che extraurbano nonché gli episodi sempre più
frequenti di mortalità tra la fauna selvatica per ingestione di
sostanze tossiche abbandonate volontariamente nell'ambiente, con
conseguenti rilevanti danni al patrimonio faunistico selvatico ed
in particolare alle specie in via di estinzione;
- Tenuto conto che la presenza di veleni e sostanze tossiche sul
territorio, in particolare sotto forma di esche o bocconi,
rappresenta un serio rischio per la popolazione umana, in
particolare per i bambini, sia direttamente che indirettamente
attraverso la contaminazione ambientale, nonché per
l'ambiente;
- Ritenuto necessario, per le motivazioni sopra indicate,
prorogare e rafforzare le misure previste dalla ordinanza
ministeriale del 18 dicembre 2008 come modificata dall'ordinanza
19 marzo 2009;
ORDINA
Art. 1
1. L'ordinanza 18 dicembre 2008, come modificata dall'ordinanza
19 marzo 2009, è così modificata:
a) all'art. 1, comma 2 dopo la parola «metalli» sono aggiunte le
parole «o materiale esplodente»;
b) l'art. 1, comma 3 è così sostituito: «3. Il proprietario
o il responsabile dell'animale deceduto a causa di esche o
bocconi avvelenati deve segnalare il caso alle autorità
competenti tramite il medico veterinario che emette la diagnosi
di sospetto di cui all'art. 2, comma 1»;
c) l'art. 1, comma 4 è così sostituito: «4. Le operazioni
di derattizzazione e disinfestazione, eseguite da ditte
specializzate, devono essere effettuate con modalità tali da non
nuocere in alcun modo alle persone ed alle specie animali non
bersaglio e devono essere pubblicizzate dalle stesse ditte,
tramite avvisi esposti nelle zone interessate con almeno cinque
giorni lavorativi d'anticipo. La tabellazione deve contenere
l'indicazione di pericolo per la presenza del veleno, gli
elementi identificativi del responsabile del trattamento, la
durata del trattamento e l'indicazione delle sostanze
utilizzate»;
d) all'art. 1 dopo il comma 4 sono inseriti i seguenti
commi:
«5. Al termine delle operazioni il responsabile della ditta
specializzata deve provvedere alla bonifica del sito mediante il
ritiro delle esche non utilizzate e delle spoglie dei ratti o di
altri animali infestanti».
«6. Nelle aree protette per motivi di salvaguardia di specie
selvatiche oggetto di misure di protezione a carattere
internazionale, ove esse siano particolarmente minacciate dai
ratti, è possibile effettuare, previa comunicazione al Ministero
della Salute, operazioni di derattizzazione mediante rodenticidi
senza l'utilizzo degli appositi contenitori di esche a condizione
che:
a. il principio attivo utilizzato come rodenticida sia a bassa
persistenza ambientale al fine di evitare la contaminazione della
catena alimentare e dell'ambiente;
b. sia stabilita la durata massima di permanenza nell'ambiente
delle esche in relazione agli obiettivi da raggiungere, sulla
base della letteratura scientifica più aggiornata;
c. al termine dell'operazione le esche non utilizzate siano
rimosse dall'ambiente e venga redatto un apposito verbale di
chiusura dell'operazione, a cura del responsabile della stessa,
nel quale sia indicato il numero di esche immesse nell'ambiente,
l'area interessata dall'operazione ed il numero di esche, non
utilizzate e rimosse al termine dell'operazione. Il suddetto
verbale, inviato in copia al Ministero della Salute, è a
disposizione delle autorità competenti per eventuali
controlli»;
e) l'ultimo periodo del comma 2 dell'art. 2 è abrogato.
f) all'art. 3, comma 1 la parola «autopsia» è sostituita
con la parola «necroscopia e la parola «autoptica» è sostituita
con la parola «necroscopica»;
g) all'art. 3, comma 2 dopo le parole «territorialmente
competente» sono aggiunte le parole «, al sindaco»;
h) all'art. 4, comma 1 dopo le parole «all'art. 2, comma 1»
sono aggiunte le parole «o all'art. 3, comma 2»;
i) all'art. 5, comma 1 dopo la parola «amaricante» sono
aggiunte le parole «o repellente» e dopo le parole «solo
all'animale bersaglio» sono aggiunte le parole «fatti salvi i
casi previsti all'art. 1, comma 6»;
Art. 2
1. Il termine di validità dell'ordinanza del Ministro del Lavoro,
della Salute e delle Politiche Sociali 18 dicembre 2008, come
modificata dall'ordinanza 19 marzo 2009 e dalla presente
ordinanza, è prorogato di ulteriori 24 mesi decorrenti dalla data
di pubblicazione della presente.
2. La presente ordinanza, inviata alla Corte dei Conti per la
registrazione, entra in vigore il giorno della pubblicazione
nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana ed ha
efficacia di ventiquattro mesi a decorrere dalla predetta
pubblicazione.
Roma, 14 gennaio 2010
Il Ministro Fazio Registrato alla Corte dei Conti il 29 gennaio
2010 Ufficio di controllo preventivo sui Ministeri dei Servizi
alla Persona e dei Beni Culturali, registro n. 1, foglio n. 247
Metodiche di derattizzazione
By Istituto BiochimicoTre specie di roditori, il Rattus norvegicus, il Rattus rattus, ed i Mus musculus, viveno in stretta associazione con l'uomo e traggono vantaggio per il loro incremento numerico dalle particolari situazioni degli ambienti antropizzati (disponiblità di cibo sotto forma di derrate alimentari immagazzinate o di rifiuti, disponibilità di rifugi particolarmente sicuri e relativamente climatizzati, come fognature, soffitte, intercapedini, scantinati ecc.) (fig.1).
Le tre specie di roditori menzionate hanno differenti caratteristiche morfologiche, ecologiche ed etologiche che ne permettono una facile identificazione (tab. 1)
La loro identificazione è possibile anche attraverso la forma delle feci lasciate nelle zone infestate (fig.2), dalle tracce lasciate sul terreno (tane, rosicchiamenti, impronte, percorsi, ecc.).
Dimensioni di una popolazione
di roditori
Non esistono metodi validi per valutare la densità di una
popolazione di roditori in un territorio e le cifre che spesso
vengone fornite sul presunto numero di raditori presenti ad
esempio in una città, sono del tutto arbitrarie e di nessuna
attendibilità. La densità delle tracce, l'avvistamento dei
roditori anche durante il giorno,il numero dei reclami dei
cittadini, i danni alle derrate alimentari immagazzinate, ecc.
sono gli elementi che ci informano sulla entità piu o meno grave
di un'infestazione, ma che nulla possono dirci circa la sua
composizione numerica.
Cause che determinano le
dimensioni di una popolazione di roditori
Come è noto i fattori che favoriscono o limitano l'accrescimento
di una popolazione animale si dividono in fattori estrinseci alla
popolazione, o non biologici, (fattori climatici, fattori
amblentati, disponibilità di cibo) e fattori intrinseci o
biologici (competizione, malattie, parassitismo, predazioni, a
cui può essere aggiunta la mortalità da esche avvelenate).

I fattori estrinseci determinano la capacità biologica specifica,
cioè la capacità di un determinato amblente di "sopportare" o
garantire la sopravvivenza di un determinato numero di Individul
di una specie.
Ne deriva che una derattizzazione determina un rapido aumento
della mortalità ed una conseguente rapida diminuzione della
popolazione dei roditori, ma non modifica la capacità biologica
specifica dell'amblente infestato, per cui una volta cessata la
derattizzazione, la popolazione dei ratti tenderà a tornare a
quei valori di densità numerica consentiti dall'ambiente e
preesistenti al trattamento.
Dopo un intervento derattizzante con esche avvelenate, una
popolazione di ratti impiega da sei a dodici mesi per tornare
alla densità originaria.
Al contrario la bonifica ambientale che comporta la corretta
eliminazione dei rifluti, la miglioria delle fognature, il
restauro degli edifici fatiscenti, il corretto immagazzinamento
delle derrate alimentari, ecc, modifica drasticamente i fattori
estrinseci, determina una duratura diminuzione della capacità
biologica specifica e quindi una definitiva riduzione della
popolazione dei ratti.
Ricordiamo ad esempio che l'immagazzinamento delle derrate
alimentari, va effettuato su appositi bancali solevati da terra e
separati fra loro da uno spazio sufficiente per il passaggio
delle persone addette alla lotta, al controllo ed alle
pulizie.
Deve essere eliminato l'immagazzinamento di alimenti sfusi e gli
stock immagazzinati devono essere spostati frequentemente così da
disturbare i roditori, impedendo insediamento stabile, dato che
esso è caratterizzato dalla standardizzazione della dieta
alimentare e dalla delimitazione territoriate, che ostacola il
successo della lotta con esche avvelenate.
LA DERATTIZZAZIONE
Lo studio del territorio e il censimento delle aree
infestate.
Quando si deve operare su un vasto territorio urbano, risulta
indispensabile; suddividerlo in settori operativi e, con l'aiuto
di carte topografiche, individuare per ogni settore gli isolati
presenti. Per ogni isolato risulterà utile raccogliere tutti quei
dati necessari per valutare l'importanza dell'infestazione. Tale
lavoro può essere facilitato dall'uso di schede prestampate. I
dati cosi raccolti, opportunamente tabulati, sono la base per
comprendere e risolvere i problemi delle differenti aree
infestate.
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La distribuzione delle esche
avvelenate
La prima preoccupazione di chi opera una derattizzazione, deve
essere quella di prevenire ogni rischio derivante dall'immissione
di sostanze tossiche nell'ambiente. L'uso di fumiganti, pertanto
non è indicato nella derattizzazione urbana, mentre risulta utile
per la derattizzazione di ambienti isolati ermeticamente chiusi
(derattizzazione delle navi).
In linea generale, fatta eccezione per pochi prodotti, possiamo
dire che sono da preferire i trattamenti con esche a base di
veleni a dose multipla. I veleni acuti per singola ingestione,
sono utili soprattutto ove è necessaria una bonifica immediata ed
in caso di una resistenza diffusa agli anticoagulanti.
Soprattutto nei trattamenti con veleni acuti, spesso si rende
indispensabile effettuare un pre-trattamento con esche non
avvlenate per abituare i ratti a consumare le sostanze alimentari
che poi verranno avvelenate fronteggiando così il fenomeno della
neofobia e della "bait siknes".
Sono comunque da evitare i trattamenti non mirati, effettuati con
distribuzione casuale delle esche in tutta l'area da bonificare.
Le esche devono invece essere deposte in luoghi inaccessibili ai
bambini e agli animali domestici. Il controllo periodico delle
esche, in alcune stazioni fisse, è molto importante per seguire
l'andamento della derattizzazione a per poter ripetere il
trattamento fino a quando cio si renda necessario, reintegrando
le esche consumate. Molto utile può risultare nel trattamento di
ambienti confinati, l'implego di box contenenti esche ed acqua,
da collocare sui percorsi abitudinali dei roditori, (ad esempio
lungo i muri). Tali box sono facilmente ispezionabili e
garantiscono la presenza di un'esca senza pericolo di
dispersione.
Le formulazioni ratticide oggi in commercio (in polvere da
traccia ed in esche, in pellets, in grani, in paraffina, in
bustine), sono composte da adescanti vari che ne determinano
l'appetibilità e da un ratticida. Le polveri da traccia sono
utilizzabili in luoghi ove non esista alcun pericolo di
contaminare alimenti. Esse si attaccano al pelo e vengono
ingerite dai roditori durante le abitudinarie operazioni di
pulizia corporea. Le formulazioni idro-repellenti in paraffina
sono indicate nel trattamento di ambienti molto umidi e risultano
quindi idonee per il controlfo dei ratti nelle fognature. Le
confezioni in bustina, per la rapidità di distribuzione e la
facilità di controllo, risultano pratiche soprattutto nel
controllo dei ratti in ambienti urbani. Le esche in grani e
pellets appetite dai ratti, ma anche da Mus-musculus, risultano
pratiche nel trattamento di amblenti
confinati. Molti principi attivi possono anche essere
solubilizzati in acqua per la preparazione di esche liquide,
particolarmente efficaci in estate e in amblenti privi di acqua.
Piccoli distributori di acqua avvelenata possono essere
confezionati artigianalmente, o possono essere utilizzati
abbeveratoi a sifone per
pulcini. Là dove i roditori sono abituati a diete alimentari
altamente specializzate, le esche commerciali possono venire da
essi riflutate e quindi può risultare molto utile preparate esche
fresche con gli stessi alimenti per solito reperibili dal
roditore sul posto.
È importante ricordare che esche, cibi, trappole, ecc.
contaminate dall'odore umano, al contrario di quanto si crede,
non causano diffidenza nei ratti sinantropi abituati da sempre a
consumare e ad essere in contatto con cibi e manufatti toccati
dall'uomo.
Il controllo dei risultati
raggiunti al termine di una derattizzazione
I risultati di una derattizzazione possono essere valutati
controllando la diminuzione dei segni della presenza dei
roditori, ad esempio la scomparsa di escrementi freschi,
l'abbandono delle tane, (la presenza di ragnatele all'imboccatura
delle tane è indice dell'assenza del roditori), la cessazione del
consumo delle esche.
La stima del consumo di esche non avvetenate, confezionate con
alimenti particolarmente appetiti ai roditori e poste nei luoghi
da questi frequentati abitualmente e la cattura di ratti con
trappole poste negli ambienti infestati, permettono di valutare
in maniera più diretta i risultati di un trattamento ratticida.
L'eliminazione dei cadaveri dei
roditori e dai cattivi odori
La raccotta dei cadaveri dei roditori va sempre fatta con guanti
di gomma e l'aiuto di buste di plastica per preventre la fuga
degli ectoparassiti. Per coprire i cattivi odori dovuti alla
presenza del cadavere di un ratto, ad esempio in un recesso
irraggiungibile, possono essere usati disinfettanti profumati,
come ad esempio il benzalconio cloruro ed il benzetonio cloruro,
oppure olii profumati, come l'olio di pino, l'olio di menta
piperita, ecc.
Vebi Istituto Biochimico s.r.l.
Sede Legale: Via Desman, 43 35010 S. Eufemia di Borgoricco (PD)
Lotta a topi e ratti: Anticoagulanti
By Istituto Biochimico|
Gli anticoagulanti sono stati la svolta fondamentale nella
lotta ai muridi. La ragione del loro successo è legata al ritardo con cui si manifesta la loro azione, all’assenza di particolari sapori, alla bassissima dose d’uso ed alla esistenza di un antidoto specifico. Gli anticoagulanti utilizzati per la produzione di esche rodenticide chimicamente appartengono tutti a 2 categorie: cumarine e indandioni. Il loro meccanismo di azione è comunque simile: agiscono a livello del fegato come antagonisti della vitamina K interferendo con la sintesi dei fattori della coagulazione del sangue Vitamina K- dipendenti. |
La diversa tossicità delle molecole anticoagulanti è legata
soprattutto alla loro diversa capacità di essere degradate
metabolicamente ed allontanate con le feci o le urine. La
loro azione inizia almeno dopo 3 giorni dall’ingestione,
provocando emorragie interne che indeboliscono l’animale.
La debolezza fa’ si che l’animale riduca la sua attività e
rimanga preferibilmente nella sua tana. La vitamina K1 è
l’antidoto specifico di tutti gli anticoagulanti. N.B. La rapidità d’azione degli anticoagulanti è molto variabile da un minimo 2/3 giorni ad un massimo 12/15 giorni. Dipende molto dalle condizioni fi siche del soggetto colpito, dalla quantità ingerita e dalla tossicità del principio attivo. |
Principi attivi:
Tossicità acuta delle esche
Nella tabella viene riportato il valore della tossicità delle esche per singola ingestione. I valori vengono espressi in DL50 che corrispondono alla quantità di esca in grammi, che, somministrata per via orale in una unica ingestione, porta alla morte il 50% di un gruppo di soggetti di peso medio. I valori sono stati calcolati partendo dai dati sperimentali ricavati sui principi attivi puri.
Tossicità cronica delle esche
La tossicità di un principio attivo viene notevolmente aumentata se l’ingestione viene ripetuta per più giorni. La differenza di tossicità tra i diversi anticoagulanti in questo caso è molto meno accentuata, purché non si sia in presenza di resistenze acquisite.
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