Artropodi associati al Punteruolo rosso delle palme
By Giancarlo Vassallo
Varie specie di Artropodi vivono in associazione con
insetti contraendo rapporti di simbiosi mutualistica o
antagonistica, ovvero frequentando nicchie ecologiche differenti
dello stesso substrato senza apparenti rapporti. Riguardo agli
antagonisti del Punteruolo Rosso delle palme, che potrebbero
rivestire particolare importanza per le prospettive di controllo
biologico del curculionide, è noto che in India, nelle palme
infestate da Rhynchophorus ferrugineus (Olivier), sono presenti
il Dermattero Chelisochide Chelisoches morio (Fabr.) che preda le
uova e le larve giovani e il Rincote Reduviide Platymeris
laevicollis Distant, predatore larvale. L’acaro Tetrapolypus
rhynchophori Peter è un ectoparassita di larve e adulti; mentre
il Dittero Calliforide Sarcophaga fuscicauda Bottcher e
l’Imenottero Scolia erratica (Smith), parassitizzano le larve
(Murphy & Brioscoe, 1999). Nelle aree asiatiche di origine
del Coleottero, sono state descritte tre specie di acari
Pyemotidae, la cui efficacia quali limitatori naturali non è
ritenuta importante; in Indonesia è stato descritto l’acaro
Podapolipidae ectoparassita Rhynchopolipus swiftae Husband &
O’Connor che infesta anche altre specie del genere
Rhynchophorus.
Riguardo agli acari va segnalato che è stata riscontrata la
diffusa presenza di deutoninfe dell’acaro Uroactiniinae
Uropodina, Centrouropoda almerodai Wisniewski et Hirschmann,
specie presumibilmente introdotta in Europa con palme infestate
dal Curculionide, grazie al quale è riuscita a colonizzare
rapidamente lo stesso habitat del suo ospite. Altre specie del
genere Centrouropoda riscontrate in Europa sono, C. pelekymorpha
Hirschmann et Wisniewski, e C. securiformis Wisniewski et
Hirschmann. Inoltre sul corpo di larve delle isolate di R.
ferrugineus, prelevati dalle palme infestate sono stati rilevati
esemplari di C. almerodai; quest’ultimi sono stati riscontrati
solo su larve mature, prossime all’impupamento, nonché sulle pupe
e sugli adulti.
L’acaro è diffuso in tutte le aree del Mediterraneo dove si è
insediato Rhynchophorus ferrugineus. Mentre non è stato
riscontrato nelle palme non attaccate dal Rincoforo; il che
lascia supporre che non è casuale la elevata presenza di
deutoninfe sotto le elitre degli esemplari i quali hanno
abbandonato le piante nutrici alla ricerca di nuove palme da
colonizzare.
La presenza dell’acaro, pur non danneggiando gli adulti del
coleottero potrebbe indurre in essi un maggiore stimolo ad
abbandonare le palme nutrici.
Il rapporto di
foresia sembra concludersi nel momento in cui l’adulto del
coleottero raggiunge una palma sulla quale numerosi esemplari
dell’acaro si trasferiscono per completare lo sviluppo. Sono in
corso indagini per chiarire alcuni aspetti della biologia
dell’acaro utile per definire i rapporti simbiotici con il
Rincoforo e con altri coleotteri che vivono a spese delle palme.
Fonte: Santi Longo, Pompeo Suma, Salvatore Bella, Alessandra La
Pergola
Dipartimento DISTEF - Sez. Entomologia agraria - Università degli
Studi di Catania
Acari contro Punteruolo rosso
By Giancarlo Vassallo
L'anno scorso per la prima volta ho visto arrivare il Punteruolo
rosso sulla palma del mio giardino. Ero da un lato affascinato
dal vedere come questi possenti coleotteri arrivavano in massa
sulla pianta, dall'altro un pò preoccupato per il futuro della
mia palma. Ne ho preso qualcuno in mano per esaminarlo ed è
bastata un'occhiata più approfondita per notare che alcuni di
questi insetti avevano attaccati ad essi degli acari
parassiti.
Da una veloce ricerca sul web ho individuato che si trattava in
effetti di un acaro parassita: Centrouropoda almerodai.
Nei giorni successivi continuavo a trovare Rincofori parassitati
dagli acari e la mia preoccupazione per come agire per garantire
lo stato di salute della palma si era alleviata. Ho lasciato fare
alla natura, da allora non ho più visto punteruoli sulla mia
palma, nè larve, nè bozzoli, completamente sterminati.
Spero solo che ancora adesso questi piccoli acari parassiti siano
annidati per bene tra le folgie della mia Phenix per poterla
difendere da eventuali nuove invasioni.
Controllo e lotta alle vespe: improvvisarsi non si può!
By Marco Gusti
Articolo apparso su rivista
GSA
http://www.gsanews.it
Negli ultimi anni un servizio sempre più richiesto alle
Aziende di disinfestazione è quello del controllo degli
Imenotteri aculeati. Un lavoro che non si improvvisa. Vediamo
perché.
Nell’immaginario collettivo una delle paure maggiori causate dalla presenza di insetti è sicuramente rappresentata dalla possibilità di essere punti. Ebbene: le vespe sono senza dubbio tra quelli più temuti. Molto spesso, però, si tende a generalizzare scambiando per vespa un qualsiasi insetto volante giallo e nero (colori che, che -guarda caso!- in natura rappresentano un avvertimento per gli altri animali, il cosiddetto aposematismo). E se nel caso delle vespe il pericolo è evidente, nessun problema si pone per altri insetti, quali bombi o sirfidi, simili ma per nulla aggressivi e pericolosi. In ogni caso, l’entomofobia, ovvero la paura degli insetti, non è cosa rara e colpisce gran parte della popolazione.
Gli Imenotteri
Gli Imenotteri rappresentano uno degli ordini più vasti del regno animale per il gran numero delle specie, tra l’altro in continua espansione (ne vengono catalogate ancora oggi di nuove). Una delle caratteristiche degli Imenotteri è la presenza nelle femmine di un ovopositore molto allungato, cioè una specie di tubo che serve per inserire le uova nei tessuti di piante o di altri insetti parassitati. Alcuni Imenotteri hanno perso questa particolarità e l’ovodepositore si è trasformato in arma di offesa e difesa, un aculeo collegato a ghiandole produttrici di veleno. Le vespe appunto hanno questa caratteristica che le evidenzia particolarmente. Sono insetti a ciclo completo: uova – pupa – larva – adulto. L’ovodeposizione avviene in primavera e trova il massimo sviluppo in estate, esaurendosi poi con l’autunno. L’unico esemplare che sopravvive all’inverno è la regina – essa infatti sverna feconda in luoghi riparati - che ha il compito di fondare nuove colonie la primavera successiva.
Insetti sociali…
Così come le api, anche le vespe sono insetti sociali, con nidi che possono variare da poche decine di unità a molte centinaia. Anche se hanno una grande utilità ecologica, rappresentano un problema quando infestano ambienti urbani, edifici pubblici, abitazioni o industrie (in particolare industrie alimentari). Le loro punture possono rappresentare una minaccia al benessere dei cittadini, e per questo motivo hanno un interesse sanitario per le A.S.L., e richiedono in alcuni casi l’intervento dei Vigili del Fuoco o di disinfestatori qualificati.
Si fa presto a dire vespe…
Soffermiamoci ora sulle vespe. Fanno parte dell’ordine Hymenoptera, sottofamiglia Vespidae. Le distinguiamo in specie sociali (Vespa crabro) e solitarie (Polistes dominulus L.). La loro organizzazione sociale prevede la presenza di femmine sterili operaie, ed una o più femmine fertili dette regine. I maschi appaiono solo nel periodo riproduttivo. La vita sociale è annuale, con la fondazione della nuova colonia da parte della femmina (regina) che è l’unica a svernare. Le vespe, al contrario delle api, sono insetti predatori che non disdegnano la cattura di altri insetti e se ne può riscontrare la presenza in zone alimentari alla ricerca di piccole porzioni di carne. Sono abili volatori che possono arrivare a coprire con il loro volo particolarmente veloce (fino a 30 km/h) superfici fino a 50 kmq.
Pericolose…
La pericolosità delle vespe è data dal veleno che iniettano alla vittima attraverso il pungiglione collegato a 2 ghiandole secernenti e all’apparato muscolare. Le api pungono solo per difesa ed una volta fatto sono costrette alla morte in quanto il pungiglione rimane conficcato nella vittima e strappato nella dipartita. Questo avviene perché il pungiglione è seghettato e quindi rimane conficcato nella carne della vittima. Le vespe invece hanno un pungiglione liscio che estraggono rimanendo vitali, e pronte a tornare all’attacco. L’effetto della puntura può produrre oltre che forte dolore anche shock anafilattico da non sottovalutare per la pericolosità.
Come si alimentano
L’alimentazione delle vespe è costituita da sostanze proteiche quali cadaveri di animali, insetti, carne macellata, spazzatura, sostanze zuccherine per lo più prelevate da frutta in maturazione o melata sulle piante. Questi insetti sono in grado di costruire nidi (fibra di cellulosa) posizionati sui tetti, nelle crepe, all’interno dei cassonetti ecc. Se disturbate attaccano in maniera molto irruenta qualsiasi avventore, uomo compreso. La specie più comune da noi è la Vespula germanica L. che ha un temperamento molto aggressivo, frenetico ed è la principale responsabile di attacchi e punture. Costruisce nidi sia nel terreno, in tane abbandonate, che nelle cavità di alberi o anfratti. I favi sono a volte molto grandi e particolarmente numerosi. La Vespa crabro L. (calabrone) è tra le specie la più terribile predatrice. Ha una colorazione più scura rispetto alle altre specie. Il nido viene costruito sempre fuori terra: essa vive alla periferia delle città e ai confini con le zone agricole. La Polistes gallicus L. , invece, è meglio conosciuta come vespa cartonaia per la sua capacità di costruire nidi utilizzando detriti di legno -scostati dalle superfici grazie al robusto apparato boccale- e carta impastati con la saliva. Ha la particolarità di apparire molto minacciosa, anche se poco aggressiva, per via della sua grandezza. Punge se schiacciata o se minacciata pericolosamente. La collocazione dei nidi, appesi con l’apposito picciolo cartaceo alle travi o alle pareti, la porta nelle vicinanze delle abitazioni dove può entrare alla ricerca di sostanze zuccherine e cibo.
Prevenzione e lotta
I danni che le vespe provocano sono determinati dal possibile inquinamento delle sostanze alimentari, soprattutto nel contesto dell’industria alimentare, oltre al pericolo rappresentato dalle punture, con conseguenti reazioni che, come si è detto, possono portare allo shock anafilattico in funzione del grado di sensibilità personale.
La prevenzione va attuata evitando l’intrusione nei luoghi abitati e di lavorazione (soprattutto carni e pesci). E’ poi opportuno: dotare le porte di dispositivi di chiusura; dotare le finestre di opportune reti – utilizzate anche per il controllo delle mosche - ; coprire i contenitori con alimenti; gestire la pulizia dei pavimenti e delle superfici affinché non rimangano tracce di residui organici; rimuovere velocemente i rifiuti.
L’utilizzo di lampade UV è un buon coadiuvante al controllo negli interni (attratti dalla luce). Non esiste un calendario specifico per i trattamenti ma bisogna intervenire nel caso di presenza (pericolo per l’incolumità). E’ inoltre sempre opportuno asportare il nido. E’ possibile utilizzare formulati spray con forte potere abbattente e lunga gittata a base di piretroidi sinergizzati con PBO. Formulati liquidi a base di permetrina, tetrametrina sono adatti per l’irrorazione dei tetti, luogo dove si riscontra forte presenza di Vespa germanica. Utili anche le trappole a cattura a base di sostanze zuccherine, farina di carne e pesce. Per controllare velocemente un nido è possibile utilizzare anche un estintore a base di CO2. Il getto raffredda immediatamente il nido permettendone la rimozione immediata.
La disinfestazione va eseguita nelle ore notturne, utilizzando una protezione adeguata costituita da una tenuta da apicoltore. Contro le vespe è opportuno utilizzare speciali tute che offrono particolare protezione alle punture dei soggetti. Bisogna poi ricordare che gli attacchi all’uomo sono solo in caso di disturbo al nido, da cui bisogna mantenersi a distanza.
Quanto alle api…
Le api meritano qualche parola a parte. In caso di presenza (sciamatura in posizioni particolarmente pericolose quali giardini, scuole, ecc) è opportuno rivolgersi ad un apicoltore per la consulenza o la rimozione del favo. La più comune è Apis mellifera (ape da miele), presente in tutti i territori, altamente sociale con colonie perenni di migliaia di individui. I nidi possono essere localizzati in cavità naturali o alberature. Normalmente le sciamature delle api avvengono in primavera fino a giugno, quando la vecchia regina si invola con le operaie. Gli sciami sono numerosi e si installano in prossimità dei vecchi favi o arnie. E’ proprio in questo caso che possono arrivare nelle vicinanze delle abitazioni. Di per se non sono mai aggressive, a meno che lo sciame non rimanga fermo per alcuni giorni. In questo caso l’intervento di un apicoltore esperto è determinante per la cattura dello sciame stesso. La legge impedisce l’eliminazione a meno che rappresentino un pericolo per l’incolumità delle persone. Importante è saperle distinguere: le api sono tendenzialmente “pelose” ed hanno un corpo più tozzo. L’apparato masticatore è di tipo succhiante in quanto si nutre di nettare. Nelle vespe, invece, è masticatore con mandibole ben evidenziate. Sul terzo paio di zampe delle api si riscontrano delle “spazzole”, organo costituito da peli rigidi che raccolgono il polline ogni volta che si posano sui fiori alla ricerca di nettare. Questo determina la funzione di impollinazione di cui le api (così come i bombi) sono tra i principali artefici. Ecco perché le api non vanno mai eliminate.
Senza le api la civiltà sarebbe destinata a scomparire in pochi decenni perché verrebbe meno gran parte dell’impollinazione e quindi la possibilità di avere culture ed alimenti.
Marco Gusti – Consulente in igiene ambientale
Lotta integrata alla Mosca
By Istituto BiochimicoLotta integrata alla Mosca
La mosca domestica è uno degli infestanti più diffusi nel mondo, particolarmente legato alle immondizie ed ai ricoveri di animali.
ORDINE: Diptera
FAMIGLIA: Muscidae
Ciclo biologico:
UOVO,
3 STADI LARVALI,
PUPA,
ADULTO.
La durata del ciclo varia in funzione delle condizioni ambientali e della temperatura:
|
Fasi del ciclo di sviluppo di M. domestica |
16°C
|
25°C
|
35°C
|
temperature critiche
|
|
|
min.
|
max
|
||||
|
|
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| Periodo ovideposizione |
9 giorni
|
3 giorni
|
1,8 giorni
|
15°C
|
|
| Schiusura uova |
1,7 giorni
|
0,66 giorni
|
0,33 giorni
|
11°C
|
42°C
|
| Sviluppo larvale |
17-19 giorni
|
5-6 giorni
|
3,4 giorni
|
9°C
|
45-47°C
|
| Schiusura pupe |
17-19 giorni
|
6-7 giorni
|
3,4 giorni
|
45°C
|
|
|
|
|||||
| CICLO COMPLETO |
45-51 giorni
|
14-16 giorni
|
8-10 giorni
|
||
Un individuo adulto vive da 25 a 50 giorni. La M. domestica, nei
climi temperati, arriva a compiere fi no a 12-15 generazioni
all’anno. Una femmina depone ogni 2-4 giorni dalle 150 alle 250
uova, raggiungendo spesso la produzione di 1000 unità circa.
L’uovo, cilindrico, di colore bianco perla, viene deposto su
materiale organico umido (optimum 70-80% di umidità) ad una
profondità di 8-10 mm. Lo sviluppo embrionale avviene tra gli
11°C ed i 42°C.
I focolai larvali sono costituiti da una gran varietà di
substrati costituiti da materiale organico in disfacimento o in
putrefazione, sia di origine animale che vegetale. In zone
rurali, il principale focolaio larvale è costituito dalle
concimaie, mentre in area urbana sono rappresentati da
immondezzai. Raggiunta la maturità, le larve abbandonano il
substrato alla ricerca di un microambiente più asciutto per
impuparsi. L’adulto di M. domestica è un buon volatore
spostandosi di 3-4 Km in media con punte di oltre 30 Km. Le
mosche sono attive durante il giorno o sotto luci artificiali.
L’adulto non vola sotto i 10°C, resta immobile intorno ai 4°C,
muore a 0°C.
Lotta integrata alle
mosche
Non esiste un solo prodotto per la lotta alle mosche, ma un
sistema di più metodi e prodotti.
Bonifica ed igiene
ambientale:
Nella lotta contro le mosche, per ottenere risultati duraturi nel
tempo, è fondamentale l’opera di bonifi ca ambientale,
indirizzata essenzialmente all’eliminazione, o quanto meno
riduzione, di tutti i possibili focolai larvali.
• Asportazione frequente di deiezioni e rifiuti;
• Pulizia e lavaggio pareti e pavimenti;
• Applicazione pestproofi ng (zanzariere);
• Disidratazione della lettiera (ventilazione) ed essiccamento
del letame (aggiunta di paglia, segatura, etc.);
• Controllo umidità substrati: sgrondo liquami, verifi ca
abbeveratoi;
• Gestione fermentazione del letame:
a) copertura di plastica che porta la temperatura della massa sopra i 45° C (limite di sviluppo embrionale e larvale);
b) isolamento del piano su cui poggia il letame mediante canalette di raccolta liquami in cui le larve mature, che vanno in cerca di un luogo asciutto per impuparsi, finiscono per cadere e morire.
Gli altri mezzi di lotta (fisica, chimica, biologica, etc.) vanno programmati solo ad integrazione delle misure igieniche.












