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Feb 19th

La disinfestazione contro le Cimici dei letti (Cimex lectularius)

By Marco Gusti
IL GRANDE RITORNO

Articolo comparso su GSA n° 1 Gennaio 2012

Riecco la famigerata “cimice dei letti”, questa volta “raccontata” a GSA dalla viva voce di un esperto del settore, Marco Gusti, che narra con il consueto stile vivace e accattivante due vere e proprie case history con protagonista il “simpatico” coinquilino dei nostri giacigli. Ecco due storie di vita vissuta (oltre che un problema brillantemente risolto).

Senso di impotenza, angoscia, stati d’ansia, preoccupazione per i propri affetti e per le piccole cose che ci appartengono. Questo, e molto altro, si prova quando  ci si trova a condividere i propri spazi vitali con la cimice dei letti, il piccolo, famigerato insetto pressoché invisibile nelle ore diurne, ma estremamente vorace del nostro sangue nelle ore notturne. Nessuna esagerazione, lo assicutro. E questa storia lo dimostra in pieno.
Il primo caso: abitazione privata
Lo scorso autunno sono stato contattato da una normale famiglia residente in una graziosa villetta a schiera della provincia milanese, che si è trovata alle prese con questo difficile problema. La signora ha incominciato a lamentare nell’estate rossore e alcuni ponfi su gambe e braccia, ma soprattutto sul collo.  Si è rivolta così al medico di famiglia che l’ha indirizzata subito dal dermatologo. Lo specialista  ha iniziato a prescrivere pomate prima leggere e poi sempre più forti fino ad arrivare addirittura al cortisone. Ciononostante la signora non guarisce, tanto da far pensare ai medici a problemi di carattere psicosomatico.  “Mi sono sentita dare quasi  della matta!”, mi ha confessato in seguito. Fortunatamente la signora è anche biologa ed ha rispolverato per l’occasione le reminescenze di entomologia. Ed ecco l’intuizione vincente: grazie anche ad internet ha pensato che i suoi problemi potessero essere legati alla presenza di cimici dei letti.
L’idea vincente: ci saranno cimici dei letti?
E qui entra in scena il sottoscritto, interpellato per l’occasione: è bastata un’ispezione alla camera da letto per rendersi conto che l’infestazione era  ad uno stadio ormai avanzato. “Ma come è successo? Noi siamo puliti!”, è stata la prima, comprensibile reazione. Che è poi la reazione di massima da parte di tutti coloro che sono stati colpiti da questa vera e propria “fattura con malocchio” di carattere entomologico. 
Il “giallo” è sempre più fitto
A me il non facile compito di tranquillizzare la signora e il marito, che guarda caso non è mai stato punto, pur dormendo nello stesso letto. Il giallo a questo punto si infittisce: da dove saranno arrivate ? Chiedo dunque: “Avete viaggiato ultimamente? Avete ospitato amici, parenti?”
Viaggio di famiglia in campeggio in un bungalow!
“Sì siamo stati in un campeggio con bungalow al mare” è la risposta.  “Probabilmente la cimice viene da lì” rifletto.  Guardo con cura i particolari, tra cui anche  le valigie, dove l’insetto non c’è più ma dove senza dubbio è stato, perché da attenta analisi ne ho riscontrato le feci, che altro non sono che sangue prima succhiato e poi digerito.
Le “FAQ”
E qui ricomincia la teoria delle domande di rito: “Ma come fanno a vivere se non pungono per un po’?” E’ presto detto: vivono fino ad un anno anche senza succhiare sangue, in quiescenza. E ancora: “Perché proprio noi che siamo puliti ?”  Vero che lo siete, ma la cimex è un insetto “democratico”: non sta a guardare a ceti e livelli, così come non distingue tra ostelli della gioventù e hotel a 5 stelle! Per questo quando arriva arriva …..
Un po’ in tutta la casa…
Propongo dunque alla signora di fare una verifica anche nelle camere attigue dei ragazzi, che non hanno  -per loro fortuna- problemi di punture. Mi rendo conto di quante cose ci siano nelle case, soprattutto nelle camerette dei ragazzi. Ebbene: ci sono anche le cimici dei letti. Poche ma ci sono, segno che si spostano di stanza in stanza, magari perché disfacendo il letto si appoggia tutta la biancheria da lavare in un solo punto e da lì parte tutto. La casa è su tre livelli e l’ispezione viene condotta con maniacale accuratezza. Cimex lectularius è arrivata anche nel soggiorno nei divani… A dire il vero lì non sono ancora molte, ma fanno presto a diventarlo!

Pronto intervento
Grazie alla solerzia di un’attenta assistente tecnica di una qualificata azienda di pest control l’intervento è immediato. Si opta per un intervento con insetticida tradizionale, andando a svolgere un’attenta irrorazione di tutte le superfici, smontando letti, aprendo cassetti e disinfestando guide, anfratti, ecc. Si aprono anche le scatolette elettriche e si ispezionano punti luce, libri e libreria con attenzione. Si decide quindi di eliminare il materasso e la rete a doghe (fra l’altro ormai un po’ datati) per non incorrere in possibili re infestazioni. Non si è  schiavi del tempo, anche perché, per fortuna, gli abitanti della casa possono dormire fuori per qualche notte, così da poter essere certi che l’insetticida possa fare effetto senza essere dilavato (la signora avrebbe fatto volentieri le pulizie di fino il giorno dopo ma è stata bloccata). Intervento lungo e meticoloso, con un secondo “ripasso” dopo circa due settimane. Risultato: più nessuna traccia e più nessun esemplare adulto presente. 

Il secondo caso: hotel in pieno centro importante località turistica invernale .
In questo caso, vista la necessità di gestire le camere nell’immediatezza, si considera l’intervento con vapore secco surriscaldato. Qui la presenza di Cimex lectularius  è massiccia e non certo cosa recentissima. Ma finché un cliente non si lamenta è davvero difficile rendersi conto della presenza di questi infestanti. In questo caso oltre al trattamento (anzi, ai trattamenti…) si è anche fatta opera di formazione ed addestramento al personale dei piani su come gestire con attenzione le ispezioni. Oltre a venire trattata la camera infestata, quelle laterali, quella di fronte, è stato ispezionato tutto il piano senza dimenticare nemmeno le camere al piano superiore ed inferiore in corrispondenza con quella “incriminata”.
Anche qui, ottimo risultato!
Che dire? Risultato ottimo anche con sistema vapore… Non però con una  normale Vaporella, ma “Steam Disinfector”, che ha dimostrato di erogare vapore continuo a 180 °. E non solo semplici dettagli. Incide molto, infatti, la meticolosità del trattamento, visto che neanidi di 1 o 2 stadio vengono trovate lontane dal letto addirittura nel  perimetro del soffitto. Anche in questo caso il lavoro è meticoloso: vengono trattati i letti togliendo le coperture dai somiè (particolari letti con struttura in legno imbottita e poi rivestita in stoffa, una vera manna per le cimici…),  ovviamente i materassi, le tende, le riloga, l’interno degli armadi (forse mai trattati così bene …), viene smontata la testiera del letto e controllata centimetro per centimetro. Come dicevo prima, tutto il perimetro del soffitto dotato di cornicetta artistica (nascondiglio ideale per le cimici, che poi si calano nottetempo col favore delle tenebre…) viene passato con la speciale pistola erogatrice. Una camera di 20 mq, insomma, richiede ore di lavoro. In ogni caso il risultato c’è, anche se servirà un secondo trattamento. Erano veramente tante e qualcuna è riuscita a rifugiarsi in qualche anfratto impossibile da raggiungere perfino con il vapore!
A volte ritornano (o non se ne vanno proprio!)
La domanda che più mi sento fare dalle persone che sono colpite dall’infestazione è: “Perché  sono tornate?” Molte sono le teorie, ma per quanto mi riguarda sono sempre più convinto che ci sono sempre state. Certo i viaggi, gli spostamenti, le vacanze sempre più frequenti, stili di vita migliori ne hanno favorito la diffusione. Sono convinto però che  l’uso degli insetticidi mirati (esche gel per scarafaggi prima e formiche poi, granuli per mosche, uso di trappole a cattura e così via) ha portato a non colpire più tante specie di insetti che inconsapevolmente venivano comunque attaccate dai formulati. Un tempo -ma nemmeno tanti anni fa poi- si pensava di disinfestare dalle formiche ed intanto morivano altri insetti, tra cui le cimici dei letti. L’eliminazione di molecole storiche che comunque avevano un effetto “scopa” su molte specie infestanti (propouxur, clorpirifox, ecc) ha creato, nel tempo, fenomeni di resistenza particolarmente tenaci.
La biologia della cimice dei letti
Per quanto concerne la biologia del Cimex lectularius, ben conosciuta ormai non solo dagli addetti ai lavori ama anche dagli operatori del settore dell’accoglienza (hotel, pensioni, ostelli, ecc), posso solo ricordare che è un insetto eterometabolo (a metamorfosi incompleta) che si sviluppa nel seguente modo:
  •    uova: 1 mm, bianche, schiusa dopo 10 gg (20°C) o dopo 4-5 gg (35°C), non schiudono (> 37°C < 13°C – per questo motivo è ottimo il trattamento con calore Ht Ecosystem …. )
  •     ninfa: simili agli adulti, piccole dimensioni, colore ambrato, 5 mute
  •     adulto: dopo circa 1 mese (3 settimane a 30°C)

Conclusione: opportuno conoscere tutte le tecniche e saperle applicare all’oupo!
Come ama dire un mio amico entomologo con la barba bianca:  “Una rondine non fa primavera ma un insetto fa infestazione!”
Mai cosa più vera, nel caso delle cimici dei letti!


Dec 18th

PRESUNTI AVVELENAMENTI, ESPOSTI ALLA PROCURA E PREGIUDIZI

By Marco Gusti

Articolo apparso su rivista Dimensione Pulito nel  giugno 2009 a seguito di articoli su presunti avvelenamenti da operazioni di disinfestazione - derattizzazione - diserbo. Se ne torna a parlare visto che in questi giorni si è verificato altro episodio simile a Rho alle porte di Milano -


A cura di Graziano Dassi e Marco Gusti


Copia articolo da Gazzetta della Martesana 18 maggio 2009
scaricabile al link  http://www.lamartesana.it/login.php?artID=1092103
 

 

 

PREMESSA

Il caso di cui ci occupiamo è emblematico dei rischi connessi con i servizi di Disinfestazione e Derattizzazione. Sempre, come potete leggere nell’articolo riportato, l’imprecisione e i preconcetti la fanno da padrone. E’ nostra convinzione che “tutte le generalizzazioni sono pericolose. Anche questa”! Per cui cercheremo di essere quanto più possibile precisi aggiungendo che entrambi noi autori siamo possessori di cani di cui abbiamo cura ricevendo in cambio incommensurabile affetto.

L’obiettivo é analizzare per capire e quindi porre rimedio.

 

I FATTI

Nell’articolo a cui facciamo riferimento emergono delle affermazioni che meritano riflessioni affinché sia possibile formulare delle ipotesi razionali.

 

Punto primo

I fatti si presentano da alcuni anni fra marzo e aprile. La nostra considerazione è che la derattizzazione perdura tutto l’anno, per cui causa ed effetto non sembrano correlate.

La disinfestazione in quel periodo si limita a interventi larvicidi nei tombini, per cui anche in questo caso gli eventi sembrano scollegati.

 

Punto secondo

Casi di presunti avvelenamenti sono riferiti a lepri, gatti e ricci. Animali con abitudini alimentari assai diverse, per cui trovare collegamenti sembra impossibile e quindi fuorviante, Vale il detto  “una volta escluso l’impossibile non resta che l’improbabile.

 

Punto terzo

I sintomi in molti casi portano a pensare ad avvelenamento dovuto a prodotti chimici (*) come disinfettanti, si noti l’imprecisione veniale, ma siccome ci troviamo di fronte ad un esposto alla Procura….;  ma non si escludono topicidi e altre “trappole”. Il sospetto di un atteggiamento acriticamente preconcetto c’è, soprattutto per l’impossibilità di trovare notizie tossicologiche sulle “altre trappole”. Più oltre si dice ”sono presenti in due o tre casi sintomi gastroenterici non riconducibili a malattie virali o batteriche, è una situazione sospetta”. Chi parla è un veterinario, il suo dire è deontologicamente corretto, e a loro ci rivolgiamo per avere suggerimenti e approfondimenti.

 

(*) tanto per ridimensionare gli aspetti negativi correlati alla chimica ricordiamo che se uno beve una soluzione-sospensione di azulene, anetolo, riboflavina, e acido ascorbico oltre a resine e mucillaggini altro non fa che ingerire un infuso di camomilla, mentre se la tazza contiene cinapina e acido formico deve fare attenzione ai dosaggi perché se ben usata la cicuta calma gli spasmi delle vie respiratorie e le contrazioni dolorose dello stomaco, dell’intestino e della vescica; se si esagera l’esito è infausto. (tratto da Oiante medicinali,  erbario illustrato. Autore Suor Bernardina – ed Piemme).

 

Punto quarto

Viene riportato che in due casi c’è stata l’ingestione di una barretta che, in qualche modo, potrebbe essere riconducibile ai topicidi utilizzati per la derattizzazione. Più avanti si precisa meglio “si tratta di una barretta ossidata di cui era rimasta una polvere bianca che ho fatto analizzare all’Istituto Zoo profilattico di Milano”. Queste affermazioni meritano molta attenzione ma, in attesa dei risultati delle analisi, si possono avanzare delle ipotesi quanto più possibile razionali. I prodotti utilizzati dalla Ditta incaricata del servizio  sono posti in mangiatoie di sicurezza, i rodenticidi hanno una colorazione ben evidente che non viene indicata e, oltre a tutto, l’ingestione di una “barretta” di quel topicida non porterebbe a nessuna sintomatologia nei confronti di un cane di 40 kg in buona salute. Cosa aggiungere? Se la causa-effetto (barretta-avvelenamento) nei due casi citati emergesse l’ipotesi di un boccone avvelenato o di una derattizzazione sconsiderata prenderebbe corpo. Ma le responsabilità e gli interventi da adottare sarebbero diversi da quelli più o meno velatamente indicati nell’articolo che ipotizza improbabile l’azione di uno squilibrato ed emergerebbe anche la possibilità dell’utilizzo di prodotti ormai usciti dalla farmacopea in uso da parte di derattizzatori fai da te (azzardiamo l’utilizzo di fosfuro di zinco, ma è proprio un azzardo fatto per non trascurare nulla).

 

Punto quinto

Viene anche ipotizzata l’eventualità di una ingestione indiretta (una leccata) causata da una disinfestazione fatta con glifosate (noto diserbante di post-emergenza a destino ambientale noto, degrada totalmente nel terreno in due settimane). Nell’articolo si aggiunge che “il glifosate è dannoso all’uomo e alla natura, ma che può portare malformazioni e tumori”. Premesso che ogni sostanza può portare ad effetti indesiderati, [vedi la citata camomilla, sale da cucina (il diserbante utilizzato da Attila re degli Unni) e valeriana], per cui la prudenza è d’obbligo, pur tuttavia ci sentiamo di affermare che una leccata al glifosate non può portare a morte un cane adulto. Quindi ecco riproposta la necessità di analizzare i fatti attentamente, senza pregiudizi, con l’obiettivo di capire per intervenire in modo mirato, giusta l’affermazione di “vogliamo vederci chiaro”. Giusto anche non volere fare terrorismo, perché voce dal sen fuggita è come freccia che dall’arco scocca, può recare danno sia inducendo ansia all’opinione pubblica sia contribuendo alla disinformazione sia ai professionisti seri del settore. A tal proposito continuiamo riportando uno stralcio della risposta del Direttore tecnico della ditta incaricata dei servizi.

 

RISPOSTA DEL DISINFESTATORE “L’applicazione delle esche avviene con l’ausilio di contenitori di sicurezza (bait box) che non permettono l’accesso al proprio interno se non ai roditori. I contenitori sono vincolati al terreno o alle pareti, hanno una resistenza meccanica capace di non alterarsi neppure con lo schiacciamento da parte di un mezzo di lavoro, hanno una chiusura con chiave a disposizione solo dei tecnici, permettono il consumo dell’esca da parte dei roditori solo all’interno del contenitore stesso, essendo l’esca vincolata.

In pratica il ratto consuma al suo interno l’esca senza possibilità di essere spostata in altri luoghi. Questo ne evidenzia e ne potenzia la sicurezza. L’esca rodendicida registrata al Min. della Salute ha tra i suoi componenti  il Denatonium Benzoate   una sostanza “amaricante” chiamata Bitrex che ha la particolarità di non permettere agli animali domestici ed ai bambini di ingerire le esche in quanto, estremamente amara, provoca il vomito impedendo l’ingestione dell’esca. Qualcuno potrebbe pensare e chiedersi allora perché i ratti ed i topi la ingeriscono. Presto detto: la conformazione dello stomaco dei ratti è tale da impedire allo stesso di vomitare e quindi, dopo aver ingerito le esche non può più espellerle, cosa che farebbe un cane, un gatto o un uomo”..

Certo l’uso di esche con Dimetoato Benzoate è sintomo di attenzione alla sicurezza, ma il rischio che tale prodotto (che ha superato tutti i test tossicologici doverosamente necessari e richiesti dall’Istituto Superiore della Sanità) non incappi in generiche affermazioni più o meno allarmanti e allarmistiche esiste.

 

CONCLUSIONI

Ci sentiamo dei detective dell’ambiente e vorremmo avere le capacità analitiche e deduttive di Sherlock Holmes ma, come affermava il suo autore Arthur Conan Doyle, nessuna affermazione è possibile senza avere compiutamente analizzato i fatti.

Ciò detto non ci rimane rimarcare che, gli scongiuri sono d’obbligo,  incidenti del genere sono sempre possibili e, oltre a tutto, il lavorare bene non li scongiura affatto, soprattutto nella fase iniziale e a cose chiarite il danno di immagine rimane. Le smentite, quando ci sono, non le legge nessuno.

 

ESORTAZIONI

L’esortazione è rivolta ai Produttori-distributori di biocidi affinché facciano opera di divulgazione presso i veterinari in modo da dare loro le informazioni necessarie, all’Associazione di categoria, ma non solo, perché inserisca nei sui Corsi il modo corretto di formulare un’offerta corredandola delle necessarie informazioni e dia ai tecnici-operatori il modo di interfacciarsi con eventuali interlocutori e, a tutti gli addetti ai lavori, di impegnarsi per dare spessore professionale al proprio lavoro.

 

IMPEGNO DEGLI AUTORI E DELLA RIVISTA

Gli eventi saranno seguiti sia a livello dell’esecuzione dei servizi con report, monitoraggi ambientali e documentazioni fotografiche sia sugli sviluppi dell’esposto alla Procura.

 

 

Oct 4th

Fermarsi è come tornare indietro !!

By Marco Gusti

 

Il calore certo non l’ha inventato nessuno …… ma nel mondo della sanificazione ambientale il suo utilizzo è stata certo una rivoluzione copernicana.

Negli ultimi decenni – quest’anno ricorre il mio 30° anno di attività sempre nel settore della disinfestazione professionale come ho già avuto modo di ricordare -  si è vista  l’evoluzione in Italia di nuove tecniche di intervento, l’affermarsi del monitoraggio dalle esperienze delle applicazioni agrarie, il nascere di nuove attrezzature e strumenti,  la “scomparsa” di molte molecole   e di conseguenza l’uscita dal mercato di molti prodotti, il nascere di nuovi formulati innovativi  – di alcuni di questi senza falsa modestia posso dire di esserne stato un po’ il papà nell’introduzione nel nostro Paese nei mie trascorsi nelle Aziende di formulazione   –. Posso quindi affermare di aver visto l’evoluzione del Pest Control italiano e di averlo un po’ vissuto.

Per quanto concerne il “calore” nell’ambito della sanificazione ambientale, la prima volta che ne  ho sentito parlare   è stato durante un il Simposio dell’Università di Piacenza circa 3 anni fa, in cui un’Azienda attenta alle innovazioni ha presentato i risultati di alcune sue esperienza applicative. Non nego un certo scetticismo (dovuto   in parte al fatto che mi occupavo in prima persona di formulati) e la nascita di domande che mi sono sorte durante l’esposizione e condivise subito con altri,   non ultima come controllare le vie di fuga e i perimetri dei locali trattati.  Difficile a quei tempi neanche tanto lontani pensare a quali potessero essere gli sviluppi. In ogni caso per me e per molti degli Operatori con cui mi ero confrontato, la disinfestazione con il calore rimaneva   una nicchia nel settore della disinfestazione senza forse tanta “arte ne parte”.

Passano intanto un po’ di anni e durante un incontro tecnico nell’autunno dello scorso anno  ho modo di rivedere un Disinfestatore che negli anni ha saputo far crescere la sua Azienda, trasformandola da piccola realtà individuale ad un’importante Impresa nel mondo del Pest Control, in grado di operare anche all’estero. Uno dei pochi casi in cui i Pest Control italiani sono chiamati a lavorare fuori dai confini nazionali grazie alla sua innovazione tecnologica ed alla sua professionalità. Guarda caso si tratta  di Mouse & Co. che anni prima ha sposato l’applicazione nel settore della sanificazione dell’innovativo   “Sistema calore” facendolo suo in Italia e portandolo poi anche in Europa. Nell’incontro  si parla  ovviamente del “Sistema calore” e prima per pura cortesia poi con sempre maggior interesse da parte mia entriamo nell’argomento. Scopro una nuova tecnica di cui mi rende conto  di non sapere proprio nulla e – forse come tanti – la consideravo un aspetto della disinfestazione  inattuabile  o per pseudo ecologisti. Rimaniamo a parlarne per molto, ore addirittura,  ed imparo che per gestire le applicazioni – ovviamente ecologiche perché non si usano formulati insetticidi – servono speciali macchine che portano ad alte temperature i locali trattati funzionanti  ad elettricità. Inizialmente pensavo: che sarà mai scaldare gli ambienti? Ci sono molte Aziende che forniscono riscaldatori di varie fogge e dimensioni, basta usarle. Scopro poi che non è così facile, per lo meno se si devono raggiungere le temperature necessarie per la disinfestazione – oltre 55° e per almeno 24 ore –  le potenze sono limitate così come i gradi raggiungibili.  In parole povere non sono concepite per la disinfestazione ! Mi si apre un mondo nuovo.  Spesso durante i corsi di formazione amo ricordare  che il nostro lavoro è l’insieme di più discipline: agronomia, chimica, biologia, medicina, parassitologia, ingegneria meccanica e dei fluidi …. Ecco che quanto dico mi si avvera. Amo anche dire spesso che “Innovare vuol dire crescere” e la tecnica del calore HT ECOSYSTEM ne è la dimostrazione.

Fin qui la storia di uno dei tanti Imprenditori di successo che hanno creduto nel loro lavoro creando, con l’innovazione, crescita e sviluppo per se e chi gli sta accanto come tutti i giorni avviene nell’economia del nostro Paese che, pur bistrattata, bloccata nello sviluppo, vessata da mille fattori negativi continua ad esprimere talenti.  Ecco invece l’inizio di una mia nuova storia.


Il mio interesse cresce e con la primavera mi trovo a collaborare con Mouse & Co. ed HT ECOSYSTEM – l’Azienda che produce e commercializza direttamente gli speciali aerotermi che servono nella sanificazione ambientale - . Non a caso cito sanificazione e non disinfestazione. Infatti HT Ecosystem è un sistema                   (sostantivo che d’ora in avanti utilizzerò spesso) che permette anche di disinfettare gli ambienti abbattendo la carica batterica in particolari situazioni (ambito ospedaliero – disinfezione di alimenti che non hanno problemi di shock termico).

Incomincio a conoscere il Sistema HT Ecosystem vedendolo applicato – da spettatore – per la prima volta  in un importante pastificio del Nord Italia e qui incomincio a capire che cos’è il sistema”. Mi stupisco come prima cosa dell’organizzazione: tutti i particolari sono studiati per lavorare in modo organico e sicuro. Il materiale viaggia stivato in speciali bancali appositamente congeniati per il trasporto   dell’attrezzatura necessaria al funzionamento, che riempiono un TIR.  Non si tratta solo di “termoconvettori” ma di tutta una serie di cavi elettrici, quadri elettrici, speciali accessori che convogliano l’aria. Le speciali macchine, progettate e realizzate proprio per la sanificazione di grandi ambienti, funzionano con energia elettrica industriale. Ma non  finisce qui. Viene allestito un ufficio mobile con tanto di computer, stampanti, collegamenti wi-fi, applicazione di strumenti di controllo dell’umidità e temperature computerizzati (datalogger), sistemi di sicurezza che permettono di essere del tutto autonomi dallo stabilimento in cui si opera. Nulla è lasciato al caso ed anche i più piccoli particolari sono descritti in una procedura che tutti gli Assistenti tecnici conoscono ed applicano. Quello che non manca poi è una buona riserva d’acqua. Capisco il motivo entrando negli impianti trattati con il calore. Fa tantissimo caldo e bisogna bere!!  Una delle poche nozioni di fisica che mi sono rimaste dai tempi della scuola  è che è che il caldo sale verso le parti alte . Per “abbassarlo” HT Ecosystem ha predisposto questi speciali tubi (proboscidi) che servono per veicolare l’aria calda dall’alto al basso. Scoprirò poi che  con questi particolari  accessori è possibile disinfestare anche i silos. Ho poi una risposta alla mia domanda di qualche anno prima sul fatto che gli insetti non scappino verso le uscite o verso i perimetri meno calde: l’esperienza degli applicatori fa si che il posizionamento delle macchine impedisca la grande fuga degli insetti. Barriera insuperabile quindi.  Incomincio a  vedere la temperatura salire grazie a termometri elettronici che la indicano. A onor del vero la sentivo anche …. La temperatura sale, la struttura del pastificio aiuta a mantenerla con tutte le sue strutture in ferro ed incomincio a   vedere finalmente i primi insetti fuoriuscire dai pertugi e morire  per l’alta temperatura. Il primo insetto visto è un tenebrionide – Tribolium confusum – classica presenza nelle produzioni molitorie.  Seguendo con attenzione ed interesse l’applicazione mi si apre uno scenario del tutto nuovo.  Avevo fino a quel momento  considerato   solo i formulati per la disinfestazione, al massimo i gas tossici. Calore prodotto da energia elettrica quindi. Applicazione del tutto ecologica e senza residui di formulati o di gas di scarico   dovuto a macchinari a motori a scoppio. Mi riferisco soprattutto ai termonebbiogeni a pulsoreazione funzionanti a benzina ancor ampiamente utilizzati  .

Il calore non l’ha inventato nessuno dicevo all’inizio, HT ECOSYSTEM l’ha saputo però utilizzare per applicazione nel settore della disinfestazione e della sanificazione ambientale.

Dopo la prima “missione” nel pastificio che ho vissuto in modo solo marginale, mi sono calato nella realtà ed ho seguiti altri, alcuni anche all’estero . La “disinfestazione con il calore”  è un’esperienza unica nel mondo della disinfestazione, vissuta con entusiasmo forse perché affiancati da un Team affiatato. Più da vivere che raccontare. Gli interventi, anche se collaudati, sono tutti diversi tra loro per progettazione e per casistiche . Si  crea spirito di squadra anche con gli Assistenti tecnici che dimostrano grande competenza e soprattutto capacità di gestire le situazioni diverse che affrontano di volta in volta. 

Ecco la cronaca di una “missione” vissuta all’estero. Luglio 2001  

 
  Chalkidiki regione a Nord Est della Grecia che ha Salonicco quale capoluogo . Operiamo in uno  tra i più importanti molini   che fornisce farina alla regione.  Siamo preceduti dal TIR con tutta l’attrezzatura che dopo un lungo viaggio via mare e via terra approda nel molino da disinfestare. Il team Mouse composto dai suoi Assistenti Tecnici è coadiuvato in loco da un’Azienda di disinfestazione greca – Axiven – una delle più importanti Aziende di disinfestazioni  con una grande esperienza nell’uso dei gas tossici nell’ambito dell’industria alimentare e nei dogs  dei porti,    “convertita” al calore adottando il “Sistema HT Ecosystem”. Il Team di Axiven è composto da Agronomi, Entomologi e  Tecnici qualificati, guidati da Andrea   Papadatos e dal figlio Jannis che risulta essere talmente entusiasta del Sistema HT ECOSISTEM tanto da creare una sorta di Workshop durante l’applicazione, con visite guidate nel Molino durante il trattamento per far vedere dal vivo l’applicazione ai suoi Clienti greci.

Il trattamento però ha qualcosa di speciale fin dall’inizio. Non sarà un semplice trattamento di routin perché con noi ci sono degli “spettatori” d’eccezione che hanno il compito di monitorare il risultato  dell’applicazione   con il posizionamento di bioindicatori nei 6 piani del molino trattato.  Ci accompagnano infatti il Dr. Maurizio Verdone e la Dr.ssa Vanessa Patanè del Dipartimento  di Gestione dei Sistemi Agrari e Forestali Facoltà di Agraria, Università “Mediterranea” di Reggio Calabria che posizioneranno 4.000 insetti vivi (Tribolium – Ephestia – Rhyzopertha dominica, ecc. ) nelle varie forme – uovo, larva, adulto -   posti in speciali scatolette posizionate in luoghi sconosciuti da Mouse e Axiven in diversi punti dell’impianto.  Posizioneranno anche    28 datalogger che registreranno e trasmetteranno all’ufficio mobile  la temperatura nei vari punti del molino ogni 5 minuti. Questi dati serviranno al Dr. Verdone per la stesura di una sua Tesi di dottorato nell’ambito degli insetti dell’industria alimentare. 

L’attività al molino inizia con   con un breafing con tutti gli operatori dopo aver allestito l’ufficio mobile – computer, ricevitori wi-fi di datalogger, microscopi, radio ricetrasmittenti, ecc -  la presentazione dei sistemi di sicurezza  e la creazione delle squadre miste tra Assistenti Tecnici Mouse e Axiven . Si   inizia quindi con il posizionamento dei cavi, delle macchine, di grandi ventole che hanno il compito di far girare meglio l’aria calda nell’impianto

Dopo alcune ore tutte gli aerotermi  sono collegati  all’impianto elettrico e si incomincia ad accendere le macchine che fanno tutto da sole. Anche se non è il  primo intervento, per me la partenza  rimane sempre un momento emozionante, come quando arriva ad una meta in un viaggio o si ottiene qualcosa di tanto sperato.  Le temperature intanto salgono e si incominciano sentire. Si fa sera e l’impianto rimane presidiato dagli Assistenti Tecnici di Mouse.  La mattina dopo rientro nel molino e non ho più bisogno degli strumenti e dei termometri digitali per verificare se c’è la temperatura ottimale. La si sente nel naso, la si percepisce  nella pelle …. è una sensazione che si impara a conoscere dopo qualche trattamento. E le temperature si avvicinano ai 60 °. Il molino non è tra i più recenti ed in alcuni luoghi  serve   isolare alcune uscite che disperdono troppo l’aria calda soprattutto in prossimità dei silos e nel seminterrato.  L’esperienza, la capacità tecnica, l’ingegno, gli strumenti e le attrezzature  di Mouse & Co., oltre che  e l’impegno dei suoi Tecnici,   permetteranno  di portare comunque a termine con successo l’operazione. Intanto la Dr.ssa Patanè ed il Dr. Verdone continuano con la loro opera di verifica dei bioindicatori   per verificare la mortalità degli insetti e di questo ne è uscito uno studio già pubblicato che indica la mortalità di tutti gli insetti test attorno al 99 % .  Nei vari giri d’ispezione compiuti all’interno del molino si incominciano a vedere le morie di insetti. Tribolium, Sitophilus oryzae, Rhyzoperta dominica escono dai laminatoi e dalle macchine del molino. Troviamo delle tracce evidenti di insetti morti a terra che dimostrano come si siano insediati in condutture aeree e – forse – mai considerati prima nella disinfestazione tradizionale.  La particolarità dell’intervento con il calore a differenza di quelle eseguite con gli insetticidi tradizionali o con i gas tossici, è quella di permettere di vedere da dove fuoriescono gli insetti, quindi i punti di annidamento. Inoltre i mugnai gradiscono molto questo sistema perché subito dopo l’intervento, le pulizie degli impianti sono facilitate dal fatto che tutti i residui di farina bloccati nei gomiti dei tubi, fuoriescono immediatamente solo battendo leggermente nell’impianto con un martelletto di gomma. Cosa importante da sottolineare è che il calore alle temperature di esercizio dei trattamenti HT Ecosystem non danneggia assolutamente gli impianti e le componentistiche elettriche o elettroniche, a differenza di altre applicazioni.

Noi di Mouse & Co. siamo sicuri che l’operazione ha avuto successo. Intanto vediamo anche la soddisfazione dei proprietari del molino  e del capo mugnaio che si rendono conto dell’efficacia del trattamento. Serviranno i dati ufficiali dell’Università ma la soddisfazione del Cliente è più che una garanzia per noi e per i Colleghi disinfestatori della  Axiven. Il trattamento termina con lo spegnimento delle macchine del calore e si ripete il rito della verifica degli impianti e dei punti in cui si sono riscontrate le maggiori presenze di insetti. Come dicevo prima diventa una buona indicazione per monitorare e gestire meglio le aree in cui si sono riscontrate le maggiori presenze di morie di insetti.

Le mie esperienze non finiscono qui. La stagione dei trattamenti calore prosegue con altri importanti complessi industriali, tra cui il molino con la maggior capacità di macina di grano al giorno nel complesso di uno delle più grandi industrie molitorie del mondo. Anche qui risultati eccellenti,  sempre monitorati con bioindicatori controllati dall’Università di Milano . L’attività prosegue poi in altri contesti, quale una  importante industrie dolciaria con prodotti rinomati nel mondo. In questo caso l’applicazione del Sistema calore Ht Ecosystem – eseguita in collaborazione con il Disinfestatore Eliotec della provincia di Cuneo che ha capito le potenzialità del sistema ed ha incominciato ad attrezzarsi - evidenzia presenze di insetti mai considerati fino a quel momento che fuoriescono miracolosamente dagli impianti nel momento del raggiungimento delle temperature. L’applicazione permette di trattare anche realtà più piccole in termini di volumi, ma con insidie particolarmente pericolose, come nel caso di trattamenti mirati all’eradicazione del problema dei tarli del legno - Hylotrupes bajulus – in abitazioni che minano la stabilità dei tetti .  Il caso trattato mi ha visto coinvolto in prima persona con Konrad, un altro applicatore lungimirante in una casa centenaria da poco restaurata ma con l’annidamento di Capricorni mai debellato . Al momento, pur essendo in autunno, gli interventi con il calore proseguono, peccato che in un anno ci siano solo 52 settimane ed il tempo per poter eseguire i trattamenti a volte non basta per  accontentare tutte le richieste. Uno dei motivi per cui le Aziende apprezzano il trattamento con il Sistema calore Ht Ecosystem è dovuto al fatto che l’applicazione allunga i tempi tra un trattamento e l’altro. Infatti chi applica questo sistema ha la possibilità di eseguire meno trattamenti nell’arco del tempo rispetto, mantenendo gli impianti liberi da infestazione per tempi più lunghi rispetto al tradizionale utilizzo di formulati o di gas tossici. Altra cosa importante, non servono permessi da parte delle autorità per l’applicazione non sempre accordati, come nel caso di  centri storici con forte presenza demografica.

La disinfestazione professionale vede un continuo evolversi dell’attività grazie a nuovi formulati, nuove attrezzature e nuovi sistemi applicativi. Certamente tra questi nuovi sistemi la Tecnica del calore di HT Ecosystem ha un posto di rilievo perché permette ai disinfestatori professionali di offrire ai loro  Committenti un servizio innovativo non solo nella filiera agroalimentare, ma anche nei trattamenti   eseguiti sulle strutture lignee per il controllo dei tarli (tetti, opere d’arte), per il trattamenti delle derrate alimentari (pasta, riso, buccetta d’avena, fave di cacao), nonché per il trattamento delle cimici dei letti – Cimex lectularius – in tutti i luoghi di facile riscontro (hotel, ostelli, carrozze ferroviarie, abitazioni private). La recrudescenza della presenza di cimici in tutti i luoghi di soggiorno fa si che l’utilizzo di un sistema veramente eradicante che elimina le uova, le neanidi e gli insetti adulti sia indispensabile per la risoluzione del problema. Come ultima cosa ricordo che l’intervento risulta essere del tutto ecologico, senza l’impiego di prodotti chimici di nessun genere, circostanza che in questo periodo molto richiesta  dai clienti finali.  Il consiglio che faccio a   tutti coloro che vogliono consolidare  la propria professionalità ed il proprio successo è quello di avvicinarsi all’utilizzo di questo innovativo sistema di sanificazione ambientale.

Marco Gusti

21 settembre 2011

 

 

 

 

 

 

 

 

Aug 1st

Non si finisce mai di imparare - Articolo comparso su GSA -

By Marco Gusti

GSA ha raccolto la preziosa testimonianza di Marco Gusti, che dopo 30 anni in prima linea nel settore della disinfestazione ha sperimentato una nuova tecnologia basata sul calore. E ce ne parla con entusiasmo.

 

“Non si finisce mai di imparare”. Una grande verità di cui ci rendiamo conto soltanto quando siamo noi in prima persona a toccarla con mano. E in rigorosa “prima persona” è questa testimonianza di Marco Gusti, che dopo trent’anni di attività nel settore, dove ne ha viste davvero di ogni tipo, ha conosciuto la disinfestazione “con il calore”. GSA ha voluto che fosse lui a raccontare, per filo e per segno, come è andata.

 

di Marco Gusti

 

L’anno 2011 diventa il mio trentesimo anno di attività nel settore della disinfestazione professionale. Ho avuto modo di vedere l’evolversi di molte tecniche, soprattutto la nascita di nuovi Operatori, il progredire dell’ingegneria rivolta alla progettazione delle attrezzature, sia piccole che grandi e soprattutto la nascita di nuovi principi attivi e formulati, così come anche la loro scomparsa. Mi sono occupato principalmente di formulati, e chi ha avuto modo di collaborare con me, sa bene che ho sempre cercato di essere in prima linea nelle prime applicazioni sperimentali ed in seguito vicino alle applicazioni di campo  dei Disinfestatori professionali.

Negli ultimi 5 anni ho incominciato a sentir parlare in Convegni di settore (nel Simposio di Piacenza per primo)  e tra gli amici Disinfestatori  della possibilità di applicare una nuova tecnica di controllo degli insetti che escludesse l’uso dei formulati insetticidi. Di questo, per ovvie ragioni visto il marchio che mi sono portato per anni sulla pelle, non ero del tutto convinto ed ho molto spesso guardato con sufficienza chi lo proponeva.  Dapprima si è utilizzata la  tecnica del freddo – crioterapia –.  Poi quella della disinfestazione con il calore – tecnica del caldo - . Quest’ultima ha incominciato ad avere sempre più spazio  per il controllo delle infestazioni . Difficile immaginare ai tempi  quali potessero essere i loro sviluppi. Sta di fatto che rimanevano per me e per tanti altri Operatori una nicchia nella disinfestazione.

Mai dire mai!

Sul finire dello scorso anno entro in contatto con un  Disinfestatore che ha saputo far crescere la sua Azienda,  portandola da una piccola realtà ad una dimensione imprenditoriale tale da operare all’estero, uno dei pochi casi in cui i Pest Control italiani vengono chiamati fuori confine ad operare grazie alla sua professionalità ed allo sviluppo della tecnica in cui ha creduto.

Che esistesse un’attenzione alla crescita ed all’innovazione si poteva intravedere fin dai primi anni di attività: curiosità, presenza ai convegni, ricerca dei formulati più innovativi – ricordo che fu uno dei più entusiasti utilizzatori di un formulato larvicida utilizzato per gli insetti striscianti che ora non è più commercializzato - . Certificazione di qualità ISO  gestite in tempi non sospetti, quando accederne voleva non solo dire esibire un quadretto alla parete ma essere consapevoli dei processi. Iscrizione n° 2 all’Associazione Nazionale dei Disinfestatori ed impegno per farla crescere a vantaggio di tutti i Colleghi. Un impegno che ancor oggi non è cessato.

Tutto questo dimostra che “ Innovare vuol dire crescere ”.

Pasquale Massara di Mouse & Co. mi  parla della  sua attività della  disinfestazione fatta con il calore. All’inizio per pura cortesia e poi con interesse sempre maggiore  incomincio ad approfondire   la materia.  Scopro che questa tecnica di disinfestazione, ovviamente ecologica perché non vengono utilizzati formulati,  richiede l’utilizzo di particolari macchinari che portano a  temperature notevoli gli ambienti. Ecco che come ho sempre detto nei  corsi di formazione,  entrano in scena nel settore del Pest control altre discipline, non solo l’entomologia o la biologia ma anche    l’ingegneria    .

Sembra facile farlo, che ci vuole a scaldare gli ambienti ??   In commercio esistono dei riscaldatori industriali.  Le potenze sono illimitate, così come i gradi prodotti, ma non sono concepite per la disinfestazione elemento non trascurabile  . Ci vogliono potenze adeguate per ottenere temperature adeguate.  Mouse & Co. dispone di queste attrezzature che sono state progettate e realizzate  in funzione delle esigenze della disinfestazione. Ho conosciuto Lorenzo Margotta   il progettista e costruttore delle macchine (mi sembra un po’ l’Archimede nel realizzare quanto richiesto) che è pronto a cogliere i suggerimenti, elaborali  ed applicarli in base alle esperienze fatte e suggerite dai Tecnici della disinfestazione.

Mi stupisco vedendo il parco macchine   in dotazione di Mouse, veramente “importante”. Guardo un po’ di documentazione fotografica, leggo un po’ di report e mi rendo conto che il futuro della disinfestazione è arrivato.

 

Questo potrebbe essere l’incipit di una storia di successo. 

 

Ma non è finita qui. Mi trovo a collaborare con Mouse & Co. e con HT Ecosystem ed a partecipare – i Tecnici di Mouse ed Ht dicono attivamente ma non so se lo facciano solo per cortesia ….  – all’applicazione del sistema ecologico per la disinfestazione con il calore.

Prima tappa  una fugace visita da spettatore  in un Pastificio bresciano in cui vedo per la prima volta l’applicazione del sistema. Arrivo a giochi già fatti in cui i Tecnici di Mouse guidati da Pasquale Massara hanno già predisposto le macchine per il caldo e gli accessori necessari. Mi ha colpito per prima cosa l’organizzazione.

Un ufficio mobile   con tanto di computer, stampanti, strumenti di rilevazione per il calore, l’umidità relativa, i sistemi di monitoraggio computerizzati data logger e sistemi di sicurezza (coperte termiche, maschere, asce …… ) e soprattutto tanta acqua. Il perché dell’acqua lo capisco quando entro negli impianti di produzione. Fa molto caldo e bisogna bere molta acqua.

Ho modo di accedere ai piani dell’impianto, di verificare anche la presenza di alcune infestazioni di insetti delle derrate (Cryptolestes ferrugineos)  e di vedere la temperatura salire.  Sottolineo “vedere” all’inizio, con strumenti per me “spaziali” che mi vengono dati da tenere in mano .

Come ho imparato sui banchi di scuola, l’aria calda sale in alto  e negli ambienti  a più piani (5-6-7 ed oltre) è necessario respingerla verso il basso. Per questo ho visto degli strani tubi pendere dal soffitto ed arrivare ai termoconvettori. Che cosa sono? Me lo spiega

l’entusiasta Pasquale dicendomi che gli accessori altro non sono che delle estensioni per guidare i flussi di aria più calda verso il pavimento  In questo modo si ha quindi un riciclo dell’aria calda che rende gli ambienti omogenei.

 

Ritorna la domanda che mi sono posto qualche anno  prima durante il Simposio di Piacenza dove per la prima volta avevo sentito parlar di calore: “come controlli gli insetti che evidentemente cercano vie di fuga verso le zone più fredde (porte, anfratti, aree di reparti non trattate)?” Risposta semplice per l’esperto Applicatore del Sistema calore HT Ecosystem: “posizioniamo le macchine orientate verso dove gli insetti potrebbero fuggire. Barriera insuperabile quindi.  

In un ambiente come quello del  Pastificio la struttura aiuta. Le strutture in ferro, i macchinari e tutto il resto permettono di raggiungere senza problemi  le alte temperature necessarie alla disinfestazione. Ovviamente è necessario un parco macchine ben assortito e soprattutto è necessario disporre di quanto serve per alimentarle come cavi, quadri elettrici, prolunghe, proboscidi, ecc.

La particolarità dell’applicazione è data dalla completa autonomia del sistema. Funziona  ad energia elettrica e tutte macchine sono autonome.  Qualora  se ne ferma una – cosa rara – le altre funzionano comunque.. Per me, con soli studi d’agraria e con la sola capacità di cambiare una spina ad un elettrodomestico o la lampadina all’abasciur, si apre un mondo nuovo.

Energia elettrica quindi. Completa ecologia ed assenza di formulati biocidi, oltre ad assenza di fiamme libere ed emissioni di fumi di scarico.

Con la richiesta  di prodotti alimentari sempre più “biologici” e sicuri, la necessità di disinfestare quindi in modo   sicuro ed efficace,  ho visto nel sistema calore HT Ecosystem applicato da Mouse & Co. una soluzione veramente innovativa.

Ecco dunque che dalle molecole insetticide approdo al mondo ecologico del calore.

 

Arriviamo alla prima “missione” vera vissuta dall’inizio alla fine del trattamento. Destinazione Spagna!

Mouse & Co. , collaborando con un Pest Control spagnolo, approda nel Pastificio più importante in termini di volume d’affari e di produzione nei dintorni di Barcellona e qui  esegue la disinfestazione con il calore. Vivo dall’inizio il trattamento. Nel viaggio e nell’applicazione, oltre al Team di Mouse & Co. di cui ora faccio parte, ci accompagnano degli ospiti d’eccezione, il Dr. Maurizio Verdone per l’Università di Reggio Calabria ed un nostro amico disinfestatore, Salvo Bosco di Nuove Soluzioni Ambientali, Pest Control siciliano che è curioso di conoscere le nuove tecniche. Mouse & Co. è quindi disponibile a far conoscer il proprio know out ai Colleghi che vogliono “approdare” al nuovo sistema HT Ecosystem.

Il Dr. Verdone ha il compito di monitorare il risultato dell’operazione in termini scientifici, ponendo all’interno dei  7 piani dell’impianto una serie di “bioindicatori”  che permetteranno di valutare l’efficacia del trattamento in termine di tempo di esposizione e calore sopportato dagli insetti. Per fare questo, oltre essere dotato di suoi strumenti personali di rilevazione autonomi da quelli di Mouse & Co., ha con se oltre 4.000 insetti vivi (Tribolium – Ephestia – Rhyzopertha dominica, ecc. ) nelle varie forme di vita (uova, larve, adulti) posti in speciali scatolette che verranno posizionate luoghi sconosciuti  a  Mouse in diversi  punti dei piani dell’impianto .

 

Il team Mouse è composto dai suoi Assistenti tecnici, supportati in loco da una squadra di disinfestatori di Desur, primaria azienda Pest control spagnola che oltre ad applicare i gas tossici, applica il Sistema italiano HT Ecosystem. 

Arriviamo allo stabilimento per tempo – siamo a giovedì e possiamo operare fino a domenica -. Normalmente si ha a disposizione da venerdì pomeriggio a domenica, ma le festività pasquali permettono un giorno in più … Prima fase breafing per la sicurezza e presa possesso dello stabilimento in cui ovviamente sono ferme le produzioni. Si predispone l’ufficio operativo, si impiantano computer, connessioni con gli strumenti e tutto ciò che serve per poter operare. Dimenticavo di dire che il tutto, macchine, strumenti, cavi, quadri elettrici, prolunghe e tutto ciò che serve per la sicurezza ed il buon esito dell’operazione viaggiano in un Tir completamente dedicato che ci ha preceduto.  

 

Si inizia a scaricare il tutto predisponendo la collocazione delle macchine, dei quadri e dei cavi di alimentazione, ponendo con logica le macchine nei vari piani a seconda dell’area di lavorazione e della necessità di calore. Fantastico il l’impianto: laminatoi, plansister,  buratti, vagli,  pannelli di controllo, coclee,   un mondo in cui la materia prima nata dalla terra diventa alimento.

Siamo a Venerdì e   finalmente tutto è collegato      (in modo ottimale) e si può dare inizio all’operazione. Per me si tratta di un’esperienza nuova, ho la stessa sensazione che si prova quando si raggiunge una meta sognata ed inaspettata. Mi sento anche un po’ emozionato. Le macchine fanno tutto da sole, basta avviarle.   L’accensione delle macchine è quasi un rito non solo per me ma per tutti i componenti del Team. Stranamente anche se siamo nella soleggiata Spagna il tempo non è clemente. Piove, fa freddo fuori. Ma inizia a far caldo dentro. La temperatura sale e con essa la soddisfazione di tutti. Per sera abbiamo già temperature ragguardevoli, già vicine alla meta dei 50 gradi.

Anche se sopraggiunge la notte l’impianto non viene abbandonato. Un Tecnico Mouse – anche se il sistema permette di essere controllato da una postazione remota - rimane a presidiare i computer che rilevano le temperature dei data logger anche nelle ore notturne.

La mattina successiva  durante la verifica  ai piani  scopro cos’è il calore. Il calore si percepisce, si sente nella pelle e nel naso ed anche senza termometri sai che la temperature c’è. Ci sono oltre i 50 ° gradi necessari per pochi minuti ad eliminare uova, larve ed insetti adulti. Vedi gli insetti usciti dai pertugi più reconditi morti  nella ricerca    di aree più fresche.  Scopri con stupore che alcuni di essi non sono i classici insetti abituali, trovati infatti dei Lasioderma serricorne tipico del tabacco ma che sfarfallano nel periodo primaverile ….

Ti rendi conto che tutto procede per il meglio e che sicuramente le mortalità saranno raggiunte.

Intanto il Dr. Verdone procede alla verifica dei suoi insetti bioindicatori: li raccoglie, ne controllo a la vitalità alle varie temperature, li registra, li ripone nelle scatolette per riportarli in Università al fine di  verificare   l’eventuale schiusa delle uova   e – qualora sopravvivessero  – l’eventuale capacità riproduttiva. Il calore rende sterili gli insetti che dovessero sopravvivere.

Si crea intanto spirito di squadra, tutti fanno un po’ di tutto …. non solo gli “scienziati”. La direzione dello stabilimento si fa vedere spesso e con noi fa sopralluoghi in tutti i piani. Scopro dal capo mugnaio che l’applicazione con il calore dà un grosso vantaggio:  facilita le operazioni di pulizia di tutto l’impianto perché tutte le farine si staccano facilmente dai punti più difficili (curve, angoli interne delle macchine, buratti, ecc).

Il Dr. Verdone continua con la sua opera di monitoraggio dei risultati, anche se la soddisfazione del Direttore alla produzione e del Direttore generale dell’impianto per i risultati ottenuti nei precedenti trattamenti è più che eloquente.  Giusto avere i dati, ma la soddisfazione del Cliente è più che evidente e  significativa … L’aspetto che più mi ha colpito è che da parte del Management del Pastificio ho avuto la conferma che da quando sono stati abbandonati gli altri trattamenti con gas tossici   (esiste addirittura in fase di dismissione     un impianto dedicato che porta automaticamente il gas ai piani) per orientarsi interamente al Sistema Calore Ht Ecosystem – SISTEMA HT ECOSYSTEM e non una qualsiasi applicazione a caldo provata precedentemente - riescono a programmare meno     trattamenti rispetto a prima, con evidente risparmio di tempi e denaro. Non ultimo il trattamento è completamente ecologico ed ottiene   percentuali di mortalità dei parassiti superiori a qualsiasi altro tipo di applicazione (100 %) !

 

Lascio al mio amico Dr. Verdone le valutazioni scientifiche, posso solo dire da parte mia che l’esperienza, ripetuta nei giorni scorsi con successo in un Molino greco con il trattamento con il calore HT Ecosystem, mi ha convinto che in questo sistema c’è molto futuro

 

Anche in questo caso il Dr. Maurizio Verdone, coadiuvato dalla Dr.ssa Vanessa Patanè sempre dell’Università di Reggio Calabria, ha provveduto a monitorare i risultati con il posizionamento di bioindicatori nel molino trattato.  I risultati visivi sono stati molto confortanti rispetto ai precedenti trattamenti eseguiti con gli abituali sistemi.

Certo il Molino greco era una  struttura molto vecchia e  non del tutto coibentata, ma    l’esperienza, la capacità tecnica, l’ingegno, gli strumenti e le attrezzature  di Mouse & Co. , oltre che  e l’impegno dei suoi Tecnici ,   hanno permesso di portare a termine con successo l’operazione.

 L’Università confermerà la riuscita con i suoi dati scientifici. E’  Certo però che  i Clienti anche in questo caso hanno mostrato stupore ed incredulità per i risultati    ottenuti, a differenza di altre applicazioni con calore eseguite da altre aziende con attrezzature diverse da quelle di HT Ecosystem.

Fermarsi è come tornare indietro!

 

Sono certo che chi non si avvicinerà a questo sistema nel suo lavoro di Pest control avrà dei limiti nel progredire della sua attività, non solo nel contesto della filiera alimentare, ma in tutte le applicazioni, tra cui il controllo dei parassiti che si riscontrano nel mondo civile.

Infatti l’applicazione del sistema si sposa molto bene con le applicazioni eseguite in: strutture in legno per il controllo dei tarli, derrate alimentari quali pasta, riso, buccette d’avena, fave di cacao, ed altri, nonché – importante – per il controllo delle cimici dei letti in Hotels, carrozze ferroviarie, abitazioni private.

Non ultima l’applicazione trova riscontro anche nella disinfezione – controllo di batteri -  in ambienti sanitari di cui parleremo in una prossima occasione.

 

marco gusti   

agrotecnico

Luglio 2011

 

 

 

Jul 8th

Un nuovo modo di disinfestare accessibile a tutti i disinfestatori

By Marco Gusti

HT ECOSYSTEM – Disinfestare con il calore

 

Il “Sistema di disinfestazione HT Ecosystem  si compone di particolari termoconvettori che utilizzano l’energia elettrica per riscaldare i locali trattati.

Ht Ecosystem è un sistema di successo che, grazie ad una tecnologia vincente e sicura qual’ è il calore, permette di applicare  un innovativo sistema di sanificazione ambientale  grazie a :
- un metodo completamente ecologico, infatti non vi è l’utilizzo di nessun formulato
- un sistema atossico nei confronti di persone ed alimenti
- un’ampia versatilità di utilizzo con macchinari ed accessori che permettono di operare nei confronti di ogni genere di parassita (insetti – batteri)
- applicazione in ogni tipo di ambiente: ambito alimentare, conservazione dei manufatti lignei attaccati da insetti xilofagi, ambienti ospedalieri (disinfezione) ed alberghieri (eliminazione di Cimex lectularius)
- possibilità di riutilizzo immediato dei locali trattati senza sospensioni prolungate di attività
- nessuna richiesta di permessi particolari da parte delle Autorità per eseguire gli interventi
- possibili soluzioni personalizzate

Per il Disinfestatore professionale si apre la possibilità di sfruttare questa nuova tecnica di disinfestazione da offrire ai propri Clienti.

Ht Ecosystem mette a disposizione dei PCO un sistema modulabile che permette di rimanere al passo con i tempi

Per saperne di più visitate il sito www.htecosystem.it  e contattate i suoi Tecnici

Marco Gusti

 

Mar 13th

2 anni fa accuse alla disinfestazione per moria cani in un Comune in Provincia di Milano

By Marco Gusti

L'articolo da cui parte l'inchiesta lo trovate su
http://www.lamartesana.it/login.php?artID=1092103


PRESUNTI AVVELENAMENTI, ESPOSTI ALLA PROCURA E PREGIUDIZI

 

A cura di Graziano Dassi e  Marco Gusti

 

PREMESSA

Il caso di cui ci occupiamo è emblematico dei rischi connessi con i servizi di Disinfestazione e Derattizzazione. Sempre, come potete leggere nell’articolo riportato, l’imprecisione e i preconcetti la fanno da padrone. E’ nostra convinzione che “tutte le generalizzazioni sono pericolose. Anche questa”! Per cui cercheremo di essere quanto più possibile precisi aggiungendo che entrambi noi autori siamo possessori di cani di cui abbiamo cura ricevendo in cambio incommensurabile affetto.

L’obiettivo é analizzare per capire e quindi porre rimedio.

 

I FATTI

Nell’articolo a cui facciamo riferimento emergono delle affermazioni che meritano riflessioni affinché sia possibile formulare delle ipotesi razionali.

 

Punto primo

I fatti si presentano da alcuni anni fra marzo e aprile. La nostra considerazione è che la derattizzazione perdura tutto l’anno, per cui causa ed effetto non sembrano correlate.

La disinfestazione in quel periodo si limita a interventi larvicidi nei tombini, per cui anche in questo caso gli eventi sembrano scollegati.

 

Punto secondo

Casi di presunti avvelenamenti sono riferiti a lepri, gatti e ricci. Animali con abitudini alimentari assai diverse, per cui trovare collegamenti sembra impossibile e quindi fuorviante, Vale il detto  “una volta escluso l’impossibile non resta che l’improbabile.

 

Punto terzo

I sintomi in molti casi portano a pensare ad avvelenamento dovuto a prodotti chimici (*) come disinfettanti, si noti l’imprecisione veniale, ma siccome ci troviamo di fronte ad un esposto alla Procura….;  ma non si escludono topicidi e altre “trappole”. Il sospetto di un atteggiamento acriticamente preconcetto c’è, soprattutto per l’impossibilità di trovare notizie tossicologiche sulle “altre trappole”. Più oltre si dice ”sono presenti in due o tre casi sintomi gastroenterici non riconducibili a malattie virali o batteriche, è una situazione sospetta”. Chi parla è un veterinario, il suo dire è deontologicamente corretto, e a loro ci rivolgiamo per avere suggerimenti e approfondimenti.

 

(*) tanto per ridimensionare gli aspetti negativi correlati alla chimica ricordiamo che se uno beve una soluzione-sospensione di azulene, anetolo, riboflavina, e acido ascorbico oltre a resine e mucillaggini altro non fa che ingerire un infuso di camomilla, mentre se la tazza contiene cinapina e acido formico deve fare attenzione ai dosaggi perché se ben usata la cicuta calma gli spasmi delle vie respiratorie e le contrazioni dolorose dello stomaco, dell’intestino e della vescica; se si esagera l’esito è infausto. (tratto da Oiante medicinali,  erbario illustrato. Autore Suor Bernardina – ed Piemme).

 

Punto quarto

Viene riportato che in due casi c’è stata l’ingestione di una barretta che, in qualche modo, potrebbe essere riconducibile ai topicidi utilizzati per la derattizzazione. Più avanti si precisa meglio “si tratta di una barretta ossidata di cui era rimasta una polvere bianca che ho fatto analizzare all’Istituto Zoo profilattico di Milano”. Queste affermazioni meritano molta attenzione ma, in attesa dei risultati delle analisi, si possono avanzare delle ipotesi quanto più possibile razionali. I prodotti utilizzati dalla Ditta incaricata del servizio  sono posti in mangiatoie di sicurezza, i rodenticidi hanno una colorazione ben evidente che non viene indicata e, oltre a tutto, l’ingestione di una “barretta” di quel topicida non porterebbe a nessuna sintomatologia nei confronti di un cane di 40 kg in buona salute. Cosa aggiungere? Se la causa-effetto (barretta-avvelenamento) lnei due casi citati emergesse l’ipotesi di un boccone avvelenato o di una derattizzazione sconsiderata prenderebbe corpo. Ma le responsabilità e gli interventi da adottare sarebbero diversi da quelli più o meno velatamente indicati nell’articolo che ipotizza improbabile l’azione di uno squilibrato ed emergerebbe anche la possibilità dell’utilizzo di prodotti ormai usciti dalla farmacopea in uso da parte di derattizza tori fai da te (azzardiamo l’utilizzo di fosfuro di zinco, ma è proprio un azzardo fatto per non trascurare nulla).

 

Punto quinto

Viene anche ipotizzata l’eventualità di una ingestione indiretta (una leccata) causata da una disinfestazione fatta con glifosate (noto diserbante di post-emergenza a destino ambientale noto, degrada totalmente nel terreno in due settimane). Nell’articolo si aggiunge che “il glifosate è dannoso all’uomo e alla natura, ma che può portare malformazioni e tumori”. Premesso che ogni sostanza può portare ad effetti indesiderati, [vedi la citata camomilla, sale da cucina (il diserbante utilizzato da Attila re degli Unni) e valeriana], per cui la prudenza è d’obbligo, pur tuttavia ci sentiamo di affermare che una leccata al glifosate non può portare a morte un cane adulto. Quindi ecco riproposta la necessità di analizzare i fatti attentamente, senza pregiudizi, con l’obiettivo di capire per intervenire in modo mirato, giusta l’affermazione di “vogliamo vederci chiaro”. Giusto anche non volere fare terrorismo, perché voce dal sen fuggita è come freccia che dall’arco scocca, può recare danno sia inducendo ansia all’opinione pubblica sia contribuendo alla disinformazione sia ai professionisti seri del settore. A tal proposito continuiamo riportando uno stralcio della risposta del Direttore tecnico della ditta incaricata dei servizi.

 

RISPOSTA DEL DISINFESTATORE.(in bozza)

“L’applicazione delle esche avviene con l’ausilio di contenitori di sicurezza (bait box) che non permettono l’accesso al proprio interno se non ai roditori. I contenitori sono vincolati al terreno o alle pareti, hanno una resistenza meccanica capace di non alterarsi neppure con lo schiacciamento da parte di un mezzo di lavoro, hanno una chiusura con chiave a disposizione solo dei tecnici, permettono il consumo dell’esca da parte dei roditori solo all’interno del contenitore stesso, essendo l’esca vincolata.

In pratica il ratto consuma al suo interno l’esca senza possibilità di essere spostata in altri luoghi. Questo ne evidenzia e ne potenzia la sicurezza. L’esca rodendicida registrata al Min. della Salute ha tra i suoi componenti  il Denatonium Benzoate   una sostanza “amaricante” chiamata Bitrex che ha la particolarità di non permettere agli animali domestici ed ai bambini di ingerire le esche in quanto, estremamente amara, provoca il vomito impedendo l’ingestione dell’esca. Qualcuno potrebbe pensare e chiedersi allora perché i ratti ed i topi la ingeriscono. Presto detto: la conformazione dello stomaco dei ratti è tale da impedire allo stesso di vomitare e quindi, dopo aver ingerito le esche non può più espellerle, cosa che farebbe un cane, un gatto o un uomo”..

Certo l’uso di esche con Dimetoato Benzoate è sintomo di attenzione alla sicurezza, ma il rischio che tale prodotto (che ha superato tutti i test tossicologici doverosamente necessari e richiesti dall’Istituto Superiore della Sanità) non incappi in generiche affermazioni più o meno allarmanti e allarmistiche esiste.

 

CONCLUSIONI

Ci sentiamo dei detective dell’ambiente e vorremmo avere le capacità analitiche e deduttive di Sherlock Holmes ma, come affermava il suo autore Arthur Conan Doyle, nessuna affermazione è possibile senza avere compiutamente analizzato i fatti.

Ciò detto non ci rimane rimarcare che, gli scongiuri sono d’obbligo,  incidenti del genere sono sempre possibili e, oltre a tutto, il lavorare bene non li scongiura affatto, soprattutto nella fase iniziale e a cose chiarite il danno di immagine rimane. Le smentite, quando ci sono, non le legge nessuno.

 

ESORTAZIONI

L’esortazione è rivolta ai Produttori-distributori di biocidi affinché facciano opera di divulgazione presso i veterinari in modo da dare loro le informazioni necessarie, all’Associazione di categoria, ma non solo, perché inserisca nei sui Corsi il modo corretto di formulare un’offerta corredandola delle necessarie informazioni e dia ai tecnici-operatori il modo di interfacciarsi con eventuali interlocutori e, a tutti gli addetti ai lavori, di impegnarsi per dare spessore professionale al proprio lavoro.

 

IMPEGNO DEGLI AUTORI E DELLA RIVISTA

Gli eventi saranno seguiti sia a livello dell’esecuzione dei servizi con report, monitoraggi ambientali e documentazioni fotografiche sia sugli sviluppi dell’esposto alla Procura.

Mar 3rd

Risposta a domanda presente su sito: COME SCEGLIERE UNA DITTA DI DISINFESTAZIONE

By Marco Gusti

Su un sito  - Mosquito Web  - leggo questo articolo:

COME SCEGLIERE UNA DITTA DI DISINFESTAZIONE

Supponiamo di volersi rivolgere a professionisti per svolgere le operazioni di disinfestazioni nel proprio giardino. Quali sono i criteri che una ditta seria dovrebbe rispettare? Come valutare un preventivo? Che tipo di informazioni ci dobbiamo aspettare?

Dal sito della Camera di Commercio di Milano:

Le imprese artigiane che svolgono l'attività di disinfestazione, derattizzazione e sanificazione (L.82/94 e D.M. 274/97) devono possedere i requisiti di onorabilità (art. 2 legge 82/94) ed, inoltre, devono autocertificare il possesso dei seguenti requisiti:

Economico finanziari    Tecnico professionali

Per quanto riguarda i requisiti Tecnico professionali relativi alle competenze specifiche viene richiesto che:

Per uno dei titolari il diploma di istruzione secondaria superiore di 5 anni con biennio di chimica.

Per i dipendenti 3 anni svolti presso le imprese del settore o all'interno di uffici tecnici come: dipendente qualificato, familiare collaboratore, socio partecipante al lavoro, titolare d'impresa.

Naturalmente molti dei disinfestatori professionisti che operano in Italia sono altamente qualificati e sono dotati di attestati di frequenza o certificazioni relative a corsi professionali pagati profumatamente. Purtroppo però non esiste una normativa che rende questi corsi "validi" ai fini della abilitazione professionale.

Insomma... oggi la figura professionale del disinfestatore rientra nelle imprese di pulizia. Non sono obbligatori corsi di formazione per i dipendenti di queste ditte.

Dopo questa doverosa premessa cerchiamo di capire in che modo scegliere chi dovrà effettuare il lavoro a casa nostra.

Un intervento non dovrebbe essere limitato ad una passata con insetticida e via. Dovrebbe esserci un sopralluogo, la ricerca e rimozione dei ristagni, la informazione dei proprietari del terreno con nozioni di base e infine la disinfestazione vera e proria (se serve) magari ponderata in base alle previsioni atmosferiche per non rendere vano l'intervento e la spesa nel giro di poche ore.

Un preventivo formulato correttamente deve contenere una serie di informazioni importanti tra le quali:

·         le modalità del trattamento

·         la tempistica e la tipologia del prodotto che s’intende impiegare con indicazione del suo nome commerciale e specifica del principio attivo in essa contenuto.

·         È importante che la ditta di disinfestazione fornisca la scheda tecnica e di sicurezza del prodotto che intende proporre per l’intervento.

·         Non devono essere previsti trattamenti adulticidi a calendario in quanto inefficaci in termine di prevenzione.

·         Una ditta che fornisce anche indicazioni sui microfocolai e la relativa eliminazione, effettua un ottimo servizio poiché applica i concetti di prevenzione.

Veniamo ora all'informazioni principale che un preventivo deve contenere: il costo dell'intervento. Il prezzo varia in funzione della superficie su cui è necessario intervenire e sulla complessità del sito.

Nel momento in cui l'impresa di disinfestazione arriva sul luogo con l'atomizzatore e non ha fatto nessuna azione preparatoria (ricerca di focolai, identificazione del tipo di larve trovate, anche semplici chiacchiere finalizzate ad istruire i proprietari sulla prevenzione), è plausibile che il corrispettivo da pagare sia costituito dalla tariffa della macchina operatrice (mano d'opera) più i prodotti utilizzati.

Alcuni professionisti ipotizzano una spesa indicativa di 200 euro + IVA per un sito di circa 2000 mq, per quanto articolato e complesso esso sia.

E voi? Che esperienze avete avuto?

 

Ho preparato una mia risposta che non può essere ospitata nello spazio del sito perché troppo lunga. La pubblico qui:

 

In Italia esistono circa 1000 Aziende di disinfestazione iscritte alle Camere di Commercio che svolgono in modo continuo l’attività. Esistono poi almeno 50.000 aziende di servizio che, gestendo il full service nell’accezione inglese del termine fanno “anche” disinfestazione. Moltissime lo riportano nella ragione sociale, ma ciò non vuol dire che sano in grado di svolgere il servizio.

Intendiamoci bene: chi qualifica le imprese i Disinfestazione?  Oggi in Italia non esiste la necessità di sostenere esami o abilitazioni, al contrario di quello che avviene in altri Paesi europei.  In Croazia per esempio il Disinfestatore professionale deve rinnovare la sua abilitazione ogni 3 anni. Un po’ come accade da noi per il porto d’armi o per la patente di guida. Ottima cosa! In Italia no dicevo.

Questo è un male. Altra questione: chi qualifica all’uso dei formulati Presidi medico chirurgici (Pmc) che si utilizzano? Anche in questo caso nessuno. I formulati per uso Agricolo – Presidi Sanitari – hanno per la prima e seconda classe … l’obbligo che chi li acquista e li utilizza sia dotato di patentino (rilasciato per esame dall’Ispettorato agrario provinciale). Molto spesso il grado di tossicità dei PMC (utilizzo nell’ambiente e per la lotta alle zanzare nel verde urbano) è identico a quello dei PS (utilizzo in agricoltura o per difendere le derrate in silos). Ebbene, la Signora Maria di Voghera può acquistare lo stesso formulato che utilizza il disinfestatore e distribuirlo nell’ambiente senza problema  ……  neppure per quanto concerne i rifiuti che sono SPECIALI per il Disinfestatore …. Ma assimilabili ad urbani per la Signora Maria.

 

Torniamo ai Disinfestatori: corretto dire che sono dei “Professionisti dell’Igiene”. Hanno conoscenze di Agronomia, Biologia, Veterinaria, Scienze ambientali, sanno manipolare macchinari importanti, devono soprattutto essere consapevoli che il loro lavoro ha fini socialmente utili, pensiamo alla trasmissione della zanzara tigre ed i danni portati dalla chikungunya anche qui in Italia nel 2008 nel ravennate …., dove una task force di Tecnici disinfestatori altamente qualificati ha impedito l’espandersi del problema con il controllo in tre giorni di un territorio esteso andando casa per casa, guidati dalle Autorità sanitarie …

Ma chi li prepara? Al di la del fatto che occupandomi di formulati nel settore specifico dal 1981 ho visto l’evolversi della disinfestazione italiana, conoscendo le seconde ed anche le terze generazioni ormai anche fatte di tecnici laureati ….. posso dire che disinfestatori non ci si improvvisa.

Chi scegliere dunque? Chi non si limita al solo preventivo telefonico ma fornisce consigli e dispensa anche conoscenza strutturale oltre che biologica. Accertarsi che l’Azienda sia iscritta all’Associazione di categoria che ha il vantaggio di “qualificare” i Tecnici della disinfestazione. In Italia l’unica Associazione presente è A.N.I.D. – Associazione Nazionale Imprese Disinfestazione – riconosciuta dal Ministero del Lavoro e della Salute.  Svolge  corsi di formazione agli addetti su tre livelli. Nel  1° livello qualifica gli operatori dando gli strumenti per poter avere le conoscenze sugli infestanti, sui formulati e su come operare in sicurezza, oltre  come comportarsi con il Cliente. Nel 2° livello si approfondiscono i temi  e s danno strumenti di riconoscimento infestanti più approfonditi. Il 3° livello è destinato a management delle aziende di disinfestazione. Un plauso quindi ad A.N.I.D.  per avvalersi di esperti del settore e docenti universitari.

Molte Aziende che producono formulati fanno formazione alle aziende di disinfestazione. Ciò è lodevole, ma dovrebbe essere orientato all’utilizzo dei prodotti ….  altrimenti faccio un paragone immediato:  è come se una casa automobilistica vendesse l’auto e la patente di guida. Al massimo potrà organizzare un corso di guida sicura per far conoscere meglio l’auto, ma non qualificare di fronte alla legge alla guida. Stessa cosa per i formulati ….

Per concludere, verificate che l’Azienda di Disinfestazione sia qualificata ed abbia i Tecnici che abbiano svolto corsi di formazione professionale. Se poi è anche iscritta all’Associazione è sicuramente una garanzia in più .

 

 

Anche a voi chiedo che ne pensate.

Feb 28th

Blog : la nuova moda di comunicare anche nella disinfestazione

By Marco Gusti

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L’uso dell’informatica e della comunicazione telematica è ormai entrata nelle abitudini comuni di gran parte della popolazione, sia a livello personale che aziendale. Da tantissimi anni ormai abbiamo a che fare con il computer e l’informatica. Personalmente sono passato dalla mia Olivetti lettera 32 (che conservo ancora gelosamente e fa bella mostra di se nella mia scrivania ancora funzionante), ad un ingombrante PC Olivetti M 24 .  Erano gli inizi degli anni 90 ed era l’inizio anche dei telefonini. Certo allora non si parlava di Internet (anche se già c’era a livello militare) ne di BLOG .

Pare che oggi se non si ha o non si entra in un Blog non si è nessun. Mi sono chiesto che cos’è esattamente un Blog e grazie ad Wikipedia  (visto che nel vocabolario Zingarelli che ho a disposizione non è riportato il termine) ho trovato la definizione:   è un sito internet  (un contenitore quindi) in cui l’autore (Blogger) pubblica periodicamente delle informazioni, idee o quant’altro.   Un suo diario quindi in cui oltre alle parole scritte, pensieri , informazioni corredate da  immagini, filmati, ecc . Ci sono blog personali o collettivi, dove gli iscritti possono pubblicare loro elaborati, filmati, ecc ed aprire magari un dibattito.

Nel settore della Disinfestazione da un po’ di tempo si trovano blog in cui si possono trovare consigli ed indicazioni per il controllo dei parassiti in ambito domestico e civile. Mosche, scarafaggi, formiche, zanzare (soprattutto la famigerata zanzara tigre), cimici dei letti, tarli, pesciolini d’argento trovano spazio in questo contenitore con consigli utili al controllo. Non dimentichiamo poi i siti ed i blog degli appassionati in cui fioriscono indicazioni per il vero e proprio allevamento di insetti ed artropodi.  Ragni, mantidi, batte del Madagascar e chi più ne ha e ne metta trovano spazio virtuale.

 

Pestforum  http://freeforumzone.leonardo.it/forum.aspx?f=76446  è stato tra i primi blog che si è affacciato sulla scena nazionale con l’intento di dedicarsi ai problemi dell’infestazione domestica.

Chi lo ha “postato” (termine tecnico !!??)   e tutt’ora lo segue  è sicuramente uno dei più riconosciuti esperti del settore della disinfestazione professionale con una conoscenza e soprattutto una passione nel campo dell’etologia di altissimo valore.  Ci sono poi tra coloro che danno consigli eminenti esperti agronomi ed entomologi che, nonostante siano celati sotto i nik name, non sfuggono a chi li conosce. 

L’uso di internet come contenitore di informazioni fa si che moltissimi utenti oggi cerchino notizie su situazioni o problemi, e trovino delle risposte.  Ce ne sono tante e l’importante è capire quali sono giuste. Tempo fa mi è capitato di imbattermi in un problema di cimice dei letti in una normalissima ( e superpulita oserei dire) abitazione,  dove ha ricevuto un terzo grado dall‘ ”angelo del focolare”  prima di poter operare. Guardando il ripiano  della cucina ho capito perché: tra minipimer, elettrodomestici , stoviglie, bicchieri e quant’altro, troneggiava un PC  portatile ovviamente con connessione wi fi attiva,  aperto sulla pagina di Pest Forum. Ovviamente le informazioni vanno poi applicate e gestite e non è stato il caso, visto che hanno chiamato un PCO. In ogni caso prima di intervenire mi è stato fatto l’esame: cicli di vita dell’insetto, luoghi di annidamento, possibili conseguenze sanitarie, abitudini, nascondigli. Peccato che io le abbia individuate con un’attenta ispezione, lei no!

 

Oltre al network aperto a tutti fa la sua comparsa Pest Book – Pest Forum Network    http://www.pestbook.it/ che si prefigge di avvicinare i professionisti del settore. Più che un blog un vero e proprio portale in cui tra il serio ed il faceto molti Disinfestatori ed Operatori del settore dicono la loro ed espongono “Case History”. Un grosso plauso al suo fondatore per l’idea e soprattutto la dedizione. Ma quanto tempo ci dedica ? (soprattutto … quanto guadagna?)

Si trovano Forum specifici su scarafaggi, zanzare, mosche, tarli, cimici dei letti, smaltimento dei rifiuti, sistemi di disinfestatori e tutto quello che può servire, compresa la legislazione. Non ultimo le informazioni sulle attività di divulgazione e delle Associazioni di categorie.

Le Aziende di produzione e di disinfestazione ci fanno anche pubblicità.

Aspetto interessante sono gli eventi con informazioni tempestive di tutto quanto riguarda il settore (meeting, convegni, incontri associazione ANID), i video più singolari, le foto, la storia della disinfestazione con riportati esempi di “museo etnografico della disinfestazione e della derattizzazione”. 

Il blog è visitato e vissuto. Ci sono persone che proprio sono affezionate e con competenza e ragione di causa aprono propri e veri dibattiti. Leggendo gli interventi, i commenti, le precisazione, le risposte ai commenti si respira aria di passione.

Singolare è come un mio articolo comparso su questa rivista e poi trascritto sul blog abbia dato seguito a più e più commenti e precisazioni. Parlavo di topi e ratti e chiedevo alla fine alla luce del nuovo decreto Martini che prevede la rimozione delle esche al termine delle operazioni: “ma quando termina la derattizzazione ?”.

Ho individuato la risposta più sensata, in ogni caso lascio al lettore curioso di cercala.

La vita del blog non termina qui. Oggi i social network spopolano. Facebook ha raggiunto un numero incredibile di iscritti e visitatori e certamente i Disinfestatori non potevano mancare.

A parte la presenza di Pest Book che ci tiene informati di ogni nuova pubblicazione, post o filmato immesso, ci si connette con i PCO di tutto il mondo. Immagini e filmati dei Colleghi statunitensi, non dediti al solo controllo di “pest” a cui noi siamo abituati quali insetti, topi al massimo allontanamento volatili o cattura di qualche tasso per poi rimetterlo in natura. Li vediamo alle prese con ragni velenosi, addirittura serpenti (che si, li ci sono da noi al massimo qualche allontanamento di serpi) ed altri rettili.

 

Singolare è il sito di una persona che stanca di non poter vivere lo spazio verde del suo giardino si è dato da fare per cercare le soluzioni ed ha poi reso pubbliche le scoperte. Da blog a sito d’informazione sulle zanzare ed il mondo collaterale. Così è nato Mosquito Web http://www.mosquitoweb.it/  un vero e proprio portale dove ci si trova proprio tutto selle zanzare: biologia, metodi di lotta, prodotti, informazioni, filmati. Addirittura consigli personalizzati.

  

Una parola va spesa anche per i feed, un nuovo strumento che permette di essere sempre aggiornati sulla posta elettronica delle pubblicazioni e delle novità di un sito (tra l’altro consiglio proprio quello di GSA che informa tempestivamente e più volte al giorno su novità, leggi, eventi nel campo della sanificazione ambientale).

 

Farfalline della pasta, strani insetti che frequentano gli scarichi dei bagni. Le richieste sono le più disparate. Rimaniamo comunque nel “fai da te” ! Quando i problemi diventano seri è il caso di chiamare un esperto. Il Disinfestatore Qualificato che metta in atto le procedure e la giusta difesa. Disinfestatori non si nasce e non ci si improvvisa. L’attività richiede qualificazione, esperienza, preparazione, ma soprattutto ore di formazione.

 

 

Al termine una domanda mi viene da chiedermi: ma se seguiamo tutto questo, quando lavoriamo ??

 

 

Feb 3rd

Controllo e lotta alle vespe: improvvisarsi non si può!

By Marco Gusti

Articolo apparso su rivista GSA
http://www.gsanews.it


Negli ultimi anni un servizio sempre più richiesto alle Aziende di disinfestazione è quello del controllo degli Imenotteri aculeati. Un lavoro che non si improvvisa. Vediamo perché.

 

Nell’immaginario collettivo una delle paure maggiori causate dalla presenza di insetti è sicuramente rappresentata dalla possibilità di essere punti. Ebbene: le vespe sono senza dubbio tra quelli più temuti. Molto spesso, però, si tende a generalizzare scambiando per vespa un qualsiasi insetto volante giallo e nero  (colori che, che -guarda caso!- in natura rappresentano un avvertimento per gli altri animali, il cosiddetto aposematismo). E se nel caso delle vespe il pericolo è evidente, nessun problema si pone per altri insetti, quali bombi o sirfidi, simili ma per nulla aggressivi e pericolosi. In ogni caso, l’entomofobia, ovvero la paura degli insetti, non è cosa rara e colpisce gran parte della popolazione.

Gli Imenotteri

Gli  Imenotteri   rappresentano   uno degli ordini più vasti del regno animale per il gran numero delle specie, tra l’altro in continua espansione (ne vengono catalogate ancora oggi di nuove).  Una delle  caratteristiche degli Imenotteri  è la presenza nelle femmine di un ovopositore molto allungato, cioè una specie di tubo che serve per inserire le uova nei tessuti di piante o di altri insetti parassitati. Alcuni Imenotteri hanno perso questa particolarità e l’ovodepositore si è trasformato in arma di offesa e difesa, un aculeo collegato a ghiandole produttrici di veleno. Le vespe appunto hanno questa caratteristica che le evidenzia particolarmente. Sono insetti a ciclo completo: uova – pupa – larva – adulto. L’ovodeposizione avviene in primavera e trova il massimo sviluppo in estate, esaurendosi poi con l’autunno. L’unico esemplare che sopravvive all’inverno è la regina – essa infatti sverna feconda in luoghi riparati - che ha il compito di fondare nuove colonie la primavera successiva.

 

Insetti sociali…

Così come le api, anche le vespe sono insetti sociali, con nidi che possono variare da poche decine di unità a molte centinaia. Anche se hanno una grande utilità ecologica, rappresentano un problema quando infestano ambienti urbani, edifici pubblici, abitazioni o industrie (in particolare industrie alimentari). Le loro punture possono rappresentare una minaccia al benessere dei cittadini, e per questo motivo hanno un interesse sanitario per le A.S.L., e richiedono in alcuni casi l’intervento dei Vigili del Fuoco o di disinfestatori qualificati.

Si fa presto a dire vespe…

Soffermiamoci ora sulle vespe. Fanno parte dell’ordine Hymenoptera, sottofamiglia Vespidae. Le distinguiamo in specie sociali (Vespa crabro) e solitarie (Polistes dominulus L.).  La loro organizzazione sociale prevede la presenza di femmine sterili operaie, ed una o più femmine fertili dette regine. I maschi appaiono solo nel periodo riproduttivo. La vita sociale è annuale, con la fondazione della nuova colonia da parte della femmina (regina) che è l’unica a svernare. Le vespe, al contrario delle api, sono insetti predatori che non disdegnano la cattura di altri insetti e se ne può riscontrare la presenza in zone alimentari alla ricerca di piccole porzioni di carne.  Sono abili volatori che possono arrivare a coprire con il loro volo particolarmente veloce (fino a 30 km/h) superfici fino a 50 kmq.

 

Pericolose…

La   pericolosità delle vespe  è data dal veleno che iniettano alla vittima attraverso il pungiglione collegato a 2 ghiandole secernenti e all’apparato muscolare. Le api   pungono solo per difesa ed una volta fatto sono costrette alla morte in quanto il pungiglione rimane conficcato nella vittima e strappato nella dipartita. Questo avviene perché il pungiglione è seghettato e quindi rimane conficcato nella carne della vittima.  Le vespe invece hanno un pungiglione liscio che estraggono  rimanendo  vitali, e pronte a tornare all’attacco. L’effetto della puntura può produrre oltre che forte dolore anche shock anafilattico da non sottovalutare per la pericolosità.

Come si alimentano

L’alimentazione delle vespe è costituita da sostanze proteiche quali cadaveri di animali, insetti, carne macellata, spazzatura, sostanze zuccherine per lo più prelevate da frutta in maturazione o melata sulle piante. Questi insetti sono in grado di costruire nidi (fibra di cellulosa) posizionati sui tetti, nelle crepe, all’interno dei cassonetti ecc. Se disturbate attaccano in maniera molto irruenta qualsiasi avventore, uomo compreso. La specie più comune da noi è la Vespula germanica L. che ha un temperamento molto aggressivo, frenetico ed è la principale responsabile di attacchi e punture. Costruisce nidi sia nel terreno, in tane abbandonate, che nelle cavità di alberi o anfratti. I favi sono a volte molto grandi e particolarmente numerosi. La Vespa crabro L. (calabrone) è tra le specie la più terribile predatrice. Ha una colorazione più scura rispetto alle altre specie. Il nido viene costruito sempre fuori terra: essa vive alla periferia delle città e ai confini con le zone agricole. La  Polistes gallicus L. , invece, è meglio conosciuta come vespa cartonaia per la sua capacità di costruire nidi utilizzando detriti di legno -scostati dalle superfici grazie al robusto apparato boccale- e carta impastati con la saliva. Ha la particolarità di apparire molto minacciosa, anche se poco aggressiva, per via della sua grandezza. Punge se schiacciata o se minacciata pericolosamente. La collocazione dei nidi, appesi con l’apposito picciolo cartaceo alle travi o alle pareti, la porta nelle vicinanze delle abitazioni dove può entrare alla ricerca di sostanze zuccherine e cibo.

Prevenzione e lotta

I danni che le vespe provocano sono determinati dal possibile inquinamento delle sostanze alimentari, soprattutto nel contesto dell’industria alimentare, oltre al pericolo rappresentato dalle punture, con conseguenti reazioni che, come si è detto, possono portare allo shock anafilattico in funzione del grado di sensibilità personale.

La prevenzione va attuata  evitando  l’intrusione nei luoghi abitati e di lavorazione (soprattutto carni e pesci). E’ poi opportuno: dotare  le  porte di dispositivi di chiusura; dotare le finestre di opportune reti – utilizzate anche per il controllo delle mosche - ; coprire i contenitori con alimenti; gestire la pulizia dei pavimenti e delle superfici affinché non rimangano tracce di residui organici; rimuovere velocemente i rifiuti. 

L’utilizzo di lampade UV è un buon coadiuvante al controllo negli interni (attratti dalla luce). Non esiste un calendario specifico per i trattamenti ma bisogna intervenire nel caso di presenza (pericolo per l’incolumità). E’ inoltre sempre opportuno asportare il nido. E’ possibile utilizzare formulati spray con forte potere abbattente e  lunga gittata a base di piretroidi sinergizzati con PBO. Formulati liquidi a base di permetrina, tetrametrina sono adatti per l’irrorazione dei tetti, luogo dove si riscontra forte presenza di Vespa germanica. Utili anche le trappole a cattura a base di  sostanze zuccherine, farina di carne e pesce. Per controllare velocemente un nido è possibile utilizzare anche un estintore a base di CO2. Il getto raffredda immediatamente il nido permettendone la rimozione immediata.

La disinfestazione va eseguita nelle ore notturne, utilizzando una protezione adeguata costituita da una tenuta da apicoltore. Contro le vespe è opportuno utilizzare speciali tute che offrono particolare protezione alle punture dei soggetti. Bisogna poi ricordare che gli attacchi all’uomo sono solo in caso di disturbo al nido, da cui bisogna mantenersi a distanza.

 

Quanto alle api…

 

Le api meritano qualche parola a parte. In caso di presenza (sciamatura in posizioni particolarmente pericolose quali giardini, scuole, ecc)  è opportuno rivolgersi ad un apicoltore per la consulenza o la rimozione del favo. La più comune è Apis mellifera (ape da miele), presente in tutti i territori, altamente sociale con colonie perenni di migliaia di individui. I nidi possono essere localizzati in cavità naturali o alberature. Normalmente le sciamature delle api avvengono in primavera fino a giugno, quando la vecchia regina si invola con le operaie. Gli sciami sono numerosi e si installano in prossimità dei vecchi favi o arnie. E’ proprio in questo caso che possono arrivare nelle vicinanze delle abitazioni. Di per se non sono mai aggressive, a meno che lo sciame non rimanga fermo per alcuni giorni. In questo caso l’intervento di un apicoltore esperto è determinante per la cattura dello sciame stesso. La legge impedisce l’eliminazione a meno che rappresentino un pericolo per l’incolumità delle persone. Importante è saperle distinguere: le api sono tendenzialmente “pelose” ed hanno un corpo più tozzo. L’apparato masticatore è di tipo succhiante in quanto si nutre di nettare. Nelle vespe, invece, è masticatore con mandibole ben evidenziate. Sul terzo paio di zampe delle api si riscontrano delle “spazzole”, organo costituito da peli rigidi che raccolgono il polline ogni volta che si posano sui fiori alla ricerca di nettare. Questo determina la funzione di impollinazione di cui le api (così come i bombi) sono tra i principali artefici. Ecco perché le api non vanno mai eliminate.

Senza le api la civiltà sarebbe destinata a scomparire in pochi decenni perché verrebbe meno gran parte dell’impollinazione e quindi la possibilità di avere culture ed alimenti.

 

Marco Gusti – Consulente in igiene ambientale

 

 

 

 

Nov 13th

Spunti su derattizzazione sicura e piani di lavoro

By Marco Gusti

Articolo apparso su rivista GSA
http://www.gsanews.it/disinfestazione/linea-di-difesa-anti-topo/
 
Ratti e topi presentano delle differenze e come tali vanno affrontati seguendo piani di lavoro e strategie diverse. Entrambi sono dei mammiferi roditori appartenenti alla famiglia dei muridi, entrambi hanno accompagnato l’uomo nel corso della sua evoluzione ed esistenza, ma hanno luoghi di vita e di gestione degli spazi diversi. Quello che li accomuna è:  

·         Distruzione di milioni di tonnellate all’anno di derrate alimentari, sia consumate che rese inservibili dalla contaminazione con feci ed escrementi,

·         Trasporto quali vettori di oltre 200 microorganismi nocivi (virus, batteri, ed altri artropodi tra cui le pulci e le zecche)

·         Danni ad impianti elettrici, elettronici  e strutturali in industrie e abitazioni

Il Mus domesticus  - il topolino delle abitazioni – che di per se può sembrare anche simpatico e reso famoso dalle favole e dai cartoni animati, vive nel contesto delle unità abitative, colonizzando tutti i locali, soprattutto quelli con dispensa e depositi di sostanze alimentari. Vive sempre nell’interno ed ha uno spostamento molto limitato. Quando decide di vivere in un luogo si sposta di alcuni metri (10 – 15), ma vive all’interno dello stesso.  Le sue dimensioni sono contenute -  pesa max 30 gr. Ed è lungo max 20 cm – e consuma dai 3 ai 5 gr di cibo al giorno. Lo fa però in tantissimi pasti (anche 15) cosicché l’avvelenamento con esche deve avvenire con principi attivi particolarmente efficaci ed a dosi elevate.

Il Rattus  rattus– ratto dei tetti – è il ratto “italico” presente ora principalmente nelle zone alte, nei fienili, nei granai, negli allevamenti zootecnici . Nelle zone a clima temperato è possibile vederlo scorazzare nei fili elettrici e sugli alberi delle città e da qui fare capolino nei locali e nelle abitazioni, personalmente mi è capitato di vederlo nella zona di Osta .  La sua vita avviene normalmente nelle zone alte quali tetti, abitazioni ed aziende agricole. Le dimensioni  sono fino a 45 cm e può pesare oltre 300 gr . E’ onnivoro anche se predilige semi e frutti.

Il Rattus norvegicus  - ratto delle fogne – alla sua comparsa in Europa (fine 700) è diventato il ratto dominante . Ha una vita sociale molto sviluppata in colonie molto numerose, è estremamente prolifico, vive in tane all’aperto in prossimità di corsi d’acqua e fognature. Compie i suoi raid all’interno sostanzialmente per trovare cibo. Le sue dimensioni possono arrivare ad oltre 500 gr. Di peso con lunghezza di oltre 50 cm. E’ un grande consumatore di cibo, arrivando ad ingerire al giorno il 10 % del suo peso. A lui piace tutto !

I ratti ed i topi hanno in comune la prolificità con un altissimo numero di nati all’anno per coppia, la capacità di adattarsi in tutte le situazioni, anche le più estreme, ed i danni che recano negli ambienti colonizzati, soprattutto nel contesto degli alimenti (food, produzione, commercializzazione, ecc).

Il controllo diventa essenziale per evitare notevoli danni: perdita annua di centinaia tonnellate   di derrate, Inquinamenti di derrate con urina e deiezioni, Rosicchiamento di: cavi elettrici, telefonici, libri, travi di sostegno, danni in agricoltura alle derrate.

 Sono in grado di

 Passare attraverso aperture di 2,5 cm di diametro.

Arrampicarsi lungo i bordi esterni di tubazioni di qualsiasi lunghezza e larghezza purché siano fissati alla parete con una distanza massima di 7 cm.

Arrampicarsi sui muri in mattone o su qualsiasi altro materiale purché abbia una superficie abbastanza ruvida da offrirgli appigli.

Cadere da un altezza di 15 metri senza rimanere ucciso o riportare danni fisici gravi.

Arrampicarsi all’interno di tubi con diametro compreso tra i 4 ed i 10 cm.

Scavare nella terra in verticale per 1 metro di profondità.

Nuotare per 800 metri in acqua aperta e nelle fogne anche controcorrente.

Immergersi nell’acqua passando attraverso i sifoni dei gabinetti.

Le condizioni che possono influenzare la loro diffusione sono legate all’abbandoni di immondizia, alimenti non protetti – anche in scantinati o depositi -  resti di cibo di animali domestici (gattare) mangimi sfusi in allevamenti .. A livello di strutture la cattiva gestione di magazzini e depositi, con merce accatastata vicino alle parei ed in zone non consone, muri rotti, porte lasciate aperte o deteriorate, cavità di tubazioni non sigillate,. Lavori stradali, cantieri, scavi comportano un disturbo alle colonie ed uno spostamento che si traduce poi in infestazione agli stabili ed ai fabbricati limitrofi.

  Per la lotta è essenziale far coincidere tre elementi : la prevenzione, il monitoraggio ed il controllo che sono poi i principi base della lotta integrata. L’attività del Pest Control deve essere ricolta prevalentemente alla gestione di un servizio che prevenga, non che combatta.  E’ essenziale che le operazioni vengano svolte da aziende preparate che abbiano l’obiettivo di far si che il problema ratti e topi non si crei al committente.  E’ essenziale partire dalla base – se possibile – quale la progettazione dei locali, dove non ci devono essere “nicchie di annidamento dei roditori”.

Le fasi di una buona disinfestazione sono:

·         Colloquio con il personale – sia essa industria alimentare, scuola, abitazioni, ecc – per comprendere il problema

·         Avere a disposizione la cartografia dell’ambiente per verificare presenza di tombinature, fognature, cavedi

·         Eseguire un’accurata ispezione – con rilievi fotografici se possibile –

·         Bonificare e pulire l’area

·         Applicare un impianto di derattizzazione che deve comprendere l’utilizzo di particolari bait box di protezione – sia esse in plastica, metallo – a chiusura di sicurezza e vincolate alle pareti o al terreno, che non siano raggiungibili da animali domestici e bambini.

·         Fare una verifica periodica a calendario per il monitoraggio e la sostituzione dell’esca.

Essenziale è la progettazione ed il monitoraggio. E’ buona norma presentare al Committente una relazione tecnica  insieme all’offerta economica in cui si riportano le fasi della derattizzazione, insieme all’indicazione dei prodotti e le procedure ed i comportamenti da tenersi  durante l’esecuzione dei trattamenti. La scelta del tipo di esca diventa importante . Si utilizzano p.a. anticoagulanti che non inducano sospetti nella colonia di roditori (tra l’altro ratti e topi sono molto restii alle novità e per alcuni giorni potrebbero non consumare le esche ed entrare negli appositi contenitori).  In base ai luoghi è opportuno orientarsi su tipi di p.a  diversi ed in formulazione diversa. Sono preferibili esche  in blocchi che restano vincolati al bait box e quindi consumati sul posto. Le esche asportate nelle tane rischiano di rimanere non consumate (riserva).

La protezione è alla base dell’esecuzione del servizio: le nuove disposizioni di legge (ordinanza  del 14 gennaio 2010  ) procedure ben precise  ------------ PROPONGO DI ALLEGARE I RIFERIMENTI DI LEGGE ) con obblighi specifici per l’azienda di disinfestazione , Questa legge – conosciuta anche come legge Martin,  è stata introdotta per evitare la moria di animali domestici a cui si è assistito per molto tempo.

L’ordinanza ha finalità di salvaguardare le persone, gli animali e l’ambiente, contrastando certe“cattive pratiche” di derattizzazione, sia a livello “fai-da-te” che a livello professionale

  Per concludere, una volta stabilita la necessità di una disinfestazione, le linee guida devono comprendere:

·         Avviso con appositi cartelli segnalatori da mettere 5 giorni prima dell’esecuzione del trattamento

·         Gestione dei punti esca su una planimetria (punti esca lungo i perimetri ogni 15-20 mt per ratti – all’interno ogni 10 mt )

·         Cartelli semplici e chiari visibili che segnalano il posizionamento del punto esca  in bait box

·         Controllo e ripristino dei punti esca a calendario

·         Fine della derattizzazione – eliminazione dell’impianto -

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