Manuale di procedure per la Disinfestazione delle Cimici dei Letti
By Fabio VitilloBuongiorno a tutti, ho trovato questo manuale (data aprile 2011) con le linee guida promosse dal Chartered Institute of Environmental Health di Londra ed adottato in larga misura nel Regno Unito. Potete scaricare la versione completa nella pagina Files o cliccando qui
Fatemi sapere cosa ne pensate! Grazie mille!
[...]Metodi non chimici
Le opzioni non chimiche si distinguono nell’uso dei soli strumenti per la gestione. Così, si possono utilizzare per ridurre il numero complessivo della popolazione di cimici dei letti come parte integrante del programma di Pest Management, ma la completa eliminazione dell’infestante è improbabile senza l’uso dell’insetticida.
Rimozione fisica
Il numero complessivo di cimici dei letti infestanti può essere ridotto eliminando il mobilio infestato, in modo particolare materassi strappati.
Tuttavia il tecnico deve raccomandare questa opzione solo se strettamente necessario e appropriato, in quanto sarà molto costoso da gestire.
Ogni oggetto da rimuovere va trattato e sigillato nella plastica.
Il mobilio va distrutto e reso inutilizzabile per evitare la dispersione di altre cimici rimosse da oggetti infestati.
Si può anche utilizzare il nastro adesivo per rimuovere le cimici ma questo solo quando vi è un’infestazione molto piccola.
Aspirazione
Le cimici dei letti possono anche essere rimosse per aspirazione se il loro numero è basso e concentrato sul materasso. Utilizzare sempre una macchina ad aspirazione con un sacchetto per la polvere.
Aspirare il
pavimento, crepe e fessure, estensioni
del muro / fessure del pavimento, lungo i lati della
moquette, nell’appoggiatesta del letto, nelle cuciture del
materasso, mobili, e altri potenziali rifugi.
L’aspirazione di fessure e crepe prima dell’uso dell’insetticida non solo rimuoverà questi parassiti ma pulirà anche permettendo ai prodotti chimici di penetrare meglio e migliorare il loro effettuo.
Sono raccomandate aspirapolveri con filtro HEPA per la prevenzione della diffusione di detriti irritanti dallo scappamento.
Dopo che l’aspirazione è completa, i contenuti aspirati vanno sigillati in una busta di plastica, rimossi dal sito e portati in un deposito adeguato, preferibilmente un inceneritore.
La polvere dell’insetticida può essere considerata analogamente
Va considerato che l’aspirazione può disperdere le cimici .
Ciò che abbiamo aspirato va trattato immergendo la busta di plastica in acqua calda.
L’uso dell’insetticida è essenziale dato che l’aspirazione non rimuove tutte le uova di cimice.
Calore
Le cimici sono molto sensibili al calore, si uccidono facilmente quando la temperatura va al di sopra dei 45°.
Se viene usato il calore per il controllo delle cimici è importante che le alte temperature siano applicate immediatamente, in quanto un aumento graduale della temperatura potrebbe causare una dispersione delle cimici.
Come detto precedentemente, le lenzuola infestate possono essere lavate in acqua calda seguite da un’asciugatura a caldo di essiccazione per uccidere qualsiasi cimice a qualsiasi fase di vita.
Il lavaggio a 60° può uccidere le cimici a qualsiasi fase di vita.
Tuttavia,i trattamenti ad alta temperature non lasceranno alcun effetto residuo.
Vapore
L’uso del vapore è molto utile in quanto uccide tutte le fasi di vita di un cimice, incluso l’uovo (questo è importante dato che la maggior parte degli insetticidi non è nociva per l’uovo).
L’uso del vapore, piuttosto che l’insetticida, può essere preferito da alcuni clienti in modo particolare per il letto e il materasso.
Tuttavia il trattamento con vapore può impiegare molto tempo e non offrire alcun risultato.
Ecco perché ogni trattamento a vapore dovrebbe essere seguito dall’uso dell’insetticida, che può provvedere meglio e per più a lungo che il solo insetticida.
Il tecnico deve seguire le istruzioni dei costruttori della macchina a vapore ed aspirare tutte le zone prima del trattamento.
La qualità del vapore è importante. La macchina del vapore usata per il trattamento deve essere in grado di produrre vapore ad un flusso basso.
IL
Vapore “asciutto” con meno del 5% di umidità, a 94°C e
preferibilmente ad alta pressione.
Il becco della macchina a vapore deve entrare in diretto contatto con la superficie trattata, muovendo il becco approssimativamente di 30 cm ogni 10-15 secondi .
L’ideale sarebbe controllare regolarmente la temperatura operativa della macchina con l’uso di un termometro a infrarossi.
Immediatamente dopo il trattamento con il vapore la temperatura del suolo deve essere almeno di 70-80°C.
La portata di vapore deve essere tenuta al minimo e con un becco adatto ad evitare inutili dispersioni di cimici (così come eventuali esuvie, uova e ninfe).
Dopo aver completato queste operazioni, tutte le cimici morte vanno rimosse per aspirazione.
Freddo
Il congelamento ha il vantaggio che il materiale sensibile al calore non verrà danneggiato.
Questo metodo non è molto usato dai tecnici ma è consigliato per occuparsi di piccoli oggetti.
Ogni oggetto destinato al congelamento va posizionato in una borsa e messo dentro un freezer ad almeno -20°C per un minimo di 10 ore (gli oggetti più densi possono impiegare anche diversi giorni per raffreddarsi sufficientemente al centro).
Ma si deve tenere presente che i trattamenti a basse temperature non offrono alcun effetto residuo.
Trappole e barriere
L’uso di trappole, dispositivi di monitoraggio o barriere non elimineranno le cimici perciò vanno utilizzate come parte integrante di un programma di disinfestazione.
La maggior parte delle trappole sono dispositivi attivi che provano a catturare le cimici in cerca di un ospite tramite l’uso di un rifugio attrattivo.
Il tecnico deve prestare attenzione nel piazzamento delle trappole in modo da evitare il disperdersi delle cimici e nel contempo ridurre anche il bisogno di frequenti visite per la manutenzione delle trappole stesse.
Inoltre, la grandezza e la forma di alcune trappole può prevenire la loro effettiva distribuzione in alcune location - es. sotto il letto o posti simili dallo spazio limitato –
Pertanto l’utilizzo delle trappole è consigliato in ambienti non commerciali, in residenze private o in stanze che rimangono chiuse durante il trattamento.
Va tenuto conto del comportamento dispersivo delle cimici dei letti quando si controllano questi insetti, è perciò consigliato di usare un buon numero di monitor piazzati strategicamente in tutta la camera e non solo vicino al letto.
Le barriere sono semplici unità il cui scopo è quello di prevenire che le cimici raggiungano i piedi del letto. Vanno piazzate sotto le gambe/ruote del letto o sulla parte superiore delle ruote, assicurandosi che nessuna parte del letto (o delle lenzuola del letto) tocchino il suolo.
Il tecnico deve considerare le barriere solo come un efficace metodo di controllo delle infestazione.
Rivestimenti per materassi
I rivestimenti per materassi solitamente sono di tessuto liscio in poliestere , posto aderente al materasso o alla scatola di molle.
Queste coperture sono progettate in modo da impedire l’accesso all’interno del materasso alle cimici o per contenere quelle che sono già al suo interno.
La superficie senza cuciture creata dal rivestimento offre molti meno rifugi rispetto ad un materasso non protetto.
Quindi un materasso ricoperto ha meno possibilità di ospitare cimici dei letti.
I rivestimenti di qualità dovrebbero essere impenetrabili alle cimici , in modo che non vi possano penetrare o scappare da sotto,ma neanche mordere attraverso la copertura.
Le cerniere dei rivestimenti, un’area potenzialmente vulnerabile all’accesso delle cimici dei letti, devono essere anch’esse a prova di cimice.
L’utilizzo del rivestimento per il materasso è un beneficio perché evita la necessità di disporre di un materasso rifugio per le cimici dei letti.
Se il
trattamento con insetticida per il materasso è necessario e
approvato, si raccomanda di proteggere il materasso anche
dopo il trattamento , in modo
da garantire una protezione a lunga durata minimizzando al
contempo l’uso dell’insetticida dopo l’applicazione
iniziale.
È
importante ricordare che i rivestimenti per materassi non
possono da soli fermare le cimici e vanno usati come parte
integrante di un programma di monitoraggio.
Facciamo notare che quando si effettua l’asciugatura a macchina l’asciugatrice deve operare per 30 minuti a caldo per i vestiti asciutti, per essere in grado di uccidere le cimici in tutte le loro fasi.
Se i vestiti sono bagnati, vanno lasciati nella macchina fino alla completa asciugatura.
Sono state fatte delle prove con asciugatrici domestiche. Quando ci si trova ad occuparsi di lenzuola bagnate il ciclo completo consigliato (80 – 120 min come indicato sull’asciugatrice) per “cotone asciutto” è bastato per soddisfare i requisiti di tempo / temperatura per eliminare le cimici in tutte le loro fasi – es. 40°C per 30 min – Lo stesso studio ha anche dimostrato che il tempo riportato sulle asciugatrici domestiche include un ciclo di rinfrescamento di 10 minuti, inclusi nel tempo totale del ciclo di asciugatura.
Perciò un ciclo di 30 minuti di alte temperature consiste solo in 20 minuti di trattamento e in 10 di raffreddamento.
Questo non sempre sarà sufficiente per eliminare tutte le fasi vitali delle cimici.
È
importante specificare che quando si usa una asciugatrice
domestica , dal tempo di trattamento
di 30 minuti devono essere esclusi i 10 min di
raffreddamento in prossimità della fine del ciclo.
È necessario seguire queste procedure per tutte le
fasi di vita delle cimici dei letti per ucciderle tramite
un’esposizione ad una temperatura di 40°C per 30
min.
Le lenzuola e i vestiti contenenti le cimici devono essere imbustate e portate all’asciugatrice . Se le lenzuola e i vestiti rimangono dentro le buste durante l’asciugatura si aiuta il contenimento delle cimici dei letti.
Stirare
lentamente con il ferro da stiro uccide le cimici se si
raggiunge la temperatura fatale.
Metodi chimici
Scelta della formula e degli ingredienti attivi
Il tipo di formula selezionata per il trattamento dipenderà dal tipo di utilizzo.
Per esempio, la polvere può essere utilizzata in aree occupate dall’equipaggiamento elettrico e/o muri cavi se le cimici hanno occupato queste zone, mentre formule liquide possono essere utilizzate in zone più comuni.
Gli ingredienti attivi adatti, possono includere bendiocarb, deltamethrin, alphacypermethrin, lmbda- cyhalothrin.
Possono essere utilizzati Insetticidi aerosol per “rapide uccisioni” o come agenti di lavaggio.
Prodotti come synergised synthethic pyrethroids agiscono molto efficacemente quando sono applicati direttamente all’insetto per eliminarlo.
Applicazione e uso dell’insetticida
Si devono usare solo prodotti approvati.
L’insetticida va diretto a tutti i rifugi individuati durante l’ispezione e applicato in accordo secondo le istruzioni del produttore. La moquette e la sua base devono essere rimosse e le giunture del pavimento / soffitto devono essere trattate.
Metodi di applicazione adatti
L’uso di un ugello estensibile permette all’insetticida di essere applicato accuratamente alle aree come la bordatura del materasso o le crepe e le fessure nei mobili.
Dopo l’aspirazione l’aerosol può essere considerato più appropriato di altre formule per tutti i pendenti e i mobili antichi o delicati.
Quando si applicano formule liquide, si devono usare ugelli con getto a ventaglio lungo i margini della moquette e ugelli a getto con perno per crepe e fessure.
Gestione della resistenza
I tecnici devono evitare di selezionare la resistenza, evitando di ripetere l’uso degli stessi insetticidi o prodotti relativi nella stessa classe di insetticidi.
Si consiglia di scegliere insetticidi da tutte le classi disponibili con un sistema a rotazione per rallentare lo sviluppo di resistenza.
Ad
esempio, se il pyrethroids è usato per il primo
trattamento, usare un carbamate per il secondo
trattamento o viceversa. Inoltre dove appropriato
coinvolgere i regolatori di crescita degli insetti
e la polvere essicante. [...]
Se la conosci, la combatti!
By Alessandra Leone
Questo è un articolo scritto per la rivista online Intersezioni
Siete invitati a dire la vostra e a correggere eventuali inesattezze.
Ce ne sono un paio ben evidenti dovute al mio correttore di bozza che evidentemente non ci capisce un tubo :)
Grazie,
Alessandra
Cimex lectularius sta tornando nell nostre case. La conoscenza dell’etologia e del ciclo biologico è premessa indispensabile per condurre un’efficace disinfestazione.
Lo sfortunato incontro tra Homo sapiens e Cimex lectularius avvenne quando i nostri antenati iniziarono a utilizzare caverne e anfratti come rifugi.
Originariamente questo insetto parassitizzava pipi-strelli e volatili, solo successiva la specializzazione sull’uomo.
Oltre ai diversi ritrovamenti fossili, i primi dati concreti riguardo al problema delle Cimex risalgono agli inizi del ‘900.
È noto che in Inghilterra si è manifestata un’esplosione di questo parassita con la rivoluzione industriale (a Londra il 30% delle case era infestata) ma anche nel nostro Paese il problema era ben conosciuto.
Negli anni del secondo dopoguerra, con il miglioramento delle condizioni di vita e grazie anche all’avvento dei primi insetticidi organici di sintesi come il Ddt, questo insetto è scomparso dal mondo civile occidentale.
Insieme al suo declino ci si è gradualmente dimenticati della sua esistenza e dei relativi problemi.
Dalla seconda metà degli anni ’90 a oggi, in paesi come Stati Uniti e Inghilterra, le cimici dei letti sono diventate uno dei principali insetti infestanti delle abitazioni, e anche in Italia la presenza di questo insetto sta raggiungendo livelli allarmanti.
Le cause di questa esplosione non sono note; la resi-stenza di questi insetti ai diversi principi attivi attualmente in commercio denota come la loro scomparsa in realtà altro non era che una situazione apparente, dovuta all’uso eccessivo di insetticidi che ne ha drasticamente diminuito dagli anni quaranta.
Fattori che possono aver contribuito all’attuale situazione sono riconducibili all’aumento degli spostamenti intra- e inter-continentali di persone e di merci, all’immigrazione sempre maggiore di persone provenienti da Paesi in cui le cimici sono sempre state presenti (Africa e Asia), ma soprattutto alla quasi totale mancanza d’informazione del cittadino e alla poca professionalità delle aziende specializzate.
Biologia
La cimice dei letti è un parassita umano ematofago, ovvero si nutre esclusivamente di sangue che ottiene pungendo l’ospite.
Per necessità si nutre anche di sangue ottenuto da animali domestici (cani, gatti). Questi insetti hanno un ciclo vitale composto da 7 stadi: uovo, neanide (in tutto cinque stadi di età) e infine adulto. Le uova sono di colore bianco perlaceo, lunghe circa 1 mm che durante la deposizione sono ricoperte da una sostanza vischiosa che le salda al substrato. I materiali preferiti per la deposizione sono stoffa, carta, cartone, legno e altre superfici ruvide. Le uova sono totalmente impermeabili agli insetticidi di uso comune e per questo sopravvivono ai trattamenti chimici.
Nel giro di circa 10 giorni (il tempo varia in base alla temperatura ambientale) le uova schiudono e na-scono le neanidi di prima età, difficilmente visibili poiché molto piccole e traslucide. Appena nate sono subito pronte a nutrirsi.
Per passare ad uno stadio di sviluppo successivo è necessario che effettuino almeno un pasto di sangue; se ciò non avviene resistono circa 1-2 settimane a digiuno e poi muoiono.
Dopo che si sono nutrite si annidano in piccoli anfratti (spessi anche meno di 2 mm) dove dige-riscono il pasto in circa 5 giorni e successivamente mutano, liberandosi dell’exuvia, e passano allo stadio ninfale successivo. In condizioni favorevoli lo stadio adulto è raggiunto nel giro di 30-40 giorni.
L’adulto ha dimensioni intorno ai 5-6 mm, di colore marrone rossiccio e di forma ovale molto appiattita. Ha vita media di 4-6 mesi ma in condizioni di bassa temperatura e in assenza di alimento è in grado di sopravvivere anche un anno in attesa di potersi nutrire. In condizioni ideali si nutre ogni 4-6 giorni e nella sua vita è in grado di deporre fino a 500 uova.
L’accoppiamento è traumatico, il maschio perfora la femmina con una specie di organo a forma di lancia che talvolta può causarne la morte o la perdita delle uova nel caso sia già gravida. Proprio per questo le femmine fecondate tendono ad allontanarsi e ad annidarsi in posti dove non vi sia ”odor di cimice”.
Caratteristica principale di questo insetto è che rifugge la luce, quindi tende ad annidarsi in luoghi nascosti e poco visibili anche all’occhio più vigile. Le cimici preferiscono insediarsi in fessure molto strette dove si sentono protette da eventuali minac-ce esterne. Ogni fessura larga come una carta di cre-dito è un buon punto per un eventuale anni-damento.
Essendosi evolute completamente in funzione dell’uomo, i loro ritmi di vita si sono adattati ai nostri: nelle ore in cui siamo meno attivi (tra l’una e le 4 di notte), le cimici sono nel picco di attività di ricerca del cibo. Sono molto sensibili e grazie all’emissione di CO2 e di calore individuano facilmente eventuali presenze umane. Raggiunto un punto comodo (solitamente parti scoperte come mani, braccia, gambe, piedi, ma talvolta anche il volto) iniziano a nutrirsi infiggendo l’apparato boccale pungente succhiante nella pelle e iniettando la saliva anticoagulante. La puntura è totalmente indolore e l’intera operazione richiede dai 3 ai 10 minuti. La quantità di sangue assunta è pari a circa 5 volte il peso del proprio corpo.
Terminato il pasto la cimice torna a rifugiarsi in un posto sicuro, e qui resta in uno stato di quiete per i giorni successivi.
Talvolta, soprattutto se a digiuno da tanto tempo, le cimici non disdegnano di andare a nutrirsi anche in pieno giorno o in ambienti illuminati. In questo caso se si entra in un ambiente infestato ma disabitato da tempo può essere più facile individuarle facendo attenzione a eventuali spostamenti su muri, mobili o letti.
Modalità d’infestazione
L’infestazione avviene per via di una femmina adulta e fecondata che arriva in casa attraverso vestiti, bagagli o altri oggetti che sono stati a contat-to con un ambiente infestato.
Nella maggior parte dei casi le infestazioni hanno origine da attività di accoglienza quali hotel, B&B, ostelli o mezzi di trasporto nei quali si soggiorna per periodi relativamente brevi che non permettono di accorgersi della presenza di questi insetti.
Una volta raggiunto l’ambiente casalingo, la cimice va ad annidarsi in un posto a lei congeniale e qui depone uova per qualche giorno (in media 5 uova deposte ogni giorno). A questo punto la femmina per poter deporre altre uova dovrà essere fecondata nuovamente, quindi l’infestazione subisce una fase di latenza, finchè dopo all’incirca un mese, la sua prole sarà adulta e quindi a sua volta feconda.
Da qui in poi l’infestazione ha una fase di crescita esponenziale: più il tempo passa più il numero di questi insetti aumenta, si diffonde maggiormente nell’ambiente ed è sempre più facile che l’infestazione si possa trasmettere passivamente od attivamente ad ambienti frequentati o limitrofi.
Ci si accorge dell’infestazione principalmente in 3 casi:
• per forte eruzione cutanea dovuta alla sensibilità alle punture di chi soggiorna nell’ambiente infestato;
• vedendo gli insetti, durante le ore notturne o di prima mattina, spostarsi su muri, lenzuola o strutture del letto;
• notando dei piccoli punti neri in prossimità del letto, sulle doghe o sul materasso (macchie fecali).
La prima situazione può essere un vantaggio perché ci si accorge della presenza di Cimex quasi immediatamente dopo il loro arrivo e l’infestazione può essere bloccata per tempo; le altre situazioni invece sono indice di un’infestazione già ben sviluppata e diffusa, che si protrae ormai da alcuni mesi.
Le indagini preliminari
Prima di iniziare una qualsiasi procedura di disinfestazione bisogna essere certi della presenza dell’infestante e sapere a quale specie appartiene. I segni di infestazione delle cimici sono molto particolari però talvolta un occhio poco esperto può fare confusione, oppure entrare in allarme senza che ci sia una reale infestazione in corso.
Sintomi come reazioni cutanee o macchie di sangue su lenzuola non sono di per sé segnali che implicano la presenza di cimici: esistono diverse specie di insetti o acari che possono causare reazioni allergiche, e le macchie di sangue possono essere state causate da zanzare o moscerini ematofagi inavvertitamente uccisi durante movimenti notturni nel proprio letto.
Uno dei segni più tipici della presenza di cimici dei letti sono le macchie fecali.
Queste hanno aspetto catramoso e forma tondeggiante, leggermente in rilievo, di diametro di 1-3 mm. Se fresche hanno un aspetto lucido e se trattate con acqua ossigenata sprigionano bollicine di ossigeno per reazione con gli atomi di ferro presenti nelle strutture degradate dell’emoglobina sanguigna.
A seconda del materiale su cui vengono escrete possono assumere aspetti differenti: su stoffa ad esempio vengono assorbite e prendono la forma della trama del tessuto, quindi sono più difficili da riconoscere. Solitamente gli escrementi sono deposti in prossimità dei punti di annidamento, quindi i punti ove sono presenti macchie fecali in quantità sono i primi posti in cui andare a cercare esemplari vivi per valutare la tipologia di infestazione.
Un altro segnale che non lascia dubbi sulla presenza di una cimice è l’avvistamento di una o più exuvie, lasciate nei punti ove si è annidata quando è passata allo stadio di accrescimento successivo.
Il segnale più inequivocabile della loro presenza è l’avvistamento di esemplari vivi, cosa non difficile da effettuare se il tecnico disinfestatore ha buona esperienza (solitamente bastano 3 minuti per capire se si è di fronte a un’ infestazione da Cimex lectularius).
La disinfestazione: un breve prontuario
Svuotare la stanza infestata e trasportare mobili e oggetti in altre parti della casa: questo può causare l’infestazione di altre stanze.
Cosa sconsigliabile è richiudere tutto (vestiti, peluches, ecc.) in sacchetti ermetici di plastica. I vestiti e gli oggetti in tessuto lavabili sono sanificabili con un lavaggio in acqua a 60°C. La pulizia con diversi detergenti chimici di tutte le superfici, oppure, cosa ben peggiore, spruzzare insetticidi di dubbia efficacia ovunque. È impensabile trattare con sostanze chimiche ambienti in cui si dorme, ma soprattutto è inutile, perché le cimici hanno l'esoscheletro rivestito di uno strato ceroso che le rende poco esposte a quasi tutti i principi attivi in commercio.
È sbagliato buttare via materassi, reti, e qualsiasi oggetto che può sembrarvi infestato. Sarebbe solo uno spreco di denaro in quanto quasi ogni oggetto è tranquillamente trattabile e sanificabile (per un materasso bastano 60 secondi in media). Affidarsi a imprese di disinfestazione che propongono la risoluzione del problema in pochi giorni e con trattamenti chimici è un errore: oltre ad essere spesso resistenti agli insetticidi, questi hanno un’azione repellente quindi vi ritroverete in breve tempo le cimici in ogni parte della stanza o addirittura in tutta la casa.
Questa situazione dispersa sarà poi davvero difficile da risolvere e occorreranno addirittura mesi per venirne a capo. Non andate a dormire in altre stanze. Può sembrare difficile e impensabile ma è l’unico modo per evitare che le cimici vengano in cerca di voi le notti successive per nutrirsi. Il risultato sarebbero infestazioni sul divano o in altre camere da letto. E non pensate di isolare la stanza, basta una piccola crepa o una fessura per permettere il loro passaggio in ambienti limitrofi. L’unica cosa sensata da fare è contattare un professionista. Bisogna fare estrema attenzione a chi ci si rivolge perché in caso di cimici non ci si può permettere di andare a tentativi, cosa che magari si fa per roditori, blatte o altri infestanti. Di solito un protocollo corretto prevede un secondo sopralluogo dopo 10-15 giorni dal primo trattamento, per valutare i risultati e, nel caso, fare un secondo trattamento. In genere il problema è risolto con 2-3 trattamenti.
Nei casi peggiori il numero aumenta. Se la ditta di disinfestazione è professionalmente preparata ad affrontare il problema sarà in grado di darvi istruzioni dettagliate su come comportarvi prima dell’intervento, ma soprattutto sarà in grado di rispondere a qualsiasi vostra domanda riguardo al comportamento e alla natura di questo insetto.
Con le cimici la lotta è soprattutto etologica e se non si conoscono abitudini e comportamenti di questo parassita è pressoché impossibile sconfiggerlo. I metodi di trattamento più efficaci sul mercato sono:
• le basse temperature si basano sull’utilizzo di azoto liquido a -196°C. La tecnica ha buona efficacia ma richiede elevata esperienza dell’operatore e comporta costi talvolta poco sostenibili da un privato;
• le alte temperature si basano sull’utilizzo di apparecchiature diverse che uccidono le cimici sottoponendole a shock termici.
Esistono riscaldatori che aumentano la temperatura ambientale fino ad 80°C per circa 2-3 giorni, assicurando la morte dell’infestante. Di contro tale procedura implica il dover dormire fuori casa per 2-3 giorni e le spese da affrontare per un trattamento del genere potrebbero essere insostenibili per un privato. Inoltre eventuali oggetti e materiali delicati possono rovinarsi.
Altro metodo è l’utilizzo del vapore secco saturo surriscaldato (180°C), tecnica di introduzione recente ma che da ottimi risultati a costi molto ridotti rispetto alle altre tipologie di trattamento. Ogni superficie è trattabile e il rischio di danno ai materiali è minimo. Inoltre questa tipologia di vapore non bagna quindi possono essere trattati anche libri e oggetti in stoffa. Anche in questo caso l’operatore deve aver maturato una buona esperienza, perché il metodo si basa proprio sulla ricerca dei punti di annidamento e l’uccisione di esemplari vivi e uova.
La disinfestazione contro le Cimici dei letti (Cimex lectularius)
By Marco GustiArticolo comparso su GSA n° 1 Gennaio 2012
Riecco la famigerata “cimice dei letti”, questa volta “raccontata” a GSA dalla viva voce di un esperto del settore, Marco Gusti, che narra con il consueto stile vivace e accattivante due vere e proprie case history con protagonista il “simpatico” coinquilino dei nostri giacigli. Ecco due storie di vita vissuta (oltre che un problema brillantemente risolto).
Senso di impotenza, angoscia, stati d’ansia, preoccupazione per i propri affetti e per le piccole cose che ci appartengono. Questo, e molto altro, si prova quando ci si trova a condividere i propri spazi vitali con la cimice dei letti, il piccolo, famigerato insetto pressoché invisibile nelle ore diurne, ma estremamente vorace del nostro sangue nelle ore notturne. Nessuna esagerazione, lo assicutro. E questa storia lo dimostra in pieno.
Il primo caso: abitazione privata
Lo scorso autunno sono stato contattato da una normale famiglia residente in una graziosa villetta a schiera della provincia milanese, che si è trovata alle prese con questo difficile problema. La signora ha incominciato a lamentare nell’estate rossore e alcuni ponfi su gambe e braccia, ma soprattutto sul collo. Si è rivolta così al medico di famiglia che l’ha indirizzata subito dal dermatologo. Lo specialista ha iniziato a prescrivere pomate prima leggere e poi sempre più forti fino ad arrivare addirittura al cortisone. Ciononostante la signora non guarisce, tanto da far pensare ai medici a problemi di carattere psicosomatico. “Mi sono sentita dare quasi della matta!”, mi ha confessato in seguito. Fortunatamente la signora è anche biologa ed ha rispolverato per l’occasione le reminescenze di entomologia. Ed ecco l’intuizione vincente: grazie anche ad internet ha pensato che i suoi problemi potessero essere legati alla presenza di cimici dei letti.
L’idea vincente: ci saranno cimici dei letti?
E qui entra in scena il sottoscritto, interpellato per l’occasione: è bastata un’ispezione alla camera da letto per rendersi conto che l’infestazione era ad uno stadio ormai avanzato. “Ma come è successo? Noi siamo puliti!”, è stata la prima, comprensibile reazione. Che è poi la reazione di massima da parte di tutti coloro che sono stati colpiti da questa vera e propria “fattura con malocchio” di carattere entomologico.
Il “giallo” è sempre più fitto
A me il non facile compito di tranquillizzare la signora e il marito, che guarda caso non è mai stato punto, pur dormendo nello stesso letto. Il giallo a questo punto si infittisce: da dove saranno arrivate ? Chiedo dunque: “Avete viaggiato ultimamente? Avete ospitato amici, parenti?”
Viaggio di famiglia in campeggio in un bungalow!
“Sì siamo stati in un campeggio con bungalow al mare” è la risposta. “Probabilmente la cimice viene da lì” rifletto. Guardo con cura i particolari, tra cui anche le valigie, dove l’insetto non c’è più ma dove senza dubbio è stato, perché da attenta analisi ne ho riscontrato le feci, che altro non sono che sangue prima succhiato e poi digerito.
Le “FAQ”
E qui ricomincia la teoria delle domande di rito: “Ma come fanno a vivere se non pungono per un po’?” E’ presto detto: vivono fino ad un anno anche senza succhiare sangue, in quiescenza. E ancora: “Perché proprio noi che siamo puliti ?” Vero che lo siete, ma la cimex è un insetto “democratico”: non sta a guardare a ceti e livelli, così come non distingue tra ostelli della gioventù e hotel a 5 stelle! Per questo quando arriva arriva …..
Un po’ in tutta la casa…
Propongo dunque alla signora di fare una verifica anche nelle camere attigue dei ragazzi, che non hanno -per loro fortuna- problemi di punture. Mi rendo conto di quante cose ci siano nelle case, soprattutto nelle camerette dei ragazzi. Ebbene: ci sono anche le cimici dei letti. Poche ma ci sono, segno che si spostano di stanza in stanza, magari perché disfacendo il letto si appoggia tutta la biancheria da lavare in un solo punto e da lì parte tutto. La casa è su tre livelli e l’ispezione viene condotta con maniacale accuratezza. Cimex lectularius è arrivata anche nel soggiorno nei divani… A dire il vero lì non sono ancora molte, ma fanno presto a diventarlo!
Pronto intervento
Grazie alla solerzia di un’attenta assistente tecnica di una qualificata azienda di pest control l’intervento è immediato. Si opta per un intervento con insetticida tradizionale, andando a svolgere un’attenta irrorazione di tutte le superfici, smontando letti, aprendo cassetti e disinfestando guide, anfratti, ecc. Si aprono anche le scatolette elettriche e si ispezionano punti luce, libri e libreria con attenzione. Si decide quindi di eliminare il materasso e la rete a doghe (fra l’altro ormai un po’ datati) per non incorrere in possibili re infestazioni. Non si è schiavi del tempo, anche perché, per fortuna, gli abitanti della casa possono dormire fuori per qualche notte, così da poter essere certi che l’insetticida possa fare effetto senza essere dilavato (la signora avrebbe fatto volentieri le pulizie di fino il giorno dopo ma è stata bloccata). Intervento lungo e meticoloso, con un secondo “ripasso” dopo circa due settimane. Risultato: più nessuna traccia e più nessun esemplare adulto presente.
Il secondo caso: hotel in pieno centro importante località turistica invernale .
In questo caso, vista la necessità di gestire le camere nell’immediatezza, si considera l’intervento con vapore secco surriscaldato. Qui la presenza di Cimex lectularius è massiccia e non certo cosa recentissima. Ma finché un cliente non si lamenta è davvero difficile rendersi conto della presenza di questi infestanti. In questo caso oltre al trattamento (anzi, ai trattamenti…) si è anche fatta opera di formazione ed addestramento al personale dei piani su come gestire con attenzione le ispezioni. Oltre a venire trattata la camera infestata, quelle laterali, quella di fronte, è stato ispezionato tutto il piano senza dimenticare nemmeno le camere al piano superiore ed inferiore in corrispondenza con quella “incriminata”.
Anche qui, ottimo risultato!
Che dire? Risultato ottimo anche con sistema vapore… Non però con una normale Vaporella, ma “Steam Disinfector”, che ha dimostrato di erogare vapore continuo a 180 °. E non solo semplici dettagli. Incide molto, infatti, la meticolosità del trattamento, visto che neanidi di 1 o 2 stadio vengono trovate lontane dal letto addirittura nel perimetro del soffitto. Anche in questo caso il lavoro è meticoloso: vengono trattati i letti togliendo le coperture dai somiè (particolari letti con struttura in legno imbottita e poi rivestita in stoffa, una vera manna per le cimici…), ovviamente i materassi, le tende, le riloga, l’interno degli armadi (forse mai trattati così bene …), viene smontata la testiera del letto e controllata centimetro per centimetro. Come dicevo prima, tutto il perimetro del soffitto dotato di cornicetta artistica (nascondiglio ideale per le cimici, che poi si calano nottetempo col favore delle tenebre…) viene passato con la speciale pistola erogatrice. Una camera di 20 mq, insomma, richiede ore di lavoro. In ogni caso il risultato c’è, anche se servirà un secondo trattamento. Erano veramente tante e qualcuna è riuscita a rifugiarsi in qualche anfratto impossibile da raggiungere perfino con il vapore!
A volte ritornano (o non se ne vanno proprio!)
La domanda che più mi sento fare dalle persone che sono colpite dall’infestazione è: “Perché sono tornate?” Molte sono le teorie, ma per quanto mi riguarda sono sempre più convinto che ci sono sempre state. Certo i viaggi, gli spostamenti, le vacanze sempre più frequenti, stili di vita migliori ne hanno favorito la diffusione. Sono convinto però che l’uso degli insetticidi mirati (esche gel per scarafaggi prima e formiche poi, granuli per mosche, uso di trappole a cattura e così via) ha portato a non colpire più tante specie di insetti che inconsapevolmente venivano comunque attaccate dai formulati. Un tempo -ma nemmeno tanti anni fa poi- si pensava di disinfestare dalle formiche ed intanto morivano altri insetti, tra cui le cimici dei letti. L’eliminazione di molecole storiche che comunque avevano un effetto “scopa” su molte specie infestanti (propouxur, clorpirifox, ecc) ha creato, nel tempo, fenomeni di resistenza particolarmente tenaci.
La biologia della cimice dei letti
Per quanto concerne la biologia del Cimex lectularius, ben conosciuta ormai non solo dagli addetti ai lavori ama anche dagli operatori del settore dell’accoglienza (hotel, pensioni, ostelli, ecc), posso solo ricordare che è un insetto eterometabolo (a metamorfosi incompleta) che si sviluppa nel seguente modo:
- uova: 1 mm, bianche, schiusa dopo 10 gg (20°C) o dopo 4-5 gg (35°C), non schiudono (> 37°C < 13°C – per questo motivo è ottimo il trattamento con calore Ht Ecosystem …. )
- ninfa: simili agli adulti, piccole dimensioni, colore ambrato, 5 mute
- adulto: dopo circa 1 mese (3 settimane a 30°C)
Conclusione: opportuno conoscere tutte le tecniche e saperle applicare all’oupo!
Come ama dire un mio amico entomologo con la barba bianca: “Una rondine non fa primavera ma un insetto fa infestazione!”
Mai cosa più vera, nel caso delle cimici dei letti!
LA VALUTAZONE PROFESSIONALE DI UN PRODOTTO
By Fabio Vitillo
Fonte:
Marco
Gusti
RESPONSAR SC
LA VALUTAZONE PROFESSIONALE DI UN PRODOTTO
"Quando l'insieme delle caratteristiche consente concreti risparmi nell’organizzazione dei servizi"
A cura di Marco Gusti e Isabella Ragazzi
La professione del disinfestatore richiede anche la capacità di valutazione di nuovi formulati proposti dal mercato. Generalmente il giudizio finale si basa sull'uso pratico del prodotto nelle varie situazioni che via via gli sipropongono durante il lavoro. Se i risultati complessivi avranno soddisfatto i clienti in primo luogo, ma anche l'operatore allora si potrà dire che il suddetto prodotto ha superato l'esame.
Un esempio di valutazione che tutti possono eseguire con facilità è quellache proponiamo: è sufficiente l'osservazione dei risultati ed un po' di pazienza per segnare alcuni dati:
• II luogo in cui è stato utilizzato il formulato
• La o le entità infestanti bersaglio
• I tipi di superficie su cui è stato impiegato il formulato
• Eventuali problemi riscontrati relativi al luogo da trattare
• Giudizio sull'efficacia del trattamento nel contesto in esame
• Giudizio in rapporto al superamento dei problemi riscontrati
Quest'ultimo punto da carattere al prodotto e, se risulta favorevole all'esame, conferisce una sensazione di sicurezza all'operatore, che si trova spesso a dover fronteggiare innumerevoli problemi. Per esemplificare i più frequenti sono: la presenza di persone, di animali, di mobilio pregiato, di stoffe colorate, di superfici che normalmente vengono a contatto con alimenti, di polveri, unto o sporcizia, ecc..
Il fatto di poter contare su risultati positivi praticamente su tutti i tipi dì superficie, anche in presenza di grasso ha dei risvolti organizzativi che vai la pena di approfondire. Ad esempio un insuccesso dovuto ad una superficie sporca di unto richiede un secondo trattamento: ciò comporta non solo maggiori costi, ma spesso produce una sorta di sfiducia dovuta all'impressione di trovarsi di fronte a fenomeni di resistenza. Si tratta di "perdite" difficilmente valutabili, ma più gravi di quel che può apparire ad una prima analisi.
Infine, bisognerà valutare il prodotto anche dal punto di vista di chi Io deve adoperare, in termini di praticità di impiego, di trasporto e naturalmente di sicurezza in senso fisico.
Riportiamo ora un esempio pratico di vantazione, dove il recente formulato, Responsar Se, viene impiegato almeno una decina di volte in situazioni differenti e contro bersagli di specie diversa.
• Gli ambienti trattati sono quelli domestici (abitazione, condominio, garage, cantine) lavorativi (uffici), ludici (palestra), relativi alla ristorazione (mense, ristoranti) o all'industria alimentare (pastificio, industria del latte).
• Le entità infestanti comprendono varie specie di artropodi:
Aracnidi:
Acari acari della polvere
Araneidi ragni
Insetti:
di interesse sanitario blatta grigia (Blattella germanica)
blatta nera (Blatta orientalis)
pulce del gatto (Ctenocephalides felis)
vespe delle derrate alimentari Tribolio (Trìbolium sp.)
Cappuccino (Rhyzopertha domìnìca)
Silvano (Orizaephilus surìnamensis)
Si noti che alcune infestazioni richiedono trattamenti necessariamente abbattenti (p. es. per pulci e vespe) ma anche residuali, per completarne l'efficacia. I ragni invece possono invece resistere ai trattamenti abbattenti (capaci spesso di stordirli solamente) obbligando all'uso di prodotti attivi per un certo tempo.
• Le superfici coinvolte sono le più disparate: cemento, ceramica, PVC, legno, metallo, marmo, moquette, tappeti, gres, gomma. Alcune sono molto assorbenti, altre impermeabili, altre ancora estremamente delicate o sensibili ad alcuni agenti chimici (marmo, stoffe, gomma, parquet).
Vedi Disegno 1
-
Alcuni ambienti infine presentavano condizioni problematiche: sia dal punto di vista operativo (infestazioni multiple, vari tipi di superficie in uno stesso luogo, presenza di sporcizia: polveri o untuosità) che per la complessità tecnica (arredo pregiato, ambienti che devono ospitare derrate alimentari o persone).
Ed ecco in sintesi le diverse condizioni di utilizzo del prodotto in esame ed i relativi giudizi riportati in tabelle che consentono una rapida lettura.
Vedi Tabelle 1, 2 e 3.
Un giudizio complessivo del prodotto, anche dal punto di dell'operatore lo si può riscontrare dalla tabella 4.
PRESUNTI AVVELENAMENTI, ESPOSTI ALLA PROCURA E PREGIUDIZI
By Marco Gusti
Articolo apparso su rivista Dimensione
Pulito nel giugno 2009 a seguito di articoli su
presunti avvelenamenti da operazioni di disinfestazione -
derattizzazione - diserbo. Se ne torna a parlare visto che in
questi giorni si è verificato altro episodio simile a Rho alle
porte di Milano -
A cura di Graziano Dassi e Marco Gusti
Copia articolo da Gazzetta della Martesana 18 maggio 2009
scaricabile al link http://www.lamartesana.it/login.php?artID=1092103
PREMESSA
Il caso di cui ci occupiamo è emblematico dei rischi connessi con i servizi di Disinfestazione e Derattizzazione. Sempre, come potete leggere nell’articolo riportato, l’imprecisione e i preconcetti la fanno da padrone. E’ nostra convinzione che “tutte le generalizzazioni sono pericolose. Anche questa”! Per cui cercheremo di essere quanto più possibile precisi aggiungendo che entrambi noi autori siamo possessori di cani di cui abbiamo cura ricevendo in cambio incommensurabile affetto.
L’obiettivo é analizzare per capire e quindi porre rimedio.
I FATTI
Nell’articolo a cui facciamo riferimento emergono delle affermazioni che meritano riflessioni affinché sia possibile formulare delle ipotesi razionali.
Punto primo
I fatti si presentano da alcuni anni fra marzo e aprile. La nostra considerazione è che la derattizzazione perdura tutto l’anno, per cui causa ed effetto non sembrano correlate.
La disinfestazione in quel periodo si limita a interventi larvicidi nei tombini, per cui anche in questo caso gli eventi sembrano scollegati.
Punto secondo
Casi di presunti avvelenamenti sono riferiti a lepri, gatti e ricci. Animali con abitudini alimentari assai diverse, per cui trovare collegamenti sembra impossibile e quindi fuorviante, Vale il detto “una volta escluso l’impossibile non resta che l’improbabile.
Punto terzo
I sintomi in molti casi portano a pensare ad avvelenamento dovuto a prodotti chimici (*) come disinfettanti, si noti l’imprecisione veniale, ma siccome ci troviamo di fronte ad un esposto alla Procura….; ma non si escludono topicidi e altre “trappole”. Il sospetto di un atteggiamento acriticamente preconcetto c’è, soprattutto per l’impossibilità di trovare notizie tossicologiche sulle “altre trappole”. Più oltre si dice ”sono presenti in due o tre casi sintomi gastroenterici non riconducibili a malattie virali o batteriche, è una situazione sospetta”. Chi parla è un veterinario, il suo dire è deontologicamente corretto, e a loro ci rivolgiamo per avere suggerimenti e approfondimenti.
|
(*) tanto per ridimensionare gli aspetti negativi correlati alla chimica ricordiamo che se uno beve una soluzione-sospensione di azulene, anetolo, riboflavina, e acido ascorbico oltre a resine e mucillaggini altro non fa che ingerire un infuso di camomilla, mentre se la tazza contiene cinapina e acido formico deve fare attenzione ai dosaggi perché se ben usata la cicuta calma gli spasmi delle vie respiratorie e le contrazioni dolorose dello stomaco, dell’intestino e della vescica; se si esagera l’esito è infausto. (tratto da Oiante medicinali, erbario illustrato. Autore Suor Bernardina – ed Piemme). |
Punto quarto
Viene riportato che in due casi c’è stata l’ingestione di una barretta che, in qualche modo, potrebbe essere riconducibile ai topicidi utilizzati per la derattizzazione. Più avanti si precisa meglio “si tratta di una barretta ossidata di cui era rimasta una polvere bianca che ho fatto analizzare all’Istituto Zoo profilattico di Milano”. Queste affermazioni meritano molta attenzione ma, in attesa dei risultati delle analisi, si possono avanzare delle ipotesi quanto più possibile razionali. I prodotti utilizzati dalla Ditta incaricata del servizio sono posti in mangiatoie di sicurezza, i rodenticidi hanno una colorazione ben evidente che non viene indicata e, oltre a tutto, l’ingestione di una “barretta” di quel topicida non porterebbe a nessuna sintomatologia nei confronti di un cane di 40 kg in buona salute. Cosa aggiungere? Se la causa-effetto (barretta-avvelenamento) nei due casi citati emergesse l’ipotesi di un boccone avvelenato o di una derattizzazione sconsiderata prenderebbe corpo. Ma le responsabilità e gli interventi da adottare sarebbero diversi da quelli più o meno velatamente indicati nell’articolo che ipotizza improbabile l’azione di uno squilibrato ed emergerebbe anche la possibilità dell’utilizzo di prodotti ormai usciti dalla farmacopea in uso da parte di derattizzatori fai da te (azzardiamo l’utilizzo di fosfuro di zinco, ma è proprio un azzardo fatto per non trascurare nulla).
Punto quinto
Viene anche ipotizzata l’eventualità di una ingestione indiretta (una leccata) causata da una disinfestazione fatta con glifosate (noto diserbante di post-emergenza a destino ambientale noto, degrada totalmente nel terreno in due settimane). Nell’articolo si aggiunge che “il glifosate è dannoso all’uomo e alla natura, ma che può portare malformazioni e tumori”. Premesso che ogni sostanza può portare ad effetti indesiderati, [vedi la citata camomilla, sale da cucina (il diserbante utilizzato da Attila re degli Unni) e valeriana], per cui la prudenza è d’obbligo, pur tuttavia ci sentiamo di affermare che una leccata al glifosate non può portare a morte un cane adulto. Quindi ecco riproposta la necessità di analizzare i fatti attentamente, senza pregiudizi, con l’obiettivo di capire per intervenire in modo mirato, giusta l’affermazione di “vogliamo vederci chiaro”. Giusto anche non volere fare terrorismo, perché voce dal sen fuggita è come freccia che dall’arco scocca, può recare danno sia inducendo ansia all’opinione pubblica sia contribuendo alla disinformazione sia ai professionisti seri del settore. A tal proposito continuiamo riportando uno stralcio della risposta del Direttore tecnico della ditta incaricata dei servizi.
RISPOSTA DEL DISINFESTATORE “L’applicazione delle esche avviene con l’ausilio di contenitori di sicurezza (bait box) che non permettono l’accesso al proprio interno se non ai roditori. I contenitori sono vincolati al terreno o alle pareti, hanno una resistenza meccanica capace di non alterarsi neppure con lo schiacciamento da parte di un mezzo di lavoro, hanno una chiusura con chiave a disposizione solo dei tecnici, permettono il consumo dell’esca da parte dei roditori solo all’interno del contenitore stesso, essendo l’esca vincolata.
In pratica il ratto consuma al suo interno l’esca senza possibilità di essere spostata in altri luoghi. Questo ne evidenzia e ne potenzia la sicurezza. L’esca rodendicida registrata al Min. della Salute ha tra i suoi componenti il Denatonium Benzoate una sostanza “amaricante” chiamata Bitrex che ha la particolarità di non permettere agli animali domestici ed ai bambini di ingerire le esche in quanto, estremamente amara, provoca il vomito impedendo l’ingestione dell’esca. Qualcuno potrebbe pensare e chiedersi allora perché i ratti ed i topi la ingeriscono. Presto detto: la conformazione dello stomaco dei ratti è tale da impedire allo stesso di vomitare e quindi, dopo aver ingerito le esche non può più espellerle, cosa che farebbe un cane, un gatto o un uomo”..
Certo l’uso di esche con Dimetoato Benzoate è sintomo di attenzione alla sicurezza, ma il rischio che tale prodotto (che ha superato tutti i test tossicologici doverosamente necessari e richiesti dall’Istituto Superiore della Sanità) non incappi in generiche affermazioni più o meno allarmanti e allarmistiche esiste.
CONCLUSIONI
Ci sentiamo dei detective dell’ambiente e vorremmo avere le capacità analitiche e deduttive di Sherlock Holmes ma, come affermava il suo autore Arthur Conan Doyle, nessuna affermazione è possibile senza avere compiutamente analizzato i fatti.
Ciò detto non ci rimane rimarcare che, gli scongiuri sono d’obbligo, incidenti del genere sono sempre possibili e, oltre a tutto, il lavorare bene non li scongiura affatto, soprattutto nella fase iniziale e a cose chiarite il danno di immagine rimane. Le smentite, quando ci sono, non le legge nessuno.
ESORTAZIONI
L’esortazione è rivolta ai Produttori-distributori di biocidi affinché facciano opera di divulgazione presso i veterinari in modo da dare loro le informazioni necessarie, all’Associazione di categoria, ma non solo, perché inserisca nei sui Corsi il modo corretto di formulare un’offerta corredandola delle necessarie informazioni e dia ai tecnici-operatori il modo di interfacciarsi con eventuali interlocutori e, a tutti gli addetti ai lavori, di impegnarsi per dare spessore professionale al proprio lavoro.
IMPEGNO DEGLI AUTORI E DELLA RIVISTA
Gli eventi saranno seguiti sia a livello dell’esecuzione dei servizi con report, monitoraggi ambientali e documentazioni fotografiche sia sugli sviluppi dell’esposto alla Procura.
CONTRO LE BLATTE, IL PRODOTTO PIù VENDUTO E CERCATO
By disinfestazione facile
INSETTICIDA BLATTOXUR GEL ANTI-SCARAFAGGIO 6 PEZZI
su disinfestazionefacile.it
Cartucce da 30 g in scatole da 6 pz.
SCARAFAGGI - BLATTE
INSETTICIDA GEL
VANTAGGI
Altamente efficace su tutte le specie di blatte
Alta selettività
Applicazione in gocce
Evita lo spargimento di insetticidi nell’ambiente
APPLICAZIONE
Applicabile in ambienti domestici e civili
Applicazione semplice e puntuale
PROFILO TECNICO
Composizione: Acetamiprid 2%
Formulazione: gel in siringhe con stantuffo, pronte all’uso
Classificazione tossicologica: non classificato
Blatte
By disinfestazione facileLe specie più comuni ed oggetto di controllo sono: Blatta orientale (Blatta orientalis). comune scarafaggio neropresente nelle nostre case. arrivandovi dalle condotte di scarico. vive nelle zone più fresche (garage. scantinati.lavelli ecc.). ha abitudini notturne ed è un buon corridore. Blatta germanica (Blatta/la germanica) in grado di colo-nizzare ogni ambiente con microclima caldo umido particolarmente presente nei bar. ristoranti. ospedali. all’internodi elettrodomestici: in grado di spiccare piccoli voli e di arrampicarsi su superfici perfettamente lisce e verticalicolonizza facilmente nuovi territori. Blatta americana (Periplaneta americana) è la più grande del gruppo. con abi-tudini notturne ama ambienti caldo umidi. Presente soprattutto nei pressi di aeroporti e porti possiede ali bensviluppate ma vola raramente.
Il ciclo biologico delle blatte
Il Ciclo è composto da 3 stadi UOVO (ooteca) - NEANIDI - ADULTO (me-tamorfosi incompleta) il ciclo completo ha durata variabile (da qualchemese a 3 anni). in funzione dell’alimentazione. umidità e temperaturae della specie.
1) le uova (da 12 a 40) sono contenute in piccoli involucri chiamatiooteche deposte ad intervalli di 5/15 giorni. nascoste o interratepossibilmente nei pressi del cibo;
2) i piccoli nati. simili agli adulti. subiscono 5/12 mute e la loro matu-razione awiene molto lentamente (da 40 gg a 3 anni);
3) gli adulti in funzione della specie vivono da 4/6 mesi (B. orientale.B. germanica) fino a 2 anni (B. americana).
Cosa le attrae
La loro dieta è onnivora e sono attratti da rifiuti di ogni natura ed ovunque vi sia cibo. carta. feci, tappezzerie.Causano danni non tanto per ciò che mangiano. ma soprattutto per l’inquinamento dei prodotti alimentari checontattano, impregnandoli di odori caratteristici.
Pericoli per la salute
Sono importanti vettori di germi patogeni di gravi malattie; sono in grado di causare reazioni allergiche nei bambinie negli asmatici. dovute alI’inalazione o ingestione dei resti di animali morti e delle feci.
Habitat
Sono creature notturne e durante il giorno si nascondono in luoghi inaccessibili presenti nelle nostre abitazioni.Sono cosmopolite presenti in tutte le regioni del mondo, trovano rifugi ideali nei depositi di merci. nelle cucine. nellefognature e ovunque esista presenza di cibo.
VEBI: la nuova stazione CAYMAN 2012
By Istituto Biochimico
Vebi Istituto Biochimico è una Azienda che formula prodotti dal 1944. La sua esperienza è nata nel settore farmaceutico e dal 1966 formula topicidi; a tutt’oggi è una delle aziende di riferimento europeo in questo settore . Ha sempre cercato di proporre soluzioni innovative ed integrate rivolte alla risoluzione di problemi inerenti il controllo dei roditori .
Vediamo alcuni punti di forza della stazioneecoplas Cayman
1) Facile da ispezionare (trasparente)
2) minimo ingombro
3) Facile da pulire
4) Facile da utilizzare
5) Spazio interno per le manovre sufficiente
6) Robusta
7) Versatile(trappole e esche fissate)
8) Possibilità di drenaggio interno (fare fori) per ridurre le muffe
9) Fori per il fissaggio con fascette o catene
10) di plastica riciclabile
La stazione ecoplas Cayman è accessibile solo a ratti e topi, essendo i fori di entrata, come il suo volume, dimensionati appositamente per loro; Howard ha osservato che la stazione deve essere sufficientemente grande per i ratti, ed essere comoda mentre consumano l'esca; Monro & Dennis han suggerito che la stazione ideale dovrebbe essere poi realizzato in plastica e che i ratti abbiano la possibilità di vedere attraverso il tunnel d'ingresso l'esca subito accessibile (Itopi possiedono circa 1200 tipi di recettori per gli odori);la stazione ecoplas Cayman corrisponde a questo ideale; è poi rialzata di circa 1,5 cm rispetto alla superficie dove sarà posta, limitando così la possibilità che l’acqua possa entrarvi (lavaggi, pioggia ecc) evitando deterioramenti, muffe, all’esca; la forma è ottimale per essere appoggiatafissatalegata ad una parete; la colorazione della stazione è tale da non attrarre la curiosità dei bambini, ed essendo chiaro-trasparente, posta all’aperto, non viene surriscaldata dai raggi solari (con conseguente rischio di deterioramento dell’esca); è dotata di chiave antintrusione (rapida da aprire e chiudere dall’operatore,risparmiando tempo), rendendo impossibile l’apertura da parte di personale non qualificato (evitando così ad esempio in una azienda alimentare, dei sabotaggi) con fissaggio, sicura, resistente agli agenti atmosferici, a protezione di bambini, animali domestici e fauna selvatica, a norma HACCP. Gli standard BRC e IFS all’interno di una azienda alimentare orientano verso l’utilizzo di trappole a cattura, (le avvelenate solo all’esterno), tenendo la registrazione dei monitoraggi (cosa estremamente facile e comoda con la Cayman, data dalla sua trasparenza).La FSSC 22000 – PAS 220 chiede che il programma di monitor debba includere il posizionamento di trappole nei luoghi chiave in modo da rilevare la presenza dei roditori, trappole che devono essere robuste ed ispezionate con una frequenza tale da rilevare eventuali nuove attività. La eco plastic Cayman può venire fissata o tramite una fascetta, o tramite un flessibile (catenella, filo di acciaio) in modo da permettere una accurata pulizia sotto e dietro la stessa. La plastica con cui è costruita la Cayman è robusta e flessibile per sopportare gli eventuali insulti a cui potrebbe essere esposta. Siala trappola che l’ esca sono protette da polvere e umidità; permette al roditore di avere un luogo ove sfamarsi con tranquillità (consumando la eventuale esca); rende possibile la collocazione delle eschetrappole in luoghi difficili da raggiungere dall’uomo ma via abituale dei roditori (ad esempio su travi ove si muove il ratto nero); evita fuoriuscite accidentali, e dà un facile substrato alle eschetrappole, rendendo anche più facile la misurazione della quantità di esche consumate;facile da ricaricare e sufficientemente resistente agli attacchi di cani e eventuali manipolazioni da parte di bambini. La ecoplast Cayman può essere legatafissataancorata; sono dotate di strutture interne per contenere le esche ; sono di plastica riciclabile; di un materiale selezionato, ad alta resistenza e lunga durata;tutti i tipi di esche, compreso i blox, si adattano su aste di fissaggio. La ecoplast Cayman è un modello innovativo, adatto alla fabbrica,come al magazzino, in cortile, con vari tipi di applicazioni.
Fermarsi è come tornare indietro !!
By Marco Gusti
Il calore certo non l’ha inventato nessuno …… ma nel mondo della sanificazione ambientale il suo utilizzo è stata certo una rivoluzione copernicana.
Negli ultimi decenni – quest’anno ricorre il mio 30° anno di attività sempre nel settore della disinfestazione professionale come ho già avuto modo di ricordare - si è vista l’evoluzione in Italia di nuove tecniche di intervento, l’affermarsi del monitoraggio dalle esperienze delle applicazioni agrarie, il nascere di nuove attrezzature e strumenti, la “scomparsa” di molte molecole e di conseguenza l’uscita dal mercato di molti prodotti, il nascere di nuovi formulati innovativi – di alcuni di questi senza falsa modestia posso dire di esserne stato un po’ il papà nell’introduzione nel nostro Paese nei mie trascorsi nelle Aziende di formulazione –. Posso quindi affermare di aver visto l’evoluzione del Pest Control italiano e di averlo un po’ vissuto.
Per quanto concerne il “calore” nell’ambito della sanificazione ambientale, la prima volta che ne ho sentito parlare è stato durante un il Simposio dell’Università di Piacenza circa 3 anni fa, in cui un’Azienda attenta alle innovazioni ha presentato i risultati di alcune sue esperienza applicative. Non nego un certo scetticismo (dovuto in parte al fatto che mi occupavo in prima persona di formulati) e la nascita di domande che mi sono sorte durante l’esposizione e condivise subito con altri, non ultima come controllare le vie di fuga e i perimetri dei locali trattati. Difficile a quei tempi neanche tanto lontani pensare a quali potessero essere gli sviluppi. In ogni caso per me e per molti degli Operatori con cui mi ero confrontato, la disinfestazione con il calore rimaneva una nicchia nel settore della disinfestazione senza forse tanta “arte ne parte”.
Passano intanto un po’ di anni e durante un incontro tecnico nell’autunno dello scorso anno ho modo di rivedere un Disinfestatore che negli anni ha saputo far crescere la sua Azienda, trasformandola da piccola realtà individuale ad un’importante Impresa nel mondo del Pest Control, in grado di operare anche all’estero. Uno dei pochi casi in cui i Pest Control italiani sono chiamati a lavorare fuori dai confini nazionali grazie alla sua innovazione tecnologica ed alla sua professionalità. Guarda caso si tratta di Mouse & Co. che anni prima ha sposato l’applicazione nel settore della sanificazione dell’innovativo “Sistema calore” facendolo suo in Italia e portandolo poi anche in Europa. Nell’incontro si parla ovviamente del “Sistema calore” e prima per pura cortesia poi con sempre maggior interesse da parte mia entriamo nell’argomento. Scopro una nuova tecnica di cui mi rende conto di non sapere proprio nulla e – forse come tanti – la consideravo un aspetto della disinfestazione inattuabile o per pseudo ecologisti. Rimaniamo a parlarne per molto, ore addirittura, ed imparo che per gestire le applicazioni – ovviamente ecologiche perché non si usano formulati insetticidi – servono speciali macchine che portano ad alte temperature i locali trattati funzionanti ad elettricità. Inizialmente pensavo: che sarà mai scaldare gli ambienti? Ci sono molte Aziende che forniscono riscaldatori di varie fogge e dimensioni, basta usarle. Scopro poi che non è così facile, per lo meno se si devono raggiungere le temperature necessarie per la disinfestazione – oltre 55° e per almeno 24 ore – le potenze sono limitate così come i gradi raggiungibili. In parole povere non sono concepite per la disinfestazione ! Mi si apre un mondo nuovo. Spesso durante i corsi di formazione amo ricordare che il nostro lavoro è l’insieme di più discipline: agronomia, chimica, biologia, medicina, parassitologia, ingegneria meccanica e dei fluidi …. Ecco che quanto dico mi si avvera. Amo anche dire spesso che “Innovare vuol dire crescere” e la tecnica del calore HT ECOSYSTEM ne è la dimostrazione.
Fin qui la storia di uno dei
tanti Imprenditori di successo che hanno creduto nel loro lavoro
creando, con l’innovazione, crescita e sviluppo per se e chi gli
sta accanto come tutti i giorni avviene nell’economia del nostro
Paese che, pur bistrattata, bloccata nello sviluppo, vessata da
mille fattori negativi continua ad esprimere talenti. Ecco invece l’inizio di una
mia nuova storia.
Il mio interesse cresce e con la primavera mi trovo a collaborare
con Mouse & Co. ed HT ECOSYSTEM – l’Azienda che produce e
commercializza direttamente gli speciali aerotermi che servono
nella sanificazione ambientale - . Non a caso cito sanificazione
e non disinfestazione. Infatti HT Ecosystem è un sistema (sostantivo
che d’ora in avanti utilizzerò spesso) che permette anche di
disinfettare gli ambienti abbattendo la carica batterica in
particolari situazioni (ambito ospedaliero – disinfezione di
alimenti che non hanno problemi di shock termico).
Incomincio a conoscere il Sistema HT Ecosystem vedendolo applicato – da spettatore – per la prima volta in un importante pastificio del Nord Italia e qui incomincio a capire che cos’è il “sistema”. Mi stupisco come prima cosa dell’organizzazione: tutti i particolari sono studiati per lavorare in modo organico e sicuro. Il materiale viaggia stivato in speciali bancali appositamente congeniati per il trasporto dell’attrezzatura necessaria al funzionamento, che riempiono un TIR. Non si tratta solo di “termoconvettori” ma di tutta una serie di cavi elettrici, quadri elettrici, speciali accessori che convogliano l’aria. Le speciali macchine, progettate e realizzate proprio per la sanificazione di grandi ambienti, funzionano con energia elettrica industriale. Ma non finisce qui. Viene allestito un ufficio mobile con tanto di computer, stampanti, collegamenti wi-fi, applicazione di strumenti di controllo dell’umidità e temperature computerizzati (datalogger), sistemi di sicurezza che permettono di essere del tutto autonomi dallo stabilimento in cui si opera. Nulla è lasciato al caso ed anche i più piccoli particolari sono descritti in una procedura che tutti gli Assistenti tecnici conoscono ed applicano. Quello che non manca poi è una buona riserva d’acqua. Capisco il motivo entrando negli impianti trattati con il calore. Fa tantissimo caldo e bisogna bere!! Una delle poche nozioni di fisica che mi sono rimaste dai tempi della scuola è che è che il caldo sale verso le parti alte . Per “abbassarlo” HT Ecosystem ha predisposto questi speciali tubi (proboscidi) che servono per veicolare l’aria calda dall’alto al basso. Scoprirò poi che con questi particolari accessori è possibile disinfestare anche i silos. Ho poi una risposta alla mia domanda di qualche anno prima sul fatto che gli insetti non scappino verso le uscite o verso i perimetri meno calde: l’esperienza degli applicatori fa si che il posizionamento delle macchine impedisca la grande fuga degli insetti. Barriera insuperabile quindi. Incomincio a vedere la temperatura salire grazie a termometri elettronici che la indicano. A onor del vero la sentivo anche …. La temperatura sale, la struttura del pastificio aiuta a mantenerla con tutte le sue strutture in ferro ed incomincio a vedere finalmente i primi insetti fuoriuscire dai pertugi e morire per l’alta temperatura. Il primo insetto visto è un tenebrionide – Tribolium confusum – classica presenza nelle produzioni molitorie. Seguendo con attenzione ed interesse l’applicazione mi si apre uno scenario del tutto nuovo. Avevo fino a quel momento considerato solo i formulati per la disinfestazione, al massimo i gas tossici. Calore prodotto da energia elettrica quindi. Applicazione del tutto ecologica e senza residui di formulati o di gas di scarico dovuto a macchinari a motori a scoppio. Mi riferisco soprattutto ai termonebbiogeni a pulsoreazione funzionanti a benzina ancor ampiamente utilizzati .
Il calore non l’ha inventato nessuno dicevo all’inizio, HT ECOSYSTEM l’ha saputo però utilizzare per applicazione nel settore della disinfestazione e della sanificazione ambientale.
Dopo la prima “missione” nel pastificio che ho vissuto in modo solo marginale, mi sono calato nella realtà ed ho seguiti altri, alcuni anche all’estero . La “disinfestazione con il calore” è un’esperienza unica nel mondo della disinfestazione, vissuta con entusiasmo forse perché affiancati da un Team affiatato. Più da vivere che raccontare. Gli interventi, anche se collaudati, sono tutti diversi tra loro per progettazione e per casistiche . Si crea spirito di squadra anche con gli Assistenti tecnici che dimostrano grande competenza e soprattutto capacità di gestire le situazioni diverse che affrontano di volta in volta.
Ecco la cronaca di una “missione”
vissuta all’estero. Luglio 2001
Chalkidiki
regione a Nord Est della Grecia che ha Salonicco quale
capoluogo . Operiamo in uno tra i più importanti
molini che
fornisce farina alla regione. Siamo preceduti dal TIR con
tutta l’attrezzatura che dopo un lungo viaggio via mare e via
terra approda nel molino da disinfestare. Il team Mouse
composto dai suoi Assistenti Tecnici è coadiuvato in loco da
un’Azienda di disinfestazione greca – Axiven – una delle più
importanti Aziende di disinfestazioni con una grande esperienza
nell’uso dei gas tossici nell’ambito dell’industria alimentare e
nei dogs dei
porti,
“convertita” al
calore adottando il “Sistema HT Ecosystem”. Il Team di Axiven è
composto da Agronomi, Entomologi e Tecnici qualificati, guidati
da Andrea
Papadatos e dal figlio Jannis che risulta essere talmente
entusiasta del Sistema HT ECOSISTEM tanto da creare una sorta di
Workshop durante l’applicazione, con visite guidate nel Molino
durante il trattamento per far vedere dal vivo l’applicazione ai
suoi Clienti greci.
Il trattamento però ha qualcosa di speciale fin dall’inizio. Non sarà un semplice trattamento di routin perché con noi ci sono degli “spettatori” d’eccezione che hanno il compito di monitorare il risultato dell’applicazione con il posizionamento di bioindicatori nei 6 piani del molino trattato. Ci accompagnano infatti il Dr. Maurizio Verdone e la Dr.ssa Vanessa Patanè del Dipartimento di Gestione dei Sistemi Agrari e Forestali Facoltà di Agraria, Università “Mediterranea” di Reggio Calabria che posizioneranno 4.000 insetti vivi (Tribolium – Ephestia – Rhyzopertha dominica, ecc. ) nelle varie forme – uovo, larva, adulto - posti in speciali scatolette posizionate in luoghi sconosciuti da Mouse e Axiven in diversi punti dell’impianto. Posizioneranno anche 28 datalogger che registreranno e trasmetteranno all’ufficio mobile la temperatura nei vari punti del molino ogni 5 minuti. Questi dati serviranno al Dr. Verdone per la stesura di una sua Tesi di dottorato nell’ambito degli insetti dell’industria alimentare.
L’attività al molino inizia con con un breafing con tutti gli operatori dopo aver allestito l’ufficio mobile – computer, ricevitori wi-fi di datalogger, microscopi, radio ricetrasmittenti, ecc - la presentazione dei sistemi di sicurezza e la creazione delle squadre miste tra Assistenti Tecnici Mouse e Axiven . Si inizia quindi con il posizionamento dei cavi, delle macchine, di grandi ventole che hanno il compito di far girare meglio l’aria calda nell’impianto
Dopo alcune ore tutte gli aerotermi sono collegati all’impianto elettrico e si incomincia ad accendere le macchine che fanno tutto da sole. Anche se non è il primo intervento, per me la partenza rimane sempre un momento emozionante, come quando arriva ad una meta in un viaggio o si ottiene qualcosa di tanto sperato. Le temperature intanto salgono e si incominciano sentire. Si fa sera e l’impianto rimane presidiato dagli Assistenti Tecnici di Mouse. La mattina dopo rientro nel molino e non ho più bisogno degli strumenti e dei termometri digitali per verificare se c’è la temperatura ottimale. La si sente nel naso, la si percepisce nella pelle …. è una sensazione che si impara a conoscere dopo qualche trattamento. E le temperature si avvicinano ai 60 °. Il molino non è tra i più recenti ed in alcuni luoghi serve isolare alcune uscite che disperdono troppo l’aria calda soprattutto in prossimità dei silos e nel seminterrato. L’esperienza, la capacità tecnica, l’ingegno, gli strumenti e le attrezzature di Mouse & Co., oltre che e l’impegno dei suoi Tecnici, permetteranno di portare comunque a termine con successo l’operazione. Intanto la Dr.ssa Patanè ed il Dr. Verdone continuano con la loro opera di verifica dei bioindicatori per verificare la mortalità degli insetti e di questo ne è uscito uno studio già pubblicato che indica la mortalità di tutti gli insetti test attorno al 99 % . Nei vari giri d’ispezione compiuti all’interno del molino si incominciano a vedere le morie di insetti. Tribolium, Sitophilus oryzae, Rhyzoperta dominica escono dai laminatoi e dalle macchine del molino. Troviamo delle tracce evidenti di insetti morti a terra che dimostrano come si siano insediati in condutture aeree e – forse – mai considerati prima nella disinfestazione tradizionale. La particolarità dell’intervento con il calore a differenza di quelle eseguite con gli insetticidi tradizionali o con i gas tossici, è quella di permettere di vedere da dove fuoriescono gli insetti, quindi i punti di annidamento. Inoltre i mugnai gradiscono molto questo sistema perché subito dopo l’intervento, le pulizie degli impianti sono facilitate dal fatto che tutti i residui di farina bloccati nei gomiti dei tubi, fuoriescono immediatamente solo battendo leggermente nell’impianto con un martelletto di gomma. Cosa importante da sottolineare è che il calore alle temperature di esercizio dei trattamenti HT Ecosystem non danneggia assolutamente gli impianti e le componentistiche elettriche o elettroniche, a differenza di altre applicazioni.
Noi di Mouse & Co. siamo sicuri che l’operazione ha avuto successo. Intanto vediamo anche la soddisfazione dei proprietari del molino e del capo mugnaio che si rendono conto dell’efficacia del trattamento. Serviranno i dati ufficiali dell’Università ma la soddisfazione del Cliente è più che una garanzia per noi e per i Colleghi disinfestatori della Axiven. Il trattamento termina con lo spegnimento delle macchine del calore e si ripete il rito della verifica degli impianti e dei punti in cui si sono riscontrate le maggiori presenze di insetti. Come dicevo prima diventa una buona indicazione per monitorare e gestire meglio le aree in cui si sono riscontrate le maggiori presenze di morie di insetti.
Le mie esperienze non finiscono qui. La stagione dei trattamenti calore prosegue con altri importanti complessi industriali, tra cui il molino con la maggior capacità di macina di grano al giorno nel complesso di uno delle più grandi industrie molitorie del mondo. Anche qui risultati eccellenti, sempre monitorati con bioindicatori controllati dall’Università di Milano . L’attività prosegue poi in altri contesti, quale una importante industrie dolciaria con prodotti rinomati nel mondo. In questo caso l’applicazione del Sistema calore Ht Ecosystem – eseguita in collaborazione con il Disinfestatore Eliotec della provincia di Cuneo che ha capito le potenzialità del sistema ed ha incominciato ad attrezzarsi - evidenzia presenze di insetti mai considerati fino a quel momento che fuoriescono miracolosamente dagli impianti nel momento del raggiungimento delle temperature. L’applicazione permette di trattare anche realtà più piccole in termini di volumi, ma con insidie particolarmente pericolose, come nel caso di trattamenti mirati all’eradicazione del problema dei tarli del legno - Hylotrupes bajulus – in abitazioni che minano la stabilità dei tetti . Il caso trattato mi ha visto coinvolto in prima persona con Konrad, un altro applicatore lungimirante in una casa centenaria da poco restaurata ma con l’annidamento di Capricorni mai debellato . Al momento, pur essendo in autunno, gli interventi con il calore proseguono, peccato che in un anno ci siano solo 52 settimane ed il tempo per poter eseguire i trattamenti a volte non basta per accontentare tutte le richieste. Uno dei motivi per cui le Aziende apprezzano il trattamento con il Sistema calore Ht Ecosystem è dovuto al fatto che l’applicazione allunga i tempi tra un trattamento e l’altro. Infatti chi applica questo sistema ha la possibilità di eseguire meno trattamenti nell’arco del tempo rispetto, mantenendo gli impianti liberi da infestazione per tempi più lunghi rispetto al tradizionale utilizzo di formulati o di gas tossici. Altra cosa importante, non servono permessi da parte delle autorità per l’applicazione non sempre accordati, come nel caso di centri storici con forte presenza demografica.
La disinfestazione professionale vede un continuo evolversi dell’attività grazie a nuovi formulati, nuove attrezzature e nuovi sistemi applicativi. Certamente tra questi nuovi sistemi la Tecnica del calore di HT Ecosystem ha un posto di rilievo perché permette ai disinfestatori professionali di offrire ai loro Committenti un servizio innovativo non solo nella filiera agroalimentare, ma anche nei trattamenti eseguiti sulle strutture lignee per il controllo dei tarli (tetti, opere d’arte), per il trattamenti delle derrate alimentari (pasta, riso, buccetta d’avena, fave di cacao), nonché per il trattamento delle cimici dei letti – Cimex lectularius – in tutti i luoghi di facile riscontro (hotel, ostelli, carrozze ferroviarie, abitazioni private). La recrudescenza della presenza di cimici in tutti i luoghi di soggiorno fa si che l’utilizzo di un sistema veramente eradicante che elimina le uova, le neanidi e gli insetti adulti sia indispensabile per la risoluzione del problema. Come ultima cosa ricordo che l’intervento risulta essere del tutto ecologico, senza l’impiego di prodotti chimici di nessun genere, circostanza che in questo periodo molto richiesta dai clienti finali. Il consiglio che faccio a tutti coloro che vogliono consolidare la propria professionalità ed il proprio successo è quello di avvicinarsi all’utilizzo di questo innovativo sistema di sanificazione ambientale.
Marco Gusti
21 settembre 2011
Artropodi associati al Punteruolo rosso delle palme
By Giancarlo Vassallo
Varie specie di Artropodi vivono in associazione con
insetti contraendo rapporti di simbiosi mutualistica o
antagonistica, ovvero frequentando nicchie ecologiche differenti
dello stesso substrato senza apparenti rapporti. Riguardo agli
antagonisti del Punteruolo Rosso delle palme, che potrebbero
rivestire particolare importanza per le prospettive di controllo
biologico del curculionide, è noto che in India, nelle palme
infestate da Rhynchophorus ferrugineus (Olivier), sono presenti
il Dermattero Chelisochide Chelisoches morio (Fabr.) che preda le
uova e le larve giovani e il Rincote Reduviide Platymeris
laevicollis Distant, predatore larvale. L’acaro Tetrapolypus
rhynchophori Peter è un ectoparassita di larve e adulti; mentre
il Dittero Calliforide Sarcophaga fuscicauda Bottcher e
l’Imenottero Scolia erratica (Smith), parassitizzano le larve
(Murphy & Brioscoe, 1999). Nelle aree asiatiche di origine
del Coleottero, sono state descritte tre specie di acari
Pyemotidae, la cui efficacia quali limitatori naturali non è
ritenuta importante; in Indonesia è stato descritto l’acaro
Podapolipidae ectoparassita Rhynchopolipus swiftae Husband &
O’Connor che infesta anche altre specie del genere
Rhynchophorus.
Riguardo agli acari va segnalato che è stata riscontrata la
diffusa presenza di deutoninfe dell’acaro Uroactiniinae
Uropodina, Centrouropoda almerodai Wisniewski et Hirschmann,
specie presumibilmente introdotta in Europa con palme infestate
dal Curculionide, grazie al quale è riuscita a colonizzare
rapidamente lo stesso habitat del suo ospite. Altre specie del
genere Centrouropoda riscontrate in Europa sono, C. pelekymorpha
Hirschmann et Wisniewski, e C. securiformis Wisniewski et
Hirschmann. Inoltre sul corpo di larve delle isolate di R.
ferrugineus, prelevati dalle palme infestate sono stati rilevati
esemplari di C. almerodai; quest’ultimi sono stati riscontrati
solo su larve mature, prossime all’impupamento, nonché sulle pupe
e sugli adulti.
L’acaro è diffuso in tutte le aree del Mediterraneo dove si è
insediato Rhynchophorus ferrugineus. Mentre non è stato
riscontrato nelle palme non attaccate dal Rincoforo; il che
lascia supporre che non è casuale la elevata presenza di
deutoninfe sotto le elitre degli esemplari i quali hanno
abbandonato le piante nutrici alla ricerca di nuove palme da
colonizzare.
La presenza dell’acaro, pur non danneggiando gli adulti del
coleottero potrebbe indurre in essi un maggiore stimolo ad
abbandonare le palme nutrici.
Il rapporto di
foresia sembra concludersi nel momento in cui l’adulto del
coleottero raggiunge una palma sulla quale numerosi esemplari
dell’acaro si trasferiscono per completare lo sviluppo. Sono in
corso indagini per chiarire alcuni aspetti della biologia
dell’acaro utile per definire i rapporti simbiotici con il
Rincoforo e con altri coleotteri che vivono a spese delle palme.
Fonte: Santi Longo, Pompeo Suma, Salvatore Bella, Alessandra La
Pergola
Dipartimento DISTEF - Sez. Entomologia agraria - Università degli
Studi di Catania









