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Potrebbe essere Scleroderma domesticum...
I topi conquistano l’isola di Montecristo Al via la derattizzazione con un ponte aereo
| Fri, Jan 13 2012 02:49pm CET 1 | ||
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Fabio Vitillo 156 Post |
ISOLA DI MONTECRISTO – Probabilmente neppure la fantasia di
Alexandre Dumas avrebbe potuto immaginare un attacco così
dirompente alla sua amatissima isola del tesoro. E mai avrebbe
immaginato che un esercito di ratti neri, uno per ogni metro
quadrato (Montecristo ha un’estensione di appena 10 chilometri
quadrati) avrebbe minacciato l’ecosistema dello «scoglio» più
proibito dell’Arcipelago toscano, oasi protetta e biogenetica, dove
è addirittura impossibile fare il bagno. Ed invece per arginare
l’invasione dei topi, oltretutto di una specie non endogena, Parco
nazionale, Regione Toscana, ministero delle Risorse agricole e
Unione europea, a fine mese faranno partire un progetto per
sradicare le specie dannose. Ci si prepara a una vera guerra contro
i «roditori invasori» con l’impiego di ventisei tonnellate di esche
avvelenate da lanciare da un aeroplano. Un’impresa epica, diluita
nel tempo, con lo scopo di salvare la biodiversità dell’isola e
preservarla da invasioni esterne.
I RATTI - I ratti neri, infatti, pare siano arrivati da fuori, trasportati da navi e imbarcazioni e nel tempo si sono prolificati in modo spaventoso. Ma il metodo scelto, quello dell’avvelenamento aereo, sta provocando polemiche. Tra i contrari non ci sono solo animalisti e comitati, ma anche un ex campione del mondo di pesca sub, l’elbano Carlo Gasparri. Che contro il progetto ha preso carta e penna e ha scritto alla procura denunciando quello che lui ritiene un insulto all’ambiente e ipotizzando l’impiego di un veleno per topi a base del principio attivo brodifacoum. «Il prodotto che dovrà essere usato è altamente tossico per gli organismi acquatici e può provocare a lungo termine effetti negativi per l’ambiente, inoltre si tratta di un prodotto persistente nel tempo», scrive Gasparri. E propone che eventualmente sia utilizzato un veleno a bassa persistenza ambientale per evitare la contaminazione della catena alimentare. Per non parlare poi del pericolo per i visitatori. Ogni anno sull’isola sbarcano, per viste giornaliere rigidamente contingentate, mille persone. Altri duemila visitano invece solo il museo naturale di Cala Maestra, il principale approdo. L'ISOLA - Sull’isola, dove vive un custode con la famiglia, ci sono una villa settecentesca, le rovine di un antico monastero e la grotta di San Mamiliano, vescovo di Palermo. Nel quarto secolo, il santo, qui si rifugiò per sfuggire alle persecuzioni dei Vandali e dall’isola fu per sempre stregato. Insomma, per Gasparri e il suo comitato, l’isola è uno scrigno da preservare assolutamente. Il problema è che la stessa cosa la pensano anche chi, come i dirigenti del Parco, difendono il progetto. Come la direttrice Franca Zanichelli. «Nessuno vuole avvelenare l’isola – spiega - il progetto, preparato da esperti prevede l’impiego di 26 tonnellate di pellet alimentare, analogo a quello usato ovunque per contenere i ratti, costituito da cereali a mangime appetibile al cui interno vi è una percentuale millesimale di principio attivo velenoso. Le esche, che non possono essere collocate da terra per l’inaccessibilità del territorio, saranno distribuite via aerea con uno speciale imbuto prestato da un’altra area protetta che ha già eseguito un intervento analogo in Sardegna. Derattizzazioni simili sono state effettuate con successo nella più piccola Giannutri. Anche allora applicando con successo il progetto europeo». Secondo la direttrice Zanichelli «nel mondo associazioni importanti, come la Royal Society of the Protection of Bird, (la più importante associazione mondiale per la tutela degli uccelli) stanno compiendo operazioni simili in ambienti selvaggi per limitare il disastroso incremento dei ratti, ritenuto ovunque una specie gravemente nociva». Marco Gasperetti13 gennaio 2012 FONTE: http://www.corriere.it/cronache/12_gennaio_12/isola-montecristo-gasperetti_6bf29a08-3d5c-11e1-a7f5-80bdd8489cd9.shtml |
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| Fri, Jan 13 2012 03:05pm CET 2 | ||
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Pasquale Massara 74 Post |
leggo "tonnellate" di esche.... e noi... in galera se non usiamo il contenitore. |
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| Fri, Jan 13 2012 03:17pm CET 3 | ||
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Paola Savelloni 131 Post |
contenitore... numerato, timbrato, con principio attivo, col numero
di visite, e con l antidoto per l'ingestione casuale...
per non parlare poi ( quello che faccio io) sulla modulistica della derattizzazione ecologica, compresa smaltimento carcasse.... che passi una giornata solo per compilarle... |
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| Sat, Jan 14 2012 12:59am CET 4 | ||
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Franco Casini 153 Post |
A me pare la solita serie di cazzate messe in fila.
Montecristo ospita l'unica popolazione di capra selvatica esistente in Italia. Davvero qualcuno crede che bombarderanno a cazzo l'isola dall'alto con le esche anticoagulanti? In una riserva naturale totale? Ma dai... Su Montecristo hanno naufragato navi e sono stati fatti tentativi di coltivazione. Poi per anni è stata una colonia penale. Qualcuno è disposto a credere che il ratto nero non ci fosse già sull'isola? Un ratto a metro quadro? Considerando che normalmente sono necessari svariati metri quadri di macchia mediterranea per sostenere alimentarmente un singolo ratto, c'è qualcosina che non torna. E l'acqua? Sull'isola piove pochissimo... ventisei tonnellate di esche avvelenate da lanciare da un aeroplano. Un’impresa epica, diluita nel tempo, con lo scopo di salvare la biodiversità dell’isola e preservarla da invasioni esterne. A me, più che un'impresa epica, pare la Corazzata Potemkin di Fantozzi... una cagata pazzesca... I ratti neri, infatti, pare siano arrivati da fuori, trasportati da navi e imbarcazioni e nel tempo si sono prolificati in modo spaventoso. "si sono prolificati" ? L'italiano invece si è quasi estinto.... ...ha scritto alla procura denunciando quello che lui ritiene un insulto all’ambiente e ipotizzando l’impiego di un veleno per topi a base del principio attivo brodifacoum. «Il prodotto che dovrà essere usato è altamente tossico per gli organismi acquatici e può provocare a lungo termine effetti negativi per l’ambiente, inoltre si tratta di un prodotto persistente nel tempo» E propone che eventualmente sia utilizzato un veleno a bassa persistenza ambientale per evitare la contaminazione della catena alimentare. Per non parlare poi del pericolo per i visitatori. Ogni anno sull’isola sbarcano, per viste giornaliere rigidamente contingentate, mille persone. Altri duemila visitano invece solo il museo naturale di Cala Maestra, il principale approdo. Quindi, il pericolo dove starebbe? Giuro che non ci arrivo... Secondo me, e da ciò che filtra dalle parole della direttrice, hanno un problema di prolificazioni eccessive di ratti nelle zone di nidificazione degli uccelli marini, per cui faranno una serie di interventi con distribuzioni "mirate" dall'alto. Non essendoci con tutta probabilità altri animali in zona in grado di essere intossicati dall'esca (le capre sono nella zona montuosa interna), la cosa ha tutto sommato perfettamente senso... Ma si tratta di un'operazione su vasta scala in un contesto non abitato... quando si lavora in un contesto civile o industriale, è logico seguire le regole che lo caratterizzano... |
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| Sat, Jan 14 2012 10:59am CET 5 | ||
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Pasquale Massara 74 Post |
In Italia è gia stato fatto qualcosa di analogo per salvaguardare
una specie di uccello (vedi l'imbuto preso a prestito), dovrei
cercare gli atti nelle mie cose, tra gli addetti ai lavori se
ricordo bene c'era Aldo Gelli, non sò con che funzione, io
pagherei per partecipare. Non condivido un sacco di cose, cosi
come descritte. |
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| Sat, Jan 14 2012 12:53pm CET 6 | ||
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Marco Gusti 64 Post |
Le note di Franco sono più che esaurienti ed anche l’appunto di Pasquale sulla salvaguardia della fauna mi sembra opportuna. Sono curioso di vedere “l’imbuto”. Correva l’anno 1890 e dallo spunto di una bonifica murina alle Isole Tremiti nasceva dalla penna del “vulcanico autore” Graziano Dassi (come lo definisce il Prof. Luciano Suss nella prefazione del libro) il libro “Un tesoro di Isole” il cui sottotitolo recita “ Dove traendo spunto dalla bonifica murina delle isole Temiti si racconta la storia del ratto migratore e di altri roditori italiani …… e si accenna ai nuovi principi di eco tossicologia ed ad un nuovo modo di intendere l’igiene ambientale”. Di anni ne sono passati molti ed ho avuto la fortuna di far parte (almeno in parte) del team che ha contribuito alla realizzazione. Non ringrazierò mai Graziano e Bayer per l’opportunità allora avuta. Le Isole tremiti sono composte da 3 isole di cui 2 abitate ed una deserta e la presenza di Rattus norvegicus si era fatta rilevante. Non sto qui a raccontarvi il libro che invito a cercare e leggere ….. Dicevo che di tempo ne è passato ma ricordo bene che quando si è trattato di affrontare il problema si è considerato l’approccio organico di ·Studio del territorio e censimento presenze ·Eliminazione rifiuti da anfratti, scoglie ecc – e ce n’erano veramente tanti – ·Installazione di contenitori fissi (bada bene …. Allora si iniziava ad usarli ma era una rarità …..!) ·Scelta delle esche Anche nelle zone impervie si sono installati i contenitori e posizionate le esche allora a base di Coumetralil , Norbormide, Colicalciferolo. Ovviamente alcuni p.a. non ci sono più …. Però il “metodo” è stato scientifico. Venendo ai nostri giorni so per certo che sono state fatte derattizzazioni organiche nell’arcipelago toscano seguite dal Dr. Dario Capizzi. Ho seguito delle sue presentazioni e non mi pare di aver sentito l’uso di tonnellate di topicidi (rendiamoci conto …. Un contenitore per Rattus ha una medio di 50 max 100 gr di esche …. Con le “tonnellate” si derattizza una città). Basterebbe considerare questo per capire lo sproposito della situazione. Non dimentichiamo poi che una derattizzazione fatta a “spaglio” in una realtà di oasi naturalistica comporta possibilità di intossicazione primaria (consumo di esche abbandonate ) e secondarie (ratti avvelenati predati per esempio da latri mammiferi o uccelli). Classico caso in cui si intende solo far notizia. |
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| Sun, Jan 15 2012 11:27am CET 7 | ||
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Pasquale Massara 74 Post |
@Marco mi sa che nel 1890 eri un po giovane per certi lavori e poi
mi chiedo perchè non ringraziare Dassi e Bayer..... (non digitare
niente è chiaro che sono errori di battitura).
ragazzi non confiderei troppo sul fatto che siano solo parole,
secondo me iniziano con il dirlo, il giornalista pubblica la
notizia (magari con toni critici) intanto il dado è tratto e i
cittadini sono informati, il resto se passa in sordina tanto di
guadagnato. io la tengo come le altre notizie tra le mie cose,
chi lo sa magari un giorno serve come precedente.
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| Sun, Jan 15 2012 01:08pm CET 8 | ||
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Paola Savelloni 131 Post |
sono d'accordo con Pasquale, anche secondo me è un fatto enon
chiacchiere..
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| Sun, Jan 15 2012 07:05pm CET 9 | ||
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Marco Gusti 64 Post |
@Pasquale - è rimasto nella tastiera "abbastanza" infatti la frase
è
non ringrazierò mai abbastanza Graziano
Dassi e Bayer per l'opportunità allora avuta .
Per chi la vuol vedere c'è anche la foto di copertina del libro
...
![]() |
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| Sun, Jan 15 2012 07:08pm CET 10 | ||
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Marco Gusti 64 Post |
Dimenticavo che tra i protagonisti dell'operazione ci sono stati
anche Colkim - che ha fornito contenitori Ristorat
ed esche ..... - .
Un plauso alla squadra Pest Control di allora di Poolicop
di Foggia che - credo - non eserciti più . Se qualcuno
ha notizie diverse me le comunichi. |
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| Sun, Jan 15 2012 10:14pm CET 11 | ||
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Franco Casini 153 Post |
Allora... interessante la storia delle Tremiti, ma il paragone non
regge per alcuni motivi:
1 - Si trattava di Rattus norvegicus e non di Rattus rattus, e tutti voi mi insegnate che mentre il controllo della prima specie è solo raramente problematico, per la seconda il discorso cambia parecchio. 2 - Fate un confronto con le superfici: ![]() e considerate che questa è l'accessibilità delle Tremiti: ![]() e questa quella di Montecristo: ![]() Nel primo caso il punto più distante è a 300-400 metri dalla via di comunicazione più vicina. Nel secondo caso nemmeno si pone, perchè le suddette vie di comunicazione, semplicemente, non esistono. L'inaccessibilità è quindi pressochè totale per tutta l'isola via terra. Il profilo altimetrico è altrettanto sfavorevole... le Tremiti sono praticamente delle isole piatte, il cui punto più alto è qualcosa più di 100 metri s.l.m. Montecristo invece supera i 400 metri, ma spesso si è già a 200 a poche centinaia di metri dal mare. Considerando che ad essere interessate dal fenomeno sono le zone di nidificazione degli uccelli marini, si suppone che si tratti delle zone a falesia più erte e inaccessibili. Tutto ciò detto, a questo punto vorrei che qualcuno tra gli indignati mi spiegasse in dettaglio come raggiungere le zone da derattizzare, considerando che sono per la gran parte praticamente "in verticale" e tendenzialmente a strapiombo sul mare. Vi dico subito che NON si può usare una barca a motore, in quanto si sta operando in una riserva naturale totale (persino l'accesso alla foresteria avviene esclusivamente a remi, e non è consentito ancorarsi per non danneggiare il fondale marino). Per gli stessi motivi non è possibile arrampicarsi su per le pareti, in quanto si rischierebbe di disturbare o rovinare i siti di nidificazione. Poi c'è il problema di portarsi dietro le postazioni, gli attrezzi per fissarle e l'esca necessaria per attivarle. Poi bisogna tornare periodicamente a controllare e sostituire l'esca... e a rimuovere il tutto una volta risolta l'emergenza. Ooops... l'accesso all'isola è proibito agli esseri umani al di fuori dei percorsi per le visite guidate, e il numero di persone ammesse in un anno è di sole 1000. Quindi? Al di là dei possibili costi semplicemente stratosferici, sarebbe necessario cambiare alcune disposizioni di legge, e causare comunque un gravissimo disturbo ambientale. Non dimentichiamo poi che una derattizzazione fatta a “spaglio” in una realtà di oasi naturalistica comporta possibilità di intossicazione primaria (consumo di esche abbandonate ) e secondarie (ratti avvelenati predati per esempio da altri mammiferi o uccelli). Mi permetto di dissentire. Non ci sono altre specie direttamente minacciate dall'ingestione di esca e non ci sono predatori mammiferi in grado di predare i ratti. Gli uccelli sono estremamente meno sensibili all'azione degli anticoagulanti, per quel che mi risulta. Le capre vivono in zone diverse dell'isola, e comunque pare recentemente siano in sovrannumero, per cui la perdita di qualche capo credo sia stata tranquillamente messa in conto. Non mi pare che i pesci e gli organismi acquatici in genere siano particolarmente sensibili ai moderni topicidi. La quantità notevole di esca prevista ritengo dipenda dal fatto che sono previsti diversi interventi e che una buona percentuale delle esche andrà comunque perduta causa intemperie, consumo da parte di organismi non target, dispersione in mare, etc... |
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| Mon, Jan 16 2012 08:57am CET 12 | ||
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Pasquale Massara 74 Post |
@ Franco, indignato no, dicamo che diversi aspetti mi danno un pò
di perplessità che un "esperto" potrebbe benissimo togliermi, da
un'altro canto sono un pò invidioso, una esperienza del genere
vorri proprio farla, tutti quegli aspetti di slvaguardia li lascio
a chi è più esperto, per quanto mi riguarda faccio male il
Disinfestatore figuriamoci se mi cimento con la flora e la fauna...
allora si che rischieremmo seri danni.
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| Mon, Jan 16 2012 08:59am CET 13 | ||
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Pasquale Massara 74 Post |
P.S. io non mi riferivo alle tremiti, l'esperienza alla quale
facevo riferimento e su un'altra isola, e pensndoci un'altro dei
partecipanti ai lavori era Dario Capizzi.
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| Mon, Jan 16 2012 09:54am CET 14 | ||
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Marco Gusti 64 Post |
@Franco se vuoi ti posso far avre degli studi fatti da Bayer in
Australia sull'intossicazione secondaria di uccelli (gufi - civette
ecc) intossicati a livello secondario da anticoagulante .... tant'è
che il coumatetralil si presenta come uno dei pochi (non so se
unico !) che non presenta questo fenomeno.
@Paquale - Dario Capizzi ha seguito la derattizzazione dell'Arcipelago dell'Argentario se non ricordo male e di alcune Isole Toscane dove ha operato anche SOGEA di Roma (Pest Control). Deve essere proprio una bella esperienza non solo di lavoro ! |
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| Mon, Jan 16 2012 09:56am CET 15 | ||
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Marco Gusti 64 Post |
@Franco - dimenticavo: grazie anche per le indicazioni di orografia
dell'Isola di Montecristo . In ogni caso spiegami il perchè
dell'uso di sì tanto quantitativo d'esche !
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| Mon, Jan 16 2012 02:24pm CET 16 | ||
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Franco Casini 153 Post |
Già detto in fondo al mio commento... parte dell'esca finirà
sicuramente in mare e gran parte, vista la base di cereali, sarà
sicuramente consumata dagli artropodi o tenderà ad alterarsi
rapidamente.
Provo a chiederlo di nuovo: date le premesse, qualcuno ha sistemi alternativi da suggerire? Altrimenti la discussione non ha senso... Ricordo anche che le azioni di controllo di popolazioni all'interno di aree naturalistiche NON seguono la stessa logica della normale disinfestazione in ambienti antropizzati... la valutazione dei possibili effetti collaterali e dell'impatto ambientale tiene conto di variabili diverse, che non fanno parte del patrimonio di conoscenza di un normale addetto alla disinfestazione, nè tantomeno (come risulta evidente dall'articolo) di quello di un giornalista generalista... |
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| Mon, Jan 16 2012 03:02pm CET 17 | ||
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Pasquale Massara 74 Post |
come si può suggerire "sistemi alternativi" senza aver esaminato la
questione??- da vicino-
personalmente no ci trovo una "Discussione" ma alcuni interrogativi, la lezzione sull'isola che ci/mi hai dato è già interessante, mi immagino seguire tutte le operazioni e le conclusioni che ne deriveranno, ammasso che poi lo facciano. |
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| Mon, Jan 16 2012 03:18pm CET 18 | ||
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Paola Savelloni 131 Post |
Eh mi piacerebbe anche a me...e tanto. Io sto avendo risultati
enormi con l'ekomille,anche in posti impensati, in mezzo le
piantaggioni ...
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| Mon, Jan 16 2012 03:37pm CET 19 | ||
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Franco Casini 153 Post |
Discussione semplicemente nel senso che stiamo discutendo la
cosa...
Ho trovato online qualcosa sulla derattizzazione a Giannutri: http://www.islepark.it/index.php?view=article&id=233&format=pdf&option=com_inform&lang=it ma, anche in questo caso, il contesto è diverso: l'accessibilità alle coste non è problematica e ci sono numerose strade sterrate che consentono di percorrere l'isola. Mi scappa da ridere leggendo che 40-50 ratti/ha a Giannutri viene considerato dai tecnici come un livello "decisamente elevato" quando, secondo il giornalista che parla di Montecristo, ce n'è addirittura uno per metro quadro (ovvero 10.000/ha, se la matematica non è un'opinione). Consumi di esca: calcolando 600 gr di esca per 1000 erogatori, si ottiene un totale di 600 kg per la sola prima applicazione ma, considerando che l'operazione è andata avanti per quasi due anni e mezzo, credo che si parli in ogni caso di diverse tonnellate. Però Giannutri è circa 1/4 di Montecristo in termini di superficie, e si parla di utilizzo in postazioni, non di sparpagliamento dall'alto. Alla fine, secondo me, i conti tornano... |
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| Mon, Jan 16 2012 03:43pm CET 20 | ||
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Pasquale Massara 74 Post |
sei un vulcano
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| Mon, Jan 16 2012 05:32pm CET 21 | ||
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Mirko Viola 234 Post |
il piano per l'eradicazione del ratto nero nell'isola di
Montecristo lo si può leggere qua:
http://www.montecristo2010.it/stealthV3_pubblica/0810373AOO0333028084.pdf |
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| Mon, Jan 16 2012 06:12pm CET 22 | ||
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Franco Casini 153 Post |
Grazie, Mirko... in effetti è un po' diverso da ciò che raccontava
il giornalista, no?
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| Tue, Jan 17 2012 12:09pm CET 23 | ||
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Pasquale Massara 74 Post |
un progetto del genere è così complesso che pochi possono
affrontarlo e con molte incognite, leggo a pag. 4 " L’isolamento e
la frequentazione estremamente controllata del sito rendono
bassisimo il rischio di una ricolonizzazione dell’isola da parte
dei ratti". dite che da questa campagna di derattizzazione non ne
sopravvivera nessuno? se ne sopravvivera qualcuno è solo questione
di tempo perchè la situazione torni ad essere quella attuale,
chiaro magari ci vogliono 20 anni, allora ok. mi si dice che
l'isola è inaccessibile o di difficle accessibilità, mi chiedo,
come anno fatto ad accedere per i monitoraggi? non possono usare le
stesse modalità per posare anche le esche? non ho ancora letto
tutto.
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| Sat, Jan 28 2012 10:44am CET 24 | ||
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Fabio Vitillo 156 Post |
27/01/2012
MONTECRISTO. L’ENPA: «CON LA DERATTIZZAZIONE INDISCRIMINATA RISCHIO DI CATASTROFE AMBIENTALE» - - «Derattizzare una riserva naturale “bombardandola”
da un aereo con sostanze venefiche potrebbe provocare una vera e
propria ecatombe ambientale.» Lo dichiara il direttore scientifico
dell’Enpa, Ilaria Ferri, che prosegue: «personalmente, mi stupisco
della scarsa lungimiranza di chi ha progettato un piano contrario a
tutti i principi di conservazione del patrimonio
faunistico-ambientale, anche a quelli del buon senso. Ma ciò che mi
sorprende ancora di più è la mancata conoscenza del nostro sistema
normativo che, mi sembra doveroso ricordare, vieta di diffondere
esche e altri veleni sul nostro territorio.» «Mi auguro che la
notizia venga smentita dalle istituzioni interessate, che invece di
aggredire l’ambiente dovrebbero proteggerlo – dice ancora Ferri –,
ma se così non fosse chiedo l’immediato intervento del Ministero
dell’Ambiente, del Ministero della Salute e della Regione Toscana
affinché evitino quella che si preannuncia come una vera e propria
catastrofe.» «In questi ultimi due mesi, i fusti tossici sversati
in mare vicino all’isola della Gorgona e il naufragio della
Concordia al Giglio hanno messo a dura prova gli ecosistemi delle
isole toscane – conclude Ferri – ; useremo tutti gli strumenti
legali a nostra disposizione per evitare una terza
catastrofe.»FONTE: http://www.enpa.it/it/comunicati_stampa/comunicati.asp?RECORD_KEY[ultimora2]=ID&ID[ultimora2]=983 |
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| Sun, Jan 29 2012 12:11am CET 25 | ||
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Franco Casini 153 Post |
Qualche considerazione a commento:
- L'ENPA è una onlus animalista, e di comunicati di questo tono ne emette a raffica ogni giorno - Il direttore scientifico è l'ex presidentessa degli Animalisti Italiani - le critiche sono estremamente generiche e non motivate e, se fate caso alla scelta dei vocabolli, sono tutti utilizzati "a effetto" per indurre un senso di rabbia e preoccupazione. “bombardandola” da un aereo sostanze venefiche una vera e propria ecatombe ambientale. scarsa lungimiranza piano contrario a tutti i principi di conservazione del patrimonio faunistico-ambientale, anche a quelli del buon senso. mancata conoscenza del nostro sistema normativo vieta di diffondere esche e altri veleni sul nostro territorio
aggredire l’ambiente
l’immediato intervento del Ministero dell’Ambiente, del Ministero della Salute e della Regione Toscana
quella che si preannuncia come una vera e propria
catastrofe E, a quel che ho visto in rete, i comunicati della Dott.ssa Ferri sono tutti più o meno così.... |
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«Derattizzare una riserva naturale “bombardandola”
da un aereo con sostanze venefiche potrebbe provocare una vera e
propria ecatombe ambientale.» Lo dichiara il direttore scientifico
dell’Enpa, Ilaria Ferri, che prosegue: «personalmente, mi stupisco
della scarsa lungimiranza di chi ha progettato un piano contrario a
tutti i principi di conservazione del patrimonio
faunistico-ambientale, anche a quelli del buon senso. Ma ciò che mi
sorprende ancora di più è la mancata conoscenza del nostro sistema
normativo che, mi sembra doveroso ricordare, vieta di diffondere
esche e altri veleni sul nostro territorio.» «Mi auguro che la
notizia venga smentita dalle istituzioni interessate, che invece di
aggredire l’ambiente dovrebbero proteggerlo – dice ancora Ferri –,
ma se così non fosse chiedo l’immediato intervento del Ministero
dell’Ambiente, del Ministero della Salute e della Regione Toscana
affinché evitino quella che si preannuncia come una vera e propria
catastrofe.» «In questi ultimi due mesi, i fusti tossici sversati
in mare vicino all’isola della Gorgona e il naufragio della
Concordia al Giglio hanno messo a dura prova gli ecosistemi delle
isole toscane – conclude Ferri – ; useremo tutti gli strumenti
legali a nostra disposizione per evitare una terza
catastrofe.»















